http://www.ellenico/contenuto.php?idContenuto=28782
Il presidente "illegittimo"...
di [...]
#liberalalazio
"Correttamente la Corte d'Appello di Milano ha affermato la responsabilità di Lotito". "Di fatto - proseguono i giudici della Corte di Cassazione - "essendo la finalità della disciplina in materia quella di evitare la concentrazione occulta di capitale sociale nella mani di un singolo (...) appare evidente che Lotito ha concentrato nelle sue mani una partecipazione superiore al 30% del capitale sociale della Lazio. Per cui su di lui incombeva l'obbligo di alienazione della partecipazioni in eccedenza".
Poche righe, in cui è riassunto quello che scriviamo da anni, il motivo che spinse il sottoscritto ed un'altra manciata di piccoli azionisti a denunciare l'intera vicenda alla Consob. Claudio Lotito ha blindato la Lazio fin dal primo giorno in cui ha ricevuto da Capitalia (ora Unicredit) le chiavi della società. E lo ha fatto in modo occulto e quindi "illegittimo". Ma, soprattutto, che Lotito al momento è (come spiegheremo in seguito) un presidente "illegittimo", in quanto non può più ricoprire quella carica. E, di conseguenza, nessuna carica all'interno della Lega Calcio e della Federcalcio. Perché come recita il vocabolario: "Non ha le qualità o le condizioni richieste dalla legge (o da determinate norme) per essere riconosciuto giuridicamente valido" ...
http://www.ellenico/contenuto.php?idContenuto=27409
Quello qui sopra, è il link di un articolo scritto a fine luglio del 2012, quindi esattamente un anno e mezzo fa, perché già allora era ben chiaro il quadro della vicenda. Dopo 18 mesi, qualcuno ha scoperto quello che ripetiamo da anni. Quello in apertura, infatti, è uno dei passaggi fondamentali della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Lotito-Mezzaroma sul patto parasociale, quello per cui la Corte di Appello di Milano aveva condannato il presidente della Lazio a 18 mesi di carcere e all'interdizione dei pubblici uffici. Con la sentenza del 4 luglio, depositata qualche giorno fa, la Cassazione ha dichiarato decaduta per "prescrizione" la condanna inflitta dalla Cassazione per i reati di "aggiotaggio manipolativo e informativo", però ha rimandato tutto alla Corte d'Appello di Milano, per determinare la sanzione da infliggere a Lotito e a Mezzaroma per aver violato le norme, per non aver "alienato" la quota che gli ha consentito di superare il 30% in modo occulto. Altro che assoluzione come urla Lotito o come sostengono l'avvocato Gentile o i soliti scribacchini a comando. Lotito una sanzione la riceverà comunque per questa vicenda, è solo questo di tempo. Ma la cosa più importante, è che la Cassazione ha sentenziato in modo definitivo che Lotito ha messo in modo "illegittimo" le mani sulla Lazio, o quantomeno su quelle azioni che gli hanno consentito di superare la quota del 50%, quella che lo rende immune da qualsiasi tipo di scalata. E che la Cassazione ha reso definitiva la condanna, perché se da un punto di vista penale Lotito non può essere perseguito per avvenuta "prescrizione", dal punto di vista giuridico il reato è stato ACCERTATO. Della serie: sei colpevole ma non ti posso sbattere in galera. Però, in quanto colpevole, stando al codice civile e ai regolamenti interni del CONI e quindi della Federcalcio, Lotito non può essere più il presidente della Lazio.
L'articolo 2382 del Nuovo Codice Civile, recita testualmente: "Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l'interdetto, l'inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi". Questo articolo del Nuovo Codice Civile, è stato assorbito completamente dalla Federcalcio, che nell'art. 22 bis che regola le "Disposizioni per l'onorabilità", recita testualmente: "Non possono assumere la carica di dirigente di società o di associazione (art. 21, 1° comma, N.O.I.F.), e l'incarico di collaboratore nella gestione sportiva delle stesse (art. 22, 1° comma, N.O.I.F.), e se già in carica decadono, coloro che si trovano nelle condizioni di cui all'art. 2382 c.c. (interdetti, inabilitati, falliti e condannati a pena che comporta l'interdizione dai pubblici uffici, anche temporanea, o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi) nonché coloro che siano stati o vengano condannati con sentenza passata in giudicato...".
