Ai tempi pubblicai questa breve recensione che vi riporto per intero. E' una mia interpretazione di un film che comunque ha anche altre sfaccettature. Nanni Moretti è stato profetico - come anche con il Caimano - chissà se per un suo 'fortunato pessimismo' o forse perché quell'autoreferenzialità a cui accenna silverado - e che anche io a volte gli imputo se riguardo i film del passato - proprio in questi due film è venuta meno. Ho rivisto anche Palombella rossa ultimamente e anche lì certe derive depressivo-culturali si sono poi verificate. Moretti cavalca il suo mondo ma le finestre sono aperte e il panorama, sovente disarmante, è in bella vista.
Continuo a non farmi piacere molto il suo stile, l'estetica piatta del suo cinema che comunque E' per scelta autobiografico, una sorta di lunghissimo diario personale/generazionale che negli ultimi due film mette anche il naso fuori dalle pipp.e sinistroidi (è una definizione non in insulto). La religione, dopo la politica spettacolo e dopo la morte (La stanza del figlio).
Vuoto di scena. Appena eletto dal Conclave, il nuovo Pontefice schiacciato dal panico rifiuta il peso della responsabilità lasciando la folla disorientata e il mondo nell'incertezza. Giù il sipario: il solenne rituale non si compie; i cattolici sono senza un pastore.
Uno psicanalista viene dunque invitato in Vaticano per convincere il Papa a rispettare la volontà divina. Ma il successore di Pietro annaspa nello smarrimento e dribbla la scorta per dileguarsi fra le vie di Roma in cerca di se stesso.
Lo spunto ingegnoso di Habemus Papam innesca una serie di interrogativi sulla crisi del potere della messinscena e dei simboli preposti a dare asilo ai bisognosi di certezze e riscatto.
Il senso di inadeguatezza dell'uomo chiamato a guidare la Chiesa di Roma si rispecchia infatti anche nello psicanalista costretto a soggiornare in Vaticano. Sprovvisto di un paziente, e quindi del suo ruolo di terapeuta, il medico organizza un torneo di pallavolo fra i cardinali per colmare il bisogno di regole. Intanto, nel suo girovagare per la città, il Papa latitante si imbatte in una compagnia teatrale in cui il primo attore ha perso la testa paralizzando lo spettacolo. Altro vuoto di scena. Un altro cerimoniale a rischio. La religione, la psicanalisi, il teatro (inteso nel senso più ampio di fiction): tre baluardi preposti ad intercettare la realtà, con i suoi disagi e i suoi significati nascosti, per restituircela in punti fermi e colmare il nostro 'deficit di accudimento', crollano. Pur defilandosi dalle riflessioni profonde di bergmaniana memoria, Moretti mette sulla bilancia il carico ingombrante dell'assenza di quelle figure intermediarie a cui noi deleghiamo i nostri malesseri. L'interrogativo enorme di Habemus Papam risiede nella nostra capacità di saper trovare un senso quando chi è delegato a fornircelo si esonera. E la storia di un Papa che vacilla e dice no, segnando il distacco dalla prospettiva divina in favore di un'umiltà tutta umana, diventa il simbolo più eloquente di uno scenario imprevisto e doloroso. Lo spettacolo deve continuare. Ma che succede se lo spettacolo ci è negato?
ps. Per favore non prendete la pubblicazione di questa recensione come sfoggio o autoreferenzialità (appunto..) Ma sono al lavoro e non ho tempo di disquisire sull'argomento con un linguaggio più da topic e meno da solfa cinefila.