Breve (si fa per dire) resoconto di un pomeriggio di ordinaria follia "ai tempi del coronavirus" (chi ha inventato questa locuzione spero prima o poi la paghi).
Premessa 1: condivido questo racconto nella speranza che sia utile a tutti, visto il periodo che stiamo attraversando.
Premessa 2, utile a comprendere quanto segue: gestisco una scuola di italiano per stranieri. Abbiamo riaperto a pochissime lezioni in presenza, con orari sfalsati in modo da limitare il flusso in ingresso/uscita e per un numero limitatissimo di studenti (massimo 4, ma dipende dall'aula). All'ingresso misuriamo, come da linee guida della Regione Lazio, la temperatura corporea.
Oggi, alla lezione del pomeriggio, si presenta una studentessa che misura 38,2. Viene fatta attendere fuori dalla porta e viene ripetuta la misurazione: il termoscanner esplode, 38,4. Lei presa dal panico chiama il suo compagno (vive qui a Roma) e si precipita a casa, io resto in reception alla prese con una situazione del tutto inedita, con l'unico conforto del DVR, invero molto vago in merito a cosa vada fatto ex post.
Come prima cosa, nell'impossibilità di trattenere e isolare la studentessa (si è data alla fuga), mi sono accertato che avesse davvero avvisato il suo congiunto di riferimento e che si fosse diretta a casa. A costui, comprensibilmente preoccupato, ho chiesto, una volta che ella fosse rientrata, di lasciarla all'ombra per qualche minuto e di rimisurarle la temperatura da due apparecchi differenti. Ho poi informato i compagni di classe (grazie a dio dei B2 in grado di comprendere più o meno tutto senza dover ricorrere all'inglese), sospeso tutte le lezioni e mandato tutti a casa, compresi i docenti, istruendoli di restarci fino a che la situazione non fosse venuta a chiarimento (peraltro con evidenti grattacapi in relazione ad alcune questioni di privacy, soprattutto per la povera studentessa, ma se la Regione dice una cosa e il garante della privacy un'altra, a chi si deve dar retta?).
In considerazione della succitata vaghezza del DVR, ho chiamato il nostro RSPP per chiedere conferme sul protocollo da seguire. La risposta, piuttosto raggelante ma che già sapevo, è stata che avrei dovuto avvisare la ASL in caso le ulteriori misurazioni fossero risultate superiori ai 38°. Da lì in poi, ci avrebbero pensato loro a contattare l'interessata e tutti gli studenti e i docenti (da noi debitamente segnati su un foglio presenze giornaliero) con ulteriori disposizioni. Chiaramente a quel punto sarei stato costretto a chiudere scuola in attesa dei risultati dei tamponi e dell'eventuale periodo di quarantena cautelativa.
Il lieto fine: a casa la ragazza misurava 36.2°, ed è successivamente emerso che aveva passato l'intera mattinata a prendere il sole. E quindi con mio indescrivibile sollievo ho proceduto a ricontattare tutti i presenti al momento della chiusura per avvisarli del pericolo scampato. Debbo dire che nessuno si è infastidito e, anzi, due studenti mi hanno ringraziato sentitamente per la prontezza e la trasparenza. Il Responsabile Sicurezza invece si è un po' alterato perché mi sono fatto scappare la malcapitata e ci ha imposto di far firmare a tutti coloro che desiderano avere accesso ai locali della scuola una sorta di autodichiarazione cautelativa. Non sono d'accordo, lo trovo esagerato e superfluo, ma la firma sul DVR è la sua.
Ora, al di là del singolo caso in oggetto ma in considerazione del fatto che in un pomeriggio ho perso circa 15kg, invito tutti quelli che lavorano a contatto con il pubblico (magari con clientela ricorrente), a prescindere dall'area geografica in cui si trovino, a predisporre un protocollo che, in ottemperanza alle normative regionali\nazionali vigenti, tuteli loro e il pubblico in casi come questo, visto che purtroppo il mio non è stato il primo e non sarà neanche l'ultimo. Mala tempora currunt!