Guerra in Medio Oriente

Aperto da anderz, 03 Ago 2016, 19:52

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Warp

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Oggi il giornale Volkskrant (uno dei giornali più grandi nei Paesi Bassi) riporta che un gruppo di accademici palestinesi e libanesi ha rifiutato il finanziamento da una università olandese, a causa della posizione del governo olandese sulla guerra a Gaza. Il Volkskrant scrive: "Accettare questo denaro equivarrebbe a sbiancare le politiche razziste e coloniali in atto".
L'anno scorso il gruppo ha ricevuto 580.000 euro da un istituto universitario di Delft.
Gli accademici affermano che i Paesi Bassi sostengono Israele "incondizionatamente" mentre si verificano "colonizzazione e genocidio". Lo scrivono in una lettera pubblicata sul sito fiammingo MO.be.

Massimo rispetto.

FatDanny

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bene così.
ancora meglio se gli houti mettono in mutande tutta europa.
ma proprio devono arrivarci le sette piaghe di egitto, morte e disperazione nelle strade.
In primis gli "amici di israele", ovviamente.

Aquila1979

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Citazione di: FatDanny il 16 Feb 2024, 11:04
bene così.
ancora meglio se gli houti mettono in mutande tutta europa.
ma proprio devono arrivarci le sette piaghe di egitto, morte e disperazione nelle strade.
In primis gli "amici di israele", ovviamente.

quando dici 'ste cose si intravede un fanatismo quasi religioso.
in ginocchio ci finiremmo tutti.
tutti noi e i nostri figli.
tempo 1 mese e chiederai anche tu l'atomica sugli houthi.

con gli americani siamo come quelli che contestano il padre e fanno F5 sull'home banking in attesa del bonifico mensile.

FatDanny

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no no Aquila, davanti ad  una palese ingiustizia e l'impotenza invece io sviluppo proprio rancore per noi come entità collettiva.
é un qualcosa che prescinde gli affetti personali, ho sempre detto che se mio padre militare fosse finito in mezzo a qualche sommossa doveva morì lui e non i  rivoltosi.
Non  è fanatismo religioso, semplicemente ho priorità, anche emotive, differenti.

L'idea che ci sia un riscatto, anzi no, proprio una vendetta degli ultimi, di quelli costretti tra le macerie di Gaza, viene prima,  molto prima,  della mia persona.
Benjamin nelle sue "tesi sul concetto di storia" diceva:

𝘌' 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘪𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭'𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘵𝘢, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘦 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦. 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘢𝘣𝘣𝘢𝘯𝘥𝘰𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘥𝘦𝘮𝘰𝘤𝘳𝘢𝘻𝘪𝘢 𝘧𝘪𝘯 𝘥𝘢𝘭𝘭'𝘪𝘯𝘪𝘻𝘪𝘰. 𝘌𝘴𝘴𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘦𝘨𝘯𝘰̀ 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘳𝘶𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘪 𝘳𝘦𝘥𝘦𝘯𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘢 𝘷𝘦𝘯𝘪𝘳𝘦. 𝘌 𝘳𝘦𝘤𝘪𝘴𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘪𝘭 𝘯𝘦𝘳𝘣𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢. 𝘓𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘭'𝘰𝘥𝘪𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘤𝘢𝘱𝘢𝘤𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰. 𝘌𝘯𝘵𝘳𝘢𝘮𝘣𝘪 𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘴𝘪 𝘢𝘭𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘢 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘯𝘵𝘦𝘯𝘢𝘵𝘪 𝘢𝘴𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘭'𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘪𝘥𝘦𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘵𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢̀ 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘢𝘵𝘢. 𝘈𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘪𝘻𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘷𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘳𝘶𝘴𝘴𝘢 𝘷𝘦 𝘯𝘦 𝘦𝘳𝘢 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘢𝘱𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢. 𝘓𝘢 𝘧𝘳𝘢𝘴𝘦 "𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘢𝘪 𝘷𝘪𝘯𝘤𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪, 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘢𝘪 𝘷𝘪𝘯𝘵𝘪" 𝘦̀ 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘵𝘰𝘤𝘤𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢 𝘢𝘥 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘥𝘢𝘳𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘤𝘰𝘯 𝘪 𝘧𝘳𝘢𝘵𝘦𝘭𝘭𝘪 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘥𝘢𝘳𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘤𝘰𝘯 𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘵𝘦𝘳𝘪.

Non vogliamo un futuro migliore, quello si che è fanatismo religioso, il sogno del paradiso realizzao in terra. Vogliamo vendetta per il nostro  passato.
o, come la disse Marx:

Noi non abbiamo riguardi; non ne attendiamo da voi. Quando verrà il nostro turno, non abbelliremo il terrore

La tradizione degli oppressi non conosce sconfitta definitiva, perché  si tramanda di sconfitta in sconfitta, in ogni Teotihuacán, in ogni Frankenhausen, in ogni Comune repressa a cannonate e in ogni
Gaza, covando la vendetta che nei momenti giusti arriva. Arriva sempre.

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Aquila1979

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c'è fanatismo perché c'è ethos, una proposizione di valore che, di per sé, è superiore a proposte valoriali differenti.

nella mia visione, non essendoci buoni e cattivi, ma solo oppressi e oppressori pro-tempore (come poi tutta la storia dimostra, e parlo sia di popoli che di persone all'interno delle classi sociali - un esempio interessante a proposito dei palestinesi è l'oppressione verso la minoranza ebraica nel maghreb del XIX e XX secolo, così come il comportamento israeliano attuale...) mi tengo il mio spazio, cerco di massimizzarne le possibilità in un contesto moderatamente, pragmaticamente ed elasticamente etico, e mi tengo una sorta di primazia che mi consente di vivere in maniera migliore rispetto a tutte le generazioni della mia famiglia che hanno avuto il merito innegabile di portare a me  :)
nella consapevolezza che quando altri potranno, prenderanno il mio posto, non si batteranno per la fine della storia.

per cui se gli houthi provassero a tagliare la nostra catena di approvvigionamento e questo causasse meno cibo, meno medicinali, radicale diminuzione del benessere, non avrei alcun rimorso se l'occidente collettivo (come lo chiama medvedev) li spazzasse via dalla faccia della terra e rendesse quella parte di globo una landa desolata.
preferisco un "certo che qualche ragione l'avevano" dopo, che un vabbé accettiamo di pagare le nostre colpe adesso.

FatDanny

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Ma no, non  c'è alcuna affermazione di superiorità.
Riconoscere una  palese ingiustizia non significa affermare la propria superiorità.
Perché  non riconoscere tale ingiustizia, semplicemente, è negare una realtà.

La vendetta non è giustificata da una superiorità etica, ma dal riscatto di quella realtà  non solo subita, ma anche  negata da chi la compie.
Lo facciamo perché possiamo e perché lo desideriamo, che sia giusto o meno lo lasciamo volentieri stabilire ad altri perché ben poco rilevante per chi è parte in causa.
Questa fissa per il giusto è tutta nostra A79, noi abbiamo proprio la fisima di stare dalla parte giusta della dicotomia, la parte del Bene, sempre presente nelle nostre rappresentazioni culturali.
Ma è una roba  tutta nostra, già prendi la cultura orientale il rapporto tra bene e male è molto diverso, di compenetrazione più che di netta scissione.

Questo  per dire che la stai leggendo  come la leggeresti tu, SE volessi vendicarti.
La fine della  storia non esiste, la storia non  finisce in nessun caso, ma di sicuro può  andare meglio  di così dal punto di vista di chi oggi prende calci in bocca a profusione.

:=)) :=))

Il nostro Giorgione

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Quindi, la vendetta degli Ebrei è giusta, dopo che dall'avvento dell'Islam in Israele sono stati trattati come le bestie, e come bestie per 1400 anni potevano essere uccisi anche da un bambino (musulmano) senza alcuna conseguenza giuridica? Questa storia dell'oppressore e dell'oppresso in Medio Oriente non mi pare un criterio adeguato per formarsi un giudizio, anche etico prima che "politico". Addirittura, è tutta Israele, "stato coloniale", ad essere organizzazione genocidiaria, perché i suoi cittadini hanno la colpa di non insorgere contro Netanyahu. Ma non lo sono gli arabi che vivono a Gaza, loro vittime di Hamas, che tutto sommato ha anche molte giustificazioni e una adeguata legittimazione.
A colpi di iperbole, si arriva a queste conclusioni.

