Citazione di: LaFonte il 14 Apr 2020, 21:44
Mi rifaccio viva dopo un pò e mi scuso se ripeto cose che qualcuno magari ha già scritto, ma sono rimasta indietro di un centinaio di pagine e anche se apprezzo un sacco la discussione al momento non ho il tempo di rileggermele.
Posso darvi la mia umile impressione di volontaria di notissima associazione umanitaria in Emilia:
1) la catastrofe che è successa a mio personalissimo avviso nasce dalla "finestra persa" a febbraio. Il primo caso in Italia c'era stato (importato), a fine gennaio avevano dichiarato lo stato di emergenza, ma a parte quello la protezione civile non ha fatto nulla. Hanno scommesso tutto sulla prevenzione, convinti che bloccare i voli diretti dalla Cina e misurare la febbre negli aeroporti bastasse ad evitare che il virus entrasse. Peccato che quelle misure fossero insufficienti ed era evidente anche a un profano. Non hanno fatto nulla sulla preparazione, cioè preparare piani di intervento, acquistare materiali (qualche milione di mascherine, qualche decina di ventilatori... che costano meno di 20.000 euro l'uno a prezzo pieno!), preparare decreti "worst case scenario".
2) la conseguenza è stata che quando il contagio è scoppiato, e ha dilagato con una velocità mai vista, tutti ma tutti sono stati colti con le braghe abbassate. E' stato il delirio totale. Non c'erano mascherine, gli occhiali e le visiere. Non c'erano i test. Non c'erano protocolli di intervento. Non c'erano le stazioni di disinfezione delle ambulanze. Non c'erano le tute per gli operatori. Noi non abbiamo interrotto il servizio perchè tatuatori, dentisti, estetisti, imprese edili e industriali del territorio hanno regalato tutto quello che avevano inmagazzino a noi e all'ospedale locale perchè le nostre scorte sono finite in 3 giorni. Le ambulanze ce le pulivamo noi col cloro, alla bell'e meglio. Lo stesso è avvenuto ovunque al nord. Una regione è preparata ad affrontare l'ordinario e una emergenza 'media' (terremoto, incidente industriale circoscritto...), non una catastrofe mille volte superiore alle sue forze. Per questo dovrebbe esserci la protezione civile centrale, che però in questo caso è stata colta di sorpresa pure lei: magazzini vuoti. Le regioni hanno improvvisato la risposta come potevano, hanno cercato materiali, hanno riorganizzato gil ospedali, preparato stazioni di sanificazione, costruito nuovi ospedali o riaperto padiglioni chiusi da anni. Ma anche se sono state velocissime, nei giorni di caos che ci sono stati, il virus ha preso piede, specie tra i sanitari, ed è stata la chiave di tutto.
3) prima che arrivassero (nel giro di giorni, ma sempre troppo tardi) le direttive di dividere gli ospedali tra covid e non-covid e in "zone sporche" e "zone pulite" e le ambulanze in covid- non covid (cosa che avevano già iniziato a fare di loro iniziativa alcuni posti), un paziente che ricorreva alla sanità aveva una altissima probabilità di contagiarsi. La causa del dramma delle RSA è tutta e solo lì. Bastava che UN ospite avesse un malore o andasse in ospedale per un esame, che quando tornava in casa di riposo ci tornava infetto. O che il medico della RSA, che spesso non lavora solo lì ma ne gira una diversa ogni giorno, fosse infetto, che portava il virus in tutte le residenze. Idealmente bisognava che il vecchietto non autosufficiente andato in ospedale venisse messo in quarantena... ma dove? Non lo potevi mica mettere in albergo! Le RSA con spazi ampi hanno ricavato zone di isolamento, le altre erano condannate. Le RSA sono diventate trappole per gli ospiti. E gli operatori, non si trovavano i DPI per gli addetti delle terapie intensive, figurarsi se ce n'erano per loro... ovviamente nessuno gli faceva i test se non si ammalavano (e molti sono poi morti)
4) questione tamponi: da quel che sento il problema è molteplice. Da un lato quando è scoppiato il problema i test non erano quelli che sono stati sviluppati poi. Serviva un operatore a gestirli e 'leggerli', uno per uno non era una cosa automatica di una macchina che dava il risultato. Questo ha limitato moltissimo il numero di test fattibili perchè più di un tot al giorno, anche lavorando come pazzi, i biologi non riuscivano a farne. Poi c'è chi ha usato tutti i laboratori disponibli fin da subito (Veneto) e chi ha preferito non usare quelli privati (Emilia). Ma il problema inizialmente era umano (e qualcuno diceva che comunque essendo poco affidabili non aveva neanche senso farne tanti... tantoper aggiungere dubbi ai dubbi). Poi sono arrivati i test nuovi, più rapidi e con risultati più sicuri, ma pare che sia difficile trovarli. Detto questo, per me i dati che danno al pubblico sono fuorvianti anche perchè spesso un positivo fa vari test (per vedere se è guarito) e non so come questa cosa sia conteggiata. Voglio dire, una mia amica ha il marito che ha fatto 3 test, per ora tutti positivi ma pare guarito. Han detto che per il quarto aspetteranno 15 giorni. Ma ad oggi nelle statistiche lui come risulterà, "1 test" o "3 test"? Io spero distinguano i test fatti allo stesso soggetto, ma nel casino che c'era anche solo due settimane fa non ci scommetterei un euro. Di sicuro adesso ai positivi aspettano moooolto più che prima a fare i tamponi perchè a quanto pare il virus ha dei 'ritorni di fiamma' e puoi risultare negativo oggi ma tornare positivo tra 2 giorni. E come puoi confrontare i numeri se il campione oggi è 3000, ieri era 2000 e domani sarà 500?
5) Resta il fatto che in Emilia 1 test su 4 è positivo e ne han fatti pochissimi (conosco moltissimi sanitari che sono ancora in attesa) ma l'epidemia pare sotto controllo. In Lombardia ne han fatti molti di più, è positivo 1 su 5 ma i numeri sono ancora altissimi. Io non capisco.
Da semplice spettatore, anche se un pò troppo da vicino, mi sento di essere d'accordo su tutto. Nessuno a nessun livello aveva nemmeno lontanamente previsto la dimensione di quello che stava per accadere. Dove il virus ha sfondato le fragilissime e inadeguate difese di ospedali case di cura e residenze sanitarie è stato un massacro, e una politica che abbiamo definitavamente scoperto mai come ora del tutto inadeguata ci ha messo sopra il carico da undici di incertezze e ritardi nell'assumersi la responsabilità di decisioni impopolari. Tutti, di ogni colore e schieramento, non vedo buoni e cattivi nè mi piace troppo chi ne vorrebbe andare alla ricerca.
Porto un esempio per quello che vale, mia madre è ospite di una casa di riposo a Misano Adriatico che ha chiuso tutti gli accessi dall'esterno fino dal 26 febbraio, immagino non senza polemiche tra i parenti degli ospiti, però ad ora lì è tutto a posto.
Nella più grossa RSA qui a Pesaro tra un ma/forse/vedremo hanno aspettato altri 8 giorni per chiudere tutto e autorizzare il personale a indossare protezioni e mascherine, che qua c'è il sindaco che nei primi giorni faceva le fiamme contro chi andava in giro con la mascherina perchè si creava il panico ingiustificato tra la gente. Risultato in quella struttura 23 decessi tra il 12 e 23 marzo, a fronte di una media di 30 in anno.