Siria: la mossa del cavallo di Mosca
Gli Stati Uniti di nuovo spiazzati. E non tanto perché – o almeno non solo – a guidare l'ex superpotenza unica è un ondivago e spesso titubante Barack Obama, ma perché da quando gli eserciti di Washington scorazzavano in lungo e in largo sul globo appena liberato dall'Unione Sovietica la geopolitica e gli equilibri internazionali sono cambiati. Non poco. Le potenze – mondiali e regionali – in campo in una competizione internazionale che si fa sempre più feroce e affollata sono sempre più numerose, e più aumentano di numero più il ruolo e l'egemonia statunitense si indeboliscono.
Solo pochi anni fa Washington, che stava scaldando i motori dei suoi bombardieri pronti insieme a quelli di Parigi a colpire le città siriane, fu bloccata dall'intervento di Russia e Cina, che non si limitarono alle barricate diplomatiche come in passato ma inviarono missili e radar all'esercito siriano e navi da guerra nel Mediterraneo. Washington, capita l'antifona, dovette cambiare tattica, suscitando le ire di Parigi che pretendeva di dare il via alla campagna militare come se niente fosse.
L'amministrazione statunitense decise allora di aggirare l'ostacolo attraverso un massiccio finanziamento della cosiddetta "opposizione siriana moderata". Se non possiamo bombardare massicciamente la Siria e liberarci del regime siriano, pensarono gli strateghi obamiani, allora al nostro posto facciamo combattere i ribelli. In Iraq e in Afghanistan le 'truppe di terra' locali avevano funzionato, avrebbe funzionato anche per Damasco.
E così miliardi di dollari in armi e aiuti cominciarono letteralmente a piovere su gruppi assai eterogenei della ribellione al regime di Assad; non solo quelli liberali o islamici, ma anche e soprattutto a quelli islamisti e anche jihadisti.
E così nel giro di pochi mesi gruppi fino ad allora insignificanti – come Al Nusra, la sezione locale di Al Qaeda e poi il famigerato Stato Islamico – divennero delle grandi macchine da guerra e degli ingombranti e recalcitranti soggetti politici e militari, ingrossate dai soldi e dalle armi concesse dall'amico d'oltreoceano, così come dalle petromonarchie del Golfo. I nuovi attori della scena, divenuti punto di riferimento per migliaia di foreign fighters jihadisti o di mercenari e sbandati in cerca di bottino provenienti da tutto il pianeta, presto cominciarono ad attaccare o fagocitare il braccio armato del coordinamento delle opposizioni siriane, l'Esercito Siriano Libero, che di fatto non esiste più. Negli ultimi anni la maggior parte delle brigate dell'Esl, migliaia di miliziani armati e addestrati da Usa e Turchia, sono passati armi e bagagli alle formazioni jihadiste, o si sono sbandati trattenendo magari qualcosa per se.
Quando le milizie di Al Baghdadi hanno cominciato a dilagare, all'inizio dell'estate scorsa, facendo strage di minoranze etniche e religiose e arrivando a pochi chilometri dalla capitale irachena, a Washington e nelle cancellerie europee si sono finalmente resi conto che qualcosa non era andato per il verso giusto, e così è nata la cosiddetta 'coalizione internazionale' contro l'Isis che ha imbarcato anche alcuni dei paesi che, più o meno direttamente, continuano a foraggiare Daesh e altri gruppi fondamentalisti. D'altronde a Washington non hanno nessuna intenzione di eliminare lo Stato Islamico dalle cartine del Medio Oriente. Se così fosse in più di un anno di bombardamenti con caccia e droni le milizie jihadiste non occuperebbero ancora un territorio grande quasi quanto l'intera Italia. Evidentemente i capofila della 'coalizione' capeggiata dagli Stati Uniti vogliono ridimensionare, indebolire Daesh, per evitare che prenda il sopravvento, ma considerano la sua sopravvivenza utile a tenere in scacco un Medio Oriente destabilizzato, tribalizzato e gettato nel caos, come da tradizionale 'divide et impera'.
Inoltre Washington non detta più da tempo legge da quelle parti: la Turchia da una parte e il Consiglio di Cooperazione del Golfo – le petromonarchie – dall'altra sono diventati negli ultimi anni degli 'alleati' sempre più capricciosi e pretenziosi, che al legame con Daesh non vogliono rinunciare affatto. Per non parlare di Israele, contento di poter contare sui jihadisti sunniti per mettere in scacco l'odiato Iran e i suoi alleati in Siria, Libano e Iraq. Poi, durante l'estate, Obama ha fatto infuriare i suoi partner mediorientali sempre più recalcitranti e indipendenti siglando un accordo sul programma nucleare di Teheran visto come fumo negli occhi tanto a Riad quando a Tel Aviv.
Per cercare di riconquistare ruolo ed egemonia in Medio Oriente Washington ha addirittura dovuto affidarsi (seppur senza grande convinzione) alla resistenza curda, l'unica a battersi veramente insieme agli sciiti di Teheran e di Hezbollah – e naturalmente alle forze armate siriane – contro i tagliagole di Daesh. Salvo poi ritrovarsi la Turchia scatenare contro il Pkk una campagna repressiva senza precedenti, inviando anche qualche segnale minaccioso al Pyd curdo siriano e mettendo esplicitamente i bastoni tra le fragili ruote della strategia statunitense; non contenta, Ankara ha tentato di approfittare della evidente debolezza di Washington pretendendo, in cambio del supporto delle sue forze armate alla coalizione contro l'Isis un via libera all'invasione del nord della Siria che è venuto solo in parte.
E' in questo quadro che si inserisce la 'mossa del cavallo' di Mosca che è tornata ad una iniziativa militare diretta in Medio Oriente per la prima volta dagli anni '80.
La Russia è ormai da alcuni anni al centro di un muro contro muro col blocco statunitense e anche con quello europeo che non ha cercato e che anzi subisce in condizioni di inferiorità e difficoltà. Finora tutti i segnali di ricomposizione che Putin ha inviato a Washington e a Bruxelles – ad esempio per quanto riguarda lo scenario ucraino - sono caduti nel vuoto, finché Mosca non si è resa conto di poter approfittare del caos creato in Medio Oriente dagli apprendisti stregoni americani per tentare di cambiare i rapporti di forza. Una mossa, al contrario di quanto credono in molti, difensiva, e non offensiva.
Nel giro di poche settimane l'amministrazione russa è passata al contrattacco diplomatico offrendo a Washington di impegnarsi assieme nel contrasto militare dello Stato Islamico in Siria, accennando oltretutto alla possibilità di un ricambio al vertice del regime siriano seppur una volta portato a casa l'obiettivo della sconfitta di Daesh, e non prima come pretendono i 'coalizzati' ai quali preme, è evidente, più la destituzione di Assad che la distruzione del cancro jihadista.
Nel frattempo Mosca ha dispiegato sul terreno un piccolo ma qualificato contingente. Allo scopo di rafforzare le difese di Damasco e Latakia, le ultime due grandi città sotto il controllo del governo, ed evitare che cadano sotto la pressione congiunta delle varie forze combattenti eterodirette. Ma anche e soprattutto per poter trattare sul futuro della Siria e dell'intera regione a partire da una posizione di forza. Se Washington può contare nell'area su forze eterogenee, in competizione ed estremamente deboli, Mosca ha lavorato in queste settimana alla creazione di una coalizione alternativa a quella capeggiata da Obama, che comprende l'Iran, Hezbollah e anche il governo iracheno, stufo di ricevere promesse di sostegno mai rispettate da parte "dell'amico americano". Non è un caso che ieri l'agenzia russa Interfax abbia messo in rilievo il fatto che i bombardamenti realizzati in Siria dai caccia russi siano stati coordinati dal centro di comando unificato creato a Baghdad sotto il controllo del ministero della Difesa russo.
Oltretutto appare evidente che l'operazione di Mosca goda anche del placet di Pechino, che formalmente non si è ancora mossa ma che secondo numerose indiscrezioni starebbe fornendo al governo siriano sostanziosi aiuti e addirittura l'invio di alcune squadre di militari altamente qualificati.
Se ieri il Washington Post accusava Putin di 'improvvisazione' affermando che Mosca non avrebbe una strategia di ampio respiro né la capacità di influenzare in modo sostanziale la crisi in corso in Medio Oriente, dopo i primi bombardamenti dei caccia russi su Homs, Hama e Latakia l'accusa di europei ed americani è cambiata. Ora Putin è accusato di aver bombardato non solo e non tanto le postazioni di Daesh, ma anche e soprattutto alcuni gruppi della cosiddetta 'opposizione moderata' siriana. Una bestemmia per chi pensa – e a Washington e Londra sono in molti – che per indebolire l'Isis ma anche per continuare a perseguire la caduta di Assad occorrerebbe puntare a rafforzare Al Qaeda e altre formazioni jihadiste 'meno estremiste' inquadrate in ciò che rimane dell'Esl. Gli apprendisti stregoni sostengono ora che Al Qaeda non sia poi così pericolosa, che si sia progressivamente moderata, e che rappresenti oggi un competitore utile ai tagliagole di Al Baghdadi. Ma il mondo non si era mobilitato solo pochi anni fa per stanare i capi di Al Qaeda sulle montagne del Pakistan e dell'Afghanistan? Non abbiamo fatto una guerra, bombardando e occupando Kabul, per cacciare i barbari talebani? I droni di Washington non colpiscono da anni le cellule di Al Qaeda e di altre organizzazioni jihadiste sorelle in Somalia o nello Yemen nel frattempo invaso dai sauditi?
