https://m.huffingtonpost.it/entry/misure-drastiche-o-a-meta-novembre-500-morti-al-giorno-di-g-parisi_it_5f8ffeaec5b686eaaa0cb----
https://www.repubblica.it/cronaca/2020/10/23/news/cento_scienziati_scrivono_a_conte_e_mattarella_subito_misure_drastiche_-271565620/----
https://www.corriere.it/cronache/20_ottobre_23/coronavirus-virologo-giorgio-palu-il-95percento-positivi-asintomatico-chiudere-tutto-no-basta-l-isteria-40778a62-156d-11eb-b371-ea3047c1855f.shtml----
Riporto, infine, questa intervista televisiva a Palù, senza postare il link del portale che l'ha trascritta (
e strumentalizzata:
oltre.tv).
Il sito, per me, è quantomeno discutibile. E non voglio regalargli altri click.
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In un'intervista rilasciata a TV 7, il Virologo e microbiologo Giorgio Palù ha risposto a diverse domande sulla pandemia.
Il professore ha spiegato cosa significa essere una persona sintomatica: "Il termine sintomatico è un termine molto chiaro, riguarda una persona che presenta dei sintomi: mal di gola, ma di testa, congiuntivite, febbre, diarrea, perdita di olfatto o di gusto, per non parlare di uno stato più avanzato".
Secondo Palù si tratta di sintomi che almeno nelle prime manifestazioni sono molto simili a quelli dell'influenza.
"Contagioso è un termine improprio – ha continuato il virologo – contagio è qualcosa che si diffonde visibilmente. Quando parliamo di contagiati usiamo un termine improprio, dovremmo parlare di positivi".
Dopo aver specificato che ci sono i positivi che contagiano e quelli che non contagiano, ha detto: "Positivo non vuol dire malato. Questi termini la gente deve comprenderli bene".
Un po' di numeri
"In questo momento in Italia abbiamo 90 mila positivi con 5 mila ricoverati, quindi il 6%. Ricordo che a marzo e aprile i ricoverati erano il 25%. Molti di questi ricoverati hanno sintomi lievi e alcuni lo sono per ragioni sociali perché a casa non hanno nessuno. Sono anziani che hanno paura e non hanno chi li assiste".
Secondo il virologo seguire la catena di contagi è importante ma oggi, con il 95% di asintomatici e l'attuale situazione epidemica, la domanda che dovremmo porci è se ha senso inseguire e tracciare gli asintomatici con l'intento di azzerare il contagio.
"Dal punto di vista razionale è un non senso, da un punto di vista scientifico non è perseguibile e giustificabile".
Anche da un punto di vista pratico ci sarebbero difficoltà perché i tempi medi di risposta variano da 4 a 6 giorni mentre il tempo di incubazione dell'infezione è inferiore.
Giorgio Palù e la letalità del virus
Poi ha spiegato come si misura la letalità di un virus. "La letalità è il rapporto tra le persone che sono venute in contatto con il virus e quelle che sono decedute. La misura che abbiamo attualmente è quella sulla base del tamponi, quindi del test diagnostico. Noi abbiamo 38 milioni di persone risultate positive al test e oltre un milione e 100 mila defunti".
Il professore ne deduce che dovremmo dire che abbiamo una letalità del 2,8% a livello globale. Ricorda però che le persone venute in contatto con il virus sono molte di più, almeno 4/5 volte di più.
"Gli studi che sono stati fatti sulla circolazione del virus ci dicono che la letalità oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6%. Una letalità relativamente bassa, più bassa di altre malattie infettive".
Secondo il professore ogni anno ci sono più morti per incidenti stradali e per suicidi di quanti ne causerà questa pandemia. "Non è la spagnola che ha fatto milioni di morti. La letalità della SARS era del 10% e quella della MERS, due coronavirus che si sono estinti nel giro di un anno, del 37%".
La frecciatina al lockdown di Crisanti
Il vero problema, secondo Palù, è ciò che definisce infodemia. "Questa informazione che è diventata pandemica, questa paura del contagio, paura della morte. Questa sì, è diventata virulenta e contagiosa. Si è perso il buonsenso, la ragionevolezza, la capacità critica di valutare i dati per quello che sono".
E ancora: "Una persona che fa queste predizioni... questi sono Dpcm di pseudo virologi. Fa anche lui il suo decreto della presidenza della Repubblica e sancisce un lockdown? Io mi domando: ma a che titolo? Su quali basi?"
A differenza di Andrea Crisanti, il professore pensa che "un lockdown generalizzato questo Paese non se lo può permettere, lo hanno capito tutti".
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Non voglio esprimere la mia opinione, in merito (competente più per il lato storico, sociale e culturale della vicenda; detto che la filosofia della scienza, la storia della scienza e la storia della medicina mi piacciono assai: ma non sono un medico); del resto, poi, cosa ne penso io è relativamente importante

Ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi