Trentamila modi di essere laziali

Aperto da GuyMontag, 14 Mar 2013, 12:17

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

Aquila Romana

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 21.463
Registrato
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Scusate la lunghezza.

Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno...

Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.

Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c'è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l'attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell'hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all'Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita... EOT).

Mammolette non siamo, però. Tutt'altro. L'interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che - per la maggior parte di noi - è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d'incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.

Ma anche no.

E' sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c'è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un'intera curva, non pochi scalmanati) gridava "i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro". Da quello allo striscione "Roma è fascista" è passato del tempo, ma manco tanto, poi.

C'è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.

Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti "se saltelli muore Balotelli" è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.

Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che - nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo - continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi... già non sopporto travasi dall'altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti

Ottimo e abbondante

:up:

Ne consiglio a tutti la lettura senza farsi scoraggiare dalla corposità del testo

DajeLazioMia

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 61.348
Registrato
"Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango."

zorba

Visitatore
Registrato
Scusa Guy, ma hai inviato questa riflessione a qualche testata giornalistica nazionale?!?

Sulla carta stampata o sul sito web di un quotidiano a livello nazionale, non necessariamente sportivo, potrebbe aiutare molte persone a capire le mille sfaccettature del tifoso biancoceleste.

Complimenti sinceri anche da parte mia!

;)

cosmo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 7.188
Registrato
Citazione di: zorba il 14 Mar 2013, 18:05
Scusa Guy, ma hai inviato questa riflessione a qualche testata giornalistica nazionale?!?

Sulla carta stampata o sul sito web di un quotidiano a livello nazionale, non necessariamente sportivo, potrebbe aiutare molte persone a capire le mille sfaccettature del tifoso biancoceleste.

Complimenti sinceri anche da parte mia!

;)

quoto!
fuoriclasse come Guy, centravanti di sfondamento dei forum, dovrebbe essere incorniciato anche su qualche giornale di primo livello.
Per fortuna esistono spazi liberi in cui uno come Guy può effettuare queste incantevoli rovesciate con palla sotto la traversa.

p.s Scusa il pompino  :)

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

valpa62

*
Lazionetter
* 4.310
Registrato
Citazione di: DajeLazioMia il 14 Mar 2013, 17:57
"Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango."

:hail:

Ranxerox

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 18.502
Registrato
Grandissimo topic. Trentamila modi diversi di essere Laziali. Il tuo è uno dei più belli.

PabloHoney

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.134
Registrato

Cliath

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 6.021
Registrato
Citazione di: PabloHoney il 15 Mar 2013, 00:18
Wow...
http://www.lazio.net/mag/2013/03/14/trentamila-modi-di-essere-laziali/
È stato messo in prima pagina
(Come minimo)
:D


Ottima idea Lazionet!  ;)
A proposito, colgo l'occasione per chiedere se sia possibile mettere il 'mi piace' su questi pezzi, in modo da consigliarli automaticamente su fb o twitter...

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Lazio.net

Amministratore
*****
Lazionetter
* 4.193
Registrato
Citazione di: Cliath il 15 Mar 2013, 08:35
Ottima idea Lazionet!  ;)
A proposito, colgo l'occasione per chiedere se sia possibile mettere il 'mi piace' su questi pezzi, in modo da consigliarli automaticamente su fb o twitter...

Abbiamo momentaneamente rimosso, per problemi tecnici, la condivisione diretta dell'articolo direttamente dal forum.
In ogni caso sono tutti qui:

http://www.facebook.com/pages/Lazionet/126036134094238

https://twitter.com/lazionet

BomberMax

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 20.073
Registrato
CitazioneLe battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.


magnifico guy 


FatDanny

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 41.060
Registrato
Che bello legge GuyMontag.
Pure quando è più lungo de me (e ce ne vole, ma lui se lo po' permette).
Io provo a fare quel che chiede: interloquire lasciando il giustificazionismo sociologico a casa (ma due briciole me le devi concedere).
Perchè nello scorrere la sua incredibile prosa una cosa m'è venuta in mente.

