Crisi ucraina

Aperto da kelly slater, 21 Feb 2022, 19:31

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Davy_Jones

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Citazione di: Fla il 12 Mar 2022, 23:55
io temo che più si andrà avanti più la soluzione che si potrà trovare sarà peggiore per l'Ucraina.. spero di sbagliarmi

secondo me non ti sbagli affatto. i russi con un esercito che ci viene dipinto ogni giorno come l'esercito di mr bean, sgangherato e sbandato, in 15gg hanno preso il controllo del 30% dell'ucraina. la quale ucraina e' il secondo paese piu' grande d'europa (il doppio dell'Italia) e doveva essere presidiata dal secondo esercito piu' grande d'europa, reduce da 8 anni di forniture di armamenti e istruzioni da parte nostra,  non da delle nonne a cui dal giorno 1 hanno messo in spalla un lanciarazzi di ultima generazione. per me e' ovvio che piu' va avanti la guerra piu' gli ucraini perderanno territorio e in quello che gli resterà ci saranno solo macerie.

AquiladiMare

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Citazione di: FatDanny il 13 Mar 2022, 07:08
:lol:
Certo, senti una voce fuori dal coro sotto i riflettori dei media e riesci a stabilire le esatte proporzioni che riveste nella società ucraina.
Giovà ma rifletti sui nessi impliciti  di quello che scrivi?
che sia minoranza è evidente, stabilire quel che rappresenta francamente mi sembra un po' ambiziosa come intenzione.


No, non vogliamo tutti la fine della guerra.
C'è chi vuole la fine della guerra, quelli come noi, e chi vuole la sconfitta di Putin, come te.
Le due cose possono coincidere come no.
Io spero che la guerra finisca a prescindere da come finisce, non ritenendo Putin come Hitler ma "solo" l'ennesimo despota imperialista. Pure con la vittoria di Putin, non ho nessuna remora ad ammetterlo.
Che finisca co Putin rovesciato e ucciso, glorioso vincitore o con un accordo, basta che finisca.
Inoltre è vero l'esatto contrario: facile da casa dire di combattere, mentre ad arrendersi ci vuole proprio poco. Per altro nessuno sta dicendo "arrendetevi" ma che finisca la guerra, che poi per la resistenza ci sono varie forme. Ma qui invece c'è chi vuole che continui proprio la guerra, quelli come te.
é fare i martiri a vista di occidentale, pagare col sangue l'ingresso in EU, questo si che è difficile e soprattutto che è una bella truffa ai danni del popolo ucraino.
Ma a te che te frega, te stai a casa mica rischi sangue tuo o della tua famiglia

Te ce vorrei vedè. Ma quanto. Te, Mieli, Calabresi, tutti quelli che ostentano la tranquillità di questo commento nel dire "è naturale, tocca andare avanti".
Vorrei darvi un bel fucile semiautomatico e dire "vai, difendi la libertà visto che ritieni sia quella in pericolo". Vorrei vedere le vostre reazioni, il sudore freddo sulla fronte, le gambe tremanti, infine la resa personale.
Non a caso quelli che la guerra la combatterebbero davvero e sanno cos'è hanno tutt'altro atteggiamento.
Tu sei quello che sa cose della cina ve? :lol:
Te puoi leggere anche tremila libri su un argomento, il problema so' le premesse.
Come per Mieli, come per Riotta, come per Calabresi (so stato buono dai, ti ho messo assieme a gente stimata in quel bell'ambientino che è la nostra classe dirigente)

Però il tuo discorso è ribaltabile:

Tu stai sul divano mentre ad arrendersi e lasciarsi sopraffare dai russi sono loro.

FatDanny

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no, non è ribaltabile.
Non è che i russi vanno in ogni casa a sopraffare le persone.
I russi in questo momento stanno combattendo una guerra regolare, che ovviamente nella sua brutalità coinvolge le persone.
Dunque dicendo di far cessare la guerra regolare mica si sta dicendo "arrendetevi".
Sono proprio due discorsi distinti, ma ripeto è molto difficile far comprendere la cosa se si intende la politica (e la guerra come sua prosecuzione con altri mezzi) semplicemente attraverso il voto o la guerra.

Purtroppo nell'annichilimento democratico contemporaneo una delle vittime è la capacità di sapere cosa significa politica, partecipazione, attivazione e dunque anche resistenza.
I russi, anche volessero prendere l'Ucraina (cosa di cui non sono convinto), vanno fiaccati nel morale, nella legittimità, nel consenso.
mantenere un'eventuale occupazione militare è molto più oneroso che un'invasione.
In un'invasione bombardi la linea nemica, in un'occupazione (eventuale) la linea nemica NON C'E'.
Non è che bombardi ogni casa, anche perché sennò che te occupi, il deserto?

Per questo parlo di proxy war, per questo dico che in questo momento si stanno facendo interessi altrui. A chi conviene QUESTA forma di resistenza?
Agli ucraini sotto le bombe? Non credo, visto che si trovano a fronteggiarsi con armi ultra impari.
A zelensky sicuramente, agli USA sicuramente, alle popolazioni europee sicuramente no, a chi domina l'europa manco ma ormai è una questione di volontà di potenza.

E questa cosa è favorita dal fatto che la nostra opinione pubblica è formata al 95% da semi-automi privati VOLUTAMENTE di immaginazione politica tramite la disabitudine (espressione politica ormai è andare a votare, hanno inventato pure la retorica espertista in merito, per affermare che la politica è roba da professionisti).

Tu concedi la vittoria a Putin e stai alle sue condizioni.
Le cose so due: o si pensa che in Donbass alla popolazione tutto sommato starebbe bene stare sotto putin e allora bene che la guerra finisca perché non ne vale la pena.
O le condizioni di Putin non terranno perché la resistenza ucraina potrà agire sul terreno a lei più favorevole, quello su cui putin ha più difficoltà a perseguitarla: quello del consenso, quello della legittimità, quello dell'ostilità all'occupante.


NEMICOn.1

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Citazione di: Davy_Jones il 13 Mar 2022, 07:31
secondo me non ti sbagli affatto. i russi con un esercito che ci viene dipinto ogni giorno come l'esercito di mr bean, sgangherato e sbandato, in 15gg hanno preso il controllo del 30% dell'ucraina. la quale ucraina e' il secondo paese piu' grande d'europa (il doppio dell'Italia) e doveva essere presidiata dal secondo esercito piu' grande d'europa, reduce da 8 anni di forniture di armamenti e istruzioni da parte nostra,  non da delle nonne a cui dal giorno 1 hanno messo in spalla un lanciarazzi di ultima generazione. per me e' ovvio che piu' va avanti la guerra piu' gli ucraini perderanno territorio e in quello che gli resterà ci saranno solo macerie.

Un altra lettura è che l'Ucraina ha scelto di non affrontarli a campo aperto sapendo che sarebbero andati incontro ad una sconfitta certa e cosi dopo 15 giorni i Russi, nonostante dispongano di una potenza militare che è 10 volte più grande di quella dell'Ucraina non riescono/non vogliono/ non possono sfondare e prendere le varie città e devono limitarsi ai bombardamenti e l'assedio sperando che prima o poi si possano arrendere ( cosa che gli ucraini hanno già detto non faranno mai).
Nel frattempo Putin deve affrontare le sanzioni di Occidente e Usa e mi sembra che stiano cominciando a fare effetto oltre alle contestazioni che aumentano nelle varie città russe e piano piano vengono a galla anche le bugie dette come era un operazione militare e che i militari di leva non sarebbero stati utilizzati e se le cifre sono veritiere ci sono +12 mila russi caduti ( 500 catturati ) da spiegare , avvoja a bloccare internet, twitter e facebook .
Infine ripeto, il problema non sarà tanto la presa dell'Ucraina ma come gestirla in seguito perché gli Ucraini non ti vogliono e non accettano governi fantocci alla Lukhashenko.
Non so perché a voi sembra una cosa facile ma più va avanti più si complicano le cose per Putin.

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Davy_Jones

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comunque, premesso che per me le analisi sulla guerra che si fanno da noi cambieranno rapidamente col tempo (dall'irragionevole al ragionevole, anzi stanno gia' cambiando), il peggio a piazzapulita l'altra sera (almeno della parte che ho visto su uno spunto letto qui, credo di FD) era la terza del trio "putin=hitler", l'analista. quella sicuramente informa le scelte di qualcuno. di quello che pensano mieli e calabresi invece non frega un cazzo a nessuno, a loro stessi per primi. mieli sono decenni che veicola l'opinione di chi lo paga al momento. a differenza di lui la filosofa (con cui fra l'altro era derby, sicuramente si conoscono da piccoli) diceva quello che pensava e quindi sembrava infinitamente piu' chiara e onesta di lui.

Vincelor

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Citazione di: FatDanny il 13 Mar 2022, 07:08
:lol:
Certo, senti una voce fuori dal coro sotto i riflettori dei media e riesci a stabilire le esatte proporzioni che riveste nella società ucraina.
Giovà ma rifletti sui nessi impliciti  di quello che scrivi?
che sia minoranza è evidente, stabilire quel che rappresenta francamente mi sembra un po' ambiziosa come intenzione.