E' chiaro che di fronte all'opinione pubblica internazionale, anche quella meno accorta, gli strampalati e contraddittori argomenti propagandistici della 'coalizione internazionale contro l'Isis' perdono sempre più credibilità.
Ora occorrerà capire se, dopo aver spiazzato Washington, Mosca vorrà tendere la mano ad Obama, e se questi vorrà accettare l'offerta di fondere le due coalizioni internazionali operanti in Medio Oriente, o almeno di coordinarne l'attività, pur di non venire completamente estromessa dal gioco. Gli Stati Uniti dovranno cedere su molti punti, ma la Russia ha già fatto capire che non avrà un atteggiamento intransigente, anzi.
Comunque vada, Washington perderà: se accetterà di giocare al gioco di Putin la distanza e la competizione con i suoi ex alleati nella regione – Israele, Turchia, petromonarchie – si allargherà ulteriormente (Riad ha addirittura minacciato un'invasione della Siria); se invece riproporrà il muro contro muro con Mosca si troverà ad operare in un'area in cui ha poche pedine da muovere al contrario dei suoi avversari.
Volevo aggiungere questo, non so se è sfuggito a qualcuno...:
++ SIRIA: RAID RUSSI; MCCAIN, COLPITI RIBELLI FILO USA ++ Quelli della Free Syrian Army addestrati dalla Cia (ANSA) - NEW YORK, 1 OTT - Alcuni dei raid aerei compiuti dalla Russia in Siria hanno colpito i combattenti della Free Syrian Army, gruppo addestrato ed equipaggiato dalla Cia. Lo ha detto nel corso di un'intervista alla Cnn, il senatore americano John McCain, che conferma le voci già circolate su alcuni media Usa come il Washington Post.(ANSA). CU 01-OTT-15 15:26 NNN
FINE DISPACCIO
non ho capito se hai copiato un articolo o e' farina del tuo sacco ma in entrambi i casi ottima delucidazione sulla situazione...ma sai quale e' la cosa che mi colpisce di piu'?? che l'analisi del perche e per come l' ISIS non viene combattuta davvero dagli americani...la fa para para il fruttarolo qui del paesino dove abito che c'ha la 5 elementare...e che dice da sempliciotto ma con genuino ragionamento..." ma ti pare che se volessero ...gli americani...non fanno fuori 5mila beduini ?? "....ecco... 8)
Eh bhè, perchè è palese.
Comunque ho letto tutto, bravo Giako, ci devo pensare...
Carino. Letto sulla Pravda?
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
Citazione di: reds1984 il 02 Ott 2015, 22:55
Carino. Letto sulla Pravda?
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
È chiaramente di parte ma è uno spunto di riflessione interessante.
Sarebbe carino prendere un articolo di parte diversa e confrontare i due.
Il problema di questo articolo è che la politica USA è sempre e comunque: inefficiente, inefficace, ondivaga. Se interviene è interventista, se non interviene si disinteressa
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
Citazione di: reds1984 il 03 Ott 2015, 10:11
Il problema di questo articolo è che la politica USA è sempre e comunque: inefficiente, inefficace, ondivaga. Se interviene è interventista, se non interviene si disinteressa
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
Beh non è esattamente così.
Prima l'Iraq, poi Kossovo, poi l Georgia, poi le primavere arabe che mettono in crisi Tunisia, Egitto, Libia Siria. Infine l'Ukraina. Insomma una cintura d'insicurezza tutta attorno all'Europa. Sarà proprio un caso?
E poi faccio una considerazione: quando si parla di Islam e mondo islamico si chiede a noi europei comprensione tolleranza anche se quel mondo mette sotto i piedi valori del mondo occidentale acquisti oramai da secoli, vedi libertà di espressione, vedi parità di diritti della donna e quant'altro.
Però quando si tratta di dittatori si è integerrimi, bisogna abbatterli ( solo quelli che dicono gli USA naturalmente) accada quel che accada.
Poi caso strano si da addosso proprio a quelli laici, vedi Saddam, Gheddafi, Assad e Mubarak, se fosse vissuto oggi anche il grande Ataturk se la sarebbe passata male. Invece quelli che sappiamo tutti promuovono è finanziano l'ntegralismo islamico grandi amici e pacche sulle spalle.
http://contropiano.org/articoli/item/33163
qui era l'articolo
Eccomi!
No, non è un mio articolo...magari! Però rispecchia il mio pensiero al 100% e che avevo esposto nel vecchio "Argomenti" di Lazionet. Una serie di dichiarazioni, come quella di McCain, hanno reso palese ciò che un po' tutti i "complottisti" avevano sempre detto ovvero che l'intromissione americana negli affari interni siriani era abbastanza evidente. In Siria, in Libia, in Egitto, Tunisia e in Ukraina. Tutti con la stessa strategia: finanziare, addestrare e armare le "opposizioni" per rendere instabile il Paese per trasformare una guerra imperialista in una guerra umanitaria ove le opposizioni non siano riuscite già da sole a rovesciare i Governi. Guerre umanitarie e stati canaglia che ovviamente non hanno nulla a che fare con i diritti o la democrazia che gli USA vorrebbero esportare dato che in Arabia Saudita i diritti vengono giornalmente calpestati nel silenzio generale dato che sono i più forti alleati USA nella regione. E New Strategy del pentagono, che va oltre la strategia dei Bush e dei Repubblicani che andavano diretti a colpire l'obiettivo...il mondo arabo era in rivolta, si bruciavano bandiere USA in ogni piazza era necessario un cambio di strategia con un bel Presidente nero che ripulisse l'immagine aggressiva americana ma che nello stesso tempo mettesse le cose apposto nel mediterraneo, in MO + l'Iran la Russia e la Cina.
Prevedo che il tempo della New Strategy sia finita e che i Repubblicani vinceranno le prossime elezioni per passare ad un azione più diretta...
Citazione di: reds1984 il 03 Ott 2015, 10:11
Il problema di questo articolo è che la politica USA è sempre e comunque: inefficiente, inefficace, ondivaga. Se interviene è interventista, se non interviene si disinteressa
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
Bhè direi che i francesi ne escono nella migliore delle ipotesi come incompetenti ed incoscienti, mica è tanto meglio
http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/03/news/afghanistan_nato_forse_colpito_ospedale_di_medici_senza_frontiere_kunduz_3_morti-124207433/?ref=HREA-1
e parlano dei russi?
L'alto comando USA rompe il caxxo perchè vengono bombardati i miliziani da loro allevati e nel frattempo bombardano (bombe intelligenti, sia chiaro) in Afganistan un ospedale di Emergency causando 16 morti di cui 3 bambini. Qui l'articolo: http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/03/news/afghanistan_nato_forse_colpito_ospedale_di_medici_senza_frontiere_kunduz_3_morti-124207433/?ref=fbpr
Citazione di: reds1984 il 03 Ott 2015, 10:11
Il problema di questo articolo è che la politica USA è sempre e comunque: inefficiente, inefficace, ondivaga. Se interviene è interventista, se non interviene si disinteressa
Per quel che mi riguarda se si facessero i caxxi loro non farebbero danni...però non sarebbero più un polo imperialista...quindi la vedo impossibile...
Citazione di: Monsieur Opale il 03 Ott 2015, 17:40
http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/03/news/afghanistan_nato_forse_colpito_ospedale_di_medici_senza_frontiere_kunduz_3_morti-124207433/?ref=HREA-1
e parlano dei russi?
Aho me anticipi sempre me sto mettendo un post... :)
Citazione di: Giako77 il 03 Ott 2015, 17:47
Aho me anticipi sempre mentre sto mettendo un post... :)
Oggi mi sono in vena di lettura...qualcuno chiedeva un altro punto di vista...articolo di Limes che da tutt'altro taglio all'intervento russo in Siria. Ovviamente non condivido l'articolo!
Perché Obama apprezza la Russia in Siria
Al di là della propaganda ufficiale, la Casa Bianca percepisce come positiva l'iniziativa di Putin. Per il presidente Usa, il Medio Oriente è un ginepraio secondario in cui attirare i rivali.
Spesso le dichiarazioni di anonimi membri dell'amministrazione statunitense, rilasciate con scientifico tempismo ai media, valgono più dei proclami ufficiali del presidente.
Interrogato dal New York Times sull'intervento russo in Siria, pochi giorni fa un funzionario della Casa Bianca è ricorso al gergo pugilistico per comunicare il proprio sentimento. «Knock yourselves out», ha esclamato. Traslato in italiano: «Impiccatevi».
Al di là della propaganda, Washington ritiene funzionale ai propri interessi il coinvolgimento di Mosca, che nel migliore dei casi immagina risucchiata dalle sabbie mobili, oppure a lungo impegnata a puntellare il fronte alauita. Per Obama i danni collaterali riguarderanno unicamente le nazioni indigene. Mentre la superpotenza, che in Medio Oriente persegue il disimpegno, deve preoccuparsi solo di evitare incidenti con l'aviazione russa e presentare come oltraggiosa la manovra di Putin.
Da anni l'attuale Casa Bianca considera il Medio Oriente di importanza secondaria. Gli Stati Uniti cercano semplicemente di evitare che tra le potenze locali emerga un egemone e di far sì che la loro fuoriuscita dalla regione produca vuoti in cui attrarre antagonisti e partner.
Il conflitto siriano ha rappresentato un dossier rilevante solo fino alla primavera 2013. Ovvero quando i vertici dell'Iran hanno acconsentito a negoziare il futuro del loro programma nucleare e Washington ha diminuito l'impegno profuso, addestrando assieme a Turchia e monarchie del Golfo i "ribelli" sunniti, per rovesciare il regime di Bashar al-Asad e minare la mezza luna di influenza iraniana.
