Scudetto 1914-15, una strana storia.

Aperto da DajeLazioMia, 29 Mag 2015, 15:45

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12.maggio.74

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Lazionetter
* 6.709
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Citazione di: Fulmineblu il 10 Gen 2018, 19:22
Intanto ad ulteriore conferma che questa storia va di traverso a molti......silenzio assordante degli organi di informazione.
Scontata come cosa, già tanati diverse volte.
Se la cosa riguardava chi sappiamo noi...bisognava tapparsi il naso.
Basta ricordare cosa accadde sui media dopo che vinsero la nona coppa italia inventandosi la stella d'argento e spacciandola come una cosa da regolamento..... poi vabbè.. come al solito si attaccarono al cazzo perché la juve li supero' e della stelletta d'argento se ne sbatte'.

baroncino

*
Lazionetter
* 698
Registrato
Questo è il testo della lettera che il Presidente Buccioni ha scritto a Giovanni Malagò...

"Preg.mo Dott. Giovanni Malagò – Presidente C.O.N.I.
Foro Italico – Roma

Pregiatissimo Presidente, carissimo Giovanni,

il giorno domenica 4 novembre p.v., la nostra amatissima Nazione Italiana celebrerà il centenario dell'epilogo vittorioso del primo conflitto mondiale che vide coronato il sogno risorgimentale dell'unità del territorio nazionale, conquistata anche simbolicamente con l'ingresso del tricolore del Regno in Trento, Gorizia e Trieste grazie al sacrificio di oltre seicentomila eroici concittadini.

La circostanza davvero eccezionale della ricorrenza mi induce senza esitazioni a ricordare, a te Presidente che, ormai da anni, la Società Sportiva Lazio che ho l'alto onore di presiedere attende la formale conclusione, attraverso l'attribuzione del titolo di Campione d'Italia del Calcio1915 ex aequo con il Genoa C.F.C., dell'iter procedimentale a suo tempo intrapreso dalla Federcalcio e che ha visto Commissione con carattere di esemplare terzietà, e composta da insigni personalità di ineccepibile rigore morale e scientifico, pronunciarsi in merito senza possibilità minima di dubbio.
Appare utile significare che pubblicazioni di grande spessore scientifico e ricerche condotte per anni senza indulgenza alla mancanza del più puntuale riscontro abbiano «fotografato» il contributo di vite e di forze di cui dirigenti, tecnici, sostenitori ed atleti Biancocelesti si siano resi interpreti:
32 caduti, 63 feriti di cui 13 con lesioni permanenti.

Con minimo margine di approssimazione, affermo che furono circa 350 i soci della Lazio impegnati nel conflitto; tra questi 76 ricevettero decorazioni al Valor Militare. Non a caso, anche con riferimento a detta partecipazione che risultò armonica con la trasformazione del terreno di gioco della Rondinella in orto di guerra, il Sodalizio fu eletto inEnte Morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921 n. 907 per meriti sociali e culturali prima ancora che sportivi e ciò su proposta del Ministro dell'Istruzione Pubblica.

Presidente, un centenario, per di più di un evento di portata epocale per l'intero pianeta costituisce occasione irripetibile di verità e di giustizia.

Rendiamo alla Società Sportiva Lazio quello che i suoi uomini hanno legittimamente conquistato sui campi di gioco e moralmente nelle trincee di guerra.

Con la stima e l'affetto di sempre
Antonio Buccioni
Presidente Generale"

...vediamo se avrà la faccia tosta di lasciar perdere...

LuloFr

*
Lazionetter
* 2.370
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Citazione di: baroncino il 28 Set 2018, 08:26


...vediamo se vedrete che avrà la faccia tosta di lasciar perdere...

rimski orel

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Lazionetter
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Citazione di: baroncino il 28 Set 2018, 08:26
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Pregiatissimo Presidente, carissimo Giovanni,

il giorno domenica 4 novembre p.v., la nostra amatissima Nazione Italiana celebrerà il centenario dell'epilogo vittorioso del primo conflitto mondiale che vide coronato il sogno risorgimentale dell'unità del territorio nazionale, conquistata anche simbolicamente con l'ingresso del tricolore del Regno in Trento, Gorizia e Trieste grazie al sacrificio di oltre seicentomila eroici concittadini.

