Dal Corriere della Sera:
STUDIO CINESE
Coronavirus: un vaccino di tipo tradizionale funziona sugli animali
Science pubblica la notizia che viene dalla Cina. Un candidato prodotto con la tecnica usata per altri vaccini si è rivelato in grado di suscitare nei macachi e topi 10 volte più anticorpi rispetto a quelli trovati nel plasma dei pazienti guariti.
di Silvia Turin
Una notizia incoraggiante sul fronte della lotta al coronavirus viene dai buoni risultati che offre un vaccino sviluppato in modo tradizionale da scienziati cinesi. Ne parla Science in un articolo appena pubblicato.
Sui macachi
Nei primi test preclinici condotti sugli animali, e in particolare sui macachi, ha funzionato proteggendo i primati dall'infezione da Sars-CoV-2. I ricercatori riportano che quando il vaccino è stato testato sui topi si è rivelato in grado di suscitare circa 10 volte più anticorpi contro la proteina "spike" del virus (quella che penetra nelle cellule) rispetto a quelli trovati nel siero dai pazienti guariti da Covid-19. La metodica utilizzata è l'altra buona notizia: come scrive il virologo Roberto Burioni, sul sito Medicalfacts "da una procedura di questo tipo è arrivato il vaccino contro la poliomielite messo a punto da Jonas Salk che, dall'aprile 1955 in poi fece crollare i casi di polio dai 58mila del 1952 ai 2500 del 1957 e ai 61 del 1965".
Come funziona
Si tratta di un vaccino ricavato da virus inattivati purificati; si fa crescere il virus in laboratorio, lo si purifica e poi "utilizzando delle sostanze chimiche o dei procedimenti fisici basati sul calore – scrive Burioni — lo si inattiva in modo che non sia più in grado di replicarsi, quindi sia del tutto innocuo, ma ancora capace di stimolare correttamente il sistema immunitario. In questo caso, sostanzialmente, non si inietta più nel paziente un virus ma delle proteine inerti che stimolano una risposta contro il virus dal quale provengono". Per ottenere il candidato il team di scienziati cinesi ha lavorato su ceppi isolati da 11 pazienti ricoverati in diversi Paesi, dall'Italia alla Spagna. Nei topi, nei ratti e nei primati non umani, ha indotto anticorpi che hanno neutralizzato diversi ceppi di Sars-CoV-2. Il candidato vaccino si chiama "PiCoVacc" e adesso la sperimentazione sull'uomo dovrebbe iniziare entro l'anno.
Abbiamo chiesto a Roberto Burioni come valuta questa notizia:
«I risultati sono stati ottimi: non solo i vaccini non hanno dimostrato alcuna tossicità, ma hanno fatto produrre ai macachi una quantità molto alta di anticorpi neutralizzanti (quelli che – contenuti nel plasma dei guariti – potrebbero essere utili per la guarigione). Infine, la cosa più importante: i ricercatori cinesi hanno provato a infettare sperimentalmente i macachi con il coronavirus. Risultato: i macachi non vaccinati si sono tutti ammalati, mentre quelli vaccinati sono rimasti sostanzialmente sani. Non esultiamo perché è ancora presto e le scimmie valutate sono solo poche decine e, per quanto simili, non sono identiche all'uomo: ma questi sono i dati migliori che potevano arrivare dalla sperimentazione animale di un vaccino».
Perché è importante sia un vaccino di tipo tradizionale? Cosa comporta?
«È una tecnica collaudatissima che chiunque è in grado di riprodurre. Una strada ben conosciuta e anche facile da produrre. Hanno seguito passo passo la metodica del vaccino della polio e ha funzionato molto bene».
Abbiamo anche accelerato i tempi?
«Messo a punto il processo, i tempi potrebbero non essere biblici. È un passo avanti notevole questo, con tutte le cautele del caso».
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