Il formaggio e i vermi.

Vado subito al punto.
E il punto non sono i saluti romani, i cori sull'attribuzione religiosa dei romanisti né suoni più o meno onomatopeici.
Il punto è invece se sia possibile o meno fare allo stadio "come ci pare". Il resto è diretta conseguenza.
La risposta a molti viene naturale: no, non si può fare.
Come in ogni contesto ci sono delle regole, delle norme, dei canoni di comportamento.
Fuori di essi, scatta la sanzione. Una sanzione che non riguarda solo te, ma tutti.
E quindi avresti pure rotto il cazzo, cerca di capirlo.

E qui arriviamo al formaggio e ai vermi. E cioè a quel tal Menocchio, contadino friulano, condannato per la sua visione eretica e un po' assurda della teogonia.
Menocchio non era pericoloso,  non avrebbe fondato una Chiesa alternativa basata su angeli nati dal formaggio come vermi. Eppure venne bruciato lo stesso, per via della Norma.

Ora, di sicuro la Uefa non è l'Inquisizione e i manoapaletta sono altrettanto di sicuro meno innocenti di contadini in età moderna.
Ma il criterio della norma resta lo stesso e anche l'obiettivo di fondo (l'avevo premesso che due briciole di sociologia mi andavano concesse).
Non serve arrivare a parlare di Biopolitica per capirlo.

E qui c'è la piccola contraddizione nel ragionamento di GM.
O meglio, un piccolo non detto che però a mio avviso ha una sua rilevanza.
Se c'è una cosa che va contro i 30mila modi di essere Laziali è proprio questo obiettivo di fondo.
Che vorrebbe tutti questi modi ridotti a UNO. Come in Inghilterra. Le tribune fatte con lo stampino.
Tutti seduti, senza bandiere, senza striscioni, senza megafoni, senza - ovviamente - mani a paletta.
Uno spettacolo sterilizzato da ogni caratteristica altra rispetto alla Norma, che trionfa in tutto il suo splendore od orrore, a seconda dei gusti.

Può piacere. A me non piace per niente.
E sono pronto a difendere quei 30mila modi di essere Laziali, perché alla fin fine lo Stadio così è (se vi pare).
E qui arriviamo alla piccola contraddizione nel ragionamento che è (o meglio era) più in voga in Curva Nord.

Che da una parte evoca a sé la sua difesa da parte di tutti i Laziali, dall'altra invece opera su un piano uguale e contrario. Stabilisce una Norma.
Una norma che si disinteressa dei 30mila modi di essere Laziali per metterne al centro UNO.
Che non è fatto solo di striscioni meravigliosi, cori a squarciagola, stile e tradizione decennale.
Ma anche di cori indifendibili, mani a paletta e politica ostentata.
Che non può pretendere di essere difeso a prescindere "o non sei un vero Laziale".

Cosa aveva di meraviglioso e affascinante il progetto della nuova Curva Nord?
Quello di mettere al centro solo la Lazio.
Un modo per conciliare tutti i 30mila modi e le mille bandiere che famo sventolà in un unico grande coro.
Avrebbe dovuto avere il sostegno di tutti. Consapevoli che qualche difficoltà sarebbe arrivata.
Perché, si, c'è chi ce vole male. C'è chi ce vole divisi. C'è chi ce vole deboli.

E invece al primo temporalino tutti hanno dato il meglio di sè a dargli giù, da na parte e dall'altra.
Tutti i 30mila modi di essere Laziali hanno provato a dire quale fosse il modo giusto.
Chi dicendo che s'erano vennuti a Lotito. Chi dicendo che in fondo erano i soliti nazisti.
E semo tornati alla Babele di una volta in cui tutti parlano e nessuno se capisce.

