Quello che dico e penso io in quanto tifoso, non conta niente.
Se io, tifoso, il 31 gennaio del 2013, mi faccio rodere il culo perché non è arrivato FA e oggi mi rode il culo perché la società ha speso troppo, non conta niente.
Se io, tifoso, ero pronto a regalare mia sorella per il riscatto di Zarate e dopo 3 anni ero furibondo per i 20 milioni più commissioni buttati nel water, non conta nulla.
Io mi posso sbagliare all'infinito sui giocatori. Non è il mio mestiere. Nella vita faccio altro.
Tare, viceversa, LO FA DI MESTIERE. Lui va giudicato sulla base delle operazioni che fa e conta zero se quelle operazioni avevano o meno il consenso della piazza o se ce l'hanno avuto (il consenso) all'atto del contratto di compravendita e non ce l'hanno avuto più 3 mesi dopo.
Io, come tifoso, fruitore e cliente (perché io in quota-parte concorro a far entrare danari nelle casse della SS. Lazio e sono l'unico al mondo che non si è affatto offeso quando Sesé Cragnotti m'ha chiamato "cliente"), prendo un foglio A4 e lo divido in due verticalmente.
Sulla colonna di sinistra scrivo gli acquisti fatti e nella colonna di destra le cessioni fatte. E alla fine di ogni anno giudico la resa effettiva (non le pippette che mi sono fatto all'annuncio di Vinicius, che già sognavo diventasse il suo Josimar!).
Io non conosco un altro sistema che non sia questo.
Dire: "Ma qual era il tuo stato d'animo quando abbiamo preso De La Pena?" è del tutto irrilevante.
Non posso dire: "è stato un grande acquisto perché lo volevamo tutti noi tifosi".
E' stato un errore, punto e basta.
Dice...Vabbé ma dopo è troppo facile. Lo so, ma è per quello che danno poi in campo che giudichi i giocatori e chi li ha presi, mica per altre cose.
Che poi, in tutto questo, io sono della teoria 50 e 50, cioè a dire, il bravo Direttore Sportivo è quello che su due giocatori che prende ne pizzica uno bravo.
Non chiedo di più di uno su due.