Da allora, la mattanza siriana è diventata tanto marginale quanto irrisolvibile, complice l'ascesa dello Stato Islamico. Impossibilitato a intervenire con efficacia, Obama ha di fatto abbandonato la Siria al suo destino. Come dimostrato dalla pressoché simbolica campagna aerea condotta contro il sedicente califfato e dal fallimento del progetto di addestramento dei ribelli "moderati", più inclini a schierarsi con i jihadisti che ad affidarsi alle cure della Cia. Peraltro negli ultimi mesi Barack ha accettato, per bocca di John Kerry, che il clan alauita rimanga al potere per scongiurare la definitiva conquista del paese da parte dei miliziani di al-Baghdadi.
Per la Russia invece la Siria riveste notevole importanza. Non solo perché qui Mosca possiede la sua unica base navale sul Mediterraneo. Partecipando attivamente alla guerra e difendendo Damasco, Putin intende rendersi indispensabile in occasione di un prossimo negoziato e ottenere concessioni dagli Stati Uniti sull'Ucraina, in assoluto la questione più rilevante.
Convinto che il mero arrivo in Siria del suo contingente avrebbe convinto la Casa Bianca a trattare, lunedì scorso il capo del Cremlino ha chiesto e ottenuto un incontro con il suo omologo statunitense. Il summit, il primo tra i due leader dal 2013, ha però dimostrato l'indifferenza obamiana e come i tempi non siano maturi per un accordo. Dopo circa 60 minuti trascorsi a discutere del futuro della Siria, senza stabilire chi dovrebbe succedere ad al-Asad e chi debba spendersi per sconfiggere lo Stato Islamico, la conversazione si è definitivamente arenata sull'intransigenza del presidente statunitense.
D'altronde, sul teatro siriano devono verificarsi alcuni eventi prima di raggiungere un compromesso, almeno in Medio Oriente. Anzitutto, la posizione di al-Asad dovrà apparire rafforzata, trasformando in automatica la sua presenza nella fase di transizione. Allo stesso tempo, l'offensiva russa dovrà costringere a miti propositi i vari gruppi di ribelli impegnati sul terreno, anche quelli vicini agli americani e discretamente indipendenti dalla loro volontà. Infine, l'attuale mobilitazione di truppe iraniane e di milizie sciite non è sufficiente: più che difendere il dittatore alauita, devono assemblare una forza di terra che combatta il califfato. Giacché la Casa Bianca lo ritiene un mostro di esclusiva pertinenza altrui.
In attesa degli eventi, Obama osserva con soddisfazione le mosse di Putin. Vista da Washington, la Russia non riuscirà a incidere in maniera decisiva su una guerra tanto complessa. Anzi, rischia di impantanarsi nel Grande Medio Oriente, come accaduto in Afghanistan all'inizio degli anni Ottanta.
Inoltre, la campagna aerea del Cremlino impedisce alla Turchia, partner che al momento intrattiene rapporti alquanto difficili con la superpotenza, di realizzare una no-fly zone e di estendere la propria influenza sul futuro governo di Damasco. Così come l'attuale attrito tra Mosca e Ankara rende assai complicata la riesumazione di Turkish Stream, l'oleodotto sostitutivo del defunto South Stream che Obama prova da tempo a sabotare.
Barack è dunque esclusivamente impegnato a dipingere come pericolosa l'azione di Putin e a risparmiarsi fortuite frizioni con il contingente russo, in una contingenza invece percepita come favorevole. Al massimo, nei prossimi giorni il presidente ordinerà una cosmetica intensificazione degli attacchi contro le postazioni dello Stato Islamico. Non a caso il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha indicato che non è in corso alcuna revisione della strategia americana applicata alla Siria. Né Washington ha proposto nuove sanzioni per censurare il Cremlino.
Piuttosto, dopo aver definito Putin come «destinato a fallire», il segretario alla Difesa, Ashton Carter, si sta industriando per il deconflicting. Specie dopo che nella giornata di mercoledì il metodo scelto dai russi per comunicare l'inizio dei raid ha letteralmente scioccato le autorità statunitensi. Circa un'ora prima dell'inizio dei bombardamenti sulla Siria, un generale russo con tre stelle sulla divisa si è personalmente recato presso l'ambasciata americana di Baghdad chiedendo di essere ricevuto dall'attaché militare, al quale ha annunciato cosa stava per accadere.
Tanta improvvisazione induce gli americani a pretendere un coordinamento più efficiente, ma non a modificare la loro interpretazione della crisi. Perché per Obama l'iniziativa russa rappresenta una svolta positiva. Indipendentemente dal massiccio spin applicato alla vicenda.
http://www.limesonline.com/perche-obama-apprezza-la-russia-in-siria/87006
è quello che sostengo nell'altro topic di Temi "I bambini ci guardano"
con una differenza però: Putin, secondo me, non si impantanerà...
cioe' a me non me mandano in pensione co' 39 anni de servizio..devo lavora' fino a 42..perche non ce stanno i soldi..tagliano 208 prestazioni sanitarie alla asl.... pero' mantenemo i soldati in afghnistan a combatte Al Quaida...che pero' mo' esce fori per gli americani so' diventati moderati..combattono contro Assad e so' amici ?? ma se si riuscisse a far arrivare questa informazione alla gente..ce sarebbe speranza de qualche moto di piazza ?? magno tranquillo ve'?? 8)
Intanto a Washington....
https://www.youtube.com/watch?v=nA39iVSo7XE
/link youtube non valido.
Citazione di: Monsieur Opale il 03 Ott 2015, 18:43
è quello che sostengo nell'altro topic di Temi "I bambini ci guardano"
con una differenza però: Putin, secondo me, non si impantanerà...
Su questo ci sarebbe da fare un'analisi molto più approfondita a livello sociale/culturale, soprattutto sul livello di sostegno di cui, piacia o meno, il regime di assad gode a Damasco e dintorni (certo, l'alternativa sono tagliagole e fanatici che parlano di califfato con un millennio di ritardo...), ossia nelle aree più abitate della siria e sotto il controllo governativo.
La maggior opposizione all'intervento russo in Siria è appunto in Russia, non tanto nella Duma, ovviamente, quanto nell'opinione pubblica dei russi stessi, per ragioni ben diverse da quelle che potrebbero essere le istanze pacifiste, non interventiste etc,etc,etc.
Ciò detto, Putin e la Russia stanno facendo pubblicità alla loro prima leva economica nazionale in un momento di crisi globale(l'industria di armamenti).
Non a caso infatti hanno già piazzato, tra gli altri, sistemi anti-aerei all'Iran,
sistemi radar ad Israele,
Carri ed aerei (seppur antiquati ed in leasing) alla Siria e forse alla Giordania,
Navi ed aerei a Cinesi e Turchi...
per me questa è una carta fondamentale, sotto molti aspetti, capitata nelle mani di Putin
in un momento anche complesso politicamente per lui
e se la giocherà
Citazione di: VeniVidiLulic il 03 Ott 2015, 20:44
Su questo ci sarebbe da fare un'analisi molto più approfondita a livello sociale/culturale, soprattutto sul livello di sostegno di cui, piacia o meno, il regime di assad gode a Damasco e dintorni (certo, l'alternativa sono tagliagole e fanatici che parlano di califfato con un millennio di ritardo...), ossia nelle aree più abitate della siria e sotto il controllo governativo.
La maggior opposizione all'intervento russo in Siria è appunto in Russia, non tanto nella Duma, ovviamente, quanto nell'opinione pubblica dei russi stessi, per ragioni ben diverse da quelle che potrebbero essere le istanze pacifiste, non interventiste etc,etc,etc.
Ciò detto, Putin e la Russia stanno facendo pubblicità alla loro prima leva economica nazionale in un momento di crisi globale(l'industria di armamenti).
Non a caso infatti hanno già piazzato, tra gli altri, sistemi anti-aerei all'Iran,
sistemi radar ad Israele,
Carri ed aerei (seppur antiquati ed in leasing) alla Siria e forse alla Giordania,
Navi ed aerei a Cinesi e Turchi...
Si in parte ti do ragione, anche se mi trovo spesso in disaccordo con te...comunque 'sto giro stanno mettendo in mostra i Sukoi che non ricordo a chi vogliono vendere, mi sembra ad un paese asiatico, non vorrei sbagliare. Detto questo non è che stanno facendo questa campagna militare per fare una specie di expo degli armamenti!
Non dimenticherei che l'obiettivo primario di putin rimane la sfera di sicurezza nazionale della Russia , ossia le sorti del donbas e dell'Ucraina tutt'ora in stalemate, la Siria è una contingenza capitata in un momento politico in cui Putin ha deciso di azzardare.
L'ampliamento delle basi in Siria e il mantenimento di una forza operativa così lontana ha comunque costi notevoli per l'economia russa.
E l'opinione pubblica russa, per quanto nazionalista e putiniana sia, difficilmente sarà disposta ad accettare una continuazione ad infinitum di un simile intervento.
Citazione di: galafro il 03 Ott 2015, 12:29
Poi caso strano si da addosso proprio a quelli laici, vedi Saddam, Gheddafi, Assad e Mubarak, se fosse vissuto oggi anche il grande Ataturk se la sarebbe passata male. Invece quelli che sappiamo tutti promuovono è finanziano l'ntegralismo islamico grandi amici e pacche sulle spalle.