Ripartiamo allora dalla condivisione. Ripartiamo dalla demarcazione tra quel che favorisce e quel che danneggia la Lazio.
Perché se siamo d'accordo su questo, io sono pronto a difendere quei 30mila modi diversi da chiunque li metta in pericolo. A partire dalla Uefa, nessuno tocchi la Lazio. Nessuno tocchi i Laziali.

Ma dobbiamo esserne convinti tutti. Perché pure la nocciolina è per tutti, non solo per qualcuno.


AquilaLidense

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 16.766
Registrato
Caro Fd,
Il tuo ragionamemto è encomiabile e condivisibile, però sarebbe applicabile se tutti gli attori avessero la testa sulle spalle.
Visto che non è cosi, allora è giusto regolamentare.

Vale permlo stadio, ma vale per la vita in generale.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Aquila Romana

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 21.463
Registrato
Citazione di: GuyMontag il 14 Mar 2013, 12:17
Scusate la lunghezza.

Si spendono in questi tempi oceani di parole sul concetto di unità della tifoseria. Uniti si vince. Uniti si superano tutti gli ostacoli. Uniti si affrontano tutti gli avversari, tanti se ne hanno fuori dal campo, se ci mettiamo pure a trovarli al nostro interno...

Si fanno esempi di muraglie umane, di stadi tappezzati di giallonero, come a Dortmund, si porta ad esempio di tifoserie unite quelle inglesi: stadi bellissimi, sempre pieni, dove la tifoseria organizzata non esiste, non ci sono Irriducibili, Boys, Fedayn, Drughi, Commandos, non ci sono striscioni, fazioni, gruppi rivali che si fanno la guerra interna, oppure le sciarpate e i cori emozionanti del calcio argentino, lo stadio (giuro, mi sono commosso) del Celtic per la sfida col Barcellona. Oppure altre realtà, che riempiono gli stadi con calore, affetto, supporto, pari se non maggiori a quelle del calcio. Li vediamo, questi stadi gonfi di passione durante il Sei Nazioni di rugby, masse di allegri tifosi, famiglie, vecchie e ciccioni ognuno con la sua sciarpa, ognuno col suo sorriso. Sono tanti, invadono Roma a migliaia e quando se ne vanno, abbiano vinto o perso, lasciano solo una scia di birra, di passeggiate, di cori sulla scalinata di piazza di Spagna, di sciarpe scambiate e pacche sulle spalle.

Non esageriamo nel mitizzare gli altri. Ognuno ha le sue magagne, alcune ben note, se negli stadi inglesi non c'è più violenza, magari questa si è spostata poco oltre gli spalti, non è che di colpo quelli del Millwall e del West Ham vanno a farsi una birra insieme o si mischiano nelle curve, e magari prima di un River-Boca oppure dopo si sono ammazzati per strada a pistolettate, perché in Argentina ci vanno sul pesante. Non so se avete visto una serie di documentari, chiamati Football Hooligans International, presentati da Danny Dyer (l'attore di Football Factory), che girava tra le realtà dell'hooliganismo mondiale. Non si salva nessuno, dalla Turchia all'Olanda, dai ferocissimi serbi agli efferati argentini, noi facciamo quasi la figura delle mammolette (OT è venuto a Roma, a vedere Lazio-roma del lavandino di Ledesma, un tempo per curva. Non perdetevelo, se capita... EOT).

Mammolette non siamo, però. Tutt'altro. L'interessante di questi documentari è che ci fanno vedere un altro mondo, un mondo che - per la maggior parte di noi - è totalmente sconosciuto. Un mondo che ha altri valori, altri canoni, altre regole, altri rapporti gerarchici. Noi non ci veniamo quasi mai a contatto, nella vita quotidiana. Lo stadio è invece il punto d'incontro, dove tutte le gerarchie si ribaltano, dove un manager sta accanto al suo autista, il ricco al povero, il galantuomo al bandito. Ma per quei novanta minuti, non conta. Lo stadio è di una democrazia disarmante, abbatte tutte le barriere di razza, colore, censo. Tutti uniti per uno scopo.

