Lazio.net Community

Varie / General => Let the good times roll => Discussione aperta da: Drake il 17 Dic 2010, 01:21

Titolo: incipit
Inserito da: Drake il 17 Dic 2010, 01:21
La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba.
Il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo.
Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto oltre il cancello appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie ne fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da lungo tempo.
«Quando la rivedrò? Prima della fine della guerra è impossibile. Non è nemmeno augurabile. Ma il giorno stesso che la guerra finisce correrò a Torino a cercarla. È lontana da me esattamente quanto la nostra vittoria».
Il suo compagno si avvicinava, pattinando sul fango fresco.
-Perché hai deviato?- domandò Ivan. -Perché ora ti sei fermato? Cosa guardi? Quella casa? Perché ti interessi a quella casa?
-Non la vedevo dal principio della guerra, e non la rivedrò più prima della fine. Abbi pazienza cinque minuti, Ivan.
-Non è questione di pazienza, ma di pelle. Quassù è pericoloso. Le pattuglie.
-Non si azzardano fin quassù. Al massimo arrivano alla strada ferrata.
-Da' retta a me, Milton, pompiamo. L'asfalto non mi piace.
-Qui non siamo sull'asfalto,- rispose Milton che si era rifissato alla villa.
-Ci passa proprio sotto,- e Ivan additò un tratto dello stradale subito a valle della cresta, con l'asfalto qua e là sfondato, sdrucito dappertutto.
-L'asfalto non mi piace,- ripeté Ivan. -Su una stradina di campagna puoi farmi fare qualunque follia, ma l'asfalto non mi piace.
-Aspettami cinque minuti,- rispose cheto Milton e avanzò verso la villa, mentre soffiando l'altro si accoccolava sui talloni e con lo sten posato sulla coscia sorvegliava lo stradale e i viottoli del versante.


[da Una questione privata di Beppe Fenoglio]
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Rorschach il 17 Dic 2010, 13:38
Nell'affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l'eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l'unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l'innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.


Q - Luther Blisset
Titolo: Re:incipit
Inserito da: porgascogne il 17 Dic 2010, 15:06
Chiamatemi Ismaele.
Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano.

Herman Melville – Moby Dick
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Dissi il 17 Dic 2010, 16:07
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo piú forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.


Italo Calvino: "Se una notte d'inverno un viaggiatore"
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Silverado il 17 Dic 2010, 16:40
Citazione di: porgascogne il 17 Dic 2010, 15:06
Chiamatemi Ismaele.
Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano.

Herman Melville – Moby Dick

Chiamatemi Ismaele.

Bastava questo.
Già c'è tutta l'immensità del seguito  ;)

Questo sotto è un incipit che più di una volta ho postato.
Sempre più bello.

Era il tempo migliore e il tempo peggiore,
la stagione della saggezza e la stagione della follia,
l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità;
il periodo della luce, e il periodo delle tenebre,
la primavera della speranza e l'inverno della disperazione.
Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi;
eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte.
A farla breve,
gli anni erano così simili ai nostri,
che alcuni che li conoscevano profondamente
sostenevano che, in bene o in male,
se ne potesse parlare soltanto al superlativo.

Le due città
Charles Dickens
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Drake il 18 Dic 2010, 17:20
Era duro, l'inverno del 1933. Quella sera, arrancando verso casa attraverso fiamme di gelo, con le dita dei piedi che mi bruciavano, le orecchie che mi andavano a fuoco, e la neve che mi turbinava intorno come un nugolo di suore furibonde, mi fermai di colpo. Era giunto il momento di tirare le somme. Con la pioggia o col sereno c'erano delle forze nel mondo che cercavano di distruggermi.
Dominic Molise, mi dissi, aspetta un attimo. Sta andando tutto secondo i tuoi piani? Esamina attentamente la tua condizione, considera obiettivamente il tuo stato. Che succede, Dom?