Mustafa Kemal aveva il pieno appoggio economico e militare dei Sovietici, Francesi, Italiani, Inglesi.
Il processo di trasformazione dei resti dell'Impero Ottomano in una nazione moderna secondo il modello occidentale è passata per gli amele taburlari, il genocidio di armeni, greci ed assiri per non parlare della violenta oppressione di qualsiasi opposizione.
Si sono addormentati con il fez e si sono svegliati con il cappello a cilindro, con l'uso della frusta, un vero faro di democrazia.
Per quello che riguarda l'Arabia Saudita, stiamo parlando di un paese centro dell'Islam dove tra la popolazione non si notano significativi movimenti democratici, destituire re Salman non garantisce una svolta democratica probabilmente il contrario.
Citazione di: PARISsn il 03 Ott 2015, 20:28
cioe' a me non me mandano in pensione co' 39 anni de servizio..devo lavora' fino a 42..perche non ce stanno i soldi..tagliano 208 prestazioni sanitarie alla asl.... pero' mantenemo i soldati in afghnistan a combatte Al Quaida...che pero' mo' esce fori per gli americani so' diventati moderati..combattono contro Assad e so' amici ?? ma se si riuscisse a far arrivare questa informazione alla gente..ce sarebbe speranza de qualche moto di piazza ?? magno tranquillo ve'?? 8)
Considera che in Iraq di Saddam c'era una minoranza sunnita che governava un paese di maggioranza sciita mentre in Siria di Assad era il contrario (minoranza sciita che governava un paese prevalentemente sunnita). Per questo i due paesi non avevano buoni rapporti, tant'è vero che durante la prima guerra del Golfo la Siria inviò dei soldati nell'alleanza americana contro Saddam.
Dopo il 11/09 i neo conservatori negli USA hanno fatto grande pressione per la caduta di Saddam, secondo la logica che il terrorismo è conseguenza della mancanza di democrazia nel mondo arabo e con la costruzione di un modello democratico arabo si poteva combattere il terrorismo e diventare esempio per altri paesi.
L'Iraq è stato scelto perché era un paese anti americano e avendo risorse petrolifere non servivano grandi somme per la ricostruzione.
Dopo la caduta di Saddam lo scenario politico si è diviso in tre parti, quella sciita, quella sunnita e quella curda e considerando che la parte sciita è il 60% della popolazione hanno formato subito il nuovo governo. Nello stesso tempo la parte sunnita non voleva lasciare la sua posizione privilegiata dai tempi di Saddam così hanno cominciato a combattere,in sostanza ex sostenitori di Saddam con una nuova ideologia.
In Siria abbiamo Assad contro la primavera araba, a questo punto la maggioranza sunnita siriana (sostenuta dal resto degli arabi sunniti ed i turchi di Erdogan) va dagli americani dicendo, visto che voi volete la democrazia perché lasciate al suo posto Assad?
Ovviamente gli americani sanno benissimo che gli sunniti che gridano per la democrazia dove sono maggioranza non la pensano così dove non lo sono, così è cominciata la storia dei moderati del FSA che devono essere sostenuti contro gli estremisti di Al Nusra che bisogna combattere.
Dal momento che il confine tra Siria e Iraq è una linea nel deserto era questione di tempo prima che qualcuno pensasse l'unione dei due fronti.
Citazione di: VeniVidiLulic il 03 Ott 2015, 21:07
Non dimenticherei che l'obiettivo primario di putin rimane la sfera di sicurezza nazionale della Russia , ossia le sorti del donbas e dell'Ucraina tutt'ora in stalemate, la Siria è una contingenza capitata in un momento politico in cui Putin ha deciso di azzardare.
L'ampliamento delle basi in Siria e il mantenimento di una forza operativa così lontana ha comunque costi notevoli per l'economia russa.
E l'opinione pubblica russa, per quanto nazionalista e putiniana sia, difficilmente sarà disposta ad accettare una continuazione ad infinitum di un simile intervento.
Non credo si tratti di one men's bet, ha deciso di intervenire adesso perché è evidente che la politica occidentale è arrivata ad un punto morto, non esiste una forza di opposizione non estremista.
Il dilemma è Assad o jihad e a questo l'Occidente non può rispondere. Lui si è inserito a questo vuoto con la risposta Assad.
@krypto hai una visione tutta tua dell'evolversi degli eventi in MO potremmo dire una lettura idealista, mentre io da Marxista ti dico che ho una versione materialista. Metti al centro le cose religiose, ma la questione è tutta economica e geopolitica. La religione è la scusa che si utilizza per nascondere i conflitti che sono solo ed unicamente per il controllo dell risorse energetiche che da quelle parti abbondano...
"La Russia di Vladimir Putin è entrata in guerra in Siria contro il terrorismo dello "Stato islamico" dell'Isis e, logicamente, a sostegno dell'esercito regolare del legittimo regime di Assad al potere. Si tratta dell'estremo tentativo di impedire che tutta la Siria cada nelle mani dei terroristi islamici che sono ormai, dallo scorso luglio, a soli 8 chilometri dal centro di Damasco. Per farlo non c'è alternativa che sostenere l'unica forza in grado di contrastare sul terreno i tagliagole dell'Isis: l'esercito regolare siriano che è leale nei confronti del regime di Assad.
Ebbene, ora più che mai sorprende e sgomenta l'atteggiamento degli Stati Uniti di Barack Hussein Obama, che immagina che si possa combattere e sconfiggere il terrorismo islamico e, al tempo stesso, combattere e sconfiggere l'esercito regolare siriano e il regime di Assad. È del tutto illogico e folle quanto ha detto ieri il segretario alla Difesa americano Ash Carter: "La Russia deve fermare la sua aggressione in Siria. La Russia sta gettando benzina sul fuoco in Siria. C'è una logica contraddizione tra le parole della Russia e le sue azioni. Non si possono combattere i terroristi e sostenere Assad".
Qualcuno, dall'alto dei cieli, visto che non ci si riesce qui sulla terra, può illuminare la mente di Barack Hussein Obama per spiegargli che i terroristi islamici tagliagole sono quelli dell'Isis e che Assad è vittima di questo terrorismo? Possibile che non capisca che finora l'Occidente ha compiuto una madornale pazzia nel sostenere i terroristi islamici scatenando la guerra civile che dal 2012 ha provocato 250 mila morti, 4 milioni di profughi, 7,5 milioni di sfollati e ridotto l'80% dei siriani in uno stato di povertà? Un giorno la Storia condannerà di crimini contro l'umanità Barack Hussein Obama e l'Occidente per la distruzione degli Stati nazionali sovrani in Siria, Iraq e Libia, con il massacro delle loro popolazioni. Meno male che c'è Putin a combattere i terroristi islamici senza se e senza ma".
Magdi Cristiano Allam, 1 ottobre 2015
altro rticolo interssante di contropiano.org
Isis in fuga dalla Siria, i raid russi cambiano lo scenario
In qualsiasi guerra la prima vittima è la verità. Qualsiasi notizia va dunque presa con le pinze, perché è arduo – per tutti coloro che non stanno sul terreno o nella sala comandi di un esercito – sapere con qualche precisione quel che sta accadendo.
Ma una cosa sola sembra certa, a quasi una settimana dall'inizio dell'intervento russo in appoggio di Assad: la situazione sul campo è molto cambiata.
Ogni ora arrivano segnalazioni di nuovi raid del Mig e dei Sukhoi sulle basi jihadiste, sia appartenenti all'Isis che alle altre formazioni fin qui sostenute da Usa, Unione Europea, Turchia, Qatar, Arabia Saudita in funzione anti-Assad e anti-iraniana (Al Nusra, affiliata ad Al Qaeda, Ahrar Al Sham, ecc).
Il ministero della difesa di Mosca ha comunicato che l'aviazione russa ha colpito almeno 3 strutture del sedicente Stato islamico nella zona di Homs, e ha distrutto 2 depositi di armi. In particolare l'offensiva sembra essersi concentrata sulla provincia di Idlib, confinante con la Turchia e considerata uno dei principali canali di passaggio di jihadisti stranieri e rifornimenti per le strtutture combattenti di diverse milizie, Isis compresa. Ma Idlib è anche la provincia più a ridosso della costa nord della Siria, dove c'è sia la base navale di Tartus che l'aeroporto di Latakia, entrambi centri operativi dei militari russi.
Innumerevoli, infine, le segnalazioni di depositi di armi, comandi, strutture di addestramento, ecc, distrutti dai bombardamenti.
Sembra dunque chiara la strategia in questa prima fase: eliminare le sacche anti-Assad che spezzano la continuità del territorio sotto il controllo dei governativi siriani, e intanto colpire pesantemente le basi strategiche dell'Isis, territorialmente più distanti.
Lo stesso portavoce ha reso noto che «Circa 600 militanti dell'Isis hanno abbandonato le loro posizioni per tentare di fuggire in Europa», quindi passando attraverso la Turchia, fin qui retroterra molto ospitale per i jihadisti delle varie sette. Altre fonti parlano di 3.000 combattenti che avrebbero invece valicato il confine desertico della Giordania, il che implica a breve un coinvolgimento – sia pure indiretto – della monarchia giordana nel conflitto.
Va sottolineato che, contrariamente al solito, questo notizie provenienti dai russi non sono affatto smentite dai comandi militari occidentali. Al massimo, come nei giorni scorsi, gli occidentali lamentano il fatto che vengono colpite anche le milizie jihadiste dal loro formate e protette, anziché soltanto l'Isis.
