Alcuni elementi su cui mi baso io:
1) tempi di crescita e maturazione psico-atletica diversi, che primeggia in primavera potrebbe semplicemente aver raggiunto prima la maturazione e quindi giganteggiare rispetto a talenti maggiori ma acerbi
2) in primavera ti confronti sostanzialmente con i nati del tuo stesso anno e dell'anno limitrofo. Quando passi tra i grandi ti confronto con i nati di almeno quindici anni, in gran parte appartenenti ad età in cui si è al top della carriera o comunque con molta esperienza. Il rischio che non trovi spazio, quello spazio che pensavi quasi di avere per diritto acquisito visto che primeggiavi tra i coetanei, è alto. E spesso si smette, non sapremo mai se poi dopo qualche anno saresti stato competitivo a alto livello. Molto spesso smette più chi ha odorato fama da ragazzo che chi era abituato alla gavetta e a rincorrere.
3) ragazzi abituati a primeggiare possono poi non aver voglia, o non essere capaci, di impegnarsi quanto il professionismo richiede. Sia per l'aspetto atletico che per quello tattico e mentale. Ritrovarsi da essere quelli che arrivano prima sul pallone, che vincono i contrasti, che intuiscono le scelte degli avversari
e che li sorprendono con le proprie, a "essere bullizzati" in campo da veterani, qualche volta semplici mestieranti, può generare sfiducia e abbattimento