FatDanny

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la ricostruzione storica mi sembra molto discutibile.
Ora non ho tempo ma prometto di tornarci.

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italicbold

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Citazione di: FatDanny il 16 Feb 2024, 14:44
la ricostruzione storica mi sembra molto discutibile.
Ora non ho tempo ma prometto di tornarci.

Si, anch'io c'ho sempre avuto sto dubbio.
Nel 1483, dopo l'editto dell'Alhambra che decreta l'espulsione degli ebrei dalla Spagna, l'emiro Bayezid II manda la sua marina per aiutare gli ebrei dal regno di Spagna, di napoli e di Sicilia per portarli a constantinopoli. E da quel momento le comunità ebree godranno sempre di una sostanziale tolleranza.

cartesio

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Citazione di: italicbold il 16 Feb 2024, 16:15E da quel momento le comunità ebree godranno sempre di una sostanziale tolleranza.

Insomma.
Da https://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/libri/ebrei-nel-mondo-arabo-odiati-perseguitati-cacciati-perche-lo-racconta-la-stella-e-la-mezzaluna-e-fa-riflettere/

Ci si illude che l'antisemitismo sia solo una questione europea, magari solo un deplorevole frutto dei fascismi, perfino ignorandone la continuità con l'antigiudaismo cristiano. Si accetta volentieri il mito di una convivenza sempre pacifica e generosa fra ebrei e arabi nell'Islam medievale.
[...]
Ma la posizione degli ebrei era sempre legalmente e socialmente inferiore, umiliante e discriminata, perché così prescriveva il Corano; spesso gli ebrei furono oggetto di stragi, conversioni forzate, violente persecuzioni. Alcune delle testimonianze raccolte nel libro sul modo di vita degli ebrei nei Paesi arabi sono sconvolgenti.


Nel sito www.mosaico-cem.it ci sono varie altre fonti che riguardano i rapporti tra mondo ebraico e Islam. Per esempio https://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/libri/bensoussan-la-distruzione-della-presenza-ebraica-in-terra-dislam/, da cui estraggo

Qualcosa del genere è accaduto anche con un secondo grande disastro subito dal popolo ebraico nel XX secolo: la distruzione di comunità ebraiche millenarie che vivevano nel mondo musulmano e soprattutto arabo, che – anche senza bisogno di stragi di massa – fra il 1945 e il 1967 rese "judenrein" regioni abitate per migliaia d'anni dagli ebrei e ne costrinse all'emigrazione forzata circa un milione, nettamente di più degli esuli arabi della guerra di indipendenza di Israele.
[...]
dell'esodo degli ebrei orientali da Egitto e Mesopotamia, Yemen e Marocco, Iran e Tunisia, Siria e Algeria si è parlato pochissimo in pubblico per decenni, anche da parte ebraica.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: italicbold il 16 Feb 2024, 16:15
Si, anch'io c'ho sempre avuto sto dubbio.
Nel 1483, dopo l'editto dell'Alhambra che decreta l'espulsione degli ebrei dalla Spagna, l'emiro Bayezid II manda la sua marina per aiutare gli ebrei dal regno di Spagna, di napoli e di Sicilia per portarli a constantinopoli. E da quel momento le comunità ebree godranno sempre di una sostanziale tolleranza.

Ma quando mai, IC, ma quando mai.

Bernard Lewis distingueva l'antisemitismo di matrice europea (razzista in termini moderni ed essenzialista), da quello che nel corso del '900 è esploso in Medio Oriente per efetto delle tensioni israelo-palestinese e dunque «politico, ideologico e letterario», ma soprattutto fomentato dalle classi dirigenti arabe come forma di propaganda e indottrinamento delle masse popolari.