La circostanza davvero eccezionale della ricorrenza mi induce senza esitazioni a ricordare, a te Presidente che, ormai da anni, la Società Sportiva Lazio che ho l'alto onore di presiedere attende la formale conclusione, attraverso l'attribuzione del titolo di Campione d'Italia del Calcio1915 ex aequo con il Genoa C.F.C., dell'iter procedimentale a suo tempo intrapreso dalla Federcalcio e che ha visto Commissione con carattere di esemplare terzietà, e composta da insigni personalità di ineccepibile rigore morale e scientifico, pronunciarsi in merito senza possibilità minima di dubbio.
Appare utile significare che pubblicazioni di grande spessore scientifico e ricerche condotte per anni senza indulgenza alla mancanza del più puntuale riscontro abbiano «fotografato» il contributo di vite e di forze di cui dirigenti, tecnici, sostenitori ed atleti Biancocelesti si siano resi interpreti:
32 caduti, 63 feriti di cui 13 con lesioni permanenti.

Con minimo margine di approssimazione, affermo che furono circa 350 i soci della Lazio impegnati nel conflitto; tra questi 76 ricevettero decorazioni al Valor Militare. Non a caso, anche con riferimento a detta partecipazione che risultò armonica con la trasformazione del terreno di gioco della Rondinella in orto di guerra, il Sodalizio fu eletto inEnte Morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921 n. 907 per meriti sociali e culturali prima ancora che sportivi e ciò su proposta del Ministro dell'Istruzione Pubblica.

Presidente, un centenario, per di più di un evento di portata epocale per l'intero pianeta costituisce occasione irripetibile di verità e di giustizia.

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...vediamo se avrà la faccia tosta di lasciar perdere...
tutto giusto tranne l'intestazione. Dite che

Merd.mo Dott.(forse) Giovanni Malago'

sarebbe stato un po' forte? benche' ineccepibile

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UnDodicesimo

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Citazione di: baroncino il 28 Set 2018, 08:26
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La circostanza davvero eccezionale della ricorrenza mi induce senza esitazioni a ricordare, a te Presidente che, ormai da anni, la Società Sportiva Lazio che ho l'alto onore di presiedere attende la formale conclusione, attraverso l'attribuzione del titolo di Campione d'Italia del Calcio1915 ex aequo con il Genoa C.F.C., dell'iter procedimentale a suo tempo intrapreso dalla Federcalcio e che ha visto Commissione con carattere di esemplare terzietà, e composta da insigni personalità di ineccepibile rigore morale e scientifico, pronunciarsi in merito senza possibilità minima di dubbio.
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Con minimo margine di approssimazione, affermo che furono circa 350 i soci della Lazio impegnati nel conflitto; tra questi 76 ricevettero decorazioni al Valor Militare. Non a caso, anche con riferimento a detta partecipazione che risultò armonica con la trasformazione del terreno di gioco della Rondinella in orto di guerra, il Sodalizio fu eletto inEnte Morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921 n. 907 per meriti sociali e culturali prima ancora che sportivi e ciò su proposta del Ministro dell'Istruzione Pubblica.

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Ce devono fa l'elemosina?

Grande Puffo

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Lazionetter
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Citazione di: baroncino il 28 Set 2018, 08:26
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La circostanza davvero eccezionale della ricorrenza mi induce senza esitazioni a ricordare, a te Presidente che, ormai da anni, la Società Sportiva Lazio che ho l'alto onore di presiedere attende la formale conclusione, attraverso l'attribuzione del titolo di Campione d'Italia del Calcio1915 ex aequo con il Genoa C.F.C., dell'iter procedimentale a suo tempo intrapreso dalla Federcalcio e che ha visto Commissione con carattere di esemplare terzietà, e composta da insigni personalità di ineccepibile rigore morale e scientifico, pronunciarsi in merito senza possibilità minima di dubbio.
Appare utile significare che pubblicazioni di grande spessore scientifico e ricerche condotte per anni senza indulgenza alla mancanza del più puntuale riscontro abbiano «fotografato» il contributo di vite e di forze di cui dirigenti, tecnici, sostenitori ed atleti Biancocelesti si siano resi interpreti:
32 caduti, 63 feriti di cui 13 con lesioni permanenti.

