Quel giorno lo ricordo come se fossi oggi.
Avevo 12 anni e andai allo stadio assieme al mio compagno di banco e ai nostri papà.
Avevamo preso la Tevere (eravamo in basso) e quindi arrivammo un'oretta prima dell'inizio.
La prima cosa anomala fu che arrivando incontrammo un flusso in senso inverso di persone, in uscita dallo stadio, alcune di loro con la radiolina attaccata all'orecchio ed un paio di loro dissero a mio padre e al padre del mio amico "nun ce li portate li regazzini li' dentro che se stanno a ammazzà".
Non ricordo perché non sapevamo nulla (forse la macchina del padre del mio amico non aveva l'autoradio oppure le notizie al quel tempo giravano più lentamente e con meno frequenza); fatto sta che senza approfondire più di tanto mio padre decise che era meglio essere dentro lo stadio piuttosto che fuori.
Entrammo e la scena che mi si presentò non la dimenticherò mai: a sinistra la sud strapiena, grigia e silenziosa, a destra la nord bianchissima e completamente vuota, salvo un manipolo di teste che si intravedevano sotto l'imbocco che dava sul parterre.
Prima dell'inizio la sud provò due o tre volte a intonare qualche coro, ma ogni volta che ci provava il ruggito "Assassini Assassini" gridato - correndo verso il fossato e subito ritirandosi vero l'imbocco - dal manipolo che era rimasto in nord metteva la sud a tacere.
Ho invece ricordi confusi della discesa delle squadre in campo, dei fumogeni della sud, dell'inizio della partita, delle botte tra i giocatori, dei gol, ma dei "nun se deve giocà" gridati a più riprese dalla nord (a Wilson soprattutto che si avvicinò alle barriere per farsi ridare il pallone che ritornò sgonfio, o almeno così mi pare) no, quello non li dimenticherò mai.
Per me rimasero sempre quello che quel giorno furono: complici, quando non Assassini.