Un anno terribile [John Fante]
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Daniela il 18 Dic 2010, 21:22
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.


Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez



Titolo: Re:incipit
Inserito da: Tarallo il 19 Dic 2010, 09:05
Citazione di: daniela il 18 Dic 2010, 21:22
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.


Cent'anni di solitudine - Gabriel Garcia Marquez

(Madonna, la letteratura moderna Latinoamericana. Ho dovuto smettere di leggerla perché mi causava un incubo ricorrente in cui venivo strangolato da un arcobaleno. Se sento un'altra storia che parla di come il pappagallo ferito e' tornato a volare grazie alle ali di latta costruite amorevolmente dalla figlia del generale giuro che rapisco Diego Armando Maradona e glielo rido' solo se promettono di non scrivere piu' una riga).



The studio was filled with the rich odour of roses, and when the light summer wind stirred amidst the trees of the garden, there came through the open door the heavy scent of the lilac, or the more delicate perfume of the pink-flowering thorn.
From the corner of the divan of Persian saddle-bags on which he was lying, smoking, as was his custom, innumerable cigarettes, Lord Henry Wotton could just catch the gleam of the honey-sweet and honey-coloured blossoms of a laburnum, whose tremulous branches seemed hardly able to bear the burden of a beauty so flamelike as theirs; and now and then the fantastic shadows of birds in flight flitted across the long tussore-silk curtains that were stretched in front of the huge window, producing a kind of momentary Japanese effect, and making him think of those pallid, jade-faced painters of Tokyo who, through the medium of an art that is necessarily immobile, seek to convey the sense of swiftness and motion.



Sfacciata, impunita decadenza. L'adoro.

:hkss:

:bis:

Titolo: Re:incipit
Inserito da: Baldrick il 19 Dic 2010, 11:13
Citazione di: Tarallo il 19 Dic 2010, 09:05

(Madonna, la letteratura moderna Latinoamericana. Ho dovuto smettere di leggerla perché mi causava un incubo ricorrente in cui venivo strangolato da un arcobaleno. Se sento un'altra storia che parla di come il pappagallo ferito e' tornato a volare grazie alle ali di latta costruite amorevolmente dalla figlia del generale giuro che rapisco Diego Armando Maradona e glielo rido' solo se promettono di non scrivere piu' una riga).


:lol: :lol: :lol: :lol:
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Gianluca Cutrì il 28 Dic 2010, 15:51


