Elezioni 25 settembre 2022

Aperto da hafssol, 25 Lug 2022, 20:52

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TestaccioLaziale

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Citazione di: vaz il 20 Ott 2022, 07:30
Che delusione Soumahoro

mi sono perso la notizia che è successo?

genesis

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Citazione di: vaz il 20 Ott 2022, 07:30
Che delusione Soumahoro

Una notizia che gira sui giornali di destra.

vaz

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genesis

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E' in arrivo un terzo file audio  8)

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pandev66

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trax_2400

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Comunque per uscire tutte questi pizzini / audio qualcosa lì sta succedendo eh ...
Oppure c'ha una tata comunista che gli ha sospeso le goccine di nascosto per vedere l'effetto che fa ...  :)

FatDanny

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* 41.060
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Citazione di: vaz il 20 Ott 2022, 08:38
non so cosa giri sui giornali di dx, mi riferisco a questo post su fb

https://www.facebook.com/AboubakarS/posts/pfbid032Vxt8tA5Hv6NmdJ41WcrAn5AyuKHUZgmchNp7rjM8eJ1yQ9AgaNi4ceQWoeYRVG3l

non sia mai che i ricchi piangano.
Se i poveri piangono è la drammatica ma inevitabile realtà, se piangono i ricchi è deprecabile invidia sociale.
"il suo è culo, la mia è classe... caro Fantozzi"

FatDanny

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Ida Dominijanni sulle sortite di Berlusconi, interessante come sempre:

Sulle ultime di Berlusconi non mi convincono del tutto né le letture in chiave di leader-padrone decadente e fuori di testa né quelle in chiave di patriarca rabbioso e vendicativo vs giovane donna lanciatissima e vincente. Non del tutto dico, perché ovviamente c'è del vero in ognuna delle due (sulla seconda torno dopo) . Ma tutte e due evadono il punto politico oggettivo: le cose che B. dice sulla guerra, il momento in cui ha deciso di dirle, il contesto internazionale in cui sa che vanno a cadere. Berlusconi è notoriamente un istrione, un istintivo, un imprevedibile, un padrone narcisista che non sopporta ferite narcisistiche. Ma non è solo questo e ormai dovremmo saperlo: le sue intemerate hanno sempre una qualche perversa forma di razionalità, anzi di intuizione, politica e strategica. Non è credibile intanto che pensasse di parlare in segreto o in modo riservato davanti ai suoi gruppi parlamentari: anche l'uomo politico più improvvisato sa che di questi tempi di segreto non c'è niente neanche se si è in due. Dunque Berlusconi ha voluto rendere pubblica la sua posizione effettiva sulla guerra, su Putin e su Zelensky, sulla leadership occidentale ("non ci sono più veri leader salvo il sottoscritto"). Perché? Per dare un altro calcio negli stinchi  a Giorgia Meloni, certo. Per darne un altro a Tajani, magari. Per rimettersi al centro della scena a tutti i costi, ok. Ma prima di tutto questo, io penso, perché ha capito - "sente", come fa lui - che il senso comune di sta spostando sempre più contro questa guerra. Berlusconi, non dimentichiamolo (e molti purtroppo lo dimenticano), è stato il primo e il più abile dei populisti italiani, quello che maggiormente tiene a quella "connessione sentimentale" con il popolo che tanti evocano ma che nessuno come lui sa praticare: cavalca l'onda che monta, anche se con argomenti filoputiniani che poco o nulla hanno a che vedere con il pacifismo delle piazze (ma possono ben conciliarsi invece con le rivolte contro le bollette). Sente anche, e non a torto, che "il fronte della fermezza" occidentale  non ha una leadership politica e strategica all'altezza della bisogna, né in Europa né negli Stati uniti, mentre la situazione geopolitica globale si fa di giorno in giorno più complicata e i mediatori scarseggiano.  Produce una frattura, che qualcosa a sua volta produrrà, e non necessariamente domattina, nella formazione del governo, ma a medio termine: Giorgia Meloni e la sua coalizione ci potranno anche mettere dei cerotti, ma la frattura è fatta e resta. Sempre ammesso, e non concesso, che incerottato un governo venga alla luce.
Passo alla questione della vendetta del patriarca contro la giovane leader che gli toglie lo scettro. Solo gli ingenui, e soprattutto, mi duole dirlo, le ingenue potevano pensare che la storiella della "prima donna" al vertice del potere potesse filare liscia verso il lieto fine. Il femminismo ha passato un paio di mesi a discutere di rappresentanza femminile, del tasso di femminismo diretto o indiretto presente in Giorgia Meloni, del perché e percome a destra una donna ce la fa e a sinistra no, distraendosi dalle reazioni maschili che una leadership femminile può innescare, dal paternalismo peloso ai colpi di cosa di "papi" ferito e indispettito. E ne vedremo ancora delle belle. Sia chiaro: non sto vittimizzando Giorgia Meloni. Se una sceglie, come lei dichiara di aver sempre fatto nella sua autobiografia, la strada della competizione diretta con gli uomini invece che quella della relazione fra donne, deve sapere che in quella competizione, come si dice, le dà e le prende. Non sarà un bello spettacolo neppure assistere a questa gara in cui lei si è andata a infilare.

