dicevamo di retroguardie.
dicevamo di battaglie come Libera la Lazio.
dicevamo di Lotito e della Lazio.
diciamo che quello che pesa, spesso, al di là delle letture a posteriori, è l'intelligenza di chi le cose le fa, le eredità, le porta avanti.
qualcuno scrive che il corpo è morto, e le analisi sono autoptiche.
io non credo, io credo che tutto questo baccano sta si creando caos e senso di debolezza, ma in relatà, lo trovo molto vitale.
e non lo scrivo perchè qui qualcuno mi descive come anarchico fuori tempo massimo, ma perchè credo molto semplicemente che cmq, seppur ognuno con i suoi limiti e possibilità, questo momento segna un percoso comunque di partecipazione.
vogliamo fare un analisi sociologica? bene, so maestro. ve manno a casa tutti.

l'unica che al momento è possibile fare, seconod me, è codesta:
la partecipazione è stata depauperata da anni di cultura individualista, in cui la delega l'ha fatta da padrona, in cui tutt. noi ci siamo "convinti" che qualcun altro avrebbe fatto per noi, avrebbe colmato l'altra parte dell'esistenza individuale, cioè il corpo collettivo. qualunque esso sia. anche solo una Curva, uno stadio, una tifoseria.
questo convincimento, nato cresciuto e pasciuto in ogni dimensione, oggi mostra la sua degenerazione più profonda anche in questa specifica situazione.
in cui, sono mesi oramai, che l'intelighentia del forum, per esempio, gioca ai buoni e cattivi, nel pieno clichè della degenerazione.
fenomeno che è un marker della degenerazione in questo senso.
in cui, sono mesi oramai, che la curva, gli ultras, continuano a refluire in posizioni sempre più isolate, segnano una incapacità di reggere al potere che loro stesso hanno costruito nel tempo.
in cui, il rpesidente, depaupera il proprio potere mostrando soltanto la sua faccia padronale.
insomma fenomeni classici, che possiamo osservare comodamente in ogni sfera del reale.
fenomeni che hanno le loro radici profonde in precise scelte di indirizzo culturale, sociale e soprattutto politico, che l'elite di questo paese ha voluto nascesse e proliferasse.
quindi, non credo affatto sia un momento di retroguardia, anzi.
se fossi un sociologo anzi, guarderei con molto interesse gli sviluppi di questa situazione.
mi diverto a chiamare questo momento Vulnus Lazio.
ma in realtà, non è proprio vulnus, cioè lesione di un diritto (quellodi tifare per esempio che molti rimproverano alla contestazione) il centro della questione.
ma il vuoto, il vuoto di un potere
vuoto seppur rappresentato in ogni forma, da quella societaria a quella della tifoseria.
il vuoto quindi non riguarda la sostanza ma la capacità di esserne all'altezza, come Presidente, come Ultras, come Tifoso medio.
è imbarazzante come in ogni casella di questo gioco, tutt., indifferentemente fanno cilecca.
affidandosi a facili letture, cadendo con tutte le scarpe in fenomenologie da corollario, come quella descritta pocanzi, buoni e cattivi, come la capacità decisionali siano spesso sprecate da chi le possiede, come ognuno senta che il prorpio diritto sia quello di dire la propria invece di sbattersi per una soluzione comune.
insomma, come collettività, come produzione di potere e sapere collettivo, in questo paese stamo a pezzi, la propaganda ha vinto, il ceto medio è INCAPACE DI ORGANIZZARSI IN QUALSIASI DIREZIONE SI VOGLIA, per cui non glil resta che brancolare nel buio dei commenti, da qualche pc in qualche ufficio.
non gli resta che criticare, o avvalorare scelte compiute da altri, come fossero insegnati senza cattedra in piena crisi schizofrenica.
la sconfitta è politica, e credo che prima di criticare gli Ultras le loro cazzate, prima di criticare Lotito, le sue cazzate, chi si sente espressione di questo fenomeno, si debba guardare allo specchio, e dirselo, con molta onestà.
vi hanno reso inutili. come sanno essere inutili solo gli spettaori davanti alla tv.