D'Amico: "Gli scandali incubo della Lazio ci puniranno anche stavolta" (La Repubblica ed. Roma)
Lui quel pomeriggio di primavera all'Adriatico di Pescara se lo ricorda eccome. Pioveva quando le pantere della polizia, lampeggianti accesi, diedero spettacolo fermandosi sulla pista d'atletica dello stadio. In attesa. «Il senso di vergogna mi è rimasto nel cuore». Sono passati più di trent'anni da quel 23 marzo 1980, ma per Vincenzo D'Amico l'immagine di Giordano, Wilson, Cacciatori e Manfredonia, finiti in manette a fine partita davanti ai tifosi increduli e inebetiti, è nitida. Indelebile. Vincenzino era in campo. Aveva solo 25 anni ed era già un "anziano", lui pulcino nella squadra del mitico scudetto del '74. E che da allora è rimasto il simbolo di una lazialità a tutta prova, anche ora che di mestiere fa il commentatore in tv. Mai scalfito da un sospetto, da un'ombra. E parlare del nuovo scandalo "partite truccate", che ha visto finire in carcere Stefano Mauri, lo fa soffrire.
D'Amico, la storia si ripete.
«Allora fu uno shock, per i tifosi e per noi giocatori. Al di là delle colpe dei miei compagni, fu una scena tremenda... Tutto quello spiegamento di forze dell'ordine. Neanche avessero dovuto arrestare Totò Riina!».
La Lazio in quell'occasione finì in serie B. Questa volta con Mauri come pensa che andrà a finire?
«Spero Mauri si tiri fuori. In caso contrario, penso sia inutile starci a piangere sopra: la società pagherà. È accaduto così nell'80, nell'86, nel 2006. Una cosa è certa: è da deficienti pensare di truccare le partite e poi farla franca. Ti beccano. Non sfuggi. La storia lo ha sempre dimostrato».
Perché, ad ogni scandalo sul calcio, la Lazio ci finisce dentro?
«Perché ci sono sempre dei personaggi sbagliati».
Allora è anche colpa della società che non vigila abbastanza?
«No. Credo, più banalmente, che sia casuale. Chissà, forse siamo sfortunati».
Lei conosce Stefano Mauri?
«Personalmente no. Mi dicono sia un bravo ragazzo. Tra l'altro, ho letto che è stato arrestato mentre andava a consegnarsi alla polizia».
Capitolo penalizzazioni. Una volta, in serie B. Un'altra costretti a ripartire da — 9. L'ultima da — 3. Il suo pronostico per il campionato dei biancocelesti 2012-2013?
«Non lo voglio fare. E comunque trovo ingiusto che sia un'intera squadra a rimetterci, se a sbagliare è stato un singolo: la regola della responsabilità oggettiva della società va cambiata».
Essere laziali a Roma e far parte della "minoranza", non è semplice, specie per un bambino. Cosa direbbe a un piccolo tifoso che ha visto il suo capitano passare dalla rete alle sbarre?
«Di non mollare. E che l'allenatore, il presidente e i giocatori passano, l'amore per la maglia, resta. Sempre».(alessandra paolini)