Vedo molto fervore in rete dopo una sconfitta, come se servisse il verdetto del campo per certificare il grigiore che ci avvolge.
Ieri, per la prima volta dopo 18 mesi, ho visto la partita, costretto da mia moglie difettosa che cerca in tutti modi di riaccendere una fiamma che non riesce più a scaldarmi.
Non avevo bisogno de certificazioni dal campo perché non è una vittoria o una sconfitta che può cambiare questa situazione.
Ho letto con affetto e vicinanza il racconto di Corebiancazzurro (nomen omen) e lo appoggio al 99%.
Allo stesso tempo ribadisco che, per me, in questo momento l'essere "Laziale" e "Antilotito" sono come nel 1943 essere "Italiani" e "Antifascisti".
Ai tempi l'Italia, quella istituzionale, era fascista (oggi fa finta di non esserlo), alleata con i nazisti e li "ospitava" in casa a fare i padroni.
Il popolo italiano perlopiù seguiva il solco dello stato di allora, credeva alle stronxate che il pelato gli raccontava ungendole con olio di ricino e manganellate.
Poi c'era chi non era caduto nel tranello dell'esaltazione, del populismo, ma al tempo stesso manteneva la posizione.
Andava a lavorare, l'Inter la chiamava Ambrosiana, non denunciava gli ebrei ma nemmeno si faceva beccare mentre gli parlava. Era cittadino italiano. Punto.
Poi c'erano loro. I Matteotti, i Partigiani.
Loro si sentivano talmente Italiani da rifiutare la "italianità" del momento.
Si sono tirati fuori.
Niente lavoro, niente scuola, niente partite di pallone.
Si sono ritirati in montagna con il proiettile in canna, e se passava un tedesco o una camicia nera era lo stesso, perché nemici dell'Italia, della SUA Italia, allo stesso modo.
Oggi, sempre secondo me, chi si sente defraudato del sua patria Lazio ha il DOVERE di essere allo stesso modo in contemporanea LAZIALE E ANTILOTITIANO.
Questo non vuol dire che l'alternativa allo stadio è girare per Roma cantando "mi diverto solo se muore Lotito", soprattutto con chi un minuto prima cantava ragazzi di Buda con il figlio di 6 anni sulle spalle a fare il saluto romano.
Anzi, chi schifa come me il sultano oggi affonda le radici di questo sentimento nello schifo assoluto che ha sempre provato per i piccoli lotitini della curva.
Si odiano e si contrappongono perché sono la stessa cosa in posizioni ed età diverse.
Sono due calamite con la stessa carica... negativa.
Non abbiamo mai sentito il sultano dire sbagliato, ma perché avete mai letto un comunicato dei piccoli balilla della Nord in cui si scusavano delle stronxate del comunciato precedente?
Li avete mai sentiti prendere le distanze dai canti politici che accompagnano gli slogano in partite, cortei o contestazioni varie in cui coinvolgono TUTTI I LAZIALI, non solo quelli che votano per la nana?
Non sbagliano mai, loro.
Io sbaglio di continuo, magari anche adesso con questa mia presa di posizione.
Ma lo faccio con il cuore e senza calcoli.
Dai mie sbagli ci rimetto io e non ci guadagno niente, nè scranni in Senato nè una curva da gestire e monetizzare.
Io ci rimetto sempre, anche ad avere ragione riguardo il cancro lotitiano, perché quel cancro si sta mangiando la cosa più bella che ho avuto al di fuori della mia famiglia.
Quindi abbraccio Corebiancoazzurro ma continuo a combattere nel mio rifugio fino quando il sultano non ci sarà più e lascerà spazio, almeno un po', alla mia vecchia Lazio.
Quella reietta ma tanto tanto bella.
Non passa lo straniero!