il 28 ottobre 1979 è stata la loro - mi si perdoni il paragone blasfemo - kristallnacht
la data nella quale, infatti, hanno avuto la consapevolezza che a Roma i Laziali erano visti come un incidente di percorso, da eliminare e schernire, senza che la cosa potesse pesare più di tanto sulla loro visibilità
titoli come quello del corriere dello sport, certe interviste - soprattutto da sx e da parte di ambienti della questura -, facevano capire esattamente come si, c'era stato un morto, ma insomma si trattava di una cosa da stadio, limitata a quell'ambiente (e questa era la linea questurina), mentre da ambianti vicinissimi alla sx romana si solidarizzava con Fiorillo, ragazzo difficile, di borgata, da capire - e coprire - che tanto poi era morto un Laziale quindi, un fascista, ovvio
manco a porsi il problema che "il fascista" era un padre di famiglia che si spaccava la schiena 10 ore al giorno, uno con moglie e figlio: un proletario nel pieno senso della parola
macchè
dalli al Laziale, certo
io ero in curva nord: il mio primo derby, di nascosto ai miei che già vedeva di cattivo occhio il fatto che frequentassi sezioni di partito a 14 anni
di quella domenica piovosa ho ricordi vaghi, qualche coro, le lacrime di molti, un papà che mi mise una mano sugli occhi e mi disse "regazzi', mejo che non guardi"
ma non fu quello a ferirmi, perché quello lo vissi in presa diretta ed in qualche modo riuscì a tirare fuori - prima di correre a casa stremato - il veleno che tutti noi restati dentro lo stadio avevamo
la cosa peggiore fu il subire per giorni, settimane, mesi ed anni le scritte che fiorivano sui muri di quartieri e zone anche ad alta concentrazione Laziale - io stavo a Colli Albani -, le battute, i cori ricordati da Dusk e cantati da persone insospettabili o riportati da bambini che li sentivano a casa come fosse la sigla del tg1
quando parlo di differenza, parlo principalmente di questo: noi i loro morti li abbiamo rispettati, sempre, ed in qualche caso pianti
tranne qualche [...] che nutrì il proprio odio con la morte del povero Taccola, in seguito sia per De Falchi, che per Ago Dibba, ho visto Laziali restarne sconvolti
noi eravamo passati per la morte di Vincenzo e quindi eravamo rispettosi della morte di De Falchi, perché tifoso, perché ragazzo, perché con tanta vita davanti, così come ne aveva Vincenzo
anche per chi usò la morte di Taccola per ferirli, dopo Paparelli - e dopo le tonnellate di ns morte tragiche degli anni '70 - calò una specie di rispettoso silenzio: non foss'altro per rispettare la solitudine della moglie del calciatore romanista, lasciata sola dalla federazione, dalla lega, dalle istituzioni e soprattutto dalla aesseroma
Di Bartolomei, poi, fu un colpo per tutti quelli che amano il calcio ed amano Roma (la città)
noi dal 28 ottobre 1979, siamo cresciuti, pur continuando a disprezzarli
loro sono sprofondati - e continuano a farlo - in un immenso pozzo nero di fango, merda e vergogna
un pozzo senza fine, dal quale anche una persona con un minimo di decenza umana trova difficile tirarsi fuori, perché quel pozzo li ha formati all'odio, un odio omogenizzatore, unificatore e cieco