Questa rappresentazione idilliaca è stata oggetto di recezione nella discussione moderna, per stigmatizzare la condotta di Israele e bollarla come stato-coloniale e genocidiario. Credo, però, che sia in contrasto con la documentazione storica. È vero, la persecuzione degli ebrei nel mondo arabo molto di rado raggiunto lo stesso livello dell'Europa cristiana e mai quella nazista (fermo restando, che i bravi arabi di Gerusalemme ci si sono arruolati proprio coi Nazisti, per fare quello che era giusto fare: ma di questo splendido tributo al nazismo nessuno ne parla mai). Ci sono effettivamente stati dei lunghi periodi in cui gli ebrei erano trattati meglio nel mondo islamico (per esempio in Turchia fra il XV e il XVII secolo) che nell'Europa cristiana. Ma questo non ha protetto le comunità ebraiche del mondo arabo da secoli di inferiorità legalmente istituzionalizzata, da restrizioni sociali umilianti e dalla rapacità dei funzionari locali e della popolazione musulmana in generale. La posizione degli ebrei era sempre legalmente e socialmente inferiore, umiliante e discriminata, perché così insegna il Corano, che è infallibile.
Gli ebrei sono stati oggetto ciclicamente di stragi, conversioni forzate, violente persecuzioni da parte dei musulmani. E mai il contrario.
La storiella degli arabi-antisionisti, per colpa di Israele, e non anti-semiti ("in Iran gli ebrei sono trattati benissimo....") è una cazzata, figlia della narrazione ben nota di una certa visione del mondo anti- (anticapitalista, antioccidentale, anti-USA ecc.) che vuole proteggersi dalla critica: noi non siamo anti-semiti, siamo anti-sionisti. E vabbè, credeteci pure. Per il mondo musulmano, non per gli islamisti, ogni ebreo è israeliano e viceversa; se possibile, vanno cancellati tutti dalla faccia della terra. Questa è, per me, la "verità".

E' un punto di approdo giustifica le politiche violente e disumane di Israele? No, la violenza non è mai giustificata, per me. E' una conseguenza inevitabile a volte ma non per questo è una dinamica da accettare e alla quale abituarsi.

Dopodiché, se la mettiamo sul piano oppresso-oppressore, non credo che diamo un contributo morale (chè quello possiamo dare noi, qui dentro) alla comune comprensione del problema e tantomeno possiamo dare la patente di vittime a quei disgraziati, maledetti dalla sfortuna, che per colpa di dio o del caso sono nati e vivono nella Striscia. Pagano le loro colpe e le colpe dei loro precurosi e danti causa musulmani, come le hanno pagate e devono pagarle oggi i sionisti con le treccine e le striscette che creano gli insediamenti e li difendono a colpi di mitra.


Aquila1979

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il mito di Al-Andalus fa sempre molti proseliti nella classe più dotta.
peccato che sia una sciocchezza.

consiglio un libercolo, gli ebrei del mondo arabo.
si parte dal xix secolo, israele ancora non c'era.

istruttivo.

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italicbold

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Ognuno c'ha i libercoli suoi.

radar

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Ho smesso di intervenire in questo topic per disgusto ma rompo il mio inutile esilio per dire che
Citazione di: Il nostro Giorgione il 16 Feb 2024, 17:25fermo restando, che i bravi arabi di Gerusalemme ci si sono arruolati proprio coi Nazisti, per fare quello che era giusto fare: ma di questo splendido tributo al nazismo nessuno ne parla mai
questo sembra non essere vero come risulterebbe da questi studi





Detto ciò torno nel mio cantone, sempre più sgomento da quanto accade lì nella nostra sostanziale indifferenza, compiacimento per qualcuno

Il nostro Giorgione

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Consiglio anche questo libercolo, La stella e la mezzaluna – Breve storia degli ebrei nei domini dell'Islam (Vittorio Robiati Bendaud).