No, non vogliamo tutti la fine della guerra.
C'è chi vuole la fine della guerra, quelli come noi, e chi vuole la sconfitta di Putin, come te.
Le due cose possono coincidere come no.
Io spero che la guerra finisca a prescindere da come finisce, non ritenendo Putin come Hitler ma "solo" l'ennesimo despota imperialista. Pure con la vittoria di Putin, non ho nessuna remora ad ammetterlo.
Che finisca co Putin rovesciato e ucciso, glorioso vincitore o con un accordo, basta che finisca.
Inoltre è vero l'esatto contrario: facile da casa dire di combattere, mentre ad arrendersi ci vuole proprio poco. Per altro nessuno sta dicendo "arrendetevi" ma che finisca la guerra, che poi per la resistenza ci sono varie forme. Ma qui invece c'è chi vuole che continui proprio la guerra, quelli come te.
é fare i martiri a vista di occidentale, pagare col sangue l'ingresso in EU, questo si che è difficile e soprattutto che è una bella truffa ai danni del popolo ucraino.
Ma a te che te frega, te stai a casa mica rischi sangue tuo o della tua famiglia

Te ce vorrei vedè. Ma quanto. Te, Mieli, Calabresi, tutti quelli che ostentano la tranquillità di questo commento nel dire "è naturale, tocca andare avanti".
Vorrei darvi un bel fucile semiautomatico e dire "vai, difendi la libertà visto che ritieni sia quella in pericolo". Vorrei vedere le vostre reazioni, il sudore freddo sulla fronte, le gambe tremanti, infine la resa personale.
Non a caso quelli che la guerra la combatterebbero davvero e sanno cos'è hanno tutt'altro atteggiamento.
Tu sei quello che sa cose della cina ve? :lol:
Te puoi leggere anche tremila libri su un argomento, il problema so' le premesse.
Come per Mieli, come per Riotta, come per Calabresi (so stato buono dai, ti ho messo assieme a gente stimata in quel bell'ambientino che è la nostra classe dirigente)
Tu non solo confermi che non sai confrontarti ma ormai sei in un delirio di narcisismo e megalomania. Prenditi una pausa, che hai un po' rotto con il tuo cyberbullismo, che prova a impedire di esprimere agli altri le proprie idee. Per te Franza o Spagna basta che se magna. Io al posto tuo mi vergognerei profondamente. E ti ricordo che Lazio.net e' uno spazio antifascista. Tu e gli utili idioti di Putin non vi appartenete

AquiladiMare

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Citazione di: FatDanny il 13 Mar 2022, 08:38
no, non è ribaltabile.
Non è che i russi vanno in ogni casa a sopraffare le persone.
I russi in questo momento stanno combattendo una guerra regolare, che ovviamente nella sua brutalità coinvolge le persone.
Dunque dicendo di far cessare la guerra regolare mica si sta dicendo "arrendetevi".
Sono proprio due discorsi distinti, ma ripeto è molto difficile far comprendere la cosa se si intende la politica (e la guerra come sua prosecuzione con altri mezzi) semplicemente attraverso il voto o la guerra.

Purtroppo nell'annichilimento democratico contemporaneo una delle vittime è la capacità di sapere cosa significa politica, partecipazione, attivazione e dunque anche resistenza.
I russi, anche volessero prendere l'Ucraina (cosa di cui non sono convinto), vanno fiaccati nel morale, nella legittimità, nel consenso.
mantenere un'eventuale occupazione militare è molto più oneroso che un'invasione.
In un'invasione bombardi la linea nemica, in un'occupazione (eventuale) la linea nemica NON C'E'.
Non è che bombardi ogni casa, anche perché sennò che te occupi, il deserto?

Per questo parlo di proxy war, per questo dico che in questo momento si stanno facendo interessi altrui. A chi conviene QUESTA forma di resistenza?
Agli ucraini sotto le bombe? Non credo, visto che si trovano a fronteggiarsi con armi ultra impari.
A zelensky sicuramente, agli USA sicuramente, alle popolazioni europee sicuramente no, a chi domina l'europa manco ma ormai è una questione di volontà di potenza.

E questa cosa è favorita dal fatto che la nostra opinione pubblica è formata al 95% da semi-automi privati VOLUTAMENTE di immaginazione politica tramite la disabitudine (espressione politica ormai è andare a votare, hanno inventato pure la retorica espertista in merito, per affermare che la politica è roba da professionisti).

Tu concedi la vittoria a Putin e stai alle sue condizioni.
Le cose so due: o si pensa che in Donbass alla popolazione tutto sommato starebbe bene stare sotto putin e allora bene che la guerra finisca perché non ne vale la pena.
O le condizioni di Putin non terranno perché la resistenza ucraina potrà agire sul terreno a lei più favorevole, quello su cui putin ha più difficoltà a perseguitarla: quello del consenso, quello della legittimità, quello dell'ostilità all'occupante.

Tu, imho, trascuri una cosa:

La stragrande maggioranza del popolo ucraino non vuole tornare ad essere una provincia russa.. altrimenti si sarebbero già arresi ed avrebbero mandato zelensky in esilio. Sarebbe bastato uscire dai rifugi ed accogliere i russi a braccia aperte

Il Donbass è un problema ma non è l'intera ucraina.


Egoisticamente, a noi occidentali, avrebbe fatto comodo fregarcene completamente. Niente sanzioni, niente aumenti... Se la vedessero loro..

E sarebbe stato così se l'evento fosse accaduto dall'altra parte della terra. Su questo siamo d'accordo



Davy_Jones

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Citazione di: NEMICOn.1 il 13 Mar 2022, 08:38
Un altra lettura è che l'Ucraina ha scelto di non affrontarli a campo aperto sapendo che sarebbero andati incontro ad una sconfitta certa e cosi dopo 15 giorni i Russi, nonostante dispongano di una potenza militare che è 10 volte più grande di quella dell'Ucraina non riescono/non vogliono/ non possono sfondare e prendere le varie città e devono limitarsi ai bombardamenti e l'assedio sperando che prima o poi si possano arrendere ( cosa che gli ucraini hanno già detto non faranno mai).
Nel frattempo Putin deve affrontare le sanzioni di Occidente e Usa e mi sembra che stiano cominciando a fare effetto oltre alle contestazioni che aumentano nelle varie città russe e piano piano vengono a galla anche le bugie dette come era un operazione militare e che i militari di leva non sarebbero stati utilizzati e se le cifre sono veritiere ci sono +12 mila russi caduti ( 500 catturati ) da spiegare , avvoja a bloccare internet, twitter e facebook .
Infine ripeto, il problema non sarà tanto la presa dell'Ucraina ma come gestirla in seguito perché gli Ucraini non ti vogliono e non accettano governi fantocci alla Lukhashenko.
Non so perché a voi sembra una cosa facile ma più va avanti più si complicano le cose per Putin.

guarda, a parte il fatto che non ho mai scritto che le cose sono facili, la lettura che dai e' ne' piu' ne' meno quella 'standard' che si da' nei media occidentali piu' antirussi. il mio punto e' proprio che questa lettura, al momento, fa a botte con la realta'. sulla carta, la "potenza" russa in ucraina e' inferiore a quella ucraina e non di poco. il fatto che gli ucraini hanno armato da subito i civili dovrebbe far riflettere. mi sembra ovvio che qualcosa non torna. dai per scontato che i russi vogliano prendere le città', a me sembra invece che non vogliano farlo (per ora). dici che le sanzioni piegheranno la russia: vedremo, io non ci credo. vedo invece che rischiamo di pagare un prezzo superiore a quello che pagheranno i russi, e non a tempi infiniti, da subito, tant'e' che la EU (nella sua pochezza) sta andando verso livelli di allerta economica mai esplorati. dai per scontato che in russia putin sia isolato: sara', io non lo so, infatti non parlo della situazione in russia. mi e' piu' chiaro il fatto che la russia non e' isolata a livello internazionale, anche se la fanno passare per tale. infine dai per scontato che la russia voglia "gestire" l'ucraina in seguito, come se sia scontato che i russi diventeranno forza di occupazione tipo gli israeliani in palestina. io non credo affatto che sara' cosi'. vedremo.


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FatDanny

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Citazione di: AquiladiMare il 13 Mar 2022, 08:59
Tu, imho, trascuri una cosa:

La stragrande maggioranza del popolo ucraino non vuole tornare ad essere una provincia russa.. altrimenti si sarebbero già arresi ed avrebbero mandato zelensky in esilio. Sarebbe bastato uscire dai rifugi ed accogliere i russi a braccia aperte

Il Donbass è un problema ma non è l'intera ucraina.


Egoisticamente, a noi occidentali, avrebbe fatto comodo fregarcene completamente. Niente sanzioni, niente aumenti... Se la vedessero loro..

E sarebbe stato così se l'evento fosse accaduto dall'altra parte della terra. Su questo siamo d'accordo




Al contrario, non la trascuro affatto.
Se è come dici, e lo credo anch'io, allora sarà ben più facile organizzare una resistenza fatte terminare le operazioni militari.
Per un esercito, e i pantani USA ce lo dicono bene, è molto più facile gestire una linea del fronte che un territorio ostile.
Dunque se è come dici tu, e sono d'accordo, è molto più efficace al fine della resistenza concedere a putin quel che poi sarà insostenibile nella pratica. Ma infatti io credo che Putin non vorrà MAI annettersi l'ucraina proprio perché lo sa pure lui che sarebbe insostenibile.

