Prima della Rivoluzione c'è l'austerità, che innanzitutto è l'interiorizzazione del senso di colpa del debito (2004).
L'incasso di Hernanes (come il fu mancato esborso per Honda e altri campioni sfuggiti per il destino cinico e baro) è finito nella voce "pareggio di bilancio", utile a garantire il 3% del rapporto deficit-Pil. Ma si tratta di una "privatizzazione" anomala, perché sei mesi prima si poteva vendere a 30 milioni, come ha detto il ministro delle finanze Tare.
Andrebbe però avviata una vera spending review, a partire dagli sprechi di alcuni dipendenti con stipendi poco giustificabili (tipo Cana o Pereirinha) o investimenti al momento poco produttivi (Perea, Anderson) o permute che non si sono valorizzate (Vinicius), portando un danno d'immagine all'azienda-Paese (Lazio).
Il Def (documento di economia e finanza) di fine stagione, al momento, prevede piccoli aggiustamenti strutturali (Diordievic), operazioni a saldo zero (qualche primavera) e, all'orizzonte, il rischio di dismissione di qualche gioiello di famiglia (Lulic, Marchetti, Candreva).
Ma i cittadini devono stare sereni, consapevoli che i sacrifici vanno fatti perché hanno vissuto "al di sopra delle loro possibilità", conquistando due coppe italia e una supercoppa (ma che siamo matti!). Ma gli anni del debito pubblico e degli sprechi sono finiti (Cragnotti), occorre rivoluzionare prima di tutto le aspettative, ridurre i consumi e tirare la cinghia.
Ma la partita resta aperta, tra rigoristi fedeli alla Bce di Lotito, populisti che vorrebbero tagliare la testa e neo-keynesiani che vorrebbero una politica di investimenti e di crescita adeguata alle possibilità della compagine, utilizzando quelle risorse che vengono tenute dormienti (ricavi tv, vendite dei giocatori, il mistero dello sponsor, ecc.), valorizzando le competenze, le passioni, le attitudini dei cittadini-tifosi, tutelando il "lavoro vivo" dai processi di precarizzazione e di impoverimento della passione sportiva. Perché, dicono quest'ultimi, se si continua così, si salva il bilancio, si favorisce la rendita (le mitiche correlate) ma si uccide il Paese.
Le recenti elezioni del 12 maggio, che hanno visto una straordinaria partecipazione, hanno riaperto la speranza, facendo vedere alla troika che la popolazione è pronta per una grande nuova stagione, contro l'austerità e le politiche di colpevolizzazione collettiva. La sfida cammina sulle gambe biancocelesti.