Con minimo margine di approssimazione, affermo che furono circa 350 i soci della Lazio impegnati nel conflitto; tra questi 76 ricevettero decorazioni al Valor Militare. Non a caso, anche con riferimento a detta partecipazione che risultò armonica con la trasformazione del terreno di gioco della Rondinella in orto di guerra, il Sodalizio fu eletto inEnte Morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921 n. 907 per meriti sociali e culturali prima ancora che sportivi e ciò su proposta del Ministro dell'Istruzione Pubblica.

Presidente, un centenario, per di più di un evento di portata epocale per l'intero pianeta costituisce occasione irripetibile di verità e di giustizia.

Rendiamo alla Società Sportiva Lazio quello che i suoi uomini hanno legittimamente conquistato sui campi di gioco e moralmente nelle trincee di guerra.

Con la stima e l'affetto di sempre
Antonio Buccioni
Presidente Generale"

...vediamo se avrà la faccia tosta di lasciar perdere...
Inutile scrivere a uno che non sa leggere.
Non ci daranno mai nulla .Imho.

azzurra71

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lettera scritta bene che metterà malagò in qualche difficoltà.

bravo Buccioni

ora tocca a noi, perché non organizzare qualcosa (di molto molto pacifico) il 4 novembre sotto la sede del coni?

tipo per ricordare i nostri atleti che hanno dato la vita e contemporaneamente chiedere il riconoscimento del merito sportivo

li dobbiamo obbligare a dare una risposta

Kappa

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Citazione di: azzurra71 il 29 Set 2018, 13:35
lettera scritta bene che metterà malagò in qualche difficoltà.

bravo Buccioni

ora tocca a noi, perché non organizzare qualcosa (di molto molto pacifico) il 4 novembre sotto la sede del coni?

tipo per ricordare i nostri atleti che hanno dato la vita e contemporaneamente chiedere il riconoscimento del merito sportivo

li dobbiamo obbligare a dare una risposta
mi piace molto. Ricordare i nostri caduti della prima guerra mondiale, ricordare che noi già c'eravamo, che abbiamo pagato col sangue dei nostri iscritti, che sarebbe ora di fare giustizia. Se si fa, vengo volentierissimo.

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Fulmineblu

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Visto che la stampa ignora questa situazione... e sappiamo perché....
Unica soluzione è rendere sempre più visibile sta storia.
Io ho intenzione di fare uno scudetto tricolore, con la scritta 1914-1915, di 3-4 mt che porterò con me quando vado allo stadio.
Se solo 30-40 persone facessero lo stesso....
Daje!

biko

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In questa giornata piovosa stavo sbirciando Genia-Udinese, quando mi cade l'occhio su uno striscione:(più o meno) Giustizia per lo scudetto 25/26.
Forse se ne è già parlato, mi sono andato a leggere la storia e poi mi sono domandato:
Cioè, questi  rompono i c⚽gli⚽ni  a noi e poi rivendicano cose con vaghe analogie?  :cool3:

skizzo87

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Diciamo che la differenza e' una e sostanziale.
La Lazio non ha giocato la sua finale malgrado fosse "entitled".
Il Genoa la sua finale l'ha giocata, e ne contestano il risultato.

UnDodicesimo

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il genoa il 25/26 non ha disputato nessuna finale.

l'anno prima non e' andata oltre le finali regionali e l'anno dopo le finali non c'erano piu'.

che me so' perso?  :)

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skizzo87

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Citazione di: UnDodicesimo il 29 Ott 2018, 13:48
il genoa il 25/26 non ha disputato nessuna finale.

l'anno prima non e' andata oltre le finali regionali e l'anno dopo le finali non c'erano piu'.

che me so' perso?  :)
Ha disputato la finale della Lega Nord vs Bologna.
Comunque era il campionato 24/25.

https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_Divisione_1924-1925#Finali_di_Lega


skizzo87

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UnDodicesimo

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peccato, piu' divertente si fossero sbagliati quelli del genoa  :beer:

novantatreesimo

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Dal Genoa alla Lazio: la battaglia degli scudetti contesi