Agli occhi di un osservatore esterno, sembra dunque che in pochi giorni di intervento aereo russo siano stati ottenuti risultati mai visti in oltre un anno di bombardamenti dichiarati da Usa e alleati occidentali contro l'Isis. La cui unica risposta degna di nota non è neppure militare, ma puramente simbolica: la distruzione dell'Arco di Trionfo nella città romana di Palmira, ancora sotto il loro controllo.
Senza cadere nei deliri apologetici dei tifosi di Putin, ci sembra di poter dire che la diversa efficacia sia dovuta – come accennato indirettamente da numerosi analisti esperti di Medio Oriente – a una maggiore chiarezza e semplicità di obiettivi da parte russa. I quali voglio mantenere al potere in Siria gli alauiti, non necessariamente con alla guida Assad, in modo da conservare sia una presenza militare nel Mediterraneo che un ruolo decisivo in Medio Oriente.
Mentre gli Usa, sul piano diplomatico come – quindi – sul piano militare, sembrano aver fin qui tentato di mantenere vivo il caos, cambiando alleanze e priorità in modo da non far mai emergere una soluzione stabile, che avebbe ben presto potuto diventare da loro indipendente. Non potevano del resto schierarsi più apertamente con l'Islam sunnita, con al centro i sauditi, perché da lì è nato (sollecitato inizialmente dagli stessi Usa in funzione antisovietica) il jihadismo che da alcuni decenni si rivolge ormai anche contro l'imperialismo occidentale. Né potevano farlo con gli sciiti, quasi sempre catalogati come "terroristi" o "finanziatori del terrorismo", neanche ora che hanno raggiunto un sospettoso accordo con Teheran dopo quasi 40 anni di guerra non dichiarata.
Ed è sul piano politico che cose stanno diventando decisamente più chiare. L'alleanza tra Russia, Iran, Assad e Iraq è ormai apertamente rivendicata da tutti questi soggetti. E nelle ultime ore anche l'Egitto dei militari al potere ha deciso di considerare "positivo e utile" l'intervento russo.
Finendo così per isolare, tra i musulmani "moderati", il presidente turco Erdogan, che invece continua a definirlo "inaccettabile", visto che distrugge buona parte delle ambizioni turche a ritrovare un ruolo egemonico nell'area.
Anche la lunga intervista concessa da Assad alla televisione di stato iraniana porta nuovi elementi in qualche misura favorevoli per chi dice di voler trovare una soluzione politica alla lunga crisi siriana. Pur mostrandosi estremamente consapevole della ritrovata forza militare sul terreno, infatti, Assad ha per la prima volta parlato di una sua possibile uscita di scena: «Se ciò potesse essere di aiuto, non esiterei a dimettermi».
ogni volta che vedo sto topic mi viene: Isis, la Russia e lo scacchiere in Monsieur Opale
Citazione di: Giako77 il 04 Ott 2015, 15:37
...
La religione è la scusa che si utilizza per nascondere i conflitti che sono solo ed unicamente per il controllo dell risorse energetiche che da quelle parti abbondano... e per avere manovalanza (truppe) a basso costo (che quelli che ci credono che sia una guerra di religione fanno taaaanto comodo)
;)
Citazione di: Giako77 il 04 Ott 2015, 15:37ma la questione è tutta economica e geopolitica.
100% questo, in tutte le guerre della storia dell'umanità.
I sukhoi sono gli aerei multiruolo più performanti del mondo da anni, bene o male vengono acquistati da tutti quelli che non ricadono sotto l'ombrello NATO e/o non hanno accesso alle fonti tecnologiche US .
Dopotutto gli Usa sono restii a concedere l'uso completo delle proprie tecnologie anche a paesi alleati (con le eccezioni di rari casi come UK, Israele, Danimarca, Giappone), mentre i russi adottano da sempre una politica diversa.
Pare che alla luce degli sviluppi f35 / f22 anche Israele si stia volgendo al mercato Russo (soprattutto perchè hanno in sviluppo un carro migliore del merkava IV), ma queste sono -al momento- solo voci...
Nota di interesse:
Notare la diversa copertura mediatica che godono conflitti perfettamente simmetrici , da una parte la Siria dall'altra lo Yemen.... 8)
L'intervento russo dipende.
Potrebbe essere una iattura clamorosa e, se dovessi buttarci due spicci, penserei proprio che sia così, oppure potrebbe creare un nuovo equilibrio nella regione. Certamente un labile equilibrio da stato di polizia feroce, ma pur sempre un equilibrio.
Io non so cosa possa aver detto Putin ai sauditi, agli iraniani, ai turchi e agli israeliani; non ho idea dei retroscena che pure mi sembrano corposi ma, vista da fuori, questa "avventura" russa è estremamente preoccupante perché impone un gioco delle parti certamente più rischioso per il mondo esterno rispetto a quello che è stato il conflitto siroiracheno fino ad oggi. Una guerra per procura dentro una guerra per procura, non proprio una bella prospettiva.
Appoggiare Assad per avere altre basi in Siria è una mossa in.fame e le fanfare sulla lotta all'ISIS, lo sanno anche i sassi, sono una semplice copertura per agire più o meno indisturbati contro i ribelli oggi, anche quelli democratici (che esistono), e domani chissà contro quei curdi del Rojava da sempre vessati da Assad padre e figlio.
Ho anche molti dubbi sull'entità di questi aiuti, non so se la Russia possa permettersi un intervento militare impegnativo, costante e ampio fuori dallo spazio ex sovietico. Non si hanno nemmeno cifre esatte e non si conosce la reale entità del corpo di spedizione - attivo almeno da un paio di mesi, di nascosto, come da tradizione putiniana. Bombardare anche chi vuole la libertà, certamente un bel modo di aiutare il Medio Oriente.
Gli Stati Uniti hanno ridotto di molto le capacità di proiezione offensiva dello Stato Islamico, che non pare più in grado di poter espandersi ulteriormente, ma adesso sono in confusione diplomatica, pur avendo dato un contributo fondamentale all'autonomia curda, nonostante gli "alleati" turchi, che hanno ben pensato di dare uno schiaffetto all'ISIS e sonore botte ai combattenti curdi.
La causa del Rojava (appoggiata anche da quell'esercito libero siriano che Putin e Assad voglio eliminare), lo dico senza mezzi termini, è l'unica che politicamente e emotivamente vale davvero la pena supportare in questo marasma disgustoso. Un'area circondata da pescecani, vicini e lontani. Speranza per l'umanità: meno di zero.
Non sono d'accordo con te. E premetto da subito che non sono un sostenitore di Putin che ritengo un dittatore e fascista. Ma di inesattezze ne hai dette tante. Ti rsispondo al volo che sono a lavoro:
Citazione di: anderz il 05 Ott 2015, 22:29
L'intervento russo dipende.
Potrebbe essere una iattura clamorosa e, se dovessi buttarci due spicci, penserei proprio che sia così, oppure potrebbe creare un nuovo equilibrio nella regione. Certamente un labile equilibrio da stato di polizia feroce, ma pur sempre un equilibrio.
Forse equilibrio, ma non credo che alla Russia interessi l'equilibrio dell'area ma solo che la Siria non diventi un vassallo Yenkee, quindi non credo. Sullo stato di polizia feroce andrei a vedere come mantengono gli equilibri gli americani: stati islamici (vedi Arabia Saudita) e neoliberisti, 0 diritti.
Citazione di: anderz il 05 Ott 2015, 22:29
Appoggiare Assad per avere altre basi in Siria è una mossa in.fame e le fanfare sulla lotta all'ISIS, lo sanno anche i sassi, sono una semplice copertura per agire più o meno indisturbati contro i ribelli oggi, anche quelli democratici (che esistono), e domani chissà contro quei curdi del Rojava da sempre vessati da Assad padre e figlio.
Ho anche molti dubbi sull'entità di questi aiuti, non so se la Russia possa permettersi un intervento militare impegnativo, costante e ampio fuori dallo spazio ex sovietico. Non si hanno nemmeno cifre esatte e non si conosce la reale entità del corpo di spedizione - attivo almeno da un paio di mesi, di nascosto, come da tradizione putiniana. Bombardare anche chi vuole la libertà, certamente un bel modo di aiutare il Medio Oriente.
La Russia ha già la sua base in Siria (Tartus dagli anni '70) e non si uò permettere di istallarne altre come dici tu, sono entrati in guerra quando l'Isis era a 7km da Damasco, i ribelli democratici hanno mollato la rivolta da almeno 2 anni perchè hanno capito benissimo che erano strumentalizzati...poi che ribellione avrebbero dovuto fare? Cacciare Assad, che nonstante tutto si può considerare un laico, per istaurare un regigme islamico?
I Curdi hanno da sempre il loro centro di comando a Damasco come altre formazioni comuniste turche (illegali), quindi non mi preoccuperei per i Kurdi. Assad ha già dichiarato, come nel mio post precedente, che se ne andrà sta solo contrattando la sua exit strategy con un po' d'oro e senza essere impiccato come Saddam.
Citazione di: anderz il 05 Ott 2015, 22:29
Gli Stati Uniti hanno ridotto di molto le capacità di proiezione offensiva dello Stato Islamico, che non pare più in grado di poter espandersi ulteriormente, ma adesso sono in confusione diplomatica, pur avendo dato un contributo fondamentale all'autonomia curda, nonostante gli "alleati" turchi, che hanno ben pensato di dare uno schiaffetto all'ISIS e sonore botte ai combattenti curdi.