"Dolce e chiara è la notte e senza vento e quieta sopra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna."        In quel momento mi domandai cosa avesse vinto il Recanati quando Giacomo Leopardi compose questi versi. Erano le 18.04 del 14  Maggio 2000. Materazzi proteggeva il pallone vicino la bandierina del calcio d'angolo e dopo una vita,  un anno, una giornata ed una partita infinita  l'arbitro Collina fischiava la fine della mia ossessione.         Il boato con cui l'Olimpico accompagnò quel fischio è qualcosa che non potrò dimenticare. Intorno a me la gioia era incontenibile, i più urlavano tutto quello che avevano finora represso, molti si abbracciavano saltando, alcuni erano rimasti fermi al proprio posto inebetiti, guardando il vuoto. Io fui impietrito da una scossa che mi esplose dallo stomaco e raggiunse immediatamente ogni centimetro del mio corpo. Fu come morire e poi rinascere, come se quell'emozione immensa avesse con un solo colpo spazzato via tutto.  Il cielo era più azzurro del solito e le poche nubi che lo solcavano fino a qualche minuto prima si erano completamente dissolte. Il campo era stato invaso interamente al momento del gol di Calori da un' orda impazzita che lo calpestava senza meta, con quel gusto un po' barbaro di violare un luogo sacro. Il luogo dove si era compiuto l'avvenimento tanto atteso. Lì dove fino a pochi minuti prima c'era stata battaglia i nostri colori svettavano vittoriosi. Guardai un ultima volta verso il prato e poi su tutto lo stadio, volevo che quell'immagine mi rimanesse dentro. Poi mi voltai e camminai verso l'uscita.  Avevo bisogno di rimanere un attimo in disparte per metabolizzare quell'emozione eccessiva. Ricordo la confusione indescrivibile e il fatto che quell'odiosa sensazione che si prova camminando controcorrente ad una folla  quella volta assunse dei contorni dolcissimi. Erano i miei fratelli quelli che mi riempivano di spallate, erano i miei fratelli che andavano a festeggiare ed avrei voluto quasi toccarli tutti, stringerli a me ed abbracciarli come si abbraccia un compagno dopo una battaglia o un famigliare dopo una grande gioia. Abbracciarli uno ad uno e dividere con loro la gloria dell'impresa. In realtà sarebbe stato troppo per il mio pudore, diciamo che lo feci idealmente.                  Raggiunsi i cancelli della curva e cercai il mio motorino tra le centinaia parcheggiati lì fuori.   Tolsi il blocco, misi in moto e partii, il vento in faccia sembrava dirmi: « E' tutto vero! E' finita! Sei campione d'Italia vecchio pazzo! »
Il vento, i colori, gli odori, tutto era diverso, tutto era leggero. Anche solo per quel momento sarebbe valsa la pena di vivere.
Roma era in festa, il biancoazzurro  il colore dominante ed io stavo lentamente prendendo coscienza della cosa: avevamo finalmente e in una maniera a dir poco romanzesca  vinto uno scudetto e nessuno avrebbe più potuto togliercelo. La tangenziale era bella come la  pista di Ascot e i pochi chilometri tra lo stadio e casa furono eccitanti come quelli del tuo cavallo che esce primo dalla curva, imbocca la dirittura e si fa accompagnare dal tuo urlo fino al palo.
Mi tornarono in mente in un attimo tutte le cazzate fatte nell'ultimo anno. Le discussioni infinite, le paure, la partita di Firenze, i silenzi di Monica, il viso di Francesca al matrimonio, il sangue di Silvio, la rabbia, il furore, la follia che mi aveva accecato e che ora era d'un tratto come svanita, dissolta, risolta.
Parcheggiai e salii di corsa le scale di casa. Monica mi aprì con Giulia in braccio, gli occhi gonfi di pianto e Chiara attaccata ad una gamba come un koala che mi guardava perplesso. La guardai senza dire niente, non c'era bisogno di dire niente. Sapevamo entrambi perfettamente che tutto era finalmente finito. Che le sue lacrime erano l'epilogo di una mia psicosi che non era comunque riuscita a dividerci e che quel groppo in gola era un nodo talmente morso che non si sarebbe più sciolto. Ci chiudemmo fuori dai festeggiamenti e  soli ci gustammo quell'infinita e dolcissima notte.

"L'ossessione" di Gianluca Cutrì è in vendita in tutte le edicole romane
Titolo: Re:incipit
Inserito da: umanoide69 il 28 Dic 2010, 16:07
Una citazione più bella dell'altra. E allora io faccio il provocatore.  ;)

Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella.

Un incipit che i meno giovani lo riconosceranno senz'altro. Che libro è?
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Pat Pat il 10 Nov 2011, 14:08
L'anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la Piazza Barberini, su la Piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorìo confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.

Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch'esalavan ne' vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d'un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro [p. 2 100%.svg]Botticelli alla galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta.

Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un'amante.


Il piacere - Gabriele D'Annunzio
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Dissi il 10 Nov 2011, 14:24
The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.

William Gibson - Neuromancer
Titolo: Re:incipit
Inserito da: porgascogne il 10 Nov 2011, 14:24
Citazione di: umanoide69 il 28 Dic 2010, 16:07
Una citazione più bella dell'altra. E allora io faccio il provocatore.  ;)

Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella.

