Quando qualche settimana fa parlavo di un Governo criminale per i controlli assenti alle frontiere, qualcuno mi accusava di essere troppo dura, che qui andava molto meglio che altrove, eccetera.
Ora a leggere articoli come questo mi convinco sempre più che avevo visto giusto. Ci siamo allegramente riportati in casa da fuori il virus che avevamo quasi annullato.
L'incapacità di gestire UNA persona (idiota e menefreghista) in arrivo dall'estero porta 126 contagiati di cui 3 ricoverati e 1 morto. Bastava pretendere per chi arrivava da certi Paesi un tampone negativo fatto nei 3 giorni precedenti la partenza, o -meglio- il tampone all'arrivo, o -ancora meglio- quarantena obbligata in un covid hotel.
Invece manco lo informano che deve stare in quarantena. Almeno, così dice lui... imprenditore poco informato sui suoi doveri civici ma ben informato su luoghi e orari di feste e piscine (in 20 giorni aveva già infettato altri 38 dominicani)
Invece non riescono a rintracciarlo dopo che si scopre che sul suo aereo c'era un positivo. E questa cosa per me è di una gravità pazzesca.
Invece si affidano al suo senso civico, pensando che LUI si autodenunci all'ASL, cosa che non avviene.
Moltiplicate questi casi per 50.000 (ragazzotti andati a Malta o Spagna, lavoratori stagionali ecc.) e capite come siamo arrivati ai numeri di oggi.
E non solo, nessun piano tamponi anche se Crisanti lo aveva preparato (come vorrei essere parlamentare per fare un'interrogazione per sapere dove c... si è bloccato, al CTS, nella segreteria di un ministro, alle regioni?), nessuna strategia sui controlli davanti le scuole, niente nuove assunzioni di autisti di bus nè nuovi mezzi comprati... In MESI che c'erano per attrezzarsi.
Ho un'incazzo che la metà basta. Se anche all'estero è peggio io non mi rassegno all'idea che questo sia il meglio che si possa fare.
Coronavirus, ecco come nasce un focolaio: così un positivo ne ha contagiati 126 a Vercelli
Dallʼaereo alla piscina, passando per una serata in discoteca: così un singolo caso, sfuggito al controllo, ha acceso la miccia di uno dei più vasti cluster del Piemonte.
Come nasce un vasto focolaio di coronavirus? La risposta è nella ricostruzione di uno degli episodi che sta caratterizzando la diffusione del Covid-19 in Piemonte. A metà luglio un giovane della Repubblica Dominicana, dopo un viaggio nel suo Paese, rientra a Vercelli, cittadina in cui risiede. Da quel momento l'uomo, positivo e poco informato, contagia direttamente o indirettamente almeno 126 persone (tre finiscono in ospedale mentre una muore).
Un singolo caso sfuggito al controllo è diventato così la miccia di un focolaio tra i più vasti nel Piemonte. A ricostruire la catena di contagi è l'epidemiologo Fabrizio Faggiano, già componente dell'unità anti-Covid-19 in Valle d'Aosta, professore di Igiene a Torino, a margine del convegno nazionale di diritto sanitario organizzato ad Alessandria dall'ex ministro della Salute, Renato Balduzzi.
Il rientro in Italia del "paziente zero" e la mancata autodenuncia Come riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, tutto comincia il 13 luglio quando il giovane rientra dalla Repubblica Dominicana, per i cui cittadini era previsto l'isolamento domiciliare, e torna a Vercelli dove risiede. Si tratta del "paziente zero." In un secondo momento, il ministero della Salute segnala la presenza a bordo dell'aereo di un soggetto positivo. Ma il dominicano non si autodenuncia e non viene quindi disposta per lui la quarantena.
Dalla piscina alla discoteca, il virus si diffonde A quel punto l'uomo mantiene una vita senza limitazioni, niente distanziamento e niente mascherina. Nei giorni 21 e 22 luglio, incontra una coppia di amici in una piscina comunale e li contagia. Il 26 partecipa ad una serata in una discoteca di Vercelli dove trasmette il virus al gestore del locale e ad altre 58 persone tra clienti e personale. I quali infettano inconsapevolmente 15 familiari.
I contagi secondari e il focolaio al funerale Nel frattempo i 2 amici incontrati in piscina, che lavorano in una ditta logistica locale, trasmettono il Covid ad almeno 33 colleghi. Questi ultimi veicolano il virus a loro volta dentro le mura di casa coinvolgendo altri 8 familiari. Ma non è finita qui perché una delle persone presenti alla serata in discoteca si reca nei giorni successivi in un bar e infetta alcuni clienti del locali. Uno di loro, il 14 agosto, partecipa a un funerale dando origine a 6 positività tra i presenti e altre 6 tra i loro familiari.
I contagi legati al cluster "potrebbero essere molti di più" Secondo l'epidemiologo Faggiano "altri casi sono legati al 'paziente zero', sfuggiti alla minuziosa attività di tracciamento dei contatti da parte del servizio di igiene e sanità pubblica. Però un dato è provato. Un singolo caso di importazione nell'arco di 25 giorni ha dato il via a una catena di 126 contagi certi". In conclusione: il 12% dei contagi sono avvenuti in ambiente amicale/familiare, il 26% in ambito lavorativo, il 62% in un contesto di svago.
Lacune nella catena di controllo e informazione La ricostruzione della vicenda mette però in luce alcune lacune nella catena di controllo del Covid. Il giovane "non ha ricevuto all'arrivo in Italia le informazioni necessarie per indurlo a contattare la Asl, incompletezza lamentata da diversi viaggiatori".