Citazione di: fish_mark il 12 Mag 2010, 19:00
Caro Riccio
non è per cattiveria ma in sintesi, non se ne può più.
L'avrò sentito per qualche tonnellata di volte raccontare che
- "quella squadra era composta da clan che si odiavano ma in campo giocavano uniti e compatti", che
- "certo che erano dei matti visto che sparavano conla pistola in albergo durante i ritiri", che
-durante la pausa del primo tempo di Lazio-Verona sotto di due gol "i giocatori rientrarono in campo con 5 minuti di anticipo e rimontarono come belve inferocite per vincere 4-2"
e così via.
Non se ne può più di questa teologia della nostalgia, del calcio che era più pulito (Petrini giocava in quel periodo e racconta che il doping impazzava già all'epoca, in forma artigianale, anzi da bricolage, ma non meno pericolosa).
Sono passati 36 anni e sono tanti, troppi anni per poter continuare ad usare quelle storie per rinfocolare il fuoco della passione biancoceleste, anzi "biancazzurra" come si diceva allora.
Sono storie, miti, leggende che appartengono a un altro calcio, a un'altra era geologica e ad altre persone, oggi tutte almeno sulla cinquantina.
Peraltro, anche io all'epoca avevo 7 anni e non ricordo praticamente un bel niente, anche se cominciai a seguirla da quel momento da tifoso, l'anno successivo con lo scudetto sul petto (feci il mio esordio nel gennaio 1975 per un lazio-cagliari).
Ma cosa vuoi che gliene importi, cosa vuoi che rappresenti questa mitologia per un ragazzino di 10 anni?
Vuoi farlo diventare tifosodella Lazio e gli parli di Polentes?
Sarebbe come a raccontare le gesta di Nino Bixio o degli alpini sull'altopiano dell'Asiago.
Stiamo parlando del Trapassato remoto.
B A S T A
Per poter tenere viva una passione, bisogna rinnovarla quotidianamente.
A mia moglia dopo 30 anni di matrimonio non gli posso raccontare di quando ero bello e andavamo a fare all'amore in macchina nel parco vicino casa: per ri-conquistarla debbo parlargli di altro, di quello che si vive ORA.
Basta con Longhegionne e - non me ne vogliano, perchè sono cari signori li ascolto sempre per radio - basta con i Garlaschelli, il capitano Wilson e il grande Facco.
Ho bisogno di guardare avanti.
perfettamente d'accordo con te (chi se deve comincià a preoccupà, io o tu?

)
ma il topic chiedeva, se ho ben capito l'intento, di ricordare momenti, sensazioni, racconti di chi ha vissuto quel giorno storico per la Lazio, non di fare l'apologia di quella squadra.
e allora dò il mio piccolo contributo. Avevo 10 anni e avevo cominciato a tifare la Lazio di brutto quando stava in serie B. Il ricordo più vivo è quello di migliaia di bandiere che sventolavano, una cosa mai vista. E poi al paese centinaia di persone in strada, gli anziani piangevano e io non capivo perché, ero solo tanto, tanto felice con la mia bandiera che sventolava fuori dalla macchina di mio cugino. Il pianto di quelle persone anziane per anni è stato il ricordo più vivido di quel giorno. Poi ho capito cosa significava il 14 maggio del 2000, in curva nord, mentre piangevo come un bambino abbracciato a mio fratello