e allora vai col VDM
ne ho una d'antàn per ogni partita...
25 settembre 1977. Lazio così così, per intendersi la seconda di Vinicio, iniziata male, andiamo a Bergamo nell'inferno (perché Bergamo, storicamente, è sempre così)
Vado con mio padre, che non aveva nessun motivo al mondo per andare a Bergamo (lui progettista di impianti di irrigazione lavorava al Sud), ma si era inventato un impegno da quelle parti, e si era portato dietro, oltre a me che non mi pareva vero (le trasferte me le facevo con un delicato taccheggio nelle tasche di mio padre e risparmi forzati all'università), due colleghi suoi ciccioni e disinteressati di calcio. Incontriamo Nanni Loy coi figli, che mi era zio (e sulla cui lazialità posso ovviamente garantire di persona), anche lui "casualmente" a Bergamo, anche lui "casualmente" con un impegno di lavoro da quelle parti...
Stadio strapieno, clima bergamasco, incognito obbligatorio, nessun segno identificativo, una partita a sudare freddo perché uno dei ciccioni aveva accento grevemente romano e già ci guardavano storto, antilazialità dilagante, insulti e dileggio a go-go, segnano pure loro, il cielo da grigio diventa grigissimo...
poi a poco dalla fine Totò Lopez, uomo di fronte al quale Liverani è un misto di Bolt e Blake, emerge dai baffoni, si apre la mediana avversaria come le acque del mar Rosso, vede Vincenzino, lo serve a pennello, testa (!!) e pari.
Silenzio di tomba, calcio negli stinchi al ciccione che stava per dire qualcosa, occhiata più che complice con mio padre e altri due fratelli individuati nella massa orobica, ritorno alla macchina parcheggiata in quei di Brescia per evitare danni, finestrini chiusi, finalmente urla belluine tra lo stupore del ciccione "ma se eri così contento, non potevi urlare allo stadio?"