L'hanno passato l'altro giorno, non a caso, su Sky-Arte.
"Man on Wire" un film-documentario semplicemente strabiliante. Per me, che soffro di vertigini anche ad affacciarmi dal terzo piano, una sofferenza mostruosa. Più volte ho spento, alzandomi d'impeto per andare via, no, no, proprio non ce la faccio! poi mi ci sono rimesso davanti, rapito da quelle immagini e da quella storia clamorosa.
Un film presentato qualche anno fa al Sundance Film di Robert Redford (mi pare che abbia vinto anche qualche premio), ma basato su storie, immagini e filmati di più di quarant'anni prima. Immagini di allora e parole di adesso, degli stessi protagonisti, ragazzi invecchiatissimi oggi, ma con quella stessa luce vibrante nello sguardo.
Davvero notevole.
La vicenda è quella di Philippe Petit, un ragazzo francese, che attorno a vent'anni scopre di avere doti straordinarie di funambolo. Comincia con un cavo montato a due metri d'altezza nel giardino di casa, ma capisce subito che non gli basta. Non gli può bastare. Sente l'ansia bruciante di salire più in alto, sempre di più, su, su, fino al cielo.
Allora si arrampica sulla Cattedrale di Notre Dame a Parigi, tira il cavo fra le due torri lassù a quasi 100 metri e comincia a passeggiare avanti e indietro in equilibrio, a danzare, a inchinarsi, a sdraiarsi, fra lo stupore, il terrore e l'impressione della gente (e della Gendarmerie Nationale) là sotto. Non contento, pochi mesi dopo sale sulle torri dell'Harbour Bridge a Sydney e fa le stesse cose, ad un livello ancora più alto.
Ma non gli basta, non gli basta. Scopre che a New York stanno costruendo le famose (tristemente famose, tanti anni dopo) Torri Gemelle. Una l'hanno già finita, l'altra è ancora un cantiere, ma ci siamo quasi. Con un gruppetto di amici tutti quasi più pazzi di lui, arriva al World Trade Center e riesce, al termine di mille peripezie incredibili, a tirare il suo magico cavo su in cima. Sono 400 metri, qualcosa di inimmaginabile, da sotto riescono a scorgerlo appena. Hanno lavorato l'intera notte per poter fissare il cavo d'acciaio, non l'hanno neanche fissato bene e sono stanchissimi. I suoi amici lo sconsigliano vivamente di salire, ma Petit non sente nessuno. E' il sogno della sua vita, prende e va. Solo, nel vuoto assoluto. Quassù, non c'è margine di errore, se sbagli non hai scampo. E' la fine.
E comincia, come d'incanto, a passeggiare su quel cavo malmesso, tenendo con le mani la lunghissima asta d'equilibrio, e poi sdraiandosi, inginocchiandosi sul cavo, salutando con una mano. Soprattutto ridendo, manifestando apertamente una gioia intima irresistibile, profonda, davvero totale. Ha un'espressione gaudente del viso, assoluta, il funambolo mentre se ne va avanti e indietro nel vuoto. Finchè non arrivano i poliziotti e lui, dopo quasi un'ora di show mostruoso, decide che basta, può scendere.
Lo arrestano, lo processano, ma alla fine possono solo espellerlo dagli Stati Uniti. E lui, nel film, oggi racconta che dopo quell'esperienza, in fondo la passione gli era già finita. Aveva toccato l'apice e non aveva più tanta voglia di ricominciare.
Bellissimo, veramente un film bellissimo. Io, che ahimè come sapete ho l'età per potermi ricordare de visu tante cose, questa vicenda me la ricordavo vagamente. Ma vedendo il film, ero curioso anche di sapere "come sarebbe andata a finire". Perché non me lo ricordavo. Perché secondo me, all'epoca (siamo nel 1974) gli Americani, quindi noi perché la comunicazione in Occidente la facevano gli Americani, riuscirono a non dare grande risalto a questa vicenda. Forse per paura di suscitare (pericolosissima) emulazione, forse per non far vedere come (già allora) il loro centro assoluto, le Torri Gemelle, il centro di Manhattan, era vulnerabilissimo. Non lo so. Certo che lui, Philippe Petit aveva pensato a qualcosa di grosso. Perché fra tutte le attrezzature, strumenti, attrezzi, etc. si era portato anche un cine-operatore, che di fatto ha filmato gran parte dell'impresa. Il film oggi, l'hanno rifatto anche con parti di fiction, ricostruendo ambienti e personaggi, ma "il grosso", il clou di tutto erano le immagini, reali, in presa diretta, girate nel 1974.
Ce n'è una, terribile. E' il momento che Philippe decide di andare. La telecamera è a un livello ancora più alto (sulla ruota dell'ascensore, sul tetto della Torre Sud) e inquadra il funambolo già con l'asta d'equilibrio in mano, sul bordo della torre, un piede sul pavimento e un piede già sul cavo d'acciaio. E sotto, il vuoto. Le macchine, le strade, la gente laggiù sembrano formichine.
E lui che dice: "Ecco, basta spostare il peso del corpo da una gamba all'altra. E si va".
Cercatelo, e vedetelo. Ne vale davvero la pena.

L'edificio che si vede là davanti è la Torre Nord. Da quelle stesse finestre, l'11 Settembre del 2011 abbiamo visto sporgersi gente, disperatamente chiedere aiuto, alcuni addirittura gettarsi.