Il problema è che si parte da una premessa errata (vuole annettersi l'ucraina) per sostenere una forma di resistenza che non conviene agli ucraini, ma solo a zelensky e agli USA.
Se anche la premessa fosse giusta a maggior ragione sarebbe conveniente per la resistenza (ma non per zelensky e gli USA) farli entrare e poi consumarli.
Senza legittimità, senza consenso, in un ambiente ostile ndo vanno? Succederebbe come l'Iraq o l'Afghanistan per gli USA.
Ma ad oggi non si vuole questo perché non si vuole concedere a Putin la vittoria.
La questione oggi non sono gli interessi della popolazione ucraina e manco della sua resistenza, ma unicamente l'elemento politico internazionale di vittoria/sconfitta di Putin.

Citazione di: Vincelor il 13 Mar 2022, 08:56
Tu non solo confermi che non sai confrontarti ma ormai sei in un delirio di narcisismo e megalomania. Prenditi una pausa, che hai un po' rotto con il tuo cyberbullismo, che prova a impedire di esprimere agli altri le proprie idee. Per te Franza o Spagna basta che se magna. Io al posto tuo mi vergognerei profondamente. E ti ricordo che Lazio.net e' uno spazio antifascista. Tu e gli utili idioti di Putin non vi appartenete

AHAHAHAHAHAHAHAH

ma vai a smacchiare giaguari vai, tu e le tue lezioncine di antifascismo.
Io non vedo come impedirei gli altri di esprimersi, al massimo critico l'espressione.
Sarà questo che te fa annà in puzza, epigono di Mieli/calabresi.
Hai le stesse loro espressioni nel confrontarti, compresa la costernazione quando venite trattati come meritate quando esprimete le vostre corbellerie pelose.
Vai a scrivere un editoriale per repubblica vai, che in quel covo di serpi ti ci vedrei benissimo.


Drake

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Citazione di: NEMICOn.1 il 13 Mar 2022, 08:38
Non so perché a voi sembra una cosa facile ma più va avanti più si complicano le cose per Putin.
E più le cose si complicano per Putin, più questo conflitto diventerà rovinoso per l'Ucraina e gli ucraini. Più si correrà il rischio di un allargamento. Più le cose si complicheranno per noi europei, a parte quelli che producono armi ovviamente. Questa guerra alla fine, a prescindere da come finirà, vedrà sconfitte l'Ucraina e l'Europa.

Fiammetta

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* 11.098
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Citazione di: Davy_Jones il 13 Mar 2022, 09:04
guarda, a parte il fatto che non ho mai scritto che le cose sono facili, la lettura che dai e' ne' piu' ne' meno quella 'standard' che si da' nei media occidentali piu' antirussi. il mio punto e' proprio che questa lettura, al momento, fa a botte con la realta'. sulla carta, la "potenza" russa in ucraina e' inferiore a quella ucraina e non di poco. il fatto che gli ucraini hanno armato da subito i civili dovrebbe far riflettere. mi sembra ovvio che qualcosa non torna. dai per scontato che i russi vogliano prendere le città', a me sembra invece che non vogliano farlo (per ora). dici che le sanzioni piegheranno la russia: vedremo, io non ci credo. vedo invece che rischiamo di pagare un prezzo superiore a quello che pagheranno i russi, e non a tempi infiniti, da subito, tant'e' che la EU (nella sua pochezza) sta andando verso livelli di allerta economica mai esplorati. dai per scontato che in russia putin sia isolato: sara', io non lo so, infatti non parlo della situazione in russia. mi e' piu' chiaro il fatto che la russia non e' isolata a livello internazionale, anche se la fanno passare per tale. infine dai per scontato che la russia voglia "gestire" l'ucraina in seguito, come se sia scontato che i russi diventeranno forza di occupazione tipo gli israeliani in palestina. io non credo affatto che sara' cosi'. vedremo.


Davi, se hai letto l'articolo postato ieri sera da Fat, c'è il docente pacifista che insegna all'università di Kiev che parla di un'Ucraina armata fino ai denti già prima dell'invasione. Dice anche molto chiaramente che il movimento pacifista in Ucraina non esiste e che quei pochi militanti che ci sono rischiano.

FatDanny

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Il problema è proprio questo.
Immaginate un italia in cui Lega e Fratelli d'Italia sono egemoni all'ennesima potenza.
hanno in mano il governo e dunque forte è il sentimento nazionale, come risultante di questa alleanza al potere.
Casapound e Forza Nuova, proprio per questa ragione, sono ridotte al lumicino, perché il loro terreno di aggregazione è del tutto desertificato da forze più credibili. non fasciste, ma che traggono consenso dagli stessi temi.
Sono legittimate, hanno agganci anche a gangli ufficiali dello stato, ma sono elettoralmente ridicole.

In questa italia un Orban confinante inizia un'aggressione.
Come muterà la percezione di una siffatta italia? In larga parte si stringerà ancor più alle tesi di Lega e Fratelli d'Italia, le farà proprie con la bava alla bocca, si armerà per loro.
Avremo una popolazione ancor più connotata a quel modo.

Ora, come ci troveremmo NOI, generalmente contrari a Salvini e Meloni, in questa italia?
Questa è la domanda da porsi invece di guardare agli ucraini come ad un magma omogeneo come si fa SEMPRE quando si parla di altri che conosciamo meno (le uniche società complicate in questa semplificazione sono le nostre).
Io non penso che mi armerei con la Lega e FdI, non darei loro ragione e consenso perché c'è orban. pur organizzando una resistenza a Orban che mi fa altrettanto schifo.
Chiaramente dall'esterno apparirebbe che tutti gli italiani stanno con Salvini e Meloni.
ma senza dubbio proprio.
Ma penserei che se dall'esterno gente di sinistra iniziasse a sostenere Salvini e Meloni perché c'è la minaccia Orban sarebbe un bel problema per me. Non solo per le mie posizioni politiche, ma per me che in Italia devo viverci (o morirci) pure il giorno dopo.
Dire questo non significherebbe affatto non voler resistere o non organizzare una resistenza.
Ma sarebbe una resistenza che prova a concentrarsi sugli interessi della popolazione e della libertà possibile, non quelli di Meloni e Salvini.

Riusciamo a pensare in questi termini la situazione ucraina (non esattamente così, ma almeno ci capiamo), con questi gradi di complessità, oppure appiattiamo tutto su una bandiera nazionale che si contrappone a quella russa?

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Racconto di una guerra
di Emmanuel Carrère

a cura di Carlo Bonini (coordinamento editoriale) e Simona Bolognesi (coordinamento multimediale)

L'autore di Limonov era a Mosca nel momento in cui è cominciata l'invasione dell'Ucraina. Questo è il racconto della settimana che ne è seguita.

Il sogno di Irina
«Quando ero piccola sognavo che mi nascondevo nella cantina di una casa bombardata, mezza distrutta. Sentivo da fuori delle raffiche di mitra. Erano i nazisti a sparare. Avevo paura che mi trovassero e mi uccidessero come avevano ucciso la mia famiglia. Da quando è cominciata la guerra faccio di nuovo questo sogno, ma è peggio. Perché c'è un momento in cui capisco che sono io la nazista e mi sveglio gridando». Quello che mi racconta, Irina l'ha scritto sulla sua pagina Facebook (perché questa scena si svolge in un momento in cui Facebook c'era ancora; cinque giorni dopo, finito questo testo, niente più Facebook). Sua madre l'ha chiamata, terrorizzata, la maggior parte dei suoi amici si sono disiscritti dal suo account. «Tutti ci odiano, ora, noi russi», dice Irina, e io cerco di confortarla, le dico che la gente, oddio la gente non so, ma molti francesi come me sono perfettamente capaci di distinguere, innanzitutto fra i russi e il loro presidente impazzito e poi fra i russi che sostengono il loro presidente impazzito e quelli spaventati dalla sua follia. Lei è scettica: «Tu credi veramente che facciano dei distinguo? Io quello che ti posso dire è che gli ucraini li invidio. Sono degli eroi, sono pronti a combattere e a morire. Loro agiscono. Noi viviamo nella paura. E un pochino nella speranza. Un pochino». Ripete «un pochino» e poi si mette a piangere.

Siamo in una caffetteria nel centro di Mosca, legno chiaro, latte macchiato, tè matcha, la vita urbana della gente che non ha troppi pensieri per la testa, e lei piange, e attraverso la vetrata del locale vedo camionette della polizia che parcheggiano una dietro all'altra, sempre più numerose, sotto questo cielo che tutte le mattine è di un azzurro incredibile e rende tutto quello che succede ancora più stupefacente.