Ma anche no.

E' sempre successo, non facciamoci dei film colorati di seppia dalla nostalgia della gioventù. La politica nello stadio, parlo per me, c'è sempre stata. Mi ricordo un derby, al tempo del rapimento di Moro, e la curva dove alloggiavo (un'intera curva, non pochi scalmanati) gridava "i fasci di Roma lo grideranno in coro, non ce ne frega un cazzo di Aldo Moro". Da quello allo striscione "Roma è fascista" è passato del tempo, ma manco tanto, poi.

C'è chi si scandalizza. Io ritengo inconcepibile che allo stadio non ci si lasci dietro il resto, tutto il resto. Quando salgo quei gradini di corsa e vuuaaa mi trovo davanti il prato verde e intorno una marea pulsante, ringhiante, ma anche allegra e vociante, mi sale la pressione, e allo stesso tempo scompare tutto. Diversi amici, gente che vedo solo ogni quindici giorni, fratelli veri, è un altro mondo. Il mio mondo, vero non meno di quello che mi sono lasciato alle spalle. Chi non l'ha mai vissuto, chi non si è mai emozionato, povero lui. Lo compiango.

Con tutto che non arrivo a concepire, in definitiva devo accettare, qualora non porti nocumento alla Lazio. Poi però succede che, in seguito alle manifestazioni esteriori di alcuni esponenti della curva, che proprio non gliela fanno, le istituzioni preposte alla gestione del calcio dicono che non si può. Potremmo stare a discutere decenni sui due pesi e sulle due misure, su come un episodio viene visto in modo differente a seconda di chi è protagonista, che se sei diciamo bianconero e canti "se saltelli muore Balotelli" è simpatica goliardia e se ad uno nella nord scappa un peto diventa lancio di lacrimogeni e conseguente squalifica per sempre da tutte le competizioni. Se ingaggiamo questa battaglia, io sono al vostro fianco.

Faccio molta fatica, però, ad essere solidale con coloro che - nonostante tutti gli avvertimenti di questo mondo - continuano a voler affermare un principio. Che qui si fa quello che vogliamo noi. Ragazzi... già non sopporto travasi dall'altro a questo mondo. Ci sono, li constato, ma non li sopporto. Poi, lo sapete, lo sapevate a cosa andavamo incontro. Il rischio, poi divenuto realtà, è che ci schiaccino come una nocciolina. Come conseguenza, inoltre, non avremo alcuna solidarietà, dato il gesto che ha provocato la sanzione. Soli, cornuti e mazziati.

Cerco di capirli, sono sicuro che la sanzione li ha colti di sorpresa. Era quello che hanno sempre fatto, loro come tanti altri, per uno che sapeva cosa rappresentava il braccio teso, tanti ci vedevano un gesto di ribellione, di antagonismo, e il buuh oppure il romanista ebreo naturalmente non aveva riferimento diretto ai campi di cotone in Alabama o ai forni di Mauthausen, ma al gusto adrenalinico di odiare ed essere odiato, e più ti insulto, più ti ferisco dove ti fa più male, più mi alimento di sentimenti forti, che sono la mia linfa vitale, allo stadio. Laddove un nero od ebreo, fuori dal contesto, è magari un compagno di lavoro o uno col quale durante la settimana scherzo o vado a prendere una birra.

Capire io loro, va bene. Capire loro che hanno rotto il cazzo, però, dovrebbero proprio farlo. Capire che non son più loro a dettare le regole su quello che si può e non si può fare, si può o non si può dire. Se non lo capiscono non c'è futuro. Il futuro è quello della nocciolina, loro magari troveranno in questo almeno una soddisfazione di antagonismo e ribellione al sistema, io manco quello. Le battaglie contro il sistema, se permettete, me le scelgo io.

