Citazione di: OCCULTIS il 13 Lug 2024, 21:18
Io sto con De Andrè: "lo sanno a memoria il diritto divino, ma scordano sempre il perdono".
Il testamento di Tito è un brano che sottolinea le contraddizioni dei comandamenti cristiani e soprattutto il fatto che pur sembrando rappresentare un equo trattamento di tutti, in realtà riflettono e alimentano una gerarchia di potere.
Non capisco in che modo si applichi al caso in oggetto, visto che Greenwood non fa certo parte dei diseredati, ma di quelli altamente privilegiati.
Mi sarebbe piaciuto vedere la reazione del padre di lei se avesse guadagnato da cameriere a Manchester (ma magari sarebbe stata la stessa, chissà, questa è tra le cose che non ci è dato sapere).
Citazione di: WhiteNoise il 13 Lug 2024, 18:55
Boh, qui mi sembra che di questa storia se ne parli come se si conoscesse tutto di questi ragazzi, si fanno diagnosi basandosi su quello che immaginiamo possa essere la loro vita.
Così si rischia di emarginare qualcuno solo perché "saluta sempre".
Vedi che stai implicitamente dicendo che una cosa come quella poteva capitare a tutti, paragonandolo a quello che "saluta sempre"?
Il problema sta proprio nel merito concreto dell'accaduto, mentre mi pare lo trasformiate in un generico "persona che ha sbagliato" e dunque a come ci si rapporta all'errore.
Rubare in un supermercato, drogarsi/spacciare, pestare uno in una rissa e gonfiare la propria compagna sono tutti possibili reati ma non sono tutti la stessa cosa. O si?
Perché sta tutto qui il busillis.
Che c'è chi affronta il discorso in modo generico, paragonando la cosa a un qualsiasi altro errore che tutti possono compiere (perché tutti sbagliano e su questo non ci piove) e chi invece lo affronta nel suo specifico, la violenza sulle donne. Io tra questi ultimi.
Dunque, proviamo schematizzando, invito a rispondere alle domande:
-
Anche senza considerare lo stupro che ci fa discutere su cosa sia e dove sia arrivato, pestare la propria compagna e molestarla come è provato nell'audio è un errore che può capitare a tutti?Se
si risponde si perché si attribuisce la cosa ad un raptus, magari dovuto ai fumi dell'alcol, allora si spiega l'impalcatura dell'errore momentaneo, del pentimento, della seconda possibilità.
Perché il comportamento diviene un errore di eccesso, il superamento di un limite, come nel caso della gelosia: naturale esserlo, si sbaglia se si superano certi limiti. Si commette un errore, di cui magari ci si pente.
E si capisce anche perché si chiedono i dettagli della vicenda e si afferma non si possa sapere come "sono andati i fatti", perché se la questione è la perdita di controllo occorre capire cosa l'ha generata e in che grado è attenuante.
Come io potrei pensare che l'utilizzo di droghe a scopo ludico in un momento di grave stress e difficoltà personale può sfociare in abuso e dipendenza. O che in un momento di nervosismo in un bar possa sfociare in una rissa.
Se
si risponde no, occorre chiedersi:
se non è un errore che può capitare a tutti, cosa lo genera?A mio avviso la spiegazione di prima non considera che la cosa diviene contemplabile
soltanto all'interno di un contesto di convinzioni e credenze (ad es. il possesso del proprio partner) che rende contemplabili comportamenti che altrimenti non lo sono mai, manco nelle situazioni di maggiore stress.
Tale contesto viene naturalizzato, in larga parte dei casi perché è il proprio stesso di riferimento.
Attenzione, non significa che chi darebbe una seconda possibilità a MG è uno stupratore, ma semplicemente ritiene che quel contesto in cui la violenza è agita è la normalità maschile che se spinta oltre il limite finisce in errore. E che magari qualche volta pure a lui è capitato di dare uno schiaffo o insistere per scopare con la propria compagna.
Se si considera non contemplabile senza quel contesto, significa che il problema non è configurabile come perdita di controllo, ma come pratica conseguente alle proprie convinzioni, in cui a dipendere dal contesto di stress, confusione, alcool è solo il livello della risposta e non la tipologia della stessa.
Cosa comporta questa differenza?Comporta che per i
si il comportamento (o i comportamenti) sono conseguenza di una semplice perdita di controllo (dovuta a enne ragioni), se si risponde no dipende invece da un proprio costrutto mentale, una visione delle cose.
La prima lettura implicitamente dà per scontata la visione delle cose, come minimo la accetta in modo liscio e si concentra sulla perdita di controllo (di cui pentirsi e magari non fare più, "controllati!").
La seconda invece non vede un semplice controllo perso, ma la conseguenza di un modo di pensare problematico, molto più complesso da decostruire e ricostruire.*
Il problema gigantesco che la vicenda MG palesa - e la problematicità del suo ingaggio - è esattamente come buona parte degli italici maschi non problematizzi affatto il contesto in cui la violenza è generata e guardi ad esso semplicemente come ad una perdita di controllo giovanile che magari ora crescendo non capiterà più. Perché il ragazzo ha imparato a controllarsi. Ha capito di aver sbagliato. Ecc ecc.
Quando si parla di "cultura dello stupro" tra le mille risatine di vari commentatori e giornalisti - non solo di destra - si fa riferimento esattamente a questo.
Invito tutti a leggere anche solo Wikipedia che lo spiega bene:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_dello_stupro* ci sarebbe un'interessante digressione nella differenza tra la terapia cognitivo-comportamentale e la psicoanalisi, che riflette i due punti.
Non a caso la prima è estremamente diffusa oggi (naturalizza i contesti politico-culturali e si concentra sul controllo personale), perché la seconda è molto più complicata (perché scava le cause).