Un altra cosa su cui riflettevo, o meglio mi è capitato di riflettere con altre persone (anche persone critiche alla riapertura) ovvero, piano piano...ma neanche tanto piano, stanno riaprendo tutto. Praticamente al 15 luglio sarà tutto riaperto (forse poco dopo pure gli stadi), ora in questo contesto, ha senso considerare il positivo come lo era a metà marzo? Cioè uno che se è positivo, pure se non ha nessun sintomo, deve rischiare di farsi 40 gg ai domiciliari? Cioè nel senso, se gli asintomatici sono così pericolosi ma ha senso riaprire? Ovviamente sempre al netto del senso di confindustria per il covid, che oramai sembra la brutta copia incattivita dei ricchi del film di Metropolis A me sembra quasi che ci siano due visioni che giocano un po a tirare uno da una parte e uno dall'altra le persone, i medici che vedono tutti come presunti ammalati a prescindere diffusori di morte e il mondo dell'economia in generale che vede tutti come presunti sani a prescindere, salvo poi che se fai la cappellata o ti dice sfica la colpa è tua. Però se io a febbraio come molti, giro con il virus dell'influenza stagionale, vado dal panettiere e davanti a me incrocio una donna 90enne con altre patologie e senza ovviamente volerlo contribuisco -dio non voglia- ad accellerarne la dipartita, non sono untore solo perchè colpa sua che non si è fatta il vaccino? Perchè tanto non succede così spesso da intasare le TI? O così spesso da richiedere il lockdown e mandare a rotoli l'economia? E se giustamente bisogna salvare tutti, fa differenza 10 o 100.000? Cioè a che cifre bisogna scendere affinchè l'economia dica al sistema medico, ora sti positivi me li tieni a casa due giorni massimo se non hanno sintomi, altrimenti me li togli dalla circolazione dal denaro e dall'uso che fanno di varie cose (palestre, bar ecc.) e io ora non mi posso permettere neanche questo. E quindi sarà perchè la cosa non ha più senso medico o perchè è l'economia che ce lo chiede?