Questa situazione è stata utile, in definitiva. Ha scoperto le carte. D'ora in poi si dovrà navigare allo scoperto, nessuno si potrà più trincerare dietro un "non lo sapevo". Dato che io sono un accanito assertore della responsabilità individuale ed un orripilato detrattore della responsabilità oggettiva, per me c'è un'unica soluzione. Chi sbaglia, paghi. Lascerei il giustificazionismo sociologico altrove. Senza violenza, senza purghe o repressioni, senza neanche coinvolgere tutta una curva che - con ogni probabilità - non è in grado di prevenire ogni atto "pericoloso", e che - comunque - non vorrei mai come esecutrice violenta di una "pacificazione" interna (non mi piacciono i manganelli all'esterno, non li tollererei all'interno).

SI utilizzino gli strumenti che ci sono, sia tecnologici che legali, si avverta (questo lo può fare senza problemi la S.S. Lazio) che chiunque si diletterà in comportamenti suscettibili di sanzioni verrà identificato e punito di conseguenza, con l'impossibilità futura di frequentare lo stadio, e chi di dovere metta in atto quanto minacciato, se sarà il caso. Sono sicuro che la stessa curva non potrà che essere solidale con questo atteggiamento, che avrà l'effetto di spostare l'attenzione da termini generici come "tifoseria", "ultras", "curva", a quelli più specifici di un Mario Rossi o Francesco Bianchi.

Come diceva un mio amico ebreo, ci sono tanti modi di essere ebreo quanti sono gli ebrei al mondo. Vale lo stesso per i laziali. Trentamila allo stadio, trentamila modi di essere laziali. Dobbiamo per forza puntare sul nostro minimo comune multiplo (o era il massimo comun denominatore, mai capito): la Lazio, e segnare un punto di demarcazione netto e condiviso da TUTTI su quel che giova alla Lazio e su quel che la danneggia, e di conseguenza comportarci. Curva inclusa. Senza questa condivisione, c'è solo la nocciolina.

Romammerda a tutti

Up !

:band1:

GuyMontag

*
Lazionetter
* 1.167
Registrato
Citazione di: FatDanny il 15 Mar 2013, 11:13
...
Il punto è invece se sia possibile o meno fare allo stadio "come ci pare". Il resto è diretta conseguenza.
La risposta a molti viene naturale: no, non si può fare.
Come in ogni contesto ci sono delle regole, delle norme, dei canoni di comportamento.
Fuori di essi, scatta la sanzione. Una sanzione che non riguarda solo te, ma tutti.
E quindi avresti pure rotto il cazzo, cerca di capirlo.
...
Se c'è una cosa che va contro i 30mila modi di essere Laziali è proprio questo obiettivo di fondo.
Che vorrebbe tutti questi modi ridotti a UNO. Come in Inghilterra. Le tribune fatte con lo stampino.
Tutti seduti, senza bandiere, senza striscioni, senza megafoni, senza - ovviamente - mani a paletta.
Uno spettacolo sterilizzato da ogni caratteristica altra rispetto alla Norma, che trionfa in tutto il suo splendore od orrore, a seconda dei gusti.

Può piacere. A me non piace per niente.
E sono pronto a difendere quei 30mila modi di essere Laziali, perché alla fin fine lo Stadio così è (se vi pare).
...

Ciao Fat
non sono molto puntuale nei collegamenti su sto sito, però il tuo tema è interessante.

Le regole... c'è chi pensa che solo per il fatto di esserci sono già una limitazione alla libertà. Libertà di fare, sempre e comunque, quello che voglio. Il limite, secondo una delle frasi più abusate della storia delle citazioni, è sempre dove termina la libertà altrui. Il che - a ben pensare - è un'estremizzazione che manco mi piace tanto.