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kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2022, 10:03
non sia mai che i ricchi piangano.
Se i poveri piangono è la drammatica ma inevitabile realtà, se piangono i ricchi è deprecabile invidia sociale.
"il suo è culo, la mia è classe... caro Fantozzi"

Purtroppo l'idea di lotta di classe non è più popolare neanche tra le fila della classe che dovrebbe lottare più di tutte.
Quasi un secolo di socialismo reale hanno dimostrato che con quella formula alla fine piangono tutti (tranne gli apparati di potere, come sempre).
Anche il povero non è felice ad immaginare un mondo dove i ricchi diventano poveri come lui.
L'obiettivo deve essere una società dove tutti stanno più o meno bene, e questo non significa che non bisogna togliere tutti i privilegi e non debba essere ripristinata in modo radicale una redistribuzione del reddito.


FatDanny

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* 41.060
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e quindi convieni che i ricchi debbano piangere e la frase di Soumahoro è na cazzata

EDIT
io continuo a pensare che la questione non riguardi la semplice distribuzione, ma l'organizzazione della produzione.
Su quella il socialismo ha fallito (passandola dal capitale allo stato), su quella hai la possibilità di un'effettiva liberazione. Come si produce e chi decide come farlo.
Se non hai un'alternativa efficace su quello, tutto il resto ne consegue.

kelly slater

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* 27.227
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i ricchi non devono piangere, devono cacciare i soldi, è diverso.
poi se questo li fa piangere, sticazzi, ma possono tranquillamente essere felici anche con meno soldi

FatDanny

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che equivale a piangere, perdonami.
Non penso che cacciano i soldi con il cuore colmo di gioia.

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kelly slater

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* 27.227
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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2022, 10:26
che equivale a piangere, perdonami.
Non penso che cacciano i soldi con il cuore colmo di gioia.

La narrazione, Fat, la narrazione.
Se io ti dico che voglio vederti soffrire sto dicendo una cosa diversa da: voglio una cosa giusta che tu puoi tranquillamente accettare senza soffrire.

FatDanny

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si ma la narrazione è, proprio come sottolineato dai suoi grandi sostenitori, un carattere segnato, soggettivo, localizzato.
Non puoi imporre ai ricchi come vivono (e narrano) il vedersi sottratte le loro ricchezze.
Non puoi pretendere che la vivano bene perché "è giusto".

Quindi tu la vivrai come cosa giusta che si può tranquillamente accettare senza soffrire.
Loro come un esproprio tirannico, ottenuto con la violenza.
Quindi la narrazione sarà sofferente. La fatica di una vita intera sottratta da un manipolo di invidiosi.