Irina è una donna minuta e nervosa, che lavora in una casa editrice di libri per l'infanzia. Poco più che cinquantenne, classe media moscovita: ma come succede spesso in Russia non serve grattare molto perché sotto questa classificazione sociologica rassicurante si spalanchi la botola della grande e terribile storia sovietica. È nata a Magadan, e Magadan, sopra a Vladivostok, è, come sa chi ha letto Solzhenicyn e Shalamov, la porta d'ingresso del gulag. È andata via da Magadan a cinque anni, ormai è qualcosa di molto lontano per lei, ma oggi sta pensando seriamente di tornarci. Un'altra linea di separazione fra i russi, almeno il genere di russi che conosco io: quelli che possono andare via e quelli che non possono. Quelli che possono andare via l'hanno già fatto. Irina non può. Non ha il visto e sa che quello che sta cominciando è un viaggio nel tempo e nelle tenebre. L'ipotesi più ottimistica è che non ci sarà la guerra nucleare, ma quel che è certo è che le sanzioni che colpiscono la Russia dureranno anni, forse decine di anni, e trasformeranno radicalmente la loro vita. Irina ha una figlia di 13 anni (non un figlio, per fortuna, perché se fosse maschio fra meno di cinque anni potrebbe essere chiamato a fare la guerra, ormai è una cosa di cui bisogna tener conto), che cerca di condurre insieme alle sue amiche una vita da adolescente, ma hanno già capito, lei e le sue amiche, che ora comincia la vita senza Netflix, la vita senza TikTok, e che è tutto vero, non è uno scherzo.

Ci sono persone, e non è uno scherzo neanche questo, che si fanno reinstallare a casa il telefono fisso e quelli che ora le prendono in giro, quelli che non l'avranno fatto per tempo, si morderanno le mani. «La sola cosa che mi rassicura», dice Irina, «è che il nostro Paese è grandissimo. Ci sono posti dove nascondersi. Magadan, il Bajkal, l'Altai... Io faccio navigazione di diporto, sai, ho una piccola barca insieme a degli amici, ormeggiata a 50 chilometri da Mosca. Il mio sogno era un lungo viaggio fino in Africa, passando dai fiumi e dai mari. Era tutto preparato per bene, dovevo prendermi un anno sabbatico, partire la prossima estate. Forse invece andrò con mia figlia fino all'Oceano Artico. Forse vivremo sulla riva dell'Artico. Forse impareremo a vivere in un altro modo. Forse sarà bello comunque». Irina scoppia in singhiozzi.


Una donna piange dopo l'arresto della figlia durante una manifestazione contro la guerra a Mosca. 6 marzo 2022



Fake News
Ho trascritto le parole di Irina ma ho cambiato il suo nome, la sua professione. Lo faccio per quasi tutte le persone di cui parlo in questo articolo e vi potrà sembrare assurdo, ma non ho il diritto di dire per quale ragione, del tutto confessabile, mi trovassi a Mosca all'inizio della guerra. Era previsto che ripartissi domenica scorsa, ho deciso di restare. Le persone che mi avevano invitato mi hanno fatto giurare di non scrivere niente che possa farle identificare. Nel giro di qualche giorno si è raggiunto un livello di paranoia prossimo a quello del Grande Terrore staliniano. Tutto viene ascoltato, non c'è più nessun mezzo di comunicazione che possa essere considerato sicuro e se restavano dei dubbi su quello che si rischia realmente sono appena stati dissipati da una legge, approvata lo scorso venerdì 4 marzo, che reprime le fake news su quello che succede in Ucraina secondo il seguente tariffario: tre anni di carcere se si scrive o si pronuncia la parola «guerra» invece di «operazione speciale»; dai cinque a dieci se la stessa cosa viene fatta nel quadro di un gruppo su internet; quindici se produce delle «conseguenze pubbliche», e vai a sapere che cosa sono queste conseguenze pubbliche.

Questa legge non vale soltanto per i russi, ma anche per gli stranieri. I corrispondenti esteri se ne vanno uno dopo l'altro. Non potendo nominare la guerra ora la si mostra. Ancora ieri, sul Pervij Kanal, il primo canale della televisione russa, che guardo in albergo mentre faccio colazione, solo banalità: lotterie, documentari naturalistici. Questa mattina invece si vedono solo blindati, incendi, feriti e anche uno che conosca poco il russo difficilmente potrebbe fraintendere quello che viene detto, considerando che si sente ripetere a ciclo continuo nazisti, nazisti, nazisti, genocidio, genocidio, genocidio e di tanto in tanto, per variare, il verbo unichtozhat', annientare. E poi anche, guarda un po', un montaggio coi fiocchi di un discorso di Goebbels con quello di Bruno Le Maire, il ministro dell'Economia francese, che dice che renderemo la vita difficile ai russi. Ritorno nella mia camera, comincio a scrivere questo articolo che dovrebbe uscire la settimana prossima e non solo nessuno sa che aspetto avrà il mondo la settimana prossima, ma nemmeno se esisterà una settimana prossima. Lo so, questo senso di vacillamento esiste dappertutto, la Nuova Zelanda deve cominciare a temere l'Apocalisse e ho appena letto che la Micronesia si associa alle sanzioni. Lo so, è in Ucraina che c'è la guerra, è sugli ucraini che cadono le bombe, è alle centrali nucleari ucraine che i russi cominciano ad appiccare il fuoco, ma quello che vediamo in Russia, o in ogni caso a Mosca, è un'altra cosa: una società intera che per la volontà di un uomo solo implode a una velocità pazzesca. Due sintesi della situazione. Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa: «Conoscerete cose che nessuno ha mai conosciuto». Dmitri Muratov, caporedattore della Novaja Gazeta e premio Nobel per la pace: «Il futuro è morto».


Il dispiegamento delle forze armate durante una protesta. Mosca, 6 marzo 2022


Shampanskoe
A Mosca ho due buoni amici, Pavel ed Emmanuel, che dirigono la Camera di commercio franco-russa. Persone ponderate, colte, che amano appassionatamente la Russia e ragionevolmente i suoi dirigenti, perché il loro mestiere è di sostenere le imprese e gli investitori francesi, non Navalnij. Un esempio di quali sono le loro preoccupazioni, in tempi normali: la Russia importa una gran quantità di champagne costosi, perché l'oligarca ama il Dom Pérignon. Ne produce anche un'imitazione, uno spumante chiamato shampanskoe. Atto primo: la Russia ha preteso che il suo shampanskoe abbia il diritto di portare il nome prestigioso di «champagne». Atto secondo: ora pretende che lo champagne francese prenda quello, infamante, di «vino frizzante». È talmente putiniano, come modo di fare, che qualche giorno fa pensavo ancora di scriverci su un corsivetto caustico, e un altro sul veterinario che corre da una casa di espatriati all'altra per firmare i certificati che consentano agli animali da compagnia dei circa quattromila francesi residenti a Mosca di lasciare il Paese. Ma la voglia di scrivere corsivetti caustici mi è passata in fretta. Ho partecipato per tre volte ai briefing quotidiani che i miei amici rivolgono, via Zoom, alla comunità francese.

Da un giorno all'altro, il consiglio di mantenere la calma e non cedere al panico suona sempre più angosciato. Non si abbandona la trincea, ma la famiglia la si manda via. Si continua a dire come prima, educatamente, «il presidente Putin», ma si esaminano, senza giudicarli troppo elevati, «per il momento», i rischi di guerra civile, o nucleare, e una non esclude l'altra. Ogni frase è accompagnata da una premessa del tipo «se le cose cominciassero a mettersi veramente male», cosa che inizialmente fa ridere, perché sembra che un tantino abbiano già cominciato a mettersi male, e poi non fa più ridere per niente, perché, come ha riconosciuto Macron dopo aver parlato un'ora e mezza con Putin, «il peggio deve ancora venire». Ogni giorno si fa il punto sui canali di uscita ancora possibili (gli Emirati, l'Armenia, la Turchia). Pavel mi ha fatto comprare per tempo un biglietto per Istanbul, lunedì prossimo, e ben me ne incolse, perché ieri questi biglietti venivano scambiati sul mercato nero a un prezzo venti volte superiore e oggi non ce n'è più neanche uno. Ora si parla di aerei per Erevan o Adalia costretti a fare dietrofront, con i passeggeri piantati in asso Dio solo sa dove sul territorio russo. Ci si mette a studiare gli itinerari attraverso la Finlandia: i treni stracolmi, la strada; l'esodo. Dopo la videoconferenza, ci rifugiamo nel bell'ufficio di Pavel che tira fuori le bottiglie migliori, tanto vale berle prima che tutto sparisca. Siamo una famigliola, siamo al caldo, se le cose cominciassero a mettersi male per davvero è qui che chiederei asilo.


Emmanuel Carrère nella stazione Kievscaya della metropolitana



I novelli sposi
È come l'11 settembre: tutti in Russia si ricorderanno dove si trovavano quando si sono svegliati la mattina di giovedì 24 febbraio. Irina era a Tbilisi, per il matrimonio della sua migliore amica. Tutti erano preoccupati, molto preoccupati vista la piega che stavano prendendo le cose, ma hanno festeggiato comunque, si sono augurati buona notte alle due del mattino e alle sette Olga, la migliore amica, ha bussato alla porta di Irina dicendole che c'eravamo, che era iniziata la guerra. Irina ha pensato che la storia di Olga e di suo marito, Xaver, potesse interessarmi, ed è per questo che ci ritroviamo a cena tutti e quattro.