Però all'interno della curva (non solo della nostra) vigono delle regole ben precise, che a violarle si rischia. Regole interne, cui si contrappongono regole esterne. Non è che poi queste regole esterne, pur esistendo, vengano applicate al cento per cento. All'inglese. Vai in curva a reclamare il tuo seggiolino o a pretendere che tutti stiano seduti. L'applicazione all'amatriciana delle regole in definitiva è il marchio di fabbrica del nostro Paese, e ci salva dalle estremizzazioni e in certi casi dal ridicolo. Dato che i nostri legislatori sono di norma una manica di decerebrati è meglio così. Quasi sempre i tentativi di risolvere i problemi di sicurezza e vivibilità provocano l'effetto opposto, che a fregarsene sono quelli che dovrebbero esserne colpiti e ad esserne colpiti gli altri. Tipo l'emerita, miracolosa stronzata della tessera del tifoso, per dirne una.

Noi non stiamo parlando di queste regole. Nessuno vuole uno stadio di manichini, ma non è che esistono solo due alternative: tutti seduti e inquadrati oppure un'adunata della hitlerjugend. Le regole possono convivere con l'entusiasmo, il casino e anche una certa dose di politically incorrectness.

La situazione attuale, comunque, è ben chiara. Sanno tutti quel che si può fare e quel che non si può e - dato che quel che non si può esula sempre e comunque dal contesto sportivo - non c'è grosso scandalo né dubbio. E se i nostri palettatori non hanno ancora compreso bene la lista di ciò che è vietato, è solo una questione di update. La versione delle regole 2.0 la devono ancora scaricare.

La linea di demarcazione è oggi ancora ben delineata: certi atteggiamenti si tollerano, altri no. L'asticella, comunque, è stata sempre a differenti altezze. Le mani a paletta, ad esempio. Ci sono sempre state, e non ci sono state tutte ste sanzioni, in passato. Così come svastiche o celtiche in curva. Così come dire negro a uno è stato, fino a pochissimo tempo fa, la norma. Stavo leggendo Salgari questi giorni, c'è un filibustiere indiscutibilmente di colore, e non solo tutti lo chiamano il negro (qualcuno più politically correct lo chiama africano), ma si sprecano battute sul colore nero delle interiora o dell'anima che a un delegato uefa gli farebbero prendere un attacco di epilessia. La sensibilità su certi temi non è assoluta, così come le sanzioni (a proposito, che gli farebbero oggi a Edoardo Vianello e ai suoi watussi, gli altissimi negri?). E' quasi curioso come - nel caso specifico dell'apologia di fascismo - la sensibilità vada acuendosi quanto più si allontani il periodo in oggetto.

Il problema è più sottile. Oggi siamo tutti d'accordo, ma cosa succederà quando l'ineffabile uefa deciderà che allo stadio bisogna stare tutti seduti, oppure che bandiere e striscioni ostruiscono la visuale, che non si potrà più fumare, né bere caffé (pericoloso stimolante), che attaccare le caccole sotto il sedile sarà punibile con severità, e i cori, vanno bene, però eliminiamo qualsiasi coro che possa essere in qualche modo offensivo? Perché quello che a noi adesso sembra ridicolo non è escluso che tra qualche anno per la uefa diventi legge. Conoscendo i soggetti, e assistendo al dilagare della più ottusa politically correctness, mi sembra anzi quanto mai probabile.

E allora ci troveremo in una situazione in cui i delegati uefa si guarderanno in silenzio all'interno - finalmente - di uno stadio deserto, e noi ci troveremo a casa, noi e i nazisti dell'illinois, finalmente ad bestemmiare, ruttare, insultare l'arbitro fino a quattro generazioni e a urlare il peggio sull'avversario. Perché allora - Dio non voglia - anche romammerda sarà vietato...

Omar65

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 7.064
Registrato
Citazione di: saramago il 14 Mar 2013, 13:58
a Guy, me so rotto er cazzo de fatte i complimenti mononota.  :beer:

e romammerda.

Pure io... e  scrivila qualche stronza.ta ogni tanto, tanto per solidarietà con noi altri!


:beer:



Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.
Discussione precedente - Discussione successiva