Il club biancoceleste reclama il titolo del 1915 assegnato al Grifone che a sua volta insiste per quello del 1925 finito al Bologna. Il Torino 'vuole' il tricolore 1927
di MAURIZIO CROSETTI

ROMA - Visto che la Juve sta ingoiando con estrema voracità tutti gli scudetti del presente, e con ogni probabilità anche del futuro, esiste un solo modo per cucirsi - non sulla maglia ma sull'albo d'oro - quel triangolo con i tre colori: pescare tra gli scudetti contesi del passato e provare ad acciuffarli. Non sono pochi, in verità. Partendo dall'altro ieri, cioè da Calciopoli (ancora Juve, però) si precipita all'indietro quasi fino all'era delle caverne, un viaggio avventuroso più degno di Piero e Alberto Angela che della Figc.

Retrocedendo fino a quando regnavano i dinosauri, si scopre che la Lazio avrebbe non pochi titoli per reclamare il campionato di guerra 1914/15, quello che ancora oggi non si capisce bene perché venne assegnato al Genoa. A quel tempo il "Zena" dettava legge e arrivava quasi sempre in finale: gli scudetti, allora, si assegnavano così. Ma nel 1915 la Grande Guerra impedì al pallone di rotolare fino in fondo, e il torneo fu chiuso in anticipo. A conflitto chiuso, lo scudetto andò al Genoa e lì è rimasto. Qualche anno fa, però, un gruppo di attenti e pazienti tifosi laziali non in concerto con Lotito (ci tengono a precisarlo) fece speleologia e archeologia in quella lontana stagione, ricostruendo il vero percorso di Lazio e Genoa anche in mancanza di almanacchi e libroni ufficiali (non li possiede neppure la Federcalcio). Ebbene, saltò fuori che la Lazio si era effettivamente qualificata per le finali, e il Genoa no. L'apposita commissione messa in piedi da Tavecchio, en passant grande amico di Lotito, dopo attenta indagine ha affermato che uno scudetto ex aequo a Genoa e Lazio per quel 1915 bellicoso si deve davvero assegnare. La pratica non è stata ancora evasa ma neppure archiviata: chissà che non sia proprio la Federcalcio di Gabriele Gravina, già "nemico" del buon Lotito, a dare alla Lazio quello che forse alla Lazio spetta.

Il guaio è che gli scudetti contesi sono come un formicaio: se alzi il primo sasso, poi si muovono tutti. E' di questi giorni la diatriba tra Genoa (ancora!) e Bologna, stavolta per lo scudetto 1925, il primo nella storia bolognese. Ora lo reclamerebbe Enrico Preziosi almeno per metà, sostenendo irregolarità nelle antiche finali, però il Bologna replica stizzito e parla di "aberrazione giuridica". Il Genoa tiene molto a quello scudetto pencolante perché, nel caso, sarebbe il decimo, dunque quello della stella. Vedremo che succede. E vedremo se quest'altro vespaio aizzerà il Torino che da sempre reclama lo scudetto del 1927 che non su assegnato ai granata per il cosiddetto "scandalo Allemandi" (c'era di mezzo la Juve) e non andò a nessuno: lo reclamava il Bologna, Leandro Arpinati oltre ad essere un potente gerarca fascista era pure il capo della Figc e tifoso rossoblù e non se la sentì di poter essere accusato di favoreggiamento. Persino sotto la dittatura il potere riusciva ad avere riguardi che oggi in pochi si sognerebbero. Tuttavia, il Toro scrive nei suoi documenti ufficiali di avere vinto sette scudetti più uno, e chissà che prima o poi quel titolo non torni indietro. Il presidente Cairo, uno che nel calcio (e non solo) non conta proprio pochissimo, ci farebbe più di un pensierino.

