Credo che dopo quell'inquieto 31 agosto i nodi siano venuti al pettine.
Zarate è un giocatore che non ha reso con Ballardini, Reja, Gasperini, Ranieri. E Delio Rossi fu anche un po' fortunato in quel Lazio-Benevento in cui si fece male Makinwa e fu costretto ad inserire Maurito.
Dopo il primo anno folgorante sono emersi tutti i suoi limiti, il primo dei quali è non interpretare il gioco del calcio come collettivo.
Zarate condivide con molti delle sue caratteristiche l'equivoco tattico del "numero nove e mezzo", come Baggio, De Piero, etc etc, ma senza avere la stoffa, il carattere, la voglia di allenarsi dei suoi compagni di stirpe.
L'idea di riaverlo alla Lazio può anche essere affascinante, sai come nelle favole, ma è molto più probabile che Zarate potrebbe mettere in difficoltà il mister, chiunque egli sia e sarà, alimentando il malcontento nell'ambiente che avrebbe così a disposizione il superalibi ( doveva far giocare Zarate, doveva farlo entrare prima, no dopo, sì ma al centro, no dietro le punte, non deve giocare terzino e via cazzeggiando).
Zarate tornerà ad essere un giocatore utile quando ubbidirà all'allenatore, chiunque egli sia, e quando ricomincerà ad allenarsi per recuperare la forma di un giocatore di Serie A e a non fare la primadonna, visto che se venisse alla Lazio non sarebbe neppure la seconda, la terza e manco la quarta.
Poi, non so se è vero, ma Salomone diceva che in occasione di Inter Lazio non ha salutato nessuno dei suoi ex compagni di squadra.
Tutto il mondo ce l'ha con lui, atteggiamento infantile e privo di sviluppi positivi.