Citazione di: Alerub il 20 Set 2011, 13:41
non credete che il problema della Lazio possa essere, se siamo onesti, un pubblico e un allenatore immaturi?
Innanzitutto ringraziamo Alerub per avere aperto questo bel topic.
E poi vengo subito ad esprimere il mio parere.
Secondo me il tifoso laziale non è un immaturo ma, come tutti gli altri tifosi, è un malato mentale.
Questo lo avevo sempre sospettato, ma ne ho avuto conferma tempo fa leggendo alcune pagine della
Storia sociale del Calcio in Italia (scritto da due studiosi di storia contemporanea come A.Papa e G.Panico) in cui si ripercorre la storia del tifo calcistico nel nostro Paese partendo proprio dall'origine storica ed etimologica del termine (e si sa che per capire qualsiasi fenomeno proprio da quella origine bisogna partire).
Dunque, il termine "tifo" nasce nei primi anni del dopoguerra (negli anni '20 del secolo scorso).
Queste le parole dei due autori:
"Il tifo era allora una delle malattie più tragicamente familiari agli italiani, per la sua natura di male endemico, caratterizzato da fasi alterne e da momentanee alterazioni mentali. La traslazione sportiva della terminologia medica fu certamente dovuta a questa sua sintomologia. Non a caso si sottolineava il carattere ciclico del tifo sportivo, di malattia domenicale o stagionale simile all'alzarsi periodico delle febbri tifoidi. Si assimilava il tifo sportivo ad una sorta di epidemia mentale, il cui contagio produceva effetti di offuscamento, tipico degli eccessi della malattia".Ora, per venire ai nostri giorni e a quello che sta avvenenendo alla Lazio, sembra quasi che Reja con alcune sue dichiarazioni invece di prometterci la dose settimanale di morfina per alleviare le nostre sofferenze, ci abbia voluto dire "con voi non voglio starci più, siete tutti malati mentali".
Questo lo sapevamo, caro Edy, e lo sapevi anche tu. E poi noi non ti avevamo chiesto di metterci di fronte alla durezza della realtà. Noi avevamo chiesto solo un pò di morfina per fuggirne.
A parziale giustificazione di Reja, va detto che il tifo, questa particolare di malattia mentale, nella Capitale è più virulenta che in altre città, forse perchè a Roma la plebe ha sempre potuto usufruire del
panem garantito dalle elargizioni di Imperatori, Papi e poi Ministeri, potendo così dedicare più di altri popoli tempo e passione ai
circenses, compresa la sua odierna versione calcistica.
Ma anche se così fosse, anche se tutto questo non ha fatto altro che estendere la malattia mentale in estensione e profondità, in ogni vicolo e in ogni quartiere di questa città, non vanno mai dimenticate le parole consolanti e definitive di Peter Handke: "
Per le anime meno fortunate, il calcio può essere il solo contatto con l'estetica".