Allora, innanzitutto grazie per gli abbracci (sempre graditi) e i complimenti che non merito (non sto facendo nulla di eroico, mi meriterei pizze in faccia se non facessi neanche il poco che faccio).
Poi che dire:
Innanzitutto che secondo me è sbagliato prendersela col regionalismo, in questa situazione. Se il nord si è salvato è stato solo perchè ha regioni che funzionano (Lombardia inclusa coi suoi innegabili casini). Se aspettavamo i presidi e le direttive di Roma eravamo tutti morti. Tutti intendo i sanitari, i volontari, gli anziani più qualche migliaio di adulti generici.
Invece il Veneto ha fatto di testa sua muovendosi in anticipo, attrezzandosi per tempo e facendo molti più tamponi di quanto i protocolli prevedessero. Essenzialmente ha fatto sorveglianza attiva. E un pò quello, un pò che sicuramente son partiti con meno infetti, ne sono usciti alla grandissima.
Tutte le altre regioni han saputo rispondere da sole costruendo ospedali ex novo o riaprendo ospedali chiusi o rivoltando come calzini gli ospedali esistenti per ricavare strutture di isolamento che mai nessuno aveva detto di prevedere, neanche in un piano emergenza ipotetico, e posti di terapia intensiva che normalmente non servono. I medici e i creativi del posto hanno inventato soluzioni come le maschere da snorkeling trasformate in ventilatori con valvole stampate in 3d, o come lo sdoppiamento di un ventilatore per due pazienti e le regioni han trovato aziende che han riconvertito la produzione in due giorni (le valvole 3d adesso le fa la Beretta, per dire, con plastica recuperata dall'Emilia). E vi garantisco che sono miracoli, in un'Italia che per far qualcosa impiega decenni.
Poi sicuramente ci sono state decisioni sbagliate in ogni regione, non c'è dubbio. Ma nel casino che c'era non mi sento di buttare la croce addosso a nessuno per errori commessi tra fine febbraio e il 15 marzo, davvero. Qui c'era l'inferno, gente. Un conto è un chirurgo che sbaglia un intervento facile in condizioni ottimali, altro se fa lo stesso errore mentre opera a lume di candela sotto un bombardamento e senza disinfettante sapendo che deve correre perchè ha altri 90 che stan morendo, non so se mi spiego. Gli errori attuali (che pure continuano), quelli sono un altro discorso.
E poi regionalismo non significa mica privatizzazione. La Lombardia non è l'unico modello. In Emilia c'è pubblico e privato e sono integrati bene (poi potrebbe essere millemila volte meglio e per me 3/5 di quel che sentite della magnifica sanità emiliana è propaganda gonfiata, ma per questo serve un altro topic). Non ha senso smantellare quel che funziona, in nome di un'ideologia. Altro sarebbe se il privato non funzionasse. Ma non si può prendere questa pandemia come esempio dei disastri del privato in sanità. Sfido qualunque sistema, pubblico o privato, a subire quel che ha subito la Lombardia, senza preparazione preventiva, e uscirne fresco come una rosa.
La chiave del successo veneto sono stati i tamponi (che se li erano procurati da soli per tempo) e la sorveglianza attiva che sono riusciti a organizzare. Avete letto che in Lombardia c'è gente che è stata messa in quarantena positiva e dice che nessuno dall'asl si è più fatto vivo? E' così anche qua da me. In veneto invece sono riusciti a organizzare subito questa parte, con i controlli dei malati e dei loro contatti. Sono attività che vanno pianificate e organizzate e devi avere personale che le fa. In Lombardia è collassato il sistema, travolto dai numeri. Centinaia di infermieri, medici (di famiglia e non) malati e morti... nessuno rimasto per questo lavoro. E il virus ha galoppato incontrollato.