Gli Stati Uniti non hanno per niente ridotto le capacità dell'IS tant'è che erano a 7km da Damasco e come detto a quel punto è intervenuta la Russia...poi diciamo pure che se gli USA avessero voluto seriamente annientare l'IS l'avrebbero fatto in 5 minuti...rimangono di gran lunga l'esercito più potente ed equipaggiato del mondo. Il loro obiettivo era quello di abbattere Assad, non l'IS anche consegnando la Siria ai tagliagola oppure ad Al Qaeda nemico giurato in Afganistan.
Citazione di: anderz il 05 Ott 2015, 22:29
La causa del Rojava (appoggiata anche da quell'esercito libero siriano che Putin e Assad voglio eliminare), lo dico senza mezzi termini, è l'unica che politicamente e emotivamente vale davvero la pena supportare in questo marasma disgustoso. Un'area circondata da pescecani, vicini e lontani. Speranza per l'umanità: meno di zero.
Sono d'accordo sull'appoggiare la causa del Rojava ma fose confondi i turchi con la Siria come già detto. Anzi penso che stretti tra l'IS, i turchi e i ribelli "democratici" di al qaeda non avrebbero fatto una bella fine...
E io direi inesattezze? :pp :pp :pp
Eddaje su ;)
Non posso rispondere ora ma LOL
http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/07/news/siria_intensi_raid_russi_sulla_provincia_di_hama-124505701/?ref=HREA-1
eccallà
Idlib e Hama, direi che siamo decisamente lontani dal territorio di daesh. Chi mai l'avrebbe detto.
da internazionale.it
L'ipocrisia della Nato sui bombardamenti russi in Siria
Gwynne Dyer, giornalista
I bombardamenti russi in Siria vanno avanti ormai da una settimana e la cosa non piace agli Stati Uniti e ad altri paesi della Nato, che già da un anno sono impegnati militarmente sullo stesso terreno. I russi, dicono, non stanno bombardando le persone giuste, uccidono i civili, sono spietati, pericolosi, semplicemente malvagi.
Lo scorso fine settimana la Nato ha messo in guardia contro "l'estremo pericolo derivante da un comportamento così irresponsabile", e ha intimato alla Russia di interrompere le operazioni. Quando un aereo russo ha sconfinato in Turchia per qualche minuto, il segretario di stato americano John Kerry ha dichiarato che i turchi avrebbero avuto tutto il diritto di abbatterlo.
Il tempo era cattivo, l'obiettivo era vicino al confine e i russi si sono scusati, eppure il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha affermato che l'incursione "non sembra un incidente". E quindi da cosa sarebbe stata motivata? Forse i piloti russi si annoiano e fanno a gara per vedere chi riesce a rimanere nello spazio aereo turco il più a lungo possibile senza essere abbattuto?
Che gli Stati Uniti diano lezioni etiche ai russi a proposito di bombardamenti aerei è particolarmente fuori luogo
In più, da quel che ci viene detto, i perfidi russi stanno uccidendo dei civili con le loro bombe. Sì, certo che è così. Ma lo stesso sta facendo la coalizione guidata dagli Stati Uniti con le sue, di bombe. A meno di non trovarsi in guerra in mare aperto o in pieno deserto, ci saranno sempre dei civili nella stessa area in cui si trovano i bersagli "legittimi".
Che gli Stati Uniti diano lezioni etiche ai russi a proposito di bombardamenti aerei è particolarmente fuori luogo, visto che allo stesso tempo stanno cercando di spiegare perché il 3 ottobre la loro aviazione abbia bombardato un ospedale in Afghanistan, uccidendo 22 civili. Né gli statunitensi né i russi traggono alcun giovamento dall'uccidere dei civili: è solo un inevitabile effetto collaterale dei bombardamenti.
La critica principale degli occidentali è che i russi stanno bombardando le persone sbagliate. Ma contrariamente a quanto affermano gli statunitensi e gli europei, i russi stanno davvero bombardando le persone "giuste", ovvero i jihadisti dello Stato islamico che le forze aeree occidentali hanno colpito nel corso dell'ultimo anno. Però i russi stanno bombardando anche il Fronte al nusra e Ahrar al sham. Potrebbero colpire anche le truppe dell'Esercito siriano libero, se riuscissero a trovarne.
Distinzioni che creano confusione
I russi non capiscono che queste persone stanno cercando di rovesciare il malvagio dittatore siriano Bashar al Assad, mentre i crudeli fanatici del gruppo Stato islamico stanno cercando di... Be', stanno cercando anche loro di rovesciare il malvagio dittatore Assad. Il che ci porta al cuore della questione.
La propaganda occidentale fa una distinzione sistematica tra lo Stato islamico (cattivo) e le forze di "opposizione" (ovvero tutti gli altri gruppi). Il problema è che tra loro c'è davvero poca differenza: vogliono tutti rovesciare il regime siriano, e sono tutti jihadisti, fatta eccezione per quel che rimane dell'Esercito siriano libero.
Il Fronte al nusra è stato creato nel 2012 come filiale siriana del gruppo Stato islamico, da cui si è separata quest'anno in seguito a una disputa tattica e territoriale. Oggi è diventata la filiale siriana di Al Qaeda. Anche Ahrar al sham è stata fondata da un membro di Al Qaeda ed è alleata del Fronte al nusra. Prima che le esigenze propagandistiche del momento cambiassero, anche gli Stati Uniti ammettevano che c'era stato un tracollo tra gli elementi "moderati" dell'opposizione siriana.
Non ci sono statistiche affidabili al riguardo, ma è ragionevole pensare che il 35 per cento delle truppe ribelli che si oppongono al regime di Assad appartenga al gruppo Stato islamico, un altro 35 per cento al Fronte al nusra, il 20 per cento ad Ahrar al sham, mentre del restante 10 per cento fa parte l'Esercito siriano libero. In altre parole, almeno il 90 per cento delle opposizioni armate è composto da jihadisti, e probabilmente non più del 5 per cento da gruppi laici e favorevoli alla democrazia.
Una fantasia di troppo
Non ci sono tre alternative in Siria. Ce ne sono solo due: o Bashar al Assad resta al potere, oppure sarà sostituito dai jihadisti. Sono jihadisti che fanno sul serio, che odiano la democrazia, decapitano la gente e progettano di rovesciare tutti gli altri governi arabi prima di lanciarsi alla conquista del resto del mondo.
Forse puntano un po' troppo in alto, ma diventerebbero davvero pericolosi se potessero disporre delle risorse dello stato siriano, e sarebbero una sciagura per tutti i siriani che non sono musulmani sunniti. I russi hanno deciso che è nel loro interesse che Assad sopravviva, e stanno agendo di conseguenza.
Gli Stati Uniti e i loro alleati, invece, insistono sul fatto che Assad se ne debba andare per i crimini che ha commesso. Non possono cambiare ritornello senza perdere la faccia. Per questo non bombardano l'esercito siriano ma continuano a coltivare la loro fantasia, ovvero che in Siria possa essere creata una qualche nuova forza capace di sconfiggere sia Assad sia i jihadisti dello Stato islamico.
Inoltre anche i leader dei due principali alleati degli Stati Uniti nel mondo musulmano, la Turchia e l'Arabia Saudita, sono convinti che Assad debba andarsene (principalmente perché lui è sciita e loro sunniti), e andrebbero su tutte le furie se gli statunitensi contribuissero a salvarlo.
Per questo, oltre che per il risentimento statunitense nei confronti della Russia a proposito dell'Ucraina e l'ostilità che va avanti dai tempi della guerra fredda, la Nato condanna l'intervento russo in Siria con tanta veemenza. Ma non sono altro che sciocchezze e ipocrisia.
(Traduzione di Federico Ferrone)
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/occidente-laico-democratico-ha-nuovo-leader-si-chiama-vladimir-110838.htm
Le grandi analisi di politica internazionale di Libero rilanciate da Dagospia.
Citazione di: anderz il 17 Ott 2015, 23:14
Le grandi analisi di politica internazionale di Libero rilanciate da Dagospia.
come sei cazzilloso :)
lo spunto é: Putin e l'Europa....
mica l'articolo
Nell'articolo la parola "Europa" non c'è nemmeno, è il titolo farlocco messo da Dagospia (un giornale online i cui contenuti sono in massima parte copiati, ma vabbe'):
L'OCCIDENTE LAICO E DEMOCRATICO HA UN NUOVO LEADER: SI CHIAMA VLADIMIR PUTIN. MENTRE BARACK OBAMA E L'EUROPA DELLA MERKEL CINCISCHIANO DA MESI, LO ZAR DI TUTTE LE RUSSIE ORDINA AI SUOI GENERALI: "PORTATEMI AL BAGHDADI VIVO O MORTO"
Della serie: ma de che stamo a parla'? :pp
Citazione di: anderz il 18 Ott 2015, 10:46
Nell'articolo la parola "Europa" non c'è nemmeno, è il titolo farlocco messo da Dagospia (un giornale online i cui contenuti sono in massima parte copiati, ma vabbe'):
L'OCCIDENTE LAICO E DEMOCRATICO HA UN NUOVO LEADER: SI CHIAMA VLADIMIR PUTIN. MENTRE BARACK OBAMA E L'EUROPA DELLA MERKEL CINCISCHIANO DA MESI, LO ZAR DI TUTTE LE RUSSIE ORDINA AI SUOI GENERALI: "PORTATEMI AL BAGHDADI VIVO O MORTO"
Della serie: ma de che stamo a parla'? :pp
stanno dicendo alla dagostino che Putin sta ritrovando una posizione in Europa che dopo le vicende ucraine aveva assolutamente perso
questo è lo spunto, mica libero o dagospia
Interessante l'interpretazione di Limes: Obama è rimasto spiazzato da Putin, ma alla fine estremamente contento, perché la Russia si impantanerà in uno scenario in cui il primario interesse degli USA è impedire la nascita di una potenza egemone (da cui anche l'accordo sul nucleare con l'Iran)
Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk
Putin sul campo ha il vantaggio netto di poter sparare a qualsiasi cosa non sia l'esercito di Assad, ma sta impostando un tipo di campagna che può rendergli la vita difficile visto che è l'unica potenza straniera ad avere le basi sul territorio siriano (scelta obbligata vista l'assenza di alleati nei paesi confinanti). Avere le basi, attaccare con gli elicotteri, mandare "consulenti" al fronte ti mette nella condizione di avere delle perdite. Le perdite possono portare ad un'escalation e l'escalation al pantano.
