Citazione di: italicbold il 16 Feb 2024, 16:15
Si, anch'io c'ho sempre avuto sto dubbio.
Nel 1483, dopo l'editto dell'Alhambra che decreta l'espulsione degli ebrei dalla Spagna, l'emiro Bayezid II manda la sua marina per aiutare gli ebrei dal regno di Spagna, di napoli e di Sicilia per portarli a constantinopoli. E da quel momento le comunità ebree godranno sempre di una sostanziale tolleranza.
Ma quando mai, IC, ma quando mai.
Bernard Lewis distingueva l'antisemitismo di matrice europea (razzista in termini moderni ed essenzialista), da quello che nel corso del '900 è esploso in Medio Oriente per efetto delle tensioni israelo-palestinese e dunque «politico, ideologico e letterario», ma soprattutto fomentato dalle classi dirigenti arabe come forma di propaganda e indottrinamento delle masse popolari.
Questa rappresentazione idilliaca è stata oggetto di recezione nella discussione moderna, per stigmatizzare la condotta di Israele e bollarla come stato-coloniale e genocidiario. Credo, però, che sia in contrasto con la documentazione storica. È vero, la persecuzione degli ebrei nel mondo arabo molto di rado raggiunto lo stesso livello dell'Europa cristiana e mai quella nazista (fermo restando, che i bravi arabi di Gerusalemme ci si sono arruolati proprio coi Nazisti, per fare quello che era giusto fare: ma di questo splendido tributo al nazismo nessuno ne parla mai). Ci sono effettivamente stati dei lunghi periodi in cui gli ebrei erano trattati meglio nel mondo islamico (per esempio in Turchia fra il XV e il XVII secolo) che nell'Europa cristiana. Ma questo non ha protetto le comunità ebraiche del mondo arabo da secoli di inferiorità legalmente istituzionalizzata, da restrizioni sociali umilianti e dalla rapacità dei funzionari locali e della popolazione musulmana in generale. La posizione degli ebrei era sempre legalmente e socialmente inferiore, umiliante e discriminata, perché così insegna il Corano, che è infallibile.
Gli ebrei sono stati oggetto ciclicamente di stragi, conversioni forzate, violente persecuzioni da parte dei musulmani. E mai il contrario.
La storiella degli arabi-antisionisti, per colpa di Israele, e non anti-semiti ("in Iran gli ebrei sono trattati benissimo....") è una cazzata, figlia della narrazione ben nota di una certa visione del mondo anti- (anticapitalista, antioccidentale, anti-USA ecc.) che vuole proteggersi dalla critica: noi non siamo anti-semiti, siamo anti-sionisti. E vabbè, credeteci pure. Per il mondo musulmano, non per gli islamisti, ogni ebreo è israeliano e viceversa; se possibile, vanno cancellati tutti dalla faccia della terra. Questa è, per me, la "verità".
E' un punto di approdo giustifica le politiche violente e disumane di Israele? No, la violenza non è mai giustificata, per me. E' una conseguenza inevitabile a volte ma non per questo è una dinamica da accettare e alla quale abituarsi.
Dopodiché, se la mettiamo sul piano oppresso-oppressore, non credo che diamo un contributo morale (chè quello possiamo dare noi, qui dentro) alla comune comprensione del problema e tantomeno possiamo dare la patente di vittime a quei disgraziati, maledetti dalla sfortuna, che per colpa di dio o del caso sono nati e vivono nella Striscia. Pagano le loro colpe e le colpe dei loro precurosi e danti causa musulmani, come le hanno pagate e devono pagarle oggi i sionisti con le treccine e le striscette che creano gli insediamenti e li difendono a colpi di mitra.