Io, Fat, invece ci sono nato underdog, con nonno zii e amici vicinissimi alla società, papà grande speranza della Lazio primavera fino ad una inopinata interruzione di carriera, sempre con i deboli, da solo al liceo contro le masse informi a fare pippa negli anni 80, e morirò underdog perché non ho proprio alternativa, questa per me è la natura del laziale.
La storia però vede l'underdog, prima di tornare ad esserlo, una volta o due nella vita aspirare, non necessariamente riuscirci ma aspirare a trovarsi lì lì per metterlo in quel posto a Serse, scrivere la storia della vita e tornarsene ad essere fierissimo e orgoglioso underdog.
Un underdog che non prova a fare questo e si ritira nella sua underdoggagine non è un underdog, è un perdente fallito come un romanista qualunque che se crede stocazzo e non vince mai.
Rivendico allo stesso tempo la mia natura, assolutamente genetica, di underdog e il diritto al tentativo, volendo occasionale ma attivo e pianificato, di marciare sul cadavere del favorito quando me girano le palle di farlo.