Ora, Putin è un finissimo animale politico, capace di prendersi rischi al momento opportuno. Ha scelto di agire nel momento in cui Obama era diplomaticamente più debole e, per certi versi, ha voluto testare la reazione della comunità internazionale alla prima grande avventura russa fuori dai propri confini dai tempi dell'Afghanistan. È una scommessa che mediaticamente sta vincendo a mani basse. Per ora almeno.
Io sono certo che in molti paesi, europei e non, si preferisca questa via, il puntellamento di Assad adesso (che stava mostrando segni di cedimento importanti) per poi "pacificare" l'intera Siria e arrivare, quindi, ad una severa stabilizzazione; quello chi mi lascia perplesso è la fattibilità. Ci si scordactroppo spesso che stiamo parlando di un regime che ha usato l'aviazione per disperdere delle manifestazioni. L'aviazione.
Obama, che in politica estera è sempre stato molto poco incline ad usare la forza, è in una situazione difficilissima: da un lato è stato costretto dagli eventi a rinviare il rientro del contingente in Afghanistan, dall'altro non può lasciare una guerra sul campo al suo successore, pena l'arrivo dei repubblicani alla casa bianca nel 2016. I bombardamenti della coalizione, che pure hanno portato dei risultati importanti, come la liberazione quasi completa del Rojava dell'isis e l'arginamento del califfato in Iraq, sono assolutamente insufficienti per vincere la guerra, anzi, si rischia un domani che il merito esclusivo per la presa di Raqqa (da parte di chi ad oggi è un mistero) venga assegnata del tutto a Vladimir Putin.
http://www.bloombergview.com/articles/2015-10-16/saudi-arabia-s-oil-war-with-russia
By Leonid Bershidsky
As President Vladimir Putin tries to restore Russia as a major player in the Middle East, Saudi Arabia is starting to attack on Russia's traditional stomping ground by supplying lower-priced crude oil to Poland.
At a recent investment forum, Igor Sechin, chief executive of Rosneft, Russia's biggest oil company, complained about the Saudis' entry into the Polish market. "They're dumping actively," he said. Other Russian oil executives are worried, too. "Isn't this move a first step toward a redivision of Western markets?" Nikolai Rubchenkov, an executive at Tatneft, said at an oil roundtable Thursday. "Shouldn't the government's energy strategy contain some measures to safeguard Russia's interests in its existing Western markets?"
European traders and refiners confirm that Saudi Arabia has been offering its oil at significant discounts, making it more attractive than Russian crude. And, even though most eastern European refineries are now technologically dependent on the Russian crude mix, Russia's oilmen are right to be worried.
In the 1970s, Saudi Arabia sent half of its oil to Europe, but then the Soviet Union built export pipelines from its abundant West Siberian oil fields, and the Saudis switched to Asian markets, where demand was growing and better prices could be had. The Saudi share of the European crude market kept dropping; in 2009, it reached a nadir of 5.9 percent. Russia's share peaked at 34.8 percent in 2011. In recent years, Saudi Arabia slowly increased its presence, reaching a 8.6 percent share in 2013, but it had never tried its luck in Poland.
Like most of central and eastern Europe, Poland has long been a client of Russian oil companies. Last year, about three-quarters of its fuel imports came from Russia, with the rest from Kazakhstan and European countries. Poland, however, is at the center of efforts to reduce the European Union's dependence on Russian energy. Since Putin annexed Crimea from Ukraine last year, Poland, Ukraine's neighbor, has increased military expenditures and other efforts to shore up its security. It's working with its smaller neighbors, too. On Thursday, it announced an agreement with Lithuania, Latvia and Estonia to build a natural gas pipeline to and from the Baltic States, ensuring their future independence from Russian gas supplies.
In this context, a new and reliable supplier is a godsend. As for the Saudis, they need to expand outside Asia where demand is falling.
The Kremlin and Russian oilmen have long sensed Europe's appetite for energy diversification and have sought new markets. Until the 2000s, almost all Russian oil exports were to Europe. By last year, that share had shrunk to less than two-thirds
(http://assets.bwbx.io/images/iOKRWN2kRuLw/v1/-1x-1.png)
In the Asian markets, Russia became a serious competitor to the Saudis. In May, Russian crude supplies to China even temporarily surpassed those of Saudi Arabia. Now that the Saudis are involved in a ruthless price war for market share -- not just with U.S. shale oil producers but with all suppliers who are not members of the Organization of Petroleum Exporting countries -- they are moving into Russia's traditional market.
This could turn into a more active shoving match between the world's two biggest oil exporters, which already are at odds over the Syrian conflict. So far, OPEC and the International Energy Agency predict modest demand expansion next year, but if the Chinese economy continues performing worse than expected, that market may become too small for the Russians and the Saudis. Both economies are oil-dependent and retaining market share is a matter of survival.
Oil competition is a dangerous undercurrent in Putin's Middle Eastern policy. The Russian leader hopes that when its ally Iran re-enters the global oil and gas market, Russia will somehow share in the profits, perhaps through new pipelines across Syria. He also wants to stop the Saudis from establishing export routes in Syria. Now that Russian energy supremacy in Europe also is at stake, Putin's determination to resolve the Syrian conflict on his terms can only grow.
Articolo perfetto. È evidente che la guerra economica tra sauditi e russi sul prezzo del greggio è il principale motivo per cui Mosca vuole reimporre in grande stile la sua presenza in MO, oltre ad una generica questione di prestigio e alla storica necessità di mantenere un porto nel Mediterraneo.
Eppure Putin, per mezzo di Lavrov, in passato ha anche tentato di aprire un tavolo tra Assad - a suo tempo criticato in maniera plateale - e i ribelli, da sempre foraggiati dalle monarchie del golfo. Certo, era il 2013 ed un attacco americano contro Assad non solo sembrava imminente, ma era stato addirittura annunciato da Obama in mondovisione dopo il fattaccio dell'attacco chimico. Lì Putin agì con una maestria diplomatica senza precedenti.
http://www.theguardian.com/politics/2015/nov/15/labour-may-back-syria-airstrikes-without-un-approval-lord-falconer
Labour may back action against Syria without UN approval - Lord Falconer
Labour remains opposed to the UK taking part in airstrikes against Islamic State in Syria, but might support wider international military action without the need for UN approval, the shadow justice secretary, has said.
Lord Falconer clarified the party's position in the wake of the Paris attacks, as David Cameron came under renewed pressure to join the US, France and others in bombing Isis in its Syrian stronghold.
Isis has claimed responsibility for the atrocities in the French capital, citing France's prominent role in the military campaign in Syria.
Downing Street had all but abandoned efforts to seek a parliamentary majority for airstrikes in Syria because Labour and a number of Tory backbenchers were opposed the move.
Some, however, including Sir Gerald Howarth, a former defence minister, have said the Paris attacks are a wakeup call for the UK to play a greater military role in confronting Isis.
Falconer, however, who also served as a minister under Tony Blair, told the BBC's Andrew Marr Show: "Just immediately bombing Raqqa ... would not be the answer. What is required is a plan that covers the whole of the Middle East, but also deals with the Syrian situation.
"It cannot be done without there being a major international effort. That is what needs now to be looked at, and looked at as a matter of urgency. And it needs to be looked at in a way that convinces the people of Britain."
He also said airstrikes would not be enough to defeat Isis.
"You need a plan, and that plan has got to deal with the Syrian issue. I'm not urging troops on the ground, but ultimately Isis have to be defeated. It can't just be from the air," he said.
Labour has previously said it would only support military action in Syria if it were backed by a UN resolution. Russia, however, has blocked such a move and is opposed to the removal of the Syrian president, Bashar al-Assad.
Labour hinted at easing its position last month when the shadow foreign secretary, Hilary Benn, said: "Of course, we know that any resolution may be vetoed, and in those circumstances we would need to look at the position again."
Falconer confirmed this explicitly on Sunday, saying that Labour might support international action without formal UN approval, potentiallyinvolving Nato. Article five of the alliance's charter, states that an attack on one member is an attack on all.
"(Isis can only be defeated by the international community as a whole, if possible through a UN sponsored process, but if not that, then nations come together," he told the BBC.
"I think Nato will be a part of it. It is much too early to say whether it is appropriate or possible to evoke article five, but Nato will be part of the group of nations that have got to come together to look at it."
Diane Abbott, the shadow international development secretary, insisted that the agreed Labour position was to require UN approval.
"As far as Labour's policy in relation to Syria, we actually discussed this at party conference and we have a policy. We agree to bombing Syria first of all if there's a UN resolution.
"Also, and this is my particular concern, if there's a plan to deal with the refugees that will result from military action," she told the Murnaghan programme on Sky News.
A number of Conservatives, including the chair of the Commons foreign affairs committee, Crispin Blunt, are also standing firm in their opposition to airstrikes on Syria without a wider international plan, arguing that it would merely be symbolic gesture.
