Citazione di: venezuelano il 24 Lug 2014, 15:39
Non sono d'accordo. Il fatto che io tifoso non ho più l'intenzione di dare supporto alla società, è collegato inevitabilmente ad altre realtà della squadra ( supporto ai giocatori, presenze, ambito commerciale e via dicendo). Il problema è che i presidenti in questo caso hanno un'arma potentissima: la possibilità di manipolare al tifoso, rifacendosi all'entità unitaria nella quale è contenuta sia la società sia il fattore simbolico, facendo leva (non so se si dice così) sui sentimenti dei tifosi. Successivamente la società passa all'attacco ed evidenzia l'infedeltà del "ribelle".
In ogni caso per me la Lazio non è una fede, è una passione che mi permette di ragionare e non fare cose a prescindere.
Straquoto.
Nel 2004, davanti alle incognite dei "compratori", in una situazione "climatica" orrenda, in un sistema calcio marcio fino al midollo, anche io per un po' - lo ammetto - ho pensato che sarebbe stato meglio iniziare da capo, azzerare società, debiti e spurgare il tifo da molti effluvi inquinati, e rialzare la bandiera della Lazio.
In B o in C non sarebbe stato un problema, anzi, l'ennesima dimostrazione di forza e orgoglio.
Di questi pensieri pericolosi non me ne vanto né li cito per un vezzo proto radical-chic, che fa della sofferenza cosmica un tratto esistenziale, comprendendo invece benissimo chi (soprattutto le generazioni più giovani) non voleva mollare di un millimetro quella storia. Lo dico solo per relativizzare il concetto di "danneggiamento" o per regolare l'uso scorretto dell'epiteto romanista.
Oggi questa società è la causa principale della malattia che ammorba il mondo Lazio. Il fatto che stentiamo a riconoscerlo è il segno di quanto il virus ci abbia contagiato. Tutti, a partire dal sottoscritto (ridotto, come molti, il 24 luglio, a sperare nelle parole notturne di un d.s. assediato da famigliole incazzate).