Per radar, credici pure eh, considera che i soggiorni del Muftì di Gerusalemme in Germania(dalla crema dei nazisti) e  in Italia (da Mussolini) sono inoppugnabili verità storiche.
Magari guarda questo: David G. Dalin, John F. Rothmann – La mezzaluna e la svastica. I segreti dell'alleanza fra il nazismo e l'Islam radicale: gli arruolati da Amin al-Hussayni furono secondo alcuni 300.000, secondo altri 100.000, di cui non meno 30.000 "palestinesi". Addestrati a Amburgo.
Poi, è vero che alcune migliaia di arabi palestinesi si arruolarono nell'esercito britannico. Ma questo dimostra che solo una piccola minoranza degli arabi palestinesi appoggiava i nazisti? I numeri sarebbero questi: circa 9.000 arabi di Palestina e Transgiordania si arruolarono nell'esercito britannico durante la guerra (contro i circa 27.000 ebrei di Palestina). Ma quando, nella primavera del 1942, apparve chiaro che i tedeschi avrebbero potuto sfondare il fronte in l'Egitto e raggiungere la Palestina, gli arabi palestinesi cambiarono schieramento. La stragrande maggioranza dei volontari arabi disertò dall'esercito britannico, spesso rubando le armi allo scopo di aiutare i tedeschi a combattere gli ebrei quando fosse venuto il momento (Yoni Rainey, The Hidden Side of Nazism and the Holocaust). Poi, alcuni storici- Pappè, ovviamente, e altri storici arabi di cui cito una fonte di seconda mano: Mustafa Kabha; Mustafa Abbasi "Palestinesi in guerra contro i nazisti: la storia dei volontari palestinesi nella seconda guerra mondiale" - sminuiscono l'adesione degli arabo-palestinesi alle politiche di sterminio di massa dei nazisti. Anche qui, contro ogni evidenza, occorre dimostrare che solo con l'avvento di Israele si apre la stagione del cd. "antisionismo". Ma poi ti accorgi che il rifiorire di studi sull'olocausto negazionisti guarda caso coincidono con le posizioni politiche di Iran, Egitto, Afghanistan, persino della Giordania, eccetera eccetera.
Qui trovi una roba generalista: https://formiche.net/2023/11/da-hitler-a-hamas-cadeo/

Comunque, per capire come funzionano questi discorsi, mi è capitato di leggere feroci discussioni di studi sull'età calcolitica (alta età del rame) per stabilire se sia vero che, tra il 6000 e il 4000 a.C. vi fossero popolazioni semitiche nell'attuale Galilea che non mangiavano maiale: anche qui, si è cercato variamente di delegittimare/forzare la preistoria per negare i "diritti" degli ebrei, assumendo che le popolazioni autoctone fossero nomadi privi di identità, colonizzati da Fenici, Babilonesi e sopratutto Egiziani.
L'odio per gli ebrei è qualcosa di trasversale, interculturale e intereligioso. Basta prendere atto di come il mondo arabo, pur con una radicale diversità di cultura e di posizione politica, abbia operato una recezione immediata degli stereotipi antigiudaici e antisemiti dell'Europa cristiana.

cartesio

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 16 Feb 2024, 20:12
Consiglio anche questo libercolo, La stella e la mezzaluna – Breve storia degli ebrei nei domini dell'Islam (Vittorio Robiati Bendaud).


Ma allora dillo, che non leggi i miei post.    ;)


carib

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In Italia la sottrazione sistematica di bimbi ebrei alle loro famiglie, per battezzarli affinché crescessero secondo i valori "cristiani", risale al XVI secolo
Nei secoli successivi, questa prassi, esportata dalla Chiesa cattolica in tutto il mondo visitato dai suoi missionari e applicata a qualsivoglia non battezzato, è stata fonte di ispirazione per Leopoldo II, Franco e Videla solo per citare alcuni ferventi cristiani dell'era moderna e contemporanea

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Il nostro Giorgione

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Eh scusa, non l'avevo visto quando ho aperto. Mi è caduto l'occhio su questa cosa che gli ebrei non se la passavano poi così male sotto gli arabi ed ho espresso la mia opinione. Vi metto le foto di alcuni passaggi di un noto saggio di un citatissimo storico israeliano revisionista. Il paragrafo si intitola l'Islam e gli Ebrei.








Dopodiché, io non voglio dimostrare proprio nulla e non ho granitiche  certezze. Su una cosa però non credo cambierò idea e, cioè, che le analisi di questa mattanza svolte con gli occhiali della politica, vieppiù della politica occidentale, non colgono il cuore del problema. Noi non riusciamo a calare la discussione nella categoria del "religioso",  perché in Occidente nessuno lo è più fino in fondo, manco il Papa. E per questo non possiamo presumere di capire fino in fondo quali siano le cause profonde di quanto accade.