Olga è elegante, molto brillante verbalmente, molto spiritosa, con un'autorevolezza da donna d'affari. Un po' più in disparte all'inizio, anche Xaver è seducente, sarcastico. Tutti e due sufficientemente agiati da fissare l'appuntamento in un ristorante che ha perso una stella – ma prima ce l'aveva – nella guida Michelin. Olga è russa e dirige una società di design. Xaver, tedesco, ha dei negozi di mobili di lusso in tutta Europa. Si sono incontrati un anno prima in occasione di un salone a Milano. Lui viveva a Monaco ed era sposato con una figlia di sei anni. Lei divorziata tre volte, storie disastrose, croce sugli uomini, ma va a questo incontro che in partenza vedeva come una scocciatura ed ecco là. I colpi di fulmine non hanno bisogno di avere una ragione, ma questo ce l'ha. Fin dalla prima cena, Olga e Xaver scoprono una passione comune per la storia, per gli aspetti più cupi della storia del XX secolo e per quello che Olga chiama, con un sorriso intenerito, our horrible historical background, che si riassume così: il nonno di Olga era un eroe plurimedagliato dell'Unione Sovietica, sopravvissuto all'assedio di Stalingrado, uno di quegli uomini rudi che sono morti (venti milioni di loro) perché fossimo liberi. Il nonno di Xaver, invece, era ufficiale delle Waffen SS e quando gli chiedo se l'abbia conosciuto lui mi risponde di sì, che è morto serenamente nel 1985, era un vecchietto sbarazzino che passava il tempo più che altro fumando la pipa seduto su una panchina e facendosi tiranneggiare dalla moglie.

Le storie di famiglia di Olga e Xaver potrebbero bastare per un articolo intero, perché l'altro nonno di Xaver, pilota della Luftwaffe, dopo essere stato catturato dall'Armata Rossa passò dieci anni in un campo di prigionia in Siberia, da dove tornò nel 1952 con una passione per Lermontov; quanto alla bisnonna di Olga, i suoi genitori erano stati ammazzati dai bolscevichi quando aveva dodici anni ed era sopravvissuta alla tormenta degli anni '20 solo diventando, a quattordici, l'amante di un agente della Ceka, inizialmente per costrizione, senza che però questo le avesse impedito di amarlo per tutta la vita. Insomma, Xaver e Olga vedevano già le pareti coperte dalle loro foto di famiglia nell'appartamento che avevano in programma di comprare a Mosca, perché Xaver ama la Russia, ha una parte dei suoi affari là, parla russo e contava di prendere l'aereo un weekend su due per andare a trovare sua figlia a Monaco. Era un piano realistico e gioioso, il genere di progetto che una coppia europea ragionevolmente benestante poteva fare prima della guerra, ed era per suggellarlo che avevano deciso di sposarsi, anche se Olga si era ripromessa di non cascarci mai più.

A Tbilisi ci si può sposare con grande rapidità e facilità, come a Las Vegas, ma dopo bisogna regolarizzare i documenti, che non sono validi né in Russia né in Germania. Procedura un po' complicata ma possibile in tempi normali, non fosse che nel frattempo, come dice Olga, «il mio Paese ha fatto delle grandi sciocchezze» ed eccola intrappolata, perché non ha un visto Schengen e anche se potesse partire starebbe male all'idea di lasciare per sempre sua madre, a cui non potrebbe neanche più spedire soldi e medicine. Xaver: «Possono ammazzarsi tutti fra loro, io me ne frego, non è la mia guerra, ma distrugge la mia vita. Non posso portare via mia moglie da questo fottuto Paese e mi sto rendendo conto che la mia realtà è questa: dovrò scegliere fra lei e mia figlia». Xaver ha un biglietto per Monaco il giorno dopo, via Dubai, e in teoria un biglietto di ritorno per l'11 marzo. Lui e Olga cercano di convincersi che le cose si sistemeranno, che qualcosa fermerà questa escalation sempre più da incubo e che si ritroveranno, a maggio, a quel salone del design a Milano dove si sono conosciuti un anno prima, ma come si fa a crederci? Siamo in questo ristorante elegante, luci soffuse, una clientela di donne bellissime e uomini imperiosi e accigliati, come sono i ricchi di qua. Come si fa non trovare assurdo tutto questo, queste persone che portano inscritta con grande violenza nella loro storia individuale la storia più terribile del XX secolo e che potevano regalarsi il lusso di interessarsene perché vivevano, in un mondo pacificato, una vita normale, leggera, senza tragedia, e ci si ritrovano improvvisamente di nuovo dentro, straziati, costretti a scelte insopportabili, col rischio di venire separati per sempre? «Il solo vantaggio», dice Xaver rivolgendosi con sardonica tenerezza alla donna che ama, «è che adesso sarete voi a capire cosa vuol dire essere i cattivi per il resto del mondo. Noi tedeschi vi cediamo la parte, tanto per cambiare».


Una manifestante della protesta di Mosca. 6 marzo 2022



L'ultimo iPhone
Abbiamo tutti, sul tavolo, i nostri telefoni che trillano e ci avvisano di un nuovo smottamento in un mondo che credevamo solido e affidabile come un'automobile tedesca. La realtà si disfa come nei film di fantascienza, come in un romanzo di Philip Dick, come in The Truman Show. Non lo sapevamo, ma tutto questo poteva scomparire. Tutto questo sta scomparendo. Negli ultimi due giorni: la Volkswagen, la Bmw, la Warner Bros, la Disney, Netflix, la Nike, Spotify, Ikea, Airbnb, la Vuitton, la Shell, la Deezer, la Carlsberg, la Bp, la Boeing, la Exxon, eBay, Bloomberg, la Cnn, la Bbc e adesso Twitter, Facebook. Olga si ricorda questa cosa: qualche anno fa Affisha, una rivista di tendenza, aveva fatto un reportage ironico sul tema: «Si può sopravvivere una settimana consumando solo prodotti russi?». Risposta: no, non si può. Eppure bisognerà abituarcisi, perché ben presto nei supermercati russi non si troverà più nessun prodotto straniero. Bye bye Dom Pérignon, welcome shampanskoe. «Fra tre mesi», dice Xaver, «saremo tornati al nineteen nineteen. Io capisco nineteen ninety. Xaver ride con la sua risata ferina e triste: «No, il 1990 sarà fra un mese; fra tre mesi sarà il 1919». Olga mostra il suo telefono: «Vedi, ho l'ultimo iPhone». Decisamente sono lento di comprendonio, perché capisco che intende l'ultimo modello. Anche lei ride: «Non hai capito. Questo che ho in mano è l'ultimo iPhone».



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Il nervo della guerra
E come si fa, stasera, per il conto? Tre giorni fa, un'eternità, Irina era semplicemente contrariata di non poter più pagare il parcheggio con Apple Pay, l'applicazione per cellulare che qui tutti usano, perché la carta di credito in plastica è desueta quanto l'assegno da noi. E poi ho voluto pagare il nostro pranzo con la mia Visa e non ci sono riuscito, ed è in quel momento che tutti e due abbiamo cominciato a capire che le sanzioni, l'uscita dal sistema Swift, non erano una faccenda fra Stati e banche, che colpisce solo marginalmente le persone o prosciuga i loro risparmi, cosa a cui i russi sono abituati, ma che ben presto impedirà loro di pagare qualunque cosa. In previsione del momento in cui le carte non si bloccheranno più una volta su due, come succede per il momento, ma ogni volta che si proverà a usarle, questo pomeriggio ho scelto di ritirare dei rubli, il massimo possibile per non rischiare, e mi hanno consigliato di andare in una filiale della Vtb, una banca sufficientemente piccola per non essere ancora colpita dalle sanzioni (i servizi ormai si dividono fra quelli che sono sotto sanzioni e quelli che non lo sono ancora ma presto lo saranno).

C'era almeno una ventina di persone davanti a ogni sportello bancomat, tutti russi, preoccupati ma calmi, e tutti con la testa sollevata verso un display che indicava il cambio del rublo, dell'euro e del dollaro. Tre giorni fa un rublo valeva poco meno di dieci centesimi di euro, oggi sta a quindici, se riesco a ritirarne sarò uno sceicco, mentre le persone che mi stanno intorno guardano i loro risparmi sciogliersi a vista d'occhio. Vorrei intavolare una conversazione, ma anche se non sono ancora stati segnalati casi di aggressività verso gli stranieri a Mosca, siamo comunque noi che ci becchiamo le conseguenze delle sanzioni; molti espatriati di mia conoscenza cominciano ad abbassare la voce quando parlano al telefono in francese per strada, meglio tenere un profilo basso. Ho una fifa matta che il bancomat si ingoi la mia carta; non succede ed è già qualcosa, ma non mi fa ritirare nulla. Per fortuna ho pagato in anticipo l'albergo e il mio biglietto. Per il resto, è assolutamente imprevedibile. Xaver cerca di pagare per primo, ha tre carte di credito diverse, nessuna funziona. La mia sì, inspiegabilmente, ma è il suo ultimo respiro. E il taxi per l'aeroporto, lunedì? Se mi trovassi bloccato a Mosca perché non posso pagare il taxi? La Visa e la Mastercard annunciano sabato che lasciano anche loro la Russia. Per fortuna, Pavel mi ha dato una busta di contanti.