Visto che vi piacciono le testimonianze 'da dentro', vi racconto come ha trovato il personale l'Emilia per riuscire (dopo un pò) a fare questo e altro: ha reclutato gli studenti. Forse non lo sapete, ma quassù gli studenti di medicina (volontari, ma chi poteva seriamente dire di no?) sono stati assunti temporaneamente dalle ASL e buttati nella mischia. O affiancati ai medici di corsia per coprire quelli assenti per malattia (pur non facendo operazioni propriamente mediche, pare) o ai call center a chiamare i malati a casa e sentire come andava, a rispondere alla gente che chiamava terrorizzata il numero verde regionale (che parlare con quello nazionale era impossibile) o per andare nelle RSA a vedere la situazione e portare i farmaci necessari agli ospiti... preziosissima attività di supporto. E gli infermieri, sono stati assunti il giorno dopo la laurea. Ho amici neanche di 25 anni che si sono laureati a febbraio e il giorno dopo erano sull'ambulanza 118 a caricare pazienti covid da mattina a sera. Io penso che siano i ragazzi del 99 di questo secolo. E' grazie a loro che non è collassato il sistema qui da noi, ma ci siamo andati vicini.
In Lombardia non sono bastati neanche gli studenti, hanno richiamato anche pensionati di 85 anni e pure così nel momento peggiore non riuscivano a gestire tutte le emergenze.
CitazioneHai proprio ragione. Io sono in Piemonte ed è successo proprio così, anche se abbiamo avuto una settimana almeno per prepararci.
I risultati sono scoraggianti i nostri numeri sono ancora alti, soprattutto le % di positivi. Le RSA decimate con direttori sanitari e OSS ricoverati ancor prima degli ospiti e ancora positivi.
Personale dell'ASL, delle chirurgie, degli ambulatori ospedalieri, dei servizi territoriali requisito per andare a coprire le carenze nelle RSA dove il personale al primo positivo s'è dato malato.
Il pubblico che soccorre il privato.
Il fallimento delle cooperative di personale sanitario libero professionista. Tutti spariti.
Le "cooperative" sono un tasto dolentissimo e sarebbe veramente ora che la magistratura cominciasse a scoprire il marcio che c'è dietro. Qua da me c'è gente vigliacca che si è data a gambe al primo collega positivo ma soprattutto gente che è stata costretta a continuare a lavorare dopo casi di colleghi positivi e malesseri loro stessi, senza tampone. Gente che è morta senza tampone, perchè se glielo facevano poi dovevano chiudere la RSA.
Un esempio
https://www.torinotoday.it/cronaca/morta-infermiera-nicoleta-berinde-coronavirus.htmlEd eroi che non essendoci nessuno a dare il cambio fanno turni prolungati per coprire i colleghi (davvero) malati, pare senza straordinario. Poi mi dicono che in alcune RSA dalle mie parti le coop continuano a mandare a lavorare gli OSS senza DPI con ordini di servizio e minacce di licenziamento. Ma visto che non è Lombardia nessuno indaga, nessuno ne parla.
Intanto però è un'ecatombe anche qua, pare ci siano più di 300 anziani morti per covid e contagi quasi ovunque
https://www.casateonline.it/articolo.php?idd=121589&origine=1&t=Monticello%2C+RSA%3A+23+ospiti+positivi+al+Covid+dopo+l%27esito+dei+tamponi
https://www.modenatoday.it/attualita/covid-19-muore-soli-36-anni-la-delegata-sindacale-villa-margherita-8-aprile-2020.html
https://www.lapressa.it/articoli/societa/covid-residenze-anziani-tragedia-senza-fine-187-positivi-e-77-morti
Ma va tutto bene. Veramente Uno schifo.
Sul discorso tamponi e quante volte li conteggino: come dicevo, non mi fido dei dati perchè percepisco direttive assolutamente fumose da Roma e interpretazioni libere. E' l'ISS che deve dire a tutto il Paese come contare i casi e non è ancora riuscito a farlo. Dopo 3 mesi. E mi dite che il regionalismo non funziona? E' il centralismo che non funziona, purtroppo.
Sulla persistenza del virus e l'importanza di individuarlo: una mia amica volontaria è ancora positiva stamattina dopo che da due settimane abbondanti si sente benissimo. Il primo giorno di febbre l'ha avuto esattamente un mese fa.
La moglie di un altro volontario sta male, non si regge in piedi, no olfatto ecc ecc ecc ma non le fanno il tampone perchè non ha (ancora) la polmonite e la curano a casa. Il marito vive la sua vita normalmente, forse ha già avuto il virus o forse è un positivo asintomatico, ma sta di fatto che non testano nè lei nè lui e lui è un lavoratore "essenziale" che si sposta tantisimo. Mette le mascherine, ok, ma vi pare normale??