Un incipit che i meno giovani lo riconosceranno senz'altro. Che libro è?

doppio incipit
porci con le ali (mammamia le pippe) e supergiovane (elii)
:pp
Titolo: Re:incipit
Inserito da: est1900 il 10 Nov 2011, 14:35
"Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un'altra parte. Perciò lasca perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV".

"Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti."


Titolo: Re:incipit
Inserito da: gruber il 10 Nov 2011, 16:57
Sull'Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913.
Robert Musil - L'uomo senza qualità

Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.
Carlo Emilio Gadda - Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Kim Gordon il 10 Nov 2011, 17:11
Parla la tua lingua, l'americano, e c'è una luce nel suo sguardo che è una mezza speranza. È un giorno di scuola, naturalmente, ma lui non c'è proprio, in classe. Preferisce star qui, invece, all'ombra di questa specie di vecchia carcassa arrugginita, e non si può dargli torto – questa metropoli di acciaio, cemento e vernice scrostata, di erba tosata ed enormi pacchetti di Chesterfield di sghimbescio sui tabelloni segnapunti, con un paio di sigarette che sbucano da ciascuno. Sono i desideri su vasta scala a fare la storia. Lui è solo un ragazzo con una passione precisa, ma fa parte di una folla che si sta radunando, anonime migliaia scese da autobus e treni, gente che in strette colonne attraversa marciando il ponte girevole sul fiume, e sebbene non siano una migrazione o una rivoluzione, un vasto scossone dell'anima, si portano dietro il calore pulsante della grande città e i loro piccoli sogni e delusioni, quell'invisibile nonsoché che incombe sul giorno – uomini in cappello di feltro e marinai in franchigia, il ruzzolio distratto dei loro pensieri, mentre vanno alla partita.

delillo, underworld.

...poi non dite che rovino i topic
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Zammammero il 10 Nov 2011, 21:53
Per tutta la vita ho avuto la consapevolezza di altri luoghi e di altre epoche,
e ho sempre avvertito la presenza di altre persone che vivevano dentro di me.

Jack London - Il vagabondo delle stelle
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Pat Pat il 11 Nov 2011, 09:58
Era una gioia appiccare il fuoco.

Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.

Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.


Fahrenheit 451 - Ray Bradbury
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Kim Gordon il 29 Nov 2011, 11:44
Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città. Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c'era via di mezzo, per Cass. C'era anche chi diceva ch'era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli imbecilli non potevano capirla.

Bukowski, storie di ordinaria follia.
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Rorschach il 29 Nov 2011, 18:31
(http://amatilibri.it/images/Pag/Snoopy_notte_pag.jpg)

C'era anche quella 'chiamatemi Ismaele, ma non la trovo'...
Titolo: Re:incipit
Inserito da: nino™ il 01 Gen 2012, 16:01
Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte — a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni i quali li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo. Un re dalla grossa mandibola e una regina dall'aspetto volgare sedevano sul trono d'Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia. In entrambi i Paesi ai signori dalle riserve di Stato del pane e del pesce era chiaro più del cristallo che tutto in generale andava nel miglior ordine possibile e nel più duraturo assetto del mondo.

C.Dickens/ Le due città o Racconto di due città
Titolo: Re:incipit
Inserito da: vaz il 02 Gen 2012, 00:22
Eravamo.io.e.Jamieson.
Solo noi.
In viaggio, questo viaggio forsennato a tavoletta attraverso questo strano territorio su questo strano veicolo.
Solo io e Sandy Jemieson.
Ma loro cercavano di disturbarmi, cercavano di svegliarmi; come sempre. Guai al mondo se lasciano in santa pace questo can che dorme.
S'immischiano sempre.

Irvine Welsh - Tolleranza Zero

Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare.