In base a questi articoli, un cittadino interdetto dai pubblici uffici, non può essere nominato amministratore di una società (per giunta per azioni e quotata in Borsa...) e se nominato decade automaticamente dalla sua carica una volta che la sentenza passa in giudicato e diventa quindi definitiva. Per gli stessi motivi, un tesserato interdetto dai pubblici uffici non può ricoprire la carica di dirigente di una società di calcio e tantomeno cariche federali. In base a questo, dal 4 luglio scorso Claudio Lotito dovrebbe essere decaduto sia dalla carica di presidente della Lazio che da quella di consigliere federale nonché membro del Comitato di Presidenza della FIGC.
E l'avvocato Gentile, che oggi parla di "assoluzione", lo sa benissimo. Il 5 marzo del 2009, due giorni dopo la condanna a 2 anni di reclusione e di 1 anno di interdizione dai pubblici uffici comminata a Lotito in primo grado dal Tribunale di Milano, a chi gli chiedeva se il presidente sarebbe stato costretto a lasciare la sua carica in base a quanto espresso dall'art. 2382 del Nuovo Codice Civile e dell'art. 22 dello Statuto della Federcalcio, l'avvocato Gentile rispondeva così: "Lotito interdetto dai pubblici uffici? Macchè, è una castroneria. L'articolo 2382 del codice civile si riferisce alle sentenze passate in giudicato, dunque parliamo di ultima istanza, quindi di Cassazione. A volte capita che durante la fase di indagine preliminare vengano decise dal Gip alcune misure interdittive per evitare l'inquinamento delle prove. Nel caso di Lotito non sono mai esistite tali misure e nel caso specifico di oggi ripeto, l'interdizione può scattare solo dopo la Cassazione". Ecco, siamo arrivati alla sentenza della Cassazione caro avvocato Gentile, ed ora come la mettiamo?
Altro che assoluzione, quindi. "I due soggetti in questione (Lotito e Mezzaroma, ndr) si sono mossi all'interno di un disegno criminoso accertato", recita uno dei passaggi fondamentali della sentenza della Corte di Cassazione. E con il loro disegno criminoso hanno danneggiato gli azionisti abbattendo il valore delle azioni, con un risparmio di circa 10 milioni di euro. Ed ora, sentenza alla mano, sono perseguibili in sede civile. E tutti gli azionisti che hanno venduto azioni della Lazio dal 1 luglio 2005 in poi (compresi quelli che hanno aderito all'OPA del 2006...) possono chiedere di essere risarciti della differenza tra la cifra a cui hanno venduto e la quota di 0,71 euro ad azione stabilita dal Tribunale di Milano con la sentenza del 12 marzo 2012.
"La Corte d'Appello di Milano, condanna gli imputato Claudio Lotito (libero contumace) ad anni 1 e 6 mesi di reclusione e Roberto Mezzorma (libero contumace) ad anni 1 e 2 mesi di reclusione per il reato di aggiotaggio manipolativo e informativo, nonché per ostacolo all'attività dell'organo di vigilanza per aver, in concorso tra loro, portato a termine un medesimo disegno criminoso: Essendo Lotito in possesso del 29,86% di azioni della S.S. LAZIO S.p.A., quotata alla Borsa Italiana, al fine di aggirare l'obbligo di OPA totalitaria che sarebbe scattato a suo carico con il superamento del 30% di proprietà del capitale, circostanza della quale erano pienamente consapevoli, ponevano in essere azioni simulate e altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della S.S.Lazio quotata alla Borsa Italiana, poiché impedivano che si creassero le condizioni per il lancio dell'OPA obbligatoria con conseguente determinazione del prezzo di OPA, che sarebbe stato superiore, con uno scostamento percentuale del 93%, rispetto al prezzo di mercato e cioè pari a 0,71 euro per azione anziché di 0,39 euro".