Eccolo l'intervista
"Scommesse, fine il pallone si autoassolve" (Il Fatto Quotidiano)
di Paolo Ziliani
Roberto Di Martino, 65 anni, nato a Bordighera, figlio di genitori napoletani, il pm che per vent'anni ha cercato di dare un nome ai mandanti della strage di Piazza della Loggia a Brescia, processo tuttora mantenuto aperto dalla Cassazione, è il procuratore di Cremona titolare dell'inchiesta Last Bet sullo scandalo del calcioscommesse esploso in Italia nel giugno del 2011. La sua inchiesta è arrivata a toccare anche la Serie A coinvolgendo tesserati di primo piano come Mauri, Milanetto, Signori, Bettarini e persino l'attuale Ct della Nazionale Antonio Conte. All'indomani dell'esplosione di una nuova scommessopoli, quella dell'inchiesta di Catanzaro, e a pochi giorni dai rinvii a giudizio dell'inchiesta cremonese, Di Martino spiega: "Non sono meravigliato. Non voglio dire che quanto emerso sia una cosa normale; ma certo non mi sorprende che la criminalità organizzata di stampo mafioso, avendo il problema di investire capitali di origine illecita, scelga di farlo nel calcio con le partite truccate e le scommesse. È un modo di fare soldi facile, non complicato, specie nelle serie minori; e fruttifero, se è vero che di solito ottieni il raddoppio del tuo capitale".
Quindi le Procure indagano ma il calcio continua a truccare le sue partite?
Sì, e non sono certo fatti episodici. Da un certo punto di vista, però, sono contento: perché è stato faticoso, per me, andare avanti in questi anni a Cremona. L'inchiesta di Napoli al momento non ha avuto grandi sviluppi, quella di Bari è stata molto circoscritta. Il lavoro della Procura di Catanzaro in un certo senso mi risolleva: anche perché io non ho debellato e non posso debellare proprio nulla, sono altri cui tocca farlo.
Renzi ha detto: "Il calcio non può dare di sé questa immagine: Coni, Figc e Lega devono intervenire". Ma come?
Premetto che non conosco a fondo l'ordinamento della giustizia sportiva. Vedo, però, che quando scoppia uno scandalo-scommesse si parla subito di pene pesanti, esemplari, e poi alla fine raramente ci si arriva. Sono contro la criminalizzazione dell'omessa denuncia. La configurerei in modo diverso, sono per un pentitismo più garantito: un calciatore che sa di prendere un anno di squalifica per omessa denuncia non parlerà mai. Perché dovrebbe? Nell'ambito della mia indagine ci sono stati 50 arresti e tutti e 50 gli arrestati – tranne uno – hanno fatto ammissioni e confessioni; chi non è stato arrestato, invece, non mi ha mai detto nulla. Se una denuncia non tempestiva comportasse minori rischi di squalifica, anche chi è libero potrebbe essere indotto a collaborare.
La costituzione di Ilievski quasi in extremis è stata un colpo a sorpresa. Com'è andata?
Sono sincero: all'inizio la costituzione di Ilievski la temevo. C'era già stata quella di Gegic che mi aveva molto deluso, il serbo aveva dato una collaborazione minima. Ilievski aveva cambiato diversi difensori e decideva di farsi vivo all'ultimo momento: ero perplesso. Invece mi sbagliavo, la sua collaborazione è stata superiore a ogni mia aspettativa.
Può dirci come?
Al di là dei riscontri che mi ha dato sulle partite più importanti, come le due della Lazio e Novara-Siena 2-2.
Sui giornali si è letto: Ilievski scagiona Conte.
È una sciocchezza. È scorretto perché se Ilievski non ha avuto nessun contatto con Conte, non vuol dire che lo scagioni.
E il pc di Conte che risultò inutilizzabile? È vero che ci fu un errore del perito in fase di lettura e copia dell'hard disk?
No, non ci fu nessun errore. Semplicemente il pc di Conte era stato resettato. Cancellato. Si può pensar male, oppure no, ma questo è quel che è avvenuto. A giugno, comunque, ci saranno credo cento rinvii a giudizio sui 230 indagati.