Blunt said the UK would face an increased terror threat if it took part in bombing raids on the Isis stronghold of Raqqa, but that was the "least respectable" reason among many others for not taking part.
He told the BBC's Pienaar's Politics that efforts to reach an international consensus on Syria must be redoubled, and that progress towards a transitional arrangement had been made at talks in Vienna.
After the Paris attacks, the Labour leader, Jeremy Corbyn, one of the leading critics of the Iraq war, cancelled an engagement at which he was to warn about the dangers of the UK's involvement in Middle Eastern conflicts.
He was due to say: "For the past 14 years, Britain has been at the centre of a succession of disastrous wars that have brought devastation to large parts of the wider Middle East. They have increased, not diminished, the threats to our own national security in the process."
Gondor calls for aid
And Rohan will answer
Mamma mia Aleppo, rega'.
Ma come se fa?
Ogni giorno è peggio, il cessate il fuoco già è debole, Aleppo non ne fa parte.
Un incubo dal quale chi ancora è rimasto non riesce a svegliarsi.
intanto, grossi segnali di cedimento dall'arabia saudita nell'ultimo mese: hanno apparentemente speso un quarto dei 600 mld di $ di riserve che detenevano, con l'imf che per la prima volta ha messo nero su bianco che il regno sta andando incontro alla bancarotta; hanno silurato quello che e' stato ministro del petrolio per 20 anni (e tutti i suoi uomini); hanno aumentato del 50% il prezzo del gas ai cittadini sauditi, cosa impensabile fino a poco fa (e si prevedono altri aumenti); hanno preso accordi con diverse banche per un prestito di 10 mld di $ (il primo per loro da decenni); molto probabilmente emetteranno bonds per la prima volta nella loro storia (cioe' cercheranno di finanziare il loro debito all'esterno); soprattutto metteranno una quota dell'aramco in vendita (per essere chiari: aramco=economia saudita); e infine il petrolio sta ancora a 35$ al barile contro i 100 che servirebbero ai sauditi per il bilanciare le loro assurde spese. insomma stanno crollando, nonostante tutto non hanno abbastanza soldi per finanziarsi. e il 20% di loro (di 30 milioni), i piu' svegli e produttivi, sono sciiti, finora tenuti sotto scacco. la fine dell'as come la conosciamo cambiera' le carte in tavola, tanto. per quello mi aspetto nel prossimo futuro una bella alzata d'ingegno dei loro principali alleati nella regione, gli israeliani, che rischiano seriamente di vedersi mancare la terra da sotto i piedi.
http://money.cnn.com/2016/01/05/news/economy/saudi-arabia-oil-budget-gas/ (http://money.cnn.com/2016/01/05/news/economy/saudi-arabia-oil-budget-gas/)
sarebbe bello capire chi ha deciso questa cosa del petrolio. c'e' il mercato, dice, ma in realta' non e' chiaro. leggevo che uno dei motivi principali e' il fatto che la cina ha ridotto moltissimo il loro fabbisogno. pero' per me e' una cosa orchestrata. i sauditi per conto usa fecero crollare l'urss tenendo il petrolio basso finche' l'urss non implose finanziariamente. vuoi vedere che i russi gli stanno restituendo il favore?
come mai definisci gli sciiti "più svegli e produttivi"? che attività svolgono?
Citazione di: Davy_Jones il 10 Mag 2016, 09:57
intanto, grossi segnali di cedimento dall'arabia saudita nell'ultimo mese: hanno apparentemente speso un quarto dei 600 mld di $ di riserve che detenevano, con l'imf che per la prima volta ha messo nero su bianco che il regno sta andando incontro alla bancarotta; hanno silurato quello che e' stato ministro del petrolio per 20 anni (e tutti i suoi uomini); hanno aumentato del 50% il prezzo del gas ai cittadini sauditi, cosa impensabile fino a poco fa (e si prevedono altri aumenti); hanno preso accordi con diverse banche per un prestito di 10 mld di $ (il primo per loro da decenni); molto probabilmente emetteranno bonds per la prima volta nella loro storia (cioe' cercheranno di finanziare il loro debito all'esterno); soprattutto metteranno una quota dell'aramco in vendita (per essere chiari: aramco=economia saudita); e infine il petrolio sta ancora a 35$ al barile contro i 100 che servirebbero ai sauditi per il bilanciare le loro assurde spese. insomma stanno crollando, nonostante tutto non hanno abbastanza soldi per finanziarsi. e il 20% di loro (di 30 milioni), i piu' svegli e produttivi, sono sciiti, finora tenuti sotto scacco. la fine dell'as come la conosciamo cambiera' le carte in tavola, tanto. per quello mi aspetto nel prossimo futuro una bella alzata d'ingegno dei loro principali alleati nella regione, gli israeliani, che rischiano seriamente di vedersi mancare la terra da sotto i piedi.
http://money.cnn.com/2016/01/05/news/economy/saudi-arabia-oil-budget-gas/ (http://money.cnn.com/2016/01/05/news/economy/saudi-arabia-oil-budget-gas/)
sarebbe bello capire chi ha deciso questa cosa del petrolio. c'e' il mercato, dice, ma in realta' non e' chiaro. leggevo che uno dei motivi principali e' il fatto che la cina ha ridotto moltissimo il loro fabbisogno. pero' per me e' una cosa orchestrata. i sauditi per conto usa fecero crollare l'urss tenendo il petrolio basso finche' l'urss non implose finanziariamente. vuoi vedere che i russi gli stanno restituendo il favore?
Ovviamente il crollo del prezzo del greggio sta avendo degli effetti considerevoli nella regione, soprattutto relativamente all'Arabia Saudita la cui economia dipende in grandissima parte dal petrolio (meno in altri paesi del golfo, che hanno differenziato l'economia negli ultimi anni).
Pero' pensare che sia qualcosa di "orchestrato" da qualcuno mi sembra troppo; oltretutto lo stesso fenomeno sta danneggiando economicamente anche la Russia; gli USA invece ne sono toccati in minima parte.
Leggo che da qualche anno i sauditi stavano facendo la guerra - economica - a certi produttori americani che hanno sviluppato una metodologia di estrazione del petrolio basata su una nuova tecnica. Il petrolio così ottenuto viene detto shale oil.
L'idea era di mandare fuori mercato le nuove tecniche, più costose, e far fallire quelle aziende. Chissà, magari volevano impadronirsene a basso costo per poi poter contare su altre fonti di guadagno, più durature.
E invece si stanno scornando.
Io non piango di dolore, anche perché noi ci stiamo guadagnando alla grande, la bolletta energetica è più bassa.
Per ora.
Citazione di: edge24 il 11 Mag 2016, 13:57
come mai definisci gli sciiti "più svegli e produttivi"? che attività svolgono?
per lo piu' lavorano con il petrolio. sono concentrati nella zona dove si produce di piu'
Citazione di: fabichan il 11 Mag 2016, 14:06
Ovviamente il crollo del prezzo del greggio sta avendo degli effetti considerevoli nella regione, soprattutto relativamente all'Arabia Saudita la cui economia dipende in grandissima parte dal petrolio (meno in altri paesi del golfo, che hanno differenziato l'economia negli ultimi anni).
Pero' pensare che sia qualcosa di "orchestrato" da qualcuno mi sembra troppo; oltretutto lo stesso fenomeno sta danneggiando economicamente anche la Russia; gli USA invece ne sono toccati in minima parte.
non dico che il prezzo e' orchestrato da qualcuno. penso pero' che alcuni paesi possano avere accettato il danno (o diciamo essere un po' meno preoccupati di quanto pensiamo dalla situazione) in virtu' di quello che poteva succedere in as e dei vantaggi a lungo termine che ne potevano derivare per loro. per l'as potrebbe essere la tempesta perfetta al momento peggiore. il dubbio viene. la russia secondo me potrebbe farlo, non per danneggiare gli usa ovviamente ma l'as. poi non lo so, io gioco...
Citazione di: Davy_Jones il 11 Mag 2016, 14:22
per lo piu' lavorano con il petrolio. sono concentrati nella zona dove si produce di piu'
non dico che il prezzo e' orchestrato da qualcuno. penso pero' che alcuni paesi possano avere accettato il danno (o diciamo essere un po' meno preoccupati di quanto pensiamo dalla situazione) in virtu' di quello che poteva succedere in as e dei vantaggi a lungo termine che ne potevano derivare per loro. per l'as potrebbe essere la tempesta perfetta al momento peggiore. il dubbio viene. la russia secondo me potrebbe farlo, non per danneggiare gli usa ovviamente ma l'as. poi non lo so, io gioco...
Ho citato gli usa perche' una delle "teorie" che girano e' che il crollo del prezzo del greggio sarebbe orchestrato dagli USA per danneggiare la Russia (anzi Putin, nel senso che una crisi economica in Russia avvantaggerebbe le opposizioni e ne minerebbe il consenso).
Secondo me non e' orchestrato da nessuno; semplicemente, tra i produttori, chi ha meno differenziato l'economia paga il prezzo maggiore. Poi c'e' il discorso su chi ha in mano il mercato degli idrocarburi nei singol ipaesi produttori: in AS il settore e' tutto in mano allo Stato, in Russia in parte, negli USA per niente (e infatti, anche qui il settore soffre, mentre altri settori hanno vantaggi).
Citazione di: fabichan il 11 Mag 2016, 14:35
Ho citato gli usa perche' una delle "teorie" che girano e' che il crollo del prezzo del greggio sarebbe orchestrato