Vincenzo Paparelli

Aperto da bak, 27 Ott 2014, 16:31

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Palo

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...in quel maledetto pomeriggio, reso ancora più cupo da una giornata piovosa, ho capito che razza di Laziale sarei diventato...e come avrei considerato quell'ammasso de coatti che ci circondano..
Ciao Vincenzo, solo per Te quella Curva non dovrebbe mai essere vuota..

Zarathustra

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Solo chi non li conosce bene può rimanere sorpreso per quel video.
Oppure chi ancora (candidamente) non ha il coraggio di riconoscere che sono diversi dagli esseri umani normali.

Io l'ho capito proprio quel giorno perché avevo 16 anni che è già un'età per poter capire.

All'epoca tutti i ragazzi del mio quartiere frequentavano come me la stessa piazza (periferia sulla tiburtina). Si viveva per strada e ci si conosceva tutti. Da bambini giocavamo a pallone sui prati perché li la citta finiva oppure "ai burroni" che erano gli scavi delle fondamenta dei palazzoni che costruirono dopo.

C'erano i Laziali (come me) e i romanisti. Anche dopo i derby, quando si tornava dallo stadio, ci si vedeva in piazza la sera.

Quella sera si parlava di Paparelli. Ho sentito per la prima volta in vita mia la frase "ao er tifo è pure questo".

Me lo ricordo bene perché fu una frase che cambiò anche le mie amicizie. Gente con cui avevo fatto le elementari, con cui avevo passato intere estati per strada, con cui si era diviso tutto quello che si divide da adolescenti in periferia (quindi proprio tutto).

A un certo punto non li ho capiti più. Forse erano già così e io non me ne ero accorto. Quel giorno cambiò tutto.



charlie

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rena89

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Bellissima l'intervista a LSR del figlio.

above us only sky

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Avevo 11 anni, ero allo stadio, ebbi tanta paura. E quel coro "Assassini, assassini" risuona nella testa come un martello pneumatico.
Da quel giorno non "sono della Lazio", "sono Laziale", in antitesi con l'insieme di arroganza, becerume e coattaggine con cui dobbiamo convivere in questa povera città.
Vincenzo, non ti abbiamo mai dimenticato né mai lo faremo.

scintilla

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 :band2:

Forza Lazio Vincè

bak

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Citazione di: Zarathustra il 28 Ott 2015, 10:39
Solo chi non li conosce bene può rimanere sorpreso per quel video.
Oppure chi ancora (candidamente) non ha il coraggio di riconoscere che sono diversi dagli esseri umani normali.

Io l'ho capito proprio quel giorno perché avevo 16 anni che è già un'età per poter capire.

All'epoca tutti i ragazzi del mio quartiere frequentavano come me la stessa piazza (periferia sulla tiburtina). Si viveva per strada e ci si conosceva tutti. Da bambini giocavamo a pallone sui prati perché li la citta finiva oppure "ai burroni" che erano gli scavi delle fondamenta dei palazzoni che costruirono dopo.

C'erano i Laziali (come me) e i romanisti. Anche dopo i derby, quando si tornava dallo stadio, ci si vedeva in piazza la sera.

Quella sera si parlava di Paparelli. Ho sentito per la prima volta in vita mia la frase "ao er tifo è pure questo".

Me lo ricordo bene perché fu una frase che cambiò anche le mie amicizie. Gente con cui avevo fatto le elementari, con cui avevo passato intere estati per strada, con cui si era diviso tutto quello che si divide da adolescenti in periferia (quindi proprio tutto).

A un certo punto non li ho capiti più. Forse erano già così e io non me ne ero accorto. Quel giorno cambiò tutto.

Coetanei e provenienti dalla stessa zona di Roma :)).

La cosa più vomitevole, all'inizio fu quel falso "buonismo" che pervase parte di quelle buste di piscio; diciamo la fazione meno oltranzista. Ipocrita e opportunistica, per evitare pestaggi (parte di loro, in quel periodo evitava sciarpe o altri segni di riconoscimento, chi lo faceva rischiava grosso)

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PabloHoney

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Citazione di: above us only sky il 28 Ott 2015, 10:59
Da quel giorno non "sono della Lazio", "sono Laziale"

Quanto è vera questa cosa.... Quel giorno e cambiato tutto davvero

Adler Nest

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sweeper77

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Ciao vincenzo!

p.s. ci sono N topic per andare contro la nord

Kitikaka

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Sempre forza Lazio, Vincé....


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Quel giorno lo ricordo come se fossi oggi.
Avevo 12 anni e andai allo stadio assieme al mio compagno di banco e ai nostri papà.
Avevamo preso la Tevere (eravamo in basso) e quindi arrivammo un'oretta prima dell'inizio.

La prima cosa anomala fu che arrivando incontrammo un flusso in senso inverso di persone, in uscita dallo stadio, alcune di loro con la radiolina attaccata all'orecchio ed un paio di loro dissero a mio padre e al padre del mio amico "nun ce li portate li regazzini li' dentro che se stanno a ammazzà".

Non ricordo perché non sapevamo nulla (forse la macchina del padre del mio amico non aveva l'autoradio oppure le notizie al quel tempo giravano più lentamente e con meno frequenza); fatto sta che senza approfondire più di tanto mio padre decise che era meglio essere dentro lo stadio piuttosto che fuori.

Entrammo e la scena che mi si presentò non la dimenticherò mai: a sinistra la sud strapiena, grigia e silenziosa, a destra la nord bianchissima e completamente vuota, salvo un manipolo di teste che si intravedevano sotto l'imbocco che dava sul parterre.

Prima dell'inizio la sud provò due o tre volte a intonare qualche coro, ma ogni volta che ci provava il ruggito "Assassini Assassini" gridato - correndo verso il fossato e subito ritirandosi vero l'imbocco - dal manipolo che era rimasto in nord metteva la sud a tacere.

Ho invece ricordi confusi della discesa delle squadre in campo, dei fumogeni della sud, dell'inizio della partita, delle botte tra i giocatori, dei gol, ma dei "nun se deve giocà" gridati a più riprese dalla nord (a Wilson soprattutto che si avvicinò alle barriere per farsi ridare il pallone che ritornò sgonfio, o almeno così mi pare) no, quello non li dimenticherò mai.

Per me rimasero sempre quello che quel giorno furono: complici, quando non Assassini.

fabrizio1983

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Nel tuo nome, Vincenzo.

:band1:

laziAle82

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