L'idea che tutto si giochi sul linguaggio è l'enorme problema di tutto il pensiero post-moderno (lacan incluso). Non è così. Il rischio di distacco dalla realtà è consistente.
Il linguaggio è una rappresentazione di un vissuto che è esperito concretamente.
Quindi la narrazione conta, ma non è tutto.
Quando Sanguineti diceva che l'odio di classe era una roba positiva aveva le sue ragioni. Perché in tal caso il "volerti vedere soffrire" era una componente aggregativa, non disgregativa, della narrazione. Ovviamente di una parte, ma proprio della parte che ci interessa.
Il grosso problema della narrazione post-moderna, è uno degli argomenti della mia tesi sul concetto di classe, è che assolutizza e mette al centro un problema e una prospettiva che in realtà è quella degli intellettuali accademici.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2022, 10:14
Ida Dominijanni sulle sortite di Berlusconi, interessante come sempre:

Sulle ultime di Berlusconi non mi convincono del tutto né le letture in chiave di leader-padrone decadente e fuori di testa né quelle in chiave di patriarca rabbioso e vendicativo vs giovane donna lanciatissima e vincente. Non del tutto dico, perché ovviamente c'è del vero in ognuna delle due (sulla seconda torno dopo) . Ma tutte e due evadono il punto politico oggettivo: le cose che B. dice sulla guerra, il momento in cui ha deciso di dirle, il contesto internazionale in cui sa che vanno a cadere. Berlusconi è notoriamente un istrione, un istintivo, un imprevedibile, un padrone narcisista che non sopporta ferite narcisistiche. Ma non è solo questo e ormai dovremmo saperlo: le sue intemerate hanno sempre una qualche perversa forma di razionalità, anzi di intuizione, politica e strategica. Non è credibile intanto che pensasse di parlare in segreto o in modo riservato davanti ai suoi gruppi parlamentari: anche l'uomo politico più improvvisato sa che di questi tempi di segreto non c'è niente neanche se si è in due. Dunque Berlusconi ha voluto rendere pubblica la sua posizione effettiva sulla guerra, su Putin e su Zelensky, sulla leadership occidentale ("non ci sono più veri leader salvo il sottoscritto"). Perché? Per dare un altro calcio negli stinchi  a Giorgia Meloni, certo. Per darne un altro a Tajani, magari. Per rimettersi al centro della scena a tutti i costi, ok. Ma prima di tutto questo, io penso, perché ha capito - "sente", come fa lui - che il senso comune di sta spostando sempre più contro questa guerra. Berlusconi, non dimentichiamolo (e molti purtroppo lo dimenticano), è stato il primo e il più abile dei populisti italiani, quello che maggiormente tiene a quella "connessione sentimentale" con il popolo che tanti evocano ma che nessuno come lui sa praticare: cavalca l'onda che monta, anche se con argomenti filoputiniani che poco o nulla hanno a che vedere con il pacifismo delle piazze (ma possono ben conciliarsi invece con le rivolte contro le bollette). Sente anche, e non a torto, che "il fronte della fermezza" occidentale  non ha una leadership politica e strategica all'altezza della bisogna, né in Europa né negli Stati uniti, mentre la situazione geopolitica globale si fa di giorno in giorno più complicata e i mediatori scarseggiano.  Produce una frattura, che qualcosa a sua volta produrrà, e non necessariamente domattina, nella formazione del governo, ma a medio termine: Giorgia Meloni e la sua coalizione ci potranno anche mettere dei cerotti, ma la frattura è fatta e resta. Sempre ammesso, e non concesso, che incerottato un governo venga alla luce.
Passo alla questione della vendetta del patriarca contro la giovane leader che gli toglie lo scettro. Solo gli ingenui, e soprattutto, mi duole dirlo, le ingenue potevano pensare che la storiella della "prima donna" al vertice del potere potesse filare liscia verso il lieto fine. Il femminismo ha passato un paio di mesi a discutere di rappresentanza femminile, del tasso di femminismo diretto o indiretto presente in Giorgia Meloni, del perché e percome a destra una donna ce la fa e a sinistra no, distraendosi dalle reazioni maschili che una leadership femminile può innescare, dal paternalismo peloso ai colpi di cosa di "papi" ferito e indispettito. E ne vedremo ancora delle belle. Sia chiaro: non sto vittimizzando Giorgia Meloni. Se una sceglie, come lei dichiara di aver sempre fatto nella sua autobiografia, la strada della competizione diretta con gli uomini invece che quella della relazione fra donne, deve sapere che in quella competizione, come si dice, le dà e le prende. Non sarà un bello spettacolo neppure assistere a questa gara in cui lei si è andata a infilare.


Lucidamente fastidiosa, come al suo solito.

A.Nesta (c)

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B sta praticamente facendo crollare questo governo.

