Stiamo vivendo una situazione molto difficile.
Dobbiamo riprenderci in campionato, dopo una stagione totalmente disastrosa.
La società è alla ricerca di un rilancio.
La tifoseria è sempre più spaccata e la sua ala organizzata si è divisa ed è ormai senza una guida unitaria.
La passione sembra sempre più spegnersi, anche se qua e là giacciono i tizzoni ardenti di un fuoco che non può dirsi spento per sempre.
Qualcuno si dimette da tifoso, qualcun altro rifiuta questa realtà parlando di ultracorpi.
Cosa manca oggi per riprendere il filo unitario che abbiamo perso?
Difficile pensare a qualcuno capace di riprenderlo.
La società è impegnatissima nel calciomercato ma non è organizzata culturalmente per intraprendere una missione come questa.
La curva è spaccata e allo sbando, con un processo di ricambio generazionale in atto e dagli esiti di molto incerti (se non preoccupanti ed inquietanti).
Nel mondo della comunicazione qualcuno sembra intenzionato a ricreare un discorso unitario, ma se ne riparla a settembre.
Ricordo alcune grandi pietre miliari della nostra storia.
12 maggio 1974, lo scudetto. Ovvio
Lazio-Vicenza, il Gol di Fiorini: a un passo dal baratro agguantiamo il predellino per salvare la nostra esistenza.
14 maggio 2000, un altro scudetto in circostanze uniche, vinto con un paio di ore di ritardo.
Però ricordiamo anche altre occasioni come la salvezza del 1980 dove in piena bagarre da calcioscommesse ci salvammo con mezza primavera; ricordiamo anche il derby del 1985 quando stavamo andando in B e pareggiamo con grande orgoglio mentre vedevamo all'orizzonte nubi minacciose (altra B, altro calcioscommesse, i -9 che partono da lì); la salvezza del 1989 alla penultima, le coppe vinte negli anni 90.
Se nessuno è capace di riprendere il filo, sarà necessario un nuovo rito, una nuova occasione dove saremo chiamati ad affrontare nuovamente un rischio mortale per la nostra Lazio?
E' proprio necessario?
Forse allo stato delle cose sì, un nuovo rito sacrificale, un evento ri-unificante, ma sportivo, non legato a questioni societarie, perché vale più un gol di Poli a Napoli che mille decisioni dell'AdE.