Alessandro Baricco - Oceano Mare

It was a bright cold day in April, and the clocks were striking thirteen. Winston Smith, his chin nuzzled into his breast in an effort to escape the vile wind, slipped quickly through the glass doors of Victory Mansions, though not quickly enough to prevent a swirl of gritty dust from entering along with him.
The hallway smelt of boiled cabbage and old rag mats. At one end of it a coloured poster, too large for indoor display, had been tacked to the wall. It depicted simply an enormous face, more than a metre wide: the face of a man of about forty-five, with a heavy black moustache and ruggedly handsome features.

George Orwell - 1984
Titolo: Re:incipit
Inserito da: kelly slater il 02 Gen 2012, 01:17
Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte dei genitori; veramente adulti non lo si diventa mai.
Davanti alla sua bara ho avuto pensieri incresciosi. Si era goduto la vita, quel vecchio porco; se l'era spassata alla grande. "Ti sei riprodotto..." gli dissi fra me e me con una certa foga, "hai ficcato il tuo grosso uccello nella fica di mia madre." Diciamo pure che ero piuttosto teso: non capita tutti i giorni di avere un morto in famiglia. Il cadavere m'ero rifiutato di vederlo. Ho quarant'anni, e di cadaveri ne ho già visti abbastanza; adesso preferisco evitare. Che poi è il motivo per cui non ho mai voluto animali domestici.
E non mi sono neanche mai sposato. Di occasioni per farlo ne ho avute diverse; ma ho sempre lasciato perdere. Comunque le donne mi piacciono, e pure tanto. In effetti il celibato un po' mi pesa. E' seccante soprattutto per le vacanze. La gente diffida degli scapoli in vacanza, soprattutto se di una certa età: li considerano persone molto egoiste e anche un po' dissolute; difficile dargli torto.
Titolo: Re:incipit
Inserito da: stefano_71 il 02 Gen 2012, 07:51
Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più,
ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale
che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

It - Stephen King


Le tenebre stavano avanzando.
«Meglio rientrare.» Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. «I bruti sono morti.»
«Da quando hai paura dei morti?» C'era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce.
Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. «Ciò che è morto resta morto» disse «e noi non dovremmo averci niente a che fare.»

Il Trono di Spade - George R.R. Martin
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Pat Pat il 02 Gen 2012, 10:04
Citazione di: stefano_71 il 02 Gen 2012, 07:51Le tenebre stavano avanzando.
«Meglio rientrare.» Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. «I bruti sono morti.»
«Da quando hai paura dei morti?» C'era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce.
Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. «Ciò che è morto resta morto» disse «e noi non dovremmo averci niente a che fare.»

Il Trono di Spade - George R.R. Martin


Winter is coming...
Titolo: Re:incipit
Inserito da: saramago il 05 Gen 2012, 16:03
Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse, Datemi una barca.

(josè saramago-il racconto dell'isola sconosciuta.)
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Neal il 06 Gen 2012, 02:02
Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare. Con una compagnia di maschi uguali a lui, tutti vestiti di bianco, scese giù alla chiesa della Divina Provvidenza, dove alle nove Don Pizzuto gli fece la comunione e alle undici il Vescovo lo cresimò. Il Riccetto però aveva una gran prescia di tagliare: da Monteverde giù alla stazione di Trastevere non si sentiva che un solo continuo rumore di macchine.

Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di vita
Titolo: Re:incipit
Inserito da: DopoNesta il 06 Gen 2012, 03:11
Citazione di: est1900 il 10 Nov 2011, 14:35
"Se stai per metterti a leggere, evita. Tra un paio di pagine vorrai essere da un'altra parte. Perciò lasca perdere. Vattene. Sparisci, finchè sei ancora intero. Salvati. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla TV".