Io temo solo il terzo polo.

kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2022, 10:36
si ma la narrazione è, proprio come sottolineato dai suoi grandi sostenitori, un carattere segnato, soggettivo, localizzato.
Non puoi imporre ai ricchi come vivono (e narrano) il vedersi sottratte le loro ricchezze.
Non puoi pretendere che la vivano bene perché "è giusto".

Quindi tu la vivrai come cosa giusta che si può tranquillamente accettare senza soffrire.
Loro come un esproprio tirannico, ottenuto con la violenza.
Quindi la narrazione sarà sofferente. La fatica di una vita intera sottratta da un manipolo di invidiosi.

L'idea che tutto si giochi sul linguaggio è l'enorme problema di tutto il pensiero post-moderno (lacan incluso). Non è così. Il rischio di distacco dalla realtà è consistente.
Il linguaggio è una rappresentazione di un vissuto che è esperito concretamente.
Quindi la narrazione conta, ma non è tutto.
Quando Sanguineti diceva che l'odio di classe era una roba positiva aveva le sue ragioni. Perché in tal caso il "volerti vedere soffrire" era una componente aggregativa, non disgregativa, della narrazione. Ovviamente di una parte, ma proprio della parte che ci interessa.
Il grosso problema della narrazione post-moderna, è uno degli argomenti della mia tesi sul concetto di classe, è che assolutizza e mette al centro un problema e una prospettiva che in realtà è quella degli intellettuali accademici.

Ma invece è tutto il contrario.
Quando vado a parlare con la gente dei palazzoni grigi e rossi del mio quartiere, a composizione "proletaria" molti sono ancora di sinistra come da tradizione, ma molti votano fdi o lega, e ammirano che di loro ce l'ha fatta e pur continuando a vivere nella casa popolare ha un reddito medio-alto e un lavoro che funziona.
Mentre spesso quelli che propagandano l'odio di classe appartengono alla classe che bisognerebbe odiare.
E cmq l'odio di classe non è sbagliato : è giusto, il problema è la prospettiva.
La prospettiva di un mondo in cui siamo tutti poveri e in compenso perdiamo la libertà e stiamo sotto un potere dittatoriale non funzionerà mai più.
Tu guarda podemos e o più nello specifico Barcellona, che conosco bene.
C'è la ricchezza ma anche un welfare che noi in italia ce lo sogniamo la notte.
E si può e si dovrebbe fare anche molto meglio di quel modello e togliere molti più soldi ai ricchi, però già così diciamo che vivono molto meglio di qua.


RG-Lazio

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 20 Ott 2022, 10:38
Lucidamente fastidiosa, come al suo solito.

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Tra l´altro ad oggi possiamo dire che su Berlusconi o sul berlusconismo in tanti hanno preso dei granchi. Presi dall´analogia con il duce, dal definirlo un puttaniere, faccendiere, si é persa la vera e propria matrice di un fenomeno politico tutt´altro che marginale.

Nei primi anni 2000, tutti si chiedevano (sopratutto in europa e nei salotti) come fosse possibile, a volte si parlava di fine prossima di berlusconi e quello invece risorge sempre. Un mio maestro parlo di secolo berlusconiano e aveva ragione...Trump, Bolsonaro (in Germania abbiamo avuto Laschet candidato alla cancelleria) sono tutti cloni di silvio, l´uomo qualunque che sa parlare agli uomini qualunque che dominano le reti sociali, perché il qualunque é la cifra del nostro presente.

Berlusconi sa benissimo che l´uomo qualunque si é rotto il keiser di pagare la bolletta e non si mette a fare la critica ai rapporti di produzione che determinano tali dinamiche...e insomma il sogno inconscio é la riapertura del Nord Stream. Il ritorno del gas russo. Silvio non é fesso, lo sa, ha giá iniziato a lavorarci e allo stesso tempo si pone come quello che é amico di Putin...potrebbe farlo ragionare.
Tra il delirio e il ragionevole, Silvio si é messo in testa, a torto o a ragione, che puó fermare la guerra e quindi tornare al gas a poco prezzo. L´uomo qualunque che puó risolvere i problemi degli uomini qualunque.   

