Grazie TheJoker
mi stupivo che nessuno avesse ricordato quella data, forse qui sono tutti pischelli...
Io sono andato con mio padre, così come facevamo sempre. Mi ricordo la settimana prima, a Torino, una partita strana, due a uno per loro alla fine del primo tempo, poi un acquazzone improvviso, violentissimo, e un secondo tempo fradici, perché quelle cerate che vendevano allo stadio facevano - letteralmente - acqua da tutte le parti, ma non importava, perché eravamo lì, a un passo...
E poi il 12 maggio. Papà che non voleva andare presto, lui è di quelli che entrano a 5 minuti dall'inizio, ma io ero già sveglio alle 7, e gli ho reso la mattina un inferno finché non si è deciso, e siamo andati tipo alle 10 e mezza. Lui che brontolava e diceva ma non ci sarà nessuno, invece erano già tutti là, prima dell'apertura dei cancelli. E poi lo stadio... non ho mai visto lo stadio tanto pieno, e non è perché ero piccolo (Lazio-Foggia detiene tuttora il record assoluto di presenze allo Stadio Olimpico), e le bandiere... ora usano le sciarpe, ma allora c'erano le bandiere, un'unica immensa sventolata biancoceleste, prima, durante, dopo. E la paura. Io ero agghiacciato dalla paura, non riuscivo quasi a respirare, e pure la Lazio, il Foggia si difendeva, e non riuscivamo a cavare un ragno dal buco. Un palo, un boato di delusione, ma questi continuavano a difendersi, si giocavano la salvezza.
E poi l'arbitro fischia, Chinaglia che mette la palla sul dischetto, ed è da allora che ho deciso che i rigori non li avrei più guardati. E mentre tutti si abbracciano, papà è come al solito imperterrito, e io non riesco neanche ad essere contento. Ricordo vagamente l'angoscia per il fischio finale, mica c'erano i minuti di recupero, e uno accanto a noi che urlava come un ossesso fischia, [...], fischiaaa, che poi quando ho rivisto la partita non è che il Foggia avesse fatto molto per pareggiare, poi l'invasione e io mi sono messo a piangere. Mica ero tanto piccolo, avevo 17 anni, ma ho cominciato a singhiozzare come un bambino, io che non piango mai in nessuna occasione. Non ero felice, era una cosa impossibile, noi, proprio noi che da quando seguivo il calcio avevamo fatto su e giù tra A e B, noi eravamo i Campioni! Era una parola troppo grossa, troppo per festeggiare, e quando siamo tornati a casa e si sentivano tutto intorno i clackson delle macchine io non sono neanche uscito, ero troppo stanco e mi sono messo a dormire (questo non me lo ricordo, me lo ha ricordato in seguito mio padre).
Ho realizzato solo la domenica dopo quando siamo andati tutti a Bologna. Tutta la famiglia, papà mamma e quattro sorelle più piccole. Passeggiavamo per strada e i bolognesi ci facevano i complimenti. Sembra di parlare del Medioevo...
Come tutti i momenti belli della vita, quando accade di solito non ti gusti appieno quella felicità, ma quei momenti vivono nei ricordi, si arricchiscono e restano per sempre nella soffitta della memoria. Ogni tanto vado in soffitta e li ritiro fuori, li spolvero e mi scappa una lacrimuccia. Ritorno bambino e la Lazio ritorna bambina con me.