Palahniuk mi ricorda:

Queste poche pagine sono destinate a un lettore a me sconosciuto e a una stirpe futura, che avrà il coraggio di guardare in faccia la verità e la forza di sopportarla. Gli spiriti deboli fuggano le mie parole come il fuoco, non ho nulla di piacevole da raccontare. Sarò breve, ché poco tempo mi resta ormai da vivere. Già soltanto la scrittura di una frase mi richiede uno sforzo che definirei sovrumano, e che non riuscirei a compiere se una pulsione interna non mi spingesse a trasmettere il mio sapere e quello che mi è stato dato di scoprire.

il quale mi ricorda:

Da quando sono venuto in questa terra, ho sentito il mio cuore invecchiare misteriosamente e nutrire la sensazione di un profondo isolamento. questo luogo non ha mai avuto alcun rapporto né con me né con i miei antenati, ma chissà che un giorno non nasca fra noi uno stretto legame, un legame che si manterrà vivo per tutta la mia discendenza. Pensavo a ciò mentre salivo gli stretti scalini di pietra ricoperti di muschio sul retro della casa. Quella scalinata conduceva a uno spiazzo di cerca di solitudine, il silenzio a poco a poco mi penetrava nell'anima, liberava la mia mente da ogni pensiero, lasciando spazio solo alla bruciante nostalgia del passato.

che a sua volta:

La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera e piena di promesse come un velo da sposa.
- Il signor Malaussène è desiderato all'Ufficio Reclami.
Una voce velata, come se le foto di Hamilton si mettessero a parlare. Eppure, colgo un leggero sorriso dietro la nebbia di Miss Hamilton. Niente affatto tenero, il sorriso. Bene, vado. Arriverò probabilmente la settimana prossima. È il 24 dicembre, sono le 16 e 15, il Grande Magazzino è strapieno. Una fitta folla di clienti gravati dai regali ostruisce i passaggi. Un ghiacciaio che cola impercettibilmente, in un cupo nervosismo. Sorrisi contratti, sudore lucente, ingiurie sorde, sguardi pieni d'odio, urla terrorizzate di bambini acciuffati da Babbi natale idrofili.

da cui ovviamente:

Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. I suoi occhi plenilunio erano quelli di una civetta.
Loro erano sette e salivano le scale quattro a quattro. Naturalmente ignoravano che questa volta gli avevano inchiodato un moccioso alla porta. Pensavano di aver già visto tutto e quindi correvano verso la sorpresa. Ancora due piani e un piccoli Gesù di sei o sette anni avrebbe sbarrato loro la strada. Un bimbo-dio inchiodato vivo a una porta. Chi può immaginare una cosa simile?

e quindi:

Mi svegliai con il viso sprofondato nel pelo pubico di una sconosciuta. Avevo trentacinque anni. Come dire: "Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura...".

indipercui:

Sono diventato la persona che sono all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accosciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa.

per finire a:

Improvvisamente, un giorno, il signor Remo iniziò a odiare il suo cane.
Non era un uomo cattivo. Ma qualcosa si era rotto dentro di lui quando era rimasto vedovo. Aveva perso la moglie e gli era restato il cane, un botole salcicciometiccio, grasso e nerastro, con orecchioni da pipistrello. Si chiamava Bum, ovvero Boomerang, perché riportava indietro qualsiasi cosa gli tirassero, con prontezza e perseveranza.

e chiosando con:

« U-u-u-uh! Guardatemi, muoio. Nel portone la tormenta mi ulula il de profundis nel portone ed io urlo con essa. È finita, è finita. Un furfante dal berretto sporco, il cuoco della mensa degli impiegati al Consiglio Centrale dell'Economia Nazionale, mi ha rovesciato una mestola di acqua bollente sul fianco sinistro. Che canaglia, e dire che è un proletario! Signore Iddio, come fa male! Fino all'osso mi ha rosicchiato quell'acqua. E adesso urlo: ma urlando si aggiusta forse qualcosa? »

finchè:

Dev'essere stato il fulmine a svegliarmi. Una minaccia di luce passata dietro le palpebre chiuse ha infilato i nervi e li ha percorsi tutti come un circuito elettrico. Sforzo gli occhi abbagliati, vedo la stanza sotto un dolore nuovo. Stanno cadendo lampi a secco, senza pioggia, c'è odore di aria bruciata.

