Capita che una sera esci e vai in centro, nella Roma più profonda e antica, corso Vittorio, quella Roma che hai visto in tanti film in bianco e nero. Capita che incontri un gruppo di lazialotti, qualche capello bianco, qualche girovita robusto, tanta voglia di ascoltare le mille storie di Lazio di un signore dall'aspetto gentile ed elegante, che provoca rispetto ed ammirazione soltanto a vederlo.
Capita che poi questo signore si mette a parlare e allora ti siedi, con un bicchiere in mano, e senti racconti di Lazio, delle baracche sul Tevere, della sede a via Frattina, dalla telefonata Selmonsson agli scherzi di Gascoigne, e allora ascolti e ogni tanto provi a fare domande perché ne vuoi sapere sempre di più. Sì, perché quel signore ha visto con i suoi occhi una ottantina di anni di Lazio, mentre gli altri trentaquattro se li è studiati.
A quel punto vedi un gruppo di bambini di tutte le età - dai 30, ai 40, ai 50 fino ai 60 anni -, che sta lì ad ascoltare, in silenzio, a bocca aperta, per due ore filate, senza nessuna pausa, a ruota libera, la Lazio degli anni 30 e quella di Gascoigne, quella di Tessarolo e quella di Cragnotti. E alla fine non erano ancora sazi, perché soltanto la stanchezza ha prevalso e il ricordo che l'indomani si torna al lavoro.
Il laziale deve avere una grande fortuna perché la sera, dopo aver raccontato la favola ai suoi ragazzi, dopo aver spento televisione, PC e smartphone, per prendere sonno si potrebbe ascoltare le storie di Lazio di questo signore.
Capita anche questo a chi ama la Lazio e a chi ha la fortuna di conoscere e di aver incontrato un grande, grandissimo signore, laziale
ça va sans dire
MARIO PENNACCHIA
Miracolo al Flaminio
Anno 1944. Roma occupata. La Lazio gioca il torneo della città di Roma, per la sospensione del campionato. Un prigioniero di guerra americano, scappato dal campo di prigionia, viene nascosto in casa da alcuni giocatori della Lazio. Il giovane soldato però non resiste nel nascondiglio e chiede insistentemente di poter ogni tanto uscire anche perché incuriosito dal calcio e dai racconti sulla Lazio.
Un giorno si decide di farlo uscire in occasione di una partita della Lazio. Gli viene consigliato di fingersi sordomuto, altrimenti sarebbe stato arrestato. Viene quindi portato nella tribuna del Flaminio e fatto sedere in un posto circondato da altri ragazzi. Al gol della Lazio però accade l'irreparabile: l'americano salta dal posto e comincia gridare gol assieme agli altri.
Il giorno dopo il Corriere dello sport titola: miracolo al Flaminio; un sordomuto riacquista la parola!
L'autobus di Piola
Silvio Piola conservava un ricordo bellissimo di Roma e la Lazio, ma c'era una cosa che gli provocava un certo imbarazzo. Si trattava di un suo grande ammiratore, soprannominato Billi (anche perché somigliante a Riccardo Billi, noto attore degli anni 50), di professione autista, che quando lo vedeva per strada impazziva dalla gioia e fermava l'autobus per andare a salutare Silvio Piola e offrirgli un caffè.
La cosa ormai era talmente diffusa, che i passeggeri dell'autobus riconoscevano il conducente e gli chiedevano se aveva già incontrato Piola. Peraltro, anche nell'azienda la cosa era notoria, ma il nostro Billi non si era per niente intimorito: potete pure licenziarmi; se incontro Piola, fermo l'autobus, scendo e lo vado a salutare.