Citazione di: Nanni il 01 Giu 2013, 10:17
Sto riascoltando dopo tantissimo tempo il Doppio Bianco dei B.
Il classico dei classici, il punto più alto mai raggiunto, insuperabile davvero, anno domini 1968 (o era già 1969?).
"Happiness is a warm gun" è semplicemente EPOCALE. Strabiliante, unica.
Il cosiddetto white album è una pietra miliare, e forse è il disco più importante di tutta la carriera dei four.
Si è detto come da revolver in poi, anche grazie all'uso delle droghe , i quattro avevano iniziato a sperimentare, in particolare con sgt.pepper., ma la sperimentazione rimaneva inscritta in canoni comunque codificati e fermi.
Pezzi come i am the walrus o a day in the life giocavano con la struttura della canzone pop, coi suoni, con gli effetti sulle voci, e questo è innegabile.
Col WA però il livello sale, anche perchè i contrasti interni al gruppo e la voglia di autonomia dei due leader, ma anche del terzo incomodo Harrison, fornivano ulteriore spinta alla libertá creativa.
Libertá è la parola chiave.
WA è il primo ( e forse l'unico ) disco in cui i Beatles hanno fatto come cazzo gli pareva.
Partiamo dalle cose più estreme: Revolution no.9 é una cosa di avanguardia che manco i pink floyd avevano osato: nastri rovesciati, rumori, frasi ossessive, ambient. Una cosa mai sentita in un disco pop.
Non posso proprio essere d'accordo con le considerazioni di warp su john lennon, il quale era un genio. punto.
Ma allo stesso tempo va rimarcato che quelli che hanno sempre dipinto paul come il poppettaro zuccheroso contrapposto a lennon rock/intellettuale/avanguardista/figo hanno capito poco.
HELTER SKELTER anticipa almeno 3 generi rock: il punk, il noise e l'heavy metal.
Ed è un trip esclusivamente del bravo ragazzo paul mc cartney, il quale stuzzicato da un intervista a pete townshed degli who, che si gloriava di aver scritto il pezzo più rumoroso della storia ( i can see for miles ) decise di doverne fare uno ancora più cattivo.
E a risentire adesso helter skelter ancora è una botta di violenza inaudita, con quelle strofe a spirale ascendente e quelle urla!!!! e le chitarre che a una certa sfracasciano in un'orgia di distorsioni dissonanti.
Tra l'altro non si tratta di un take unico, ma di un montaggio di varie jam, di durata anche molto lunga, tanto che alla fine del pezzo ( incollata con un fade in ) si sente ringo urlare: " ho le vesciche alle dita!"
Ringo Starr.
Quelli che "ringo starr era lo scemo del gruppo ed era una mezza pippa".
Ringo Starr era un batterista con un groove della madonna, e tutti, TUTTI, john bonham, keith monn, tutti ammettono di aver iniziato copiando Ringo.
George Harrison.
Lui alla fine aveva imparato a scrivere le canzoni. Forse si può dire che su Abbey road, l'ultimo disco registrato dai beatles, le migliori canzoni fossero le sue.
Qui ne tira fuori un paio da urlo: Long long long, dolcezza nostalgica psichedelica, e sopratutto While my guitar gently weeps, dove recluta l'amico Clapton a far ruggire la strato di emozione, con un testo che è la perfetta rappresentazione di un mondo che sta crollando e un altro che gli sta subentrando.
Mc Cartney.
Stupendo quando prende per culo Lennon scrivendo la canzone più lennoniana del disco: Why dont we do it in the road?
E poi i soliti gioielli pop: I will, Blackbird, Martha my dear, il divertissement di Rocky raccoon.
Forse se proprio dovessi dire quasi meglio macca di lennon sul white album.
Quasi.
Perchè se è vero che numeri come Dear prudence, Glass onion, I'm so tired, Sexy sadie e la stessa Xry baby cry sono tutto sommato ordinari brani pop ( di qualitá comunque stellare intendiamoci ) qui ci sono 3 pezzi che apriranno mondi e galassie per la musica rock a venire.
Di uno , revolution number nine, si è detto, un altro è Yer Blues, un delirio psicotico sul blues e sul rock'n'roll che è tutto un gioco di rilasci e tensioni, sopratutto ritmiche, un brano che crea Tensione, anche nel testo, autolesionismo come mai prima nel rock'n'roll, sopratutto perchè VERO! emotivo ( emo ) .
Happiness is a warm gun porta alle estreme conseguenze il gioco cut-up di A day in the life, brandelli di canzoni con ritmi diversi, melodie che non c'entrano niente tra loro, ad evocare la discontinuitá e la frammentarietá dell'esperienza-droga, un testo, pur nel suo surrealismo, estremo come forse all'epoca solo i misconosciuti Velvet.
A chiudere la mesta elegia per voce e chitarra di Julia, brano dedicato alla madre mai conosciuta, un pezzo
di una spontaneitá e di una bellezza cristallina che mai più il marito di Yoko saprá toccare.
A conti fatti, si, sfrangiandolo di quei 6-7 pezzi di troppo, sarebbe stato un monolite di compattezza, ma anche così, con le sue pause, WA rimane un capolavoro assoluto della storia di questa musica dello scorso secolo.