che mi porta a chiudere sto discorso sulle aperture con:

Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l'avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile: lirico come il «Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi» di Nabokov o, se non altro, di grande respiro come il tolstoiano: «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». La gente ricorda espressioni del genere anche quando del libro ha dimenticato tutto il resto. Comunque, a proposito di incipit, il migliore a mio avviso non può che ritenersi quello del Buon soldato di Ford Madox Ford: «Questa è la storia più triste che abbia mai sentito». L'ho letto decine di volte, ma ancora mi lascia di stucco. Ford Madox Ford è stato Un Grande.
Titolo: R: incipit
Inserito da: Pat Pat il 09 Ago 2012, 15:29
"It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife".

Jane Austen, Pride and Prejudice

Inviato dal mio TQ150 con Tapatalk 2
Titolo: Re:incipit
Inserito da: BoyRM76 il 09 Ago 2012, 19:41
"C'è stato un periodo della mia vita in cui ho perduto molti punti di riferimento: succede a tutti i ragazzi, capita
che magari cambi scuola, lavoro, quartiere e all'improvviso non vedi più le persone con cui hai trascorso tanti anni... oppure magari semplicemente si cresce e gli amici cambiano, prendono altre direzioni, si allontanano
da te... in poche parole, li perdi.
Io li ho persi per un altro motivo: sono morti... quasi tutti."
Titolo: Re:incipit
Inserito da: giò7 il 22 Ago 2012, 12:56
Citazione di: lagazzella il 17 Dic 2010, 13:38
Nell'affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l'eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l'unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l'innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.


Q - Luther Blisset

:agree:
Titolo: Re:incipit
Inserito da: porgascogne il 22 Ago 2012, 12:57
che libro Q, che libro
Titolo: Re:incipit
Inserito da: giò7 il 22 Ago 2012, 13:11
Citazione di: porgascogne il 22 Ago 2012, 12:57
che libro Q, che libro

L'ho letto (colpevolmente) solo a Luglio... Folgorante e terribilmente attuale.
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Cialtron_Heston il 29 Ago 2012, 16:26
Dunque. Provo ad alzarmi almeno prima che faccia buio. Per assorbire un pò di luce solare, registrarmi e timbrare il cartellino. II sole è un orologio per iI controllo delle presenze. Senza che uno debba lavorare, per lui o per altri. Già. Sistema solare, sistema sociale.
Sempre difficile alzarsi. E' come essere rimasti sepolti per quattrocento anni e dover emergere da sotto due metri di terra. Ogni mattina.
La luce fa capolino attraverso le tende. A un tratto mi sembra che i numeri sulla radiosveglia siano una data. 1601. Mi alzo fin troppo presto, non dovrò rinascere prima di quattrocento anni scarsi... II sonno è morte. Si risorge ogni mattina. La resurrezione della carne."

"101 Reykjavik" - Hallgrímur Helgason
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Peperone72 il 04 Set 2012, 12:37
Il sole tramontava già fra le profondità verdi delle colline a ovest della vallata, e le sue ombre rosse e rosate sfioravano gli angoli più remoti della campagna, quando Flick Ohmsford cominciò la sua discesa
Titolo: Re:incipit
Inserito da: PrioritàLazio il 04 Set 2012, 17:12
"Questione di moralità. La menzogna è intollerabile. Si muore nella menzogna."
Titolo: Re:incipit
Inserito da: giggio il 05 Set 2012, 21:51
Eccoci qui, ancora soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia.
Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo.

(Céline-Morte a credito)
Titolo: Re:incipit
Inserito da: Rivolazionario il 05 Set 2012, 22:00
Mio caro Marco, sono andato stamattina dal mio medico Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che
mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino.

(Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)