La polizia controlla i passanti lungo le vie di Mosca. 6 marzo 2022



Un boomer russo
«Ho già visto tutto questo, più in piccolo. Ero inviato a Bagdad, giornalista giovanissimo, in un tempo in cui l'Iraq era un Paese prospero, uno dei più piacevoli dove vivere in Medio Oriente. Sapevamo che Saddam gassava un po' i suoi curdi ma si guardava da un'altra parte, tutti i capi di Stato gli dichiaravano la loro amicizia. Quando invase il Kuwait, credeva che tutti avrebbero protestato un po', così per forma, e che poi tutto sarebbe passato, business as usual. Ma non passò: il mondo intero si coalizzò contro di lui, embargo, sanzioni, il Paese prospero diventò un Paese paria, regredì all'età delle caverne ed è ancora lì che si trova. È questo che ci sta succedendo. Putin è diventato un paria, ma anche noi diventiamo dei paria. È pazzesco, sai, quello che avrà vissuto uno della mia generazione. Uno che è stato adolescente in Unione Sovietica e poi, a vent'anni, quel miracolo assoluto, totalmente inimmaginabile, della fine degli anni '80. Passare di colpo da Cernenko a Gorbaciov, e poi il golpe, i carri armati a Mosca, i primi locali notturni a Mosca, i primi viaggi all'estero. I soldi a fiumi, la criminalità, il Far West degli anni di Eltsin. Voi non ne avete la minima idea in Francia, la minima idea. Che avete vissuto voi, poveri piccoli? Il maggio 68? L'elezione di Mitterrand? Ho paura di Le Pen, e che sarà mai! Uno della mia età in Russia ha esperienze per dieci vite, e ora che credevamo di poterci riposare, che non ci sarebbe successo più nient'altro che le cose normali della vita, comprare una dacia, invecchiare, ammalarci, morire, ecco che ci arriva addosso questo, nella peggiore delle ipotesi la fine del mondo, nella migliore delle ipotesi ritorneremo dentro la nostra topaia».


Emmanuel Carrère nella metropolitana di Mosca




Sedersi un minuto in silenzio
Con un po' di fortuna ognuno di noi nella vita trova degli amici davvero cari, quelli con cui si affronta la traversata. La loro quantità varia a seconda del nostro grado di socievolezza, ma per forza di cose non sono mai un numero ragguardevole. Gainsbourg contava i propri sulle dita della mano sinistra di Django Reinhardt, i miei arrivano alla mezza dozzina circa. Loro invece sono otto, e il pomeriggio del 3 marzo si riuniscono nel monastero di Novodevicij – luogo emblematico, religioso e turistico al tempo stesso, famoso per il cimitero, dove sono sepolti Cechov, Gogol', Prokof'ev, Shostakovic e persino Krusciov. Io ci vado con Lionia e Masha, lui regista e lei attrice, con i quali mi ha messo in contatto la mia amica Dinara Drukarova (lei è a Parigi, e quindi sono contento di poter scrivere il suo nome). Fino al giorno prima non ci conoscevamo, sono indescrivibilmente commosso dalla fiducia che hanno riposto in me invitandomi ad accompagnarli.

Questo gruppo di amici somiglia molto al mio: in gran parte coppie, tra i quaranta e i sessant'anni, lavorano per lo più in campo artistico, alcuni sono abbastanza noti, uno è addirittura un cantautore molto famoso. Nessuno si dichiara religioso, ma il cantautore ha un amico monaco che va pazzo per le moto e per il rock e che è diventato una specie di affettuosa guida spirituale per il gruppo, così ha proposto di celebrare una piccola cerimonia, non del tutto clandestina ma abbastanza discreta, per benedire chi parte e chi resta. È quel che sta accadendo in questi giorni, sia tra gruppi di amici che nelle famiglie, e quel che mi colpisce è quanto sia evidente a tutti che quelli che partono, partono senza ritorno, e che quelli che restano in tutta probabilità non li rivedranno più. Michail e Anna partiranno per Tel Aviv il 10 marzo (precauzioni per l'uso: sempre che ci sia un 10 marzo). Lui è ebreo, ha la doppia nazionalità, in linea di massima è una scelta positiva per entrambi. I due sono musicisti, racconto loro un vecchio indovinello scherzoso: «Cos'è un quartetto d'archi sovietico? Un'orchestra sinfonica che rientra da una tournée all'estero». Ridono, anche se in realtà nessuno ha voglia di ridere. Da poco hanno acquistato un bell'appartamento a Mosca, che evidentemente non avranno il tempo di vendere, anzi, sono già fortunati se riescono a mettere il bagaglio nella stiva, vista la saturazione degli aerei, e mi pento di aver immaginato, anche se solo per un istante, di scrivere un corsivetto caustico sul veterinario della colonia francese, travolto dalla mole di certificati da compilare per consentire agli animali domestici di essere evacuati; me ne pento quando la figlia di Anna e Michail, 8 anni, fa benedire da padre Kosma il gattino che non è sicura di riuscire a portare con sé. Ha le lacrime agli occhi, i suoi genitori e il monaco provano a rassicurarla, tuttavia non vogliono mentirle. Anche un'altra coppia sta cercando di partire, e la loro sorte è incerta quanto quella del gattino. Gli altri restano, perché non possono partire, e il cantautore famoso perché non vuole, la sua vita è qui, il suo pubblico è qui, perché morire altrove.

La cerimonia è finita, beviamo sul marciapiede la vodka che hanno portato nei sacchetti di plastica, ci abbracciamo, quanto sarebbe piaciuto, al padre e alla madre di Masha, abbracciarsi, se fossero stati qui con noi. Lui è a Mosca, mi spiega, mentre lei, che è ucraina, è andata a trovare la sorella a Charkiv. Hanno 70 anni, sono insieme da 50, si parlano ancora, via Telegram. È stata Masha a insegnare loro a usarlo, ma sanno che a quell'età ormai è tutto finito, che non si rivedranno più. Il gruppo si scioglie, alcuni vanno via insieme, vanno a continuare a bere a casa, e io so che quando arriverà il momento di separarsi faranno quel che fanno i russi prima di mettersi in viaggio, sedersi un minuto in silenzio a pregare di potersi rivedere, un giorno, in questa vita.


Una donna arrestata all'ingresso della metropolitana. Mosca, 4 marzo 2022




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Un monastero nella Ciuvascia
A proposito di clero: un giornalista francese mi ha dato il contatto di un vandeano fattosi sacerdote ortodosso, «una personalità forte, vedrai». Lo chiamo via WhatsApp, ci possiamo incontrare? Risponde sì, certo, se per lei non è troppo fuori mano, sono nella Ciuvascia. Ah. La Ciuvascia. Da Mosca sono 600 chilometri. Inizia subito a espormi l'itinerario nei dettagli: una notte di treno partendo dalla stazione di Kazanskij, un cambio all'alba, poi la vengo a prendere io, può rimanere tutto il tempo che vuole, è piacevole, vedrà. Passiamo in modalità videochiamata, ne valeva la pena, perché padre Vasilij, sulla sessantina, barba intonsa, sguardo malizioso, ha una mente di tutto rispetto. Gli dico che in questi giorni ho delle faccende da sbrigare a Mosca, ma che prendo in considerazione l'invito. «Quando vuole», risponde, e nei giorni successivi questa è un'idea che mi conforta.

Di volta in volta circolano voci che preannunciano la legge marziale, la catastrofica evacuazione di tutti gli stranieri, il French bashing per strada, l'ambasciata accerchiata come a Saigon, la chiusura dell'intero spazio aereo, l'esplosione di una centrale nucleare, l'assassinio di Zelensky per mano dei mercenari della Wagner e infine Putin che, stando così le cose, preme il pulsante, ma io continuo a ripetermi che «se dovesse mettersi davvero male» prendo il treno alla stazione di Kazanskij e vado ad aspettare la fine del mondo nella Ciuvascia, nel bucolico ritiro di padre Vasilij. Per scrivere un libro non c'è niente di meglio, credo. Ma non è successo, da un lato perché al momento la fine del mondo non è arrivata, o non ancora, ma soprattutto perché ho avuto una seconda conversazione con padre Vasilij che mi ha raggelato, con la sua aria da bonaccione mi ha fatto un discorsetto sui nazisti che governano l'Ucraina – occhio però, che mica tutti gli ucraini sono nazisti, ce ne sono anche di bravi – e sulla sensatezza dell'Armata russa che ha cura di risparmiare i civili. Che Iddio la protegga, e con lei Vladimir Vladimirovic.


In una chiesa della Piazza Rossa. Mosca, 4 marzo 2022



La gente gente
Un'amica parigina, al telefono: «ma la gente? Non gli intellettuali come me e te, ma la gente gente. È del tutto disinformata? È a favore della guerra? Sta con Putin?.» Difficile rispondere. La gente gente è sempre un'incognita. Un altro dei miei amici, italiano, un giorno, ridendo, mi ha detto: «il mio Paese è stato governato dieci anni da Berlusconi e non ho mai conosciuto nessuno che votasse per Berlusconi». A dire la verità io, di putiniani, ne conosco, ma sono più che altro francesi espatriati, non russi. I russi che ho incontrato in questi giorni sono proprio come li ho descritti, e se la loro sorte mi provoca un turbamento così profondo è perché mi somigliano. Ciò che stanno provando Masha, Lionia e i loro amici è esattamente ciò che proveremmo io e i miei amici se una tale catastrofe accadesse in Francia. Qui, in dieci giorni, ho dovuto prendere una ventina di taxi; a Mosca preferisco la metro, è la più bella del mondo, ma su un taxi si parla con più tranquillità alla gente gente, e quindi ecco il risultato del mio sondaggio, tenuto conto del mio orribile russo. All'incirca un terzo dei tassisti si è rifiutato di rispondere – soprattutto all'inizio, quando usavo il termine vojna, guerra, senza sapere che anche solo a sentirlo pronunciare rischiavi di finire in galera. Un altro terzo non ha rifiutato di parlarne, però mi detto che sono tutte sciocchezze. «Guerra? Quale guerra? Guardi che bel tempo, la gente gira all'aria aperta, passeggia, si diverte, fa shopping, ma lei lo sa cos'è una guerra, ha mai sentito parlare di Stalingrado?». In una parola: normal'no, che in russo significa «tutto benissimo, grazie». In senso più esteso: tutto ok, tutto sotto controllo, chi deve gestire fa il suo mestiere, gestisce, sa quel che fa, e tu circola, avanti, circola. Normal'no. L'ultimo terzo, un terzo cospicuo, a dire il vero: quelli che come il saggio padre Vasilij partono in tromba con il genocidio dei russi nel Donbass, con i nazisti che bisogna sradicare, con Putin che fa del suo meglio per salvare il mondo.


