Oggi parlerei di un'altra bellissima (e sfortunata) attrice.
A differenza della Goldsmith e della Leprince, lei ha lavorato molto di più, concentrando le sue apparazioni negli anni '70.
Sto parlando di
Anicée Alvina.

In Italia l'abbiamo conosciuta - almeno io - grazie ad "Anima persa" di Dino Risi, uno dei miei pochi film di culto di Risi Sr.
Ma in Francia aveva già lavorato molto e fatto le cose più importanti. Il suo nome è indissolubilmente legato a quello dello scrittore (cimentatosi con risultati controversi anche col cinema) Alain Robbe-Grillet.
Mi riferisco, ovviamente, ai suoi due stracult di metà anni '70: "Spostamenti progressivi del piacere" e "Giochi di fuoco". Film ostici davvero. Il primo, soprattutto. Il secondo lo considero un "gioco", una "burla" al livello di "Che?" di Polanski o roba del genere.
In "Giochi di fuoco" c'è una teoria di gnugne da infarto. Oltre ad Anicée Alvina ci sono Sylvia Kristel, Agostina Belli, Christine Boisson e Nathalie Zeiger (quest'ultima in prestito dal floridissimo cinema porno franzoso).
Dopo "Anima persa" al fianco di Cesare Mattei (il giovane attore di "In nome del Papa re", dello stesso anno) non ha più ricoperto altri ruoli davvero significativi andando comunque a recitare in pellicole minori.
Rimane, comunque, una presenza magnetica nei film concettosi e intellettualistici di Robbe-Grillet e negli altri film francesi meno impegnativi.
La popolarità, tuttavia, gliela diede "Due ragazzi che si amano" di Lewis Gilbert, il regista brittaninco di tanti 007.
E' con quello che iniziò la sua per nulla trascurabile carriera.