Che fare? Noi nulla di ciò che non abbiamo già fatto finora, ognuno con le sue idee e con le sue sensibilità.
La portata della manifestazione di protesta è chiara, i risultati della Lazio pure, i rapporti con chi lo circonda anche.
A caldo ha reagito come era prevedibile facesse. Da irriducibile. Ma è l'unico modo che conosce di comportarsi e di confrontarsi con chi gli è di fronte, soprattutto quando è sotto pressione. Il conflitto, lo scontro, la forzatura sempre e comunque, il sangue al cervello.
La sua forza e la sua debolezza insieme.
A freddo, però, non potrà che riflettere e prenderne atto.
La mano sta a lui, che è convinto che stia lavorando bene per la Lazio, ed in parte è anche vero.
Ma non è bastato, perché ci sono stati errori clamorosi e profonde incomprensioni.
Per questo, di al delle ipotesi su fantomatici progetti (più o meno legittimi) di sfilargli la Lazio, sui burattini e sui burattinai,
si domandi semplicemente: PERCHÉ?
PERCHÉ TANTO ODIO.
È giusto che il tifoso Laziale gli rappresenti l'ideale di Lazio che preferisce perché quest'idea è sicuramente diversa da quella che vive adesso.
Tifare una squadra è una fede, una passione profonda, non si alimenta con le frustaste ed i calci sui denti.
Soprattutto è IDENTIFICAZIONE.
E oggi, i Laziali, sotto questo aspetto, sembrano essere orfani di questa peculiarità. Gli manca qualcosa.
La maggior parte non riesce più a sentire il brivido, non scatta la molla. Come amanti traditi, covano rancore e odio.
Più che per la mancanza di risultati sportivi.
Non può essere solo colpa loro e su questo PUÒ e DEVE riflettere.
Farlo è insito nel suo ruolo a cui tiene tanto e che rivendica con altrettanta forza.
Parte tutto da li.
Va bene il buon lavoro, va bene lo spirito di servizio, va bene lo straordinario sforzo di risanamento, ma la sintonia con i suoi modi di fare del proprio non c'è. Nemmeno identificazione. Non siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
E allora Presidente:
Per una volta provi a prenderne atto serenamente.
Non può che rendere migliore la qualità della sua vita e la qualità del rapporto coi tifosi della squadra di cui gestisce le sorti. Anche in nome e per conto dei tifosi stessi.
Lo faccia per la sua famiglia, per i suoi collaboratori, e per i ragazzi che vanno in campo.
Si rilassi e, per una volta, più che parlare, si predisponga ad ascoltare, tranquillamente. Chi ama la Lazio come e forse più di lei ha delle cose da dirle. In fondo abbiamo gli stessi obbiettivi.
Dimentichi per un po' il passato e per un momento non tenga conto dello sfogo dell'esasperazione.
Anche quello era un grido d'amore. Pessimo nei modi ed oltremodo pesante, ma tant'è.
Quando parte la scheggia, parte davvero. Chi meglio di lei può comprenderlo.
Da ieri, al di la qualsiasi considerazione, c'è solo una cosa saggia da fare.
Provi a fermarsi e provi a mettere in campo una tavolozza tutta nuova. È soprattutto nella sua disponibilità ed è il momento giusto per farlo. I colori ce li mettiamo noi.
Il bianco e il celeste.
Bastano ed avanzano.
Ci coloriamo tutto il mondo, sempre che lei sia veramente in grado di comprenderlo.
E Sempre Forza Lazio.