Visto che gli scudetti veri li vince tutti la Juve, chi mai soffre ancora moltissimo per uno virtuale? Ma la Juve, naturalmente. Anche i sassi del formicaio sanno che i bianconeri contano da sé i due scudetti di Calciopoli e li hanno pure scritti cubitali nel loro salotto, lo Stadium. In particolare viene vissuto come un oltraggio "lo scudetto di cartone", quello che Guido Rossi assegnò all'Inter (cfr. "prescritti") per la stagione 2005/2006, mentre quello dell'anno precedente non andò a nessuno. Una faccenda abbastanza stucchevole, destinata però a durare all'infinito. Con la differenza che la Juve, se va storta questa faccenda da azzeccagarbugli, si prende comunque ogni altro scudetto, invece la concorrenza può rivolgersi a Gravina. Al limite, a Piero Angela.


Sonni Boi

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Ottimo articolo, che rimarca la differenza tra la nostra situazione e quelle di Genoa e Torino.

Il fatto che altre società reclamino titoli del passato potrebbe aiutare la nostra rivendicazione: Cairo e Preziosi potrebbero pensare che, aiutandoci nell'assegnazione di quel campionato, anche i loro reclami acquisterebbero più legittimità.

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novantatreesimo

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Ne dubito.
L'effetto a catena delle rivendicazioni credo rappresenti, piuttosto, uno spauracchio per la FIGC.

Buckley

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Qui della Lazio non si parla neppure. Parte lesa e' solo e sempre la rioma! Sembra il cavallo di Troia per non assegnare lo scudetto alla Lazio.


Lo scudetto di Bologna e Genoa, ma anche Roma
Stefano Olivari 01 nov - 17:54

Preziosi chiede l'assegnazione del titolo del 1925, quello vinto dal Bologna dopo cinque partite nella finale di Lega Nord, così a quasi un secolo di distanza si torna a discutere del gol-non gol di Muzzioli. E in caso di revisione potrebbe scendere in campo anche Pallotta...

GENOA
Chi ha vinto il campionato di calcio di serie A 1924-25? Domanda ancora attuale, al di là del fatto che la serie A non fosse ancora nata (si chiamava Prima Divisione) e che l'albo d'oro da quasi un secolo dica che quel titolo è del Bologna. Comunque il presidente del Genoa Enrico Preziosi ha voluto inserirsi in un filone praticamente inesauribile, quello delle rivendicazioni postume, chiedendo alla FIGC di riconsiderare quelle antiche vicende e di assegnare a tavolino quello scudetto al Genoa, che così potrebbe fregiarsi della stella che rappresenta i dieci campionati vinti. Reazione dell'amministratore delegato del Bologna Fenucci e palla adesso alla FIGC. La certezza è che non sono negli ultimi anni emersi elementi nuovi riguardo a quell'incredibile finale di stagione. Né sarebbero potuti emergere, visto che tutti i testimoni oculari sono morti.

Questi i fatti riguardanti quella che poi non era una finale scudetto, ma la finale della Lega Nord, la cui vincitrice avrebbe poi dovuto giocare la finale nazionale contro la vincitrice della Lega Sud, che quell'anno fu l'Alba Roma, cioè una delle società che due anni dopo avrebbe contribuito a formare la Roma che conosciamo oggi. Va detto che il divario economico e tecnico fra le due leghe era notevolissimo e che quindi spesso la finale nazionale era una formalità. Spesso ma non sempre, visto che l'anno prima il Genoa aveva dovuto faticare per vincere il suo nono scudetto dopo avere piegato il Savoia. La Lega Nord era a sua volta divisa in due gironi e alla finale si qualificarono le due vincitrici, appunto Genoa e Bologna.

Partita di andata a Bologna, allo Sterlino (il campo della squadra fino al 1927, quando fu inaugurato il Littoriale che poi sarebbe stato intitolato a Dall'Ara), il 24 maggio, con vittoria per 2-1 di un Genoa che tutti i giornali davano per strafavorito. Il ritorno sembra facile per la squadra di De Vecchi, ma invece il Bologna trascinato da un Angelo Schiavio ventenne ribaltò il risultato: 2-1 e necessità di uno spareggio, che la FIGC stabilì venisse disputato a Milano.

