Dice il saggio: quando si tocca il fondo, c'è il rischio che si inizi a scavare.
Il derby d'andata, per chi c'era, è stato il funerale dello stadio.
Dopo una stagione del genere, c'è la concreta possibilità di fare peggio, e (non) presentarsi spappolati, divisi, sfiduciati, incazzati e silenti.
Intrappolati in una morsa che non sembra lasciare spazio a niente: da una parte, un disastro sportivo-gestionale-comunicativo da record; dall'altra, l'assoluta autoreferenzialità e chiusura ottusa dei "gruppi organizzati", che annunciano una bella visione collettiva, con maxi schermo, per "250 persone, con prenotazione". Da brividi. E che mandano in radio un signore che, davanti alla questione degli ululati razzisti risponde: "Io non sono razzista.. vorrei avere il fisico di uno di colore.. e poi ci andrei con Naomi Campbell..".
Questo il livello, ben oltre la frutta e l'ammazzacaffé.
Oggi vado a fare il biglietto come si va dal dentista. Senza speranza.