Emmanuel Carrère nella stazione Kievscaya della metropolitana

Per maggiore accuratezza sono andato a trovare Valerij Fjodorov, che dirige uno dei tre principali istituti di sondaggi di opinione russi. Il suo è finanziato dal governo, si affretta a precisare, come se non volesse prendermi alla sprovvista, ma l'istituto Levada, più indipendente, non ha ancora fornito i suoi dati, e in seguito avrò modo di verificare che tra l'uno e l'altro le cifre differiscono solamente di due o tre centesimi. Su un campione di 1600 persone intervistate al telefono, le conclusioni sono queste: a favore della guerra, il 68 per cento; contro la guerra, il 22 per cento. I dati, poco incoraggianti, corretti poi dalle variazioni stagionali: il numero di persone favorevoli alla guerra, dall'inizio della settimana, è in leggero ma costante aumento, mentre sono in simmetrico calo i contrari. I «pro-guerra» sono, c'era da immaginarselo, più anziani, in maggioranza maschi, più poveri, meno istruiti, meno urbanizzati, informati dalla televisione; gli «anti-guerra» invece, più giovani, più donne, più urbanizzati, più ricchi, più istruiti, s'informano sui social. Loro e noi: per averne conferma non c'era necessità di Valerij Fjodorov, tuttavia lui ha aggiunto un paio di cose interessanti. La prima è che, a parte una percentuale relativamente esigua di esagitati – meno del 20 per cento – i «pro-guerra» non si definiscono affatto «pro-guerra».

Loro non vogliono la guerra, nessuno dotato di buonsenso può volere la guerra. È solo che ritengono che sia l'Ucraina, con il sostegno dell'Occidente, a fare da otto anni una guerra spietata alla Russia. Mentre gli «anti-guerra» pensano che Putin, la settimana scorsa, abbia iniziato la guerra (cosa che, se fosse vera, si avrebbe tutto il diritto di rimproverargli), i «pro-guerra», al contrario, sanno che lui si sta impegnando per porvi fine (e chi può essere così scriteriato da lamentarsene?). L'altra nota interessante riguarda le sanzioni. La gente che conosco trova terribile il grande salto all'indietro appena iniziato, che ha molte possibilità di durare diversi anni, decine di anni (ancora una volta, guardate all'Iran, guardate all'Iraq). Ma il paradosso che, per ironia della sorte, dà ragione a Putin, è che le sanzioni colpiranno gli amici dell'Occidente, non i suoi. Sono le persone come noi, gli «anti-guerra», gli «anti-Putin», ad andare in malora, intrappolati in un mondo senza Apple, senza Netflix, senza camembert, senza viaggi all'estero. Ma la Russia di base? La gente gente, come dice la mia cara amica? Cosa può fregargliene al popolo che non si possa girare in Jaguar, bere Dom Pérignon, sciare a Courchevel? Non è mai andato all'estero, il popolo, non ha mai messo il naso fuori dalla sua oblast'; il 70 per cento dei russi non ha il passaporto e a malapena sa che esiste. Che esiste Putin, invece, sì che lo sa, e sa che lui vuole bene al popolo. Come mi ha detto un tassista particolarmente gioviale, mentre mi riportava a casa dopo l'appuntamento con il direttore dell'istituto di sondaggi: «Non sarà per niente male ritrovarsi tutti insieme, tutti uguali, come prima, al calduccio, vo dnié!» (vo dnié vuol dire «nella stessa tana»). 


Leggenda urbana?
Questa storia mi è stata raccontata due volte, con leggere variazioni, e non so se le aggiungano o le tolgano credibilità. Una ragazza cammina sola per strada portando un cartello che dice «Nié molcitié», non restate zitti. Ne ho incrociate parecchie, sono ragazze, soprattutto ragazze, a fare questa cosa incredibilmente coraggiosa: uno non resiste così nemmeno cinque minuti, ti arrestano prima, e poi ti condannano a una pena che aumenta di giorno in giorno. Un tipo giovane, con la testa rapata, si avvicina alla ragazza e le dice: «Cos'è che fai? – Lo vedi, no? E lui: Hai ragione. Io sono un neonazista e questa guerra non la voglio, e i miei amici neonazisti, nemmeno. Lei: Io sono ebrea. – Io, neonazista. Siamo tutti e due d'accordo, allora». Si abbracciano. Lei si allontana con il suo cartello, dritta filata verso il carcere, l'ha già messo in conto. Lui la chiama di nuovo, lei si gira, lui le fa il saluto nazista, alla Hitler. Lei gli sorride. (Che la storia sia vera o no, che il ragazzo fosse davvero un neonazista o che se ne sia solo vantato, siamo in una situazione in cui dichiararsi nazisti diventa un atto di ribellione e di difesa della libertà. Zelensky e i suoi sono nazisti? Ok, anch'io, allora. Questo è un paese di matti e quel che sta succedendo è roba da matti.)


Una veduta dall'alto della Piazza Rossa. 4 marzo 2022


Le assistenti di volo
Quando leggerete questo articolo, ammesso che siate ancora lì per poterlo leggere, un video allucinante sarà diventato virale, il mondo intero l'avrà commentato, dimenticato, sostituito con altri video virali, ma credetemi, il video di cui vi sto parlando è una profonda esperienza distopica, è un Black Mirror all'ennesima potenza, e l'ho scoperto all'alba di domenica 6 marzo, in un albergo di Mosca, questo video che mostra Vladimir Putin seduto a un tavolo con una delegazione di donne assistenti di volo mentre spiega loro a che punto è la guerra. Si è chiosato molto sulla solitudine di Putin. Sappiamo che non vede praticamente nessuno, che il Covid ha decuplicato le sue paranoie, che per essere ricevuti da lui qualche minuto bisogna prima isolarsi con i tipi dell'Fsb, il Servizio federale di sicurezza, stare 14 giorni in osservazione, e che le ultime apparizioni pubbliche hanno confermato questo suo stato di bunkerizzazione e di compartimento stagno. Il dialogo con Macron, seduti ognuno a un'estremità di un tavolo lungo 15 metri. Il monologo di 55 minuti che ha segnato il calcio d'inizio della guerra (scusate, dell'operazione speciale). La riunione del Consiglio di sicurezza, con la guardia personale che, appunto, si mantiene a parecchia distanza dalla sua persona, ognuno prudentemente collocato dietro il proprio leggio, ognuno che se la fa sotto dalla strizza, e quel terribile e portentoso momento in cui tutto piomba addosso a Naryshkin, il capo dei servizi d'intelligence esterni, che Putin si diverte a umiliare in diretta, sotto gli occhi dell'intero pianeta, e allora pensiamo che sta andando troppo oltre, che mostrandosi così sadico verso i collaboratori più fedeli apre la porta a ciò che, al momento, sembra l'unica speranza dell'umanità: la rivoluzione di palazzo, l'assassinio.

È completamente solo, pensiamo, è impazzito, e la cosa peggiore – se c'è mai fine al peggio – è che lui è ben consapevole di aver fatto un'enorme cazzata ma ormai è troppo tardi per tornare indietro, e allora tant'è, preme a tavoletta sull'acceleratore, dritto in bocca all'abisso, e noi insieme a lui, nessuno salterà giù dal treno. Questa versione shakespeariana, in netto contrasto con il cinismo calcolatore che a lungo abbiamo attribuito a Putin e che gli è valso tanti ammiratori, temo proprio sia vera, ma ciò che affascina, nell'incontro con le assistenti di volo, è lo zelo profuso a smentirla. Il tavolo è lungo quanto quello del colloquio con Macron, ma le assistenti di volo intorno a lui sono una ventina, attente e briose, tutta quella gente gomito a gomito, e lui rilassato, quasi nella parte dello zione, prende il tè insieme a loro. La prossima volta, immaginiamo, terrà sulle ginocchia dei bambini, come Stalin. In questa cornice, dice le cose senza peli sulla lingua ma non da paranoico bensì da tipo energico e schietto, che ama fare le cose fatte bene. Dice per esempio che se le sanzioni continueranno – iniziano ad avere effetto – saranno considerate una dichiarazione di guerra, e quindi non sarà più contro la sola Ucraina che la Russia, malgrado la pazienza portata, sarà in guerra, ma contro tutti i Paesi che sostengono l'Ucraina. Contro il nostro, la Francia, per esempio. Quel che dice è allucinante ma lo dice alle assistenti di volo usando un tono ragionevole, umano, e se già ci sembra spaventoso che la nostra sorte, di noi tutti, dipenda da un uomo che non ha scampo, di colpo ci chiediamo se non sia ancora più spaventoso che quell'uomo non abbia affatto l'aria di non avere scampo.


