Ieri ho letteralmente "toccato con mano" il Covid19, o meglio i suoi più deteriori effetti.
Infrangendo le regole sono andato da Milano a Vicenza a dare un "saluto" a papà.
Appuntamento alle 14:15 davanti al cancello della cappella mortuaria. Tra le 14:15 e le 15:00 vengono restituite le salme ai parenti. Credo che ci siano tutti i corpi dei deceduti negli ultimi giorni. Ma una cosa è certa: erano tanti!
Fuori dal cancello una fila di carri funebri della quale non sono stato in grado di vedere la fine. All'apertura dei cancello, immagine da non associare minimamente a ciò che avviene allo stadio, fosse altro per il lento incedere del "pubblico" che entra, saremo stati diverse centinaia.
Dentro c'era uno spazio piuttosto ampio per "parcheggiare" i carri funebri, ciascuno in attesa del suo turno, del suo morto, con i fiori e le corone posati sul pianale. Intorno una specie di mezzo chiostro, una L a porticato. In fondo lo spazio è più largo ma è poco accessibile. Sì perché ci hanno stivato i banchi della cappella. Lo spazio interno della cappella è colmo di bare e gli inginocchiatoi e d i banchi "impicciano", rubano spazio alle bare.
La maggior parte delle bare è in abete, neanche trattato. La procedura prevede la cremazione, inutile spendere per la vernice. La procedura prevede, immediatamente dopo l'accertamento del decesso, una prima sacca cadavere (come quelle dei film); la prima sacca viene messa in una seconda sacca; il tutto viene avvolto in una sorta di sudario sterile che viene posto nella bara; che viene immediatamente chiusa e sanificata prima del trasferimento alla cappella. Alla cappella arrivano degli inservienti con le tute bianche, gli occhiali protettivi, le maschere FP3 (quelle con i filtri), i calzari e i cappucci, sopra alle cuffie copricapo, i "monatti del terzo millennio". Nei 45 minuti circa passati lì ne sono arrivate due. Su ogni bara il nome del defunto e, per quelli che sono prossimi al "trasporto", una fotografia.
Il prete avrà consumato una tanica di acqua santa e un pacchetto di Golia per quanti Pater, Ave e, quanti "Requiem aeternam" (da vdm quale sono, io il catechismo lo fatto in latino) ha dovuto recitare (con la maschera leggermente e pietosamente abbassata). Sulla bara di papà due magliette della Lazio che lui aveva regalato ai nipotini vicentini. Una col 17 ed una col 21. I fiori, ovviamente, bianchi e azzurri.
In quella cappella c'erano decine e decine e decine di morti. La maggior parte ritengo fossero "con" o "per" covid. Eravamo a Vicenza. In Veneto. Zona Gialla. Di quelle a "basso rischio".
Non abbassiamo la guardia! Il virus è un grandissimo figlio di troia. Non abbiamo idea di come abbia potuto colpire papà. La badante è negativa. Lui e Marina, la mia adorata "matrigna" positivi. Spero si possa scoprire quale è stato il cavallo di troia (ribadisco: troia): può salvare la vita a qualche altro cittadino indifeso.
Ecco! Sottolineo le tre parole chiave: Guardia (che deve essere alta), troia (what else) e indifeso, perché siamo veramente indifesi.