FatDanny

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Eccoci qua, provo ad esprimere le mie considerazioni per punti. preliminarmente dico che vedo nella costruzione logica del discorso diverse analogie con la retorica anticomunista, provo a evidenziarle:

1) non si capisce per quale ragione studiosi come i già citati  Sand, Pappé, Warschawski, Winkelstein sono studiosi militanti, con "una visione con una data matrice della struttura del reale, che la precede e la conforma" e invece questa definizione non valga o non venga sottolineata per il sionista Robiati bendaud, rispetto a cui invece ci si ferma a "studioso".
Non è forse anche il sionismo una visione con una data matrice della struttura del reale, che precede e conforma la lettura che questo fa del rapporto tra islam ed ebraismo?
Mi rispondo da solo, si lo è. E invece si ripresenta la rappresentazione classica: l'Altro è ideologico, io studio la realtà fattuale

2) altra analogia sta nella valutazione dei fenomeni.
è un  dato acclarato che la discriminazione ebraica  in europa toccò vette impareggiabili e che nel mondo islamico la persecuzione fu un fenomeno a cavallo tra età moderna e contemporanea e che fa chi vuole renderlo astorico? Si concentra unicamente su questa fase, che poi proietta all'indietro anche con dati carenti e frammentari. A quel punto il fenomeno vero (persecuzione europea) diventa una sorta di dato  naturale,  su cui soffermarsi poco, connaturato in un processo che però poi ha portato al migliore dei mondi possibili, mentre l'Altro ooo l'altro si che ha un problema culturale...
Che poi è come il discorso sui crimini di stalin e Mao e l'accento sui milioni di morti, come se il capitalismo liberale non ne abbia fatti notevolmente di più  e, peggio ancora, non si sia limitato a eliminare il dissenso ma abbia fondato la sua accumulazione originaria su schiavitù dei neri (con annessi e connessi) e assoggettamento violento dei contadini europei.
In termini popolari  siamo  dei grandi buoi che cercano cornuti  in  giro.

3) la totale  assenza di logica nell'attribuzione dei diritti, qualsiasi accezione si  assuma. Il tema è il diritto all'esistenza dello STATO ebraico.
Da un punto  di  vista religioso non esiste. Non c'è il diritto di ALCUNA religione ad avere uno stato proprio. Nè regge l'idea che lo stato serva da tutela  mondiale perché non  è  che il giappone accoglie tutti i buddhisti perseguitati nel mondo. Il rapporto di inclusione/esclusione è un rapporto complesso di cui la religione è un carattere. Ma è folle riconoscere ad una sola religione tale possibilità, che va negata categoricamente e chi la sostiene va asfaltato.
Israele NON HA un diritto  religioso ad uno stato.
Ma non ce l'ha manco da un punto di vista storico. Altrimenti io  mi aspetto che ING o A79 sostengano che da domani gli anglosassoni vadano  affanculo dal nord america e lo lascino a Navajo e Cherokee così come tutti gli ispanodiscendenti il centro  e sud america a favore degli indios. Per altro tale diritto sarebbe ben più recente di quella cialtronata  storica della diaspora (del tutto inventata, andiamo pure sui fatti storici  se si ritene forte tale affermazione).
Dunque anche fosse vero, anche fosse che 2000 anni fa i popoli lì residenti  siano stati scacciati -  cosa falsa, ripetiamolo - questo non darebbe  diritto assolutamente a niente. E lo sapete anche voi, altrimenti  come già detto  sosterreste cause che invece non vi sognereste mai di sostenere, perché quelli li considerate "amici" mentre in questo caso - in realtà come al solito - gli amici sono i conquistatori, i colonialisti. E quindi si ribalta la  storia a proprio piacimento, prendendo a riferimento quel che fa comodo per giustificare quel che in  realtà è  una violenta aggressione.
Altra cosa è la nazione ebraica, ma diritto a propria nazione e diritto a propria stato sono cose ben diverse.


4) parlare di  "arabi" o "musulmani" e attribuire loro  una vicinanza o una lontananza al nazismo sulla base delle scelte politiche del Mufti è  la più grande manipolazione logica  che l'essere umano abbia mai conosciuto da  quando ha inventato la ruota.
Non ha semplicemente senso, sia dire che  gli arabi fossero nazisti o filonazisti, sia che fossero anti.
Sarebbe come chiedere se gli italiani erano filofranchisti  o  antifranchisti  durante la guerra civile in spagna. Anche facendo riferimento  ai numeri di chi combattè da una parte e  dall'altra si commette un grande errore storico. perché non  si considera cosa dà vita a quei numeri che non  è necessariamente una questione di consenso ma anche di strutture organizzative, logistiche, capacità militari.

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