Il fermo di un manifestante. Mosca, 6 marzo 2022



La manifestazione
Lionia, che davvero si fida di me, su Telegram mi ha inserito nella chat di un gruppo che di ora in ora dà notizie del fronte «anti-guerra» e annuncia manifestazioni di massa per domenica 6 marzo alle 14.00, nel centro di tutte le grandi città russe. C'è la lista dei luoghi di convergenza, e a Mosca è piazza Manezhnaja, accanto al Cremlino. Visto che in tempi normali in Russia una manifestazione non può avere più di dieci partecipanti, visto che le autorità devono essere avvertite due settimane prima e visto che i tempi non sono per niente normali mi domando con un certo timore come si svolgerà. Risposta: come una passeggiata. Meno giovani di quanti mi aspettavo, nell'insieme; gruppi di famiglia, in alcuni casi; le persone fanno come se approfittassero di una fredda ma soleggiata domenica di primavera per passeggiare intorno al Cremlino. Formano un fiotto umano non troppo denso, non troppo organizzato, che filtra attraverso i bastioni delle Omon, le forze speciali di polizia, che reagiscono in modo aleatorio. Numerosissimi, numerosissimi davvero, gli agenti Omon; sono anche piuttosto nervosi, alcuni fanno cordone, altri pattugliano, ma si direbbe che nemmeno loro abbiano ricevuto ordini precisi. Chi manifesta incrocia o ne sorpassa un gruppo, e loro possono far finta di nulla, accettare che tu stia piacevolmente bighellonando; oppure possono dirti più o meno delicatamente di circolare – mi è successo diverse volte, e mi hanno fatto più paura che male – e può anche succedere che all'improvviso in tre o quattro si mettano a inseguire qualcuno, a pestarlo di brutto, a trascinarlo alle camionette. Perché quella persona in concreto e non un'altra, visto che nessuno porta striscioni o cartelli, né urla slogan? Perché, come dice un proverbio, ogni chiodo che sporge non richiama un martello? Assistiamo ogni minuto alle diverse forme di violenza, sappiamo che essere arrestati in quel modo è una faccenda molto grave, anni sottochiave in carcere, e subito dopo la manifestazione scoprirò che quasi 5.000 persone sono state arrestate, domenica, in Russia; tuttavia quest'ultima è una misura sporadica, non scatena mai una vera reazione, non si trasforma mai in uno scontro in piena regola. A più riprese ho temuto che i cosmonauti, che è come la gente chiama le Omon, caricassero o addirittura sparassero.

Non è accaduto, la manifestazione si è dispersa nello stesso modo indefinito con cui si era formata. Ero venuto con un giornalista francese, con sua moglie, russa, e con la fotografa, russa anche lei. Mi piacerebbe poter scrivere i loro nomi ed esprimere così tutta la mia gratitudine, perché da solo mi sarei cagato sotto molto di più. Tutti e quattro, mentre andavamo via, abbiamo provato una specie di sfinimento, difficile da definire e persino da confessare.

Se il pericolo può galvanizzarci, ecco, non ci ha galvanizzati. Gli sguardi non si sono accesi, anzi, nemmeno s'incrociavano. Nessuna esaltazione, nessun respiro profondo, nessuno slancio. Nessuna vera convinzione di essere insieme, di uscirne vincitori, di morire magari, ma di uscirne vincitori, per i nostri figli se non per noi stessi; per un ideale, per la libertà. «Gli ucraini sono eroi, mi diceva Irina, noi russi invece viviamo nella paura». Non è vero, non tutti, e voglio tenere a mente le ragazze che escono a manifestare da sole, al freddo, con il loro cartello; e persino il piccolo nazista, se davvero esiste. Tuttavia, l'impressione che ho avuto durante quella manifestazione è stata che la gente fosse lì a camminare contro la guerra per principio, per onore, per superare la paura, ed è una cosa bella, ma che quasi tutti – e finire l'articolo in questo modo mi mette una gran voglia di piangere – sanno di essere praticamente spacciati.

(Traduzione di Monica Rita Bedana e Fabio Galimberti)
La versione originale di questo testo, che la Repubblica offre in esclusiva per l'Italia, è stata pubblicata sul Nouveul Observateur nell'edizione del 10/3/2022

Davy_Jones

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Citazione di: Fiammetta il 13 Mar 2022, 09:15
Davi, se hai letto l'articolo postato ieri sera da Fat, c'è il docente pacifista che insegna all'università di Kiev che parla di un'Ucraina armata fino ai denti già prima dell'invasione. Dice anche molto chiaramente che il movimento pacifista in Ucraina non esiste e che quei pochi militanti che ci sono rischiano.

scusa, ho visto il post ma non ho letto l'articolo. comunque si, sono certo che l'ucraina fosse armata fino ai denti prima dell'invasione (li abbiamo armati noi) e infatti dicevo che le forze russe sulla carta sono inferiori. quello che dovremmo capire e' appunto perche' l'esercito ucraino si e' apparentemente "liquefatto". o stanno tutti nascosti nelle città' in attesa dell'ingresso dei russi, o la "resistenza" dei cittadini che vediamo non e' fatta da cittadini ma dall'esercito regolare (a parte le foto di propaganda dei bambini col mitra e il lollipop), oppure e' successo qualcosa che non ci e' stato spiegato. magari una parte dell'esercito si e' veramente dato. o magari s'e' messo coi russi. non so. ma qualcosa non torna.

Vincelor

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Citazione di: FatDanny il 13 Mar 2022, 09:08
Al contrario, non la trascuro affatto.
Se è come dici, e lo credo anch'io, allora sarà ben più facile organizzare una resistenza fatte terminare le operazioni militari.
Per un esercito, e i pantani USA ce lo dicono bene, è molto più facile gestire una linea del fronte che un territorio ostile.
Dunque se è come dici tu, e sono d'accordo, è molto più efficace al fine della resistenza concedere a putin quel che poi sarà insostenibile nella pratica. Ma infatti io credo che Putin non vorrà MAI annettersi l'ucraina proprio perché lo sa pure lui che sarebbe insostenibile.

Il problema è che si parte da una premessa errata (vuole annettersi l'ucraina) per sostenere una forma di resistenza che non conviene agli ucraini, ma solo a zelensky e agli USA.
Se anche la premessa fosse giusta a maggior ragione sarebbe conveniente per la resistenza (ma non per zelensky e gli USA) farli entrare e poi consumarli.
Senza legittimità, senza consenso, in un ambiente ostile ndo vanno? Succederebbe come l'Iraq o l'Afghanistan per gli USA.
Ma ad oggi non si vuole questo perché non si vuole concedere a Putin la vittoria.
La questione oggi non sono gli interessi della popolazione ucraina e manco della sua resistenza, ma unicamente l'elemento politico internazionale di vittoria/sconfitta di Putin.

AHAHAHAHAHAHAHAH

ma vai a smacchiare giaguari vai, tu e le tue lezioncine di antifascismo.
Io non vedo come impedirei gli altri di esprimersi, al massimo critico l'espressione.
Sarà questo che te fa annà in puzza, epigono di Mieli/calabresi.
Hai le stesse loro espressioni nel confrontarti, compresa la costernazione quando venite trattati come meritate quando esprimete le vostre corbellerie pelose.
Vai a scrivere un editoriale per repubblica vai, che in quel covo di serpi ti ci vedrei benissimo.
Confermi la tua intolleranza, il tuo bullismo e la tua violenza. Fascista e' chi fascista fa

Davy_Jones

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nel frattempo i russi hanno colpito a lviv, confine con la Polonia, una base che ospita istruttori nato (quelli che hanno insegnato agli ucraini a usare le armi che gli abbiamo dato). e' la seconda volta che colpiscono una base usata dalla nato a ovest (la prima fu il primo giorno di guerra). ovviamente i russi sanno quello che fanno. forse gli ucraini sperano che lasciando che i russi colpiscano dove vogliono la nato intervenga. non lo so.

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Drake

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Citazione di: trax_2400 il 13 Mar 2022, 09:33
Racconto di una guerra
di Emmanuel Carrère
Ho letto solo il primo post, ma solo a me sta nauseando questo racconto? Dove si parla di netflix, viaggi in barca, ristoranti stellati, mercedes, iphone. E' questa come vedono la guerra i privilegiati? Carrere mi sembra un sonnambulo che all'improvviso si sveglia in un mondo che non gli piace, ma è lo stesso mondo in cui godeva della sua ricchezza, non è cambiato certo solo per colpa di un unico pazzo. Anche se è consolatorio pensarlo.

NEMICOn.1

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Citazione di: FatDanny il 13 Mar 2022, 09:24
Il problema è proprio questo.
Immaginate un italia in cui Lega e Fratelli d'Italia sono egemoni all'ennesima potenza.
hanno in mano il governo e dunque forte è il sentimento nazionale, come risultante di questa alleanza al potere.

Ti faccio una domanda : se Orban, il giorno dopo l'aggressione all'Italia facesse un appello agli italiani tipo Putin/esercito ucraino, gli Italiani direbbero no ?

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