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kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 20 Ott 2022, 10:14
Ida Dominijanni sulle sortite di Berlusconi, interessante come sempre:

Sulle ultime di Berlusconi non mi convincono del tutto né le letture in chiave di leader-padrone decadente e fuori di testa né quelle in chiave di patriarca rabbioso e vendicativo vs giovane donna lanciatissima e vincente. Non del tutto dico, perché ovviamente c'è del vero in ognuna delle due (sulla seconda torno dopo) . Ma tutte e due evadono il punto politico oggettivo: le cose che B. dice sulla guerra, il momento in cui ha deciso di dirle, il contesto internazionale in cui sa che vanno a cadere. Berlusconi è notoriamente un istrione, un istintivo, un imprevedibile, un padrone narcisista che non sopporta ferite narcisistiche. Ma non è solo questo e ormai dovremmo saperlo: le sue intemerate hanno sempre una qualche perversa forma di razionalità, anzi di intuizione, politica e strategica. Non è credibile intanto che pensasse di parlare in segreto o in modo riservato davanti ai suoi gruppi parlamentari: anche l'uomo politico più improvvisato sa che di questi tempi di segreto non c'è niente neanche se si è in due. Dunque Berlusconi ha voluto rendere pubblica la sua posizione effettiva sulla guerra, su Putin e su Zelensky, sulla leadership occidentale ("non ci sono più veri leader salvo il sottoscritto"). Perché? Per dare un altro calcio negli stinchi  a Giorgia Meloni, certo. Per darne un altro a Tajani, magari. Per rimettersi al centro della scena a tutti i costi, ok. Ma prima di tutto questo, io penso, perché ha capito - "sente", come fa lui - che il senso comune di sta spostando sempre più contro questa guerra. Berlusconi, non dimentichiamolo (e molti purtroppo lo dimenticano), è stato il primo e il più abile dei populisti italiani, quello che maggiormente tiene a quella "connessione sentimentale" con il popolo che tanti evocano ma che nessuno come lui sa praticare: cavalca l'onda che monta, anche se con argomenti filoputiniani che poco o nulla hanno a che vedere con il pacifismo delle piazze (ma possono ben conciliarsi invece con le rivolte contro le bollette). Sente anche, e non a torto, che "il fronte della fermezza" occidentale  non ha una leadership politica e strategica all'altezza della bisogna, né in Europa né negli Stati uniti, mentre la situazione geopolitica globale si fa di giorno in giorno più complicata e i mediatori scarseggiano.  Produce una frattura, che qualcosa a sua volta produrrà, e non necessariamente domattina, nella formazione del governo, ma a medio termine: Giorgia Meloni e la sua coalizione ci potranno anche mettere dei cerotti, ma la frattura è fatta e resta. Sempre ammesso, e non concesso, che incerottato un governo venga alla luce.
Passo alla questione della vendetta del patriarca contro la giovane leader che gli toglie lo scettro. Solo gli ingenui, e soprattutto, mi duole dirlo, le ingenue potevano pensare che la storiella della "prima donna" al vertice del potere potesse filare liscia verso il lieto fine. Il femminismo ha passato un paio di mesi a discutere di rappresentanza femminile, del tasso di femminismo diretto o indiretto presente in Giorgia Meloni, del perché e percome a destra una donna ce la fa e a sinistra no, distraendosi dalle reazioni maschili che una leadership femminile può innescare, dal paternalismo peloso ai colpi di cosa di "papi" ferito e indispettito. E ne vedremo ancora delle belle. Sia chiaro: non sto vittimizzando Giorgia Meloni. Se una sceglie, come lei dichiara di aver sempre fatto nella sua autobiografia, la strada della competizione diretta con gli uomini invece che quella della relazione fra donne, deve sapere che in quella competizione, come si dice, le dà e le prende. Non sarà un bello spettacolo neppure assistere a questa gara in cui lei si è andata a infilare.


Analisi perfetta.

genesis

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Un mio amico scomparso, che ebbe lo stesso percorso politico di FD, sosteneva che i piccoli commercianti sono la nuova classe operaia, nel senso che dovevano essere visti allo stesso modo.
Classe operaia, piccoli commercianti, parte delle partite IVA (su cui si potrebbe fare un lungo discorso), precari: in pratica sono tutti nella stessa barca.

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