servono ad evitare che l'opposizione organizzi un discorso politico alternativo in forma organica.
Che poi è il cruccio di tutti i poteri autoritari.
Ma di base per fare questo devi avere un alto consenso.
Quello che mi sembra non essere chiaro è che una dittatura è sempre una dittatura di maggioranza.
I regimi dittatoriali sostenuti dal 15% della popolazione durano pochissimo.
I regimi dittatoriali nella storia contemporanea sono sempre stati sostenuti dalla maggioranza delle persone.
Sai qual'è il problema? é che molti hanno una visione distorta della democrazia, come potere della maggioranza. Dunque nel pensare questo, ammettere che c'è un consenso maggioritario per il despota crea un corto circuito, perché sarebbe come ammettere che quel potere è, paradossalmente, "democratico".
Non pochi, ammettessero questo, si troverebbero a legittimare l'azione di tale despota per quella che è la loro concezione della democrazia.
Questo porta alla necessità logica di negare questo aspetto e di riformulare la realtà attraverso un'astrazione favolistica che fa della dittatura un regime in cui una cricca tiene sotto scacco una società intera con la violenza.
Una semplificazione fanciullesca, che fa quasi tenerezza.
Prodotto del misero modo in cui sovente si studiano la storia e la politica a scuola, purtroppo.
La dittatura è tale perché una maggioranza politica, grazie al consenso, preclude la possibilità stessa che un'alternativa si organizzi. Attraverso una propaganda che indottrina e ricostruisce continuamente il consenso e una repressione che ferma gli embrioni alternativi.
Ecco perché il voto, di per sé, non è assolutamente prova di una democrazia.
Il funzionamento della scuola, dei media, delle libertà di azione politica - anche violenta - lo sono molto di più.
In una democrazia si possono tirare uova, si possono tirare serci, si possono tirare molotov.
Il che non significa che questo non ha effetti civili/penali se fai danni, ma che tali danni non precludono il riconoscimento politico dell'azione considerata.