Per me il vero dato è che la gente s'è stufata di votare.
Non esprimo giudizi in merito, ma questo pesa tantissimo: sicuramente la destra, soprattutto con FdI, ha lavorato bene nelle piazze e sui social, ricreando quella che da sempre è l'arma vincente dei suoi elettori, ovvero il senso di appartenenza ideologica e sfaccettata nei vari aspetti collaterali (i conservatori, i nostalgici, i sognatori, gli amanti dei partiti "di rottura").
Sia al centro che a sx tutto questo non esiste più, e a differenza del passato, quando "gli indecisi" comunque sparpagliavano i voti tra le correnti minoritarie delle coalizioni o i nuovi arrivati (M5S), chi non se la sentiva di turarsi il naso e votare qualcosa in cui non credeva manco al 10%, se n'è rimasto a casa.
Non ho alcuna intenzione di sminuire o contestare l'esito elettorale, ci mancherebbe, chi ha vinto se l'è meritato e giustamente starà al comando.
Però non parlo del Lazio, dove si sapeva che l'addio di Zingaretti avrebbe lasciato una terra di nessuno facilmente conquistabile dai più organizzati e dai più compatti, ma della Lombardia: fontana ha vinto con così largo consenso e questo vuol dire moltissime cose.
Il percorso di ricostruzione del centro e della sinistra sarà lungo e periglioso.
Probabilmente solo una disfatta clamorosa della destra potrà velocizzare il processo, ma ad oggi mi sembra che possano contare su uno zoccolo duro che non guarda tanto in faccia ai singoli candidati e ai singoli ministri, ma principalmente all'idea che hanno di ciò che sta sopra di loro.