Il campo era quello del Milan, in viale Lombardia, con il presidente rossonero Piero Pirelli che già stava progettando San Siro. Uno stadio discreto, da 20.000 spettatori, ma comunque insufficiente a gestire la massa di persone che arrivò da Genova e Bologna. Con l'aggravante di avere una pista di atletica senza barriere, così che gli spettatori in sovrannumero poterono stare di fatto a bordo campo creando un clima di intimidazione per tutti, a partire dall'arbitro Giovanni Mauro. Il Genoa andò sul due a zero e stava gestendo la partita quando a mezz'ora dalla fine il Bologna con Giuseppe Muzzioli segnò uno dei più famosi gol-non gol della nostra storia, visto che Mauro aveva sulle prime giudicato in calcio d'angolo la palla parata (con la testa, come lui avrebbe ricordato) dal portiere genoano De Prà ma poi aveva cambiato idea notando che era finita in rete.

Versione di De Prà: ce l'avevano messa tifosi bolognesi dietro la porta, sfruttando un buco. Versione del Bologna: gol. Versione di Mauro in campo, data ai giocatori genoani: era calcio d'angolo, ma gol convalidato per motivi di ordine pubblico. Versione di Mauro nei giorni successivi: gol valido. La facciamo breve: la materia del contendere è che il resto della partita si sia giocato o no pro forma, come ritengono molti genoani di ieri e di oggi. Fatto sta che poi il Bologna pareggiò con un gol senza discussioni e sfiorò anche la vittoria. A quel punto si sarebbero dovuti disputare i supplementari, ma il Genoa ritenendo di avere diritto alla vittoria a tavolino si rifiutò di giocare.

Valanga di ricorsi, con la Lega Nord che non ne accolse alcuno e decise di far ripetere lo spareggio. Arriviamo così al 5 luglio, a Torino sul campo della Juventus (all'epoca lo stadio di corso Marsiglia). L'idea di giocare a porte chiuse venne accantonata, ma qualche misura di sicurezza in più rispetto a Milano fu presa. Altro pareggio, questa volta 1-1, ma nonostante la quantità di Polizia e Carabinieri ci furono disordini fuori dallo stadio e alla stazione, con diversi tifosi genoani feriti. A questo punto il governo fascista non poteva tollerare che l'ordine pubblico fosse messo in discussione e decise di usare la mano dura minacciando di squalificare il Bologna, nonostante fosse la squadra del cuore del gerarca e dirigente federale Leandro Arpinati (che sarebbe diventato presidente della FIGC e del CONI), se non gli avesse consegnato i colpevoli degli scontri. Stiamo parlando di tifoserie organizzate nel 1925... Alla fine per il quieto vivere cancellazione totale di multe, squalifiche, minacce e controminacce.

Il terzo spareggio venne assegnato di nuovo a Milano, al campo Vigentino, ma senza annunciarlo pubblicamente, il 9 di agosto. Alle 7 del mattino, tanto per andare sul sicuro come mancanza di pubblico... Secondo i genoani il Bologna aveva saputo molto prima di loro la data dello spareggio e quindi si era potuto allenare meglio e la loro versione è credibile perché molti giocatori del Genoa fino a pochi giorni prima della quinta partita erano in vacanza o al lavoro. Ma in ogni caso il campo diede ragione e scudetto (anzi, finale scudetto da disputarsi con l'Alba Roma) al Bologna, con un 2-0 tutt'altro che facile e una partita conclusa in 9 a causa di due espulsioni.

Anche a quasi un secolo di distanza è evidente che se Mauro avesse dopo la fine del primo spareggio confermato la versione dei genoani non ci sarebbero state più discussioni. Ma l'arbitro non lo fece e solo perché è morto non si può dire che fosse in malafede: fra l'altro fu uno dei pochi dirigenti sportivi dell'epoca a non essere legato al fascismo, né a livello formale né ideologico, tanto è vero che negli anni Trenta la sua carriera (era stato anche presidente federale) fu stoppata dal regime. Quanto ad Arpinati, più volte descritto come artefice dei successi del Bologna, due anni dopo da presidente federale si sarebbe rifiutato di assegnare lo scudetto al Bologna, secondo nella classifica del girone finale, dopo la squalifica del Torino campione. Conclusione? Se l'obbiettivo è creare discussione, dopo avere tolto (ma su quale base?) lo scudetto 1924-25 al Bologna bisognerebbe far disputare una finale fra Genoa e Roma, legittima erede dell'Alba.

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