Citazione di: Tarallo il 01 Gen 2022, 23:24
Atteggiamento dello scrivere o del parlare, o anche dell'agire, improntato a una vana e artificiosa ricerca dell'effetto con manifestazioni di ostentata adesione ai più banali luoghi comuni.
Dobbiamo vivere.
Non saprei trovare un esempio migliore.
Ho un dizionario treccani a casa, grazie.
Mi domandavo cosa vi fosse di "retorico" in una legittima aspirazione.
Una volta compiute tutte le azioni individuali disponibili (il vaccino) dove poniamo il termine all'azione dello Stato?
Non è una domanda banale, semmai banalizzata da chi ritiene la libertà un "velo di malizia" per dirla con Pietro - ma su altro argomento prima che qualcuno punti il ditino - sul fare il cazzo che gli pare.
Per alcuni vivere implica una certa dose di socialità, il cinema, il teatro, una cena, una mostra, passeggiare, fare shopping, andare in discoteca, alla presentazione di un libro, in palestra.
Da vaccinato lo si può fare con la ragionevole certezza di non finire in ospedale.
Dov'è la ragionevolezza in norme che possano impedire questo tipo di attività tra vaccinati?
Soprattutto, tra vaccinati adulti con facoltà di scelta? Il Governo stabilisce arbitrariamente quale sia il Bene comune senza alcuna limitazione?
Ripeto, comprendo il fastidio verso chi banalizza concetti che invece sono alla base del nostro rapporto con l'autorità, i famosi diritti "negativi", ma la questione è centrale: qual è il punto di caduta? L'autorità, per non scadere in forma di autoritarismo o di macchietta, dovrebbe rispettare il desiderio di autodeterminazione, a maggior ragione a fronte di obiettivi indefiniti e non sottoposti a nessuna cernita.
Non c'è nulla di semplice nella "libertà", nello scegliere per sé, nell'avere uno spazio in cui si è padroni delle proprie scelte.
Io ritengo che vaccino obbligatorio e green pass non siano misure illiberali, per il principio di precauzione e di non nuocere ad altri (la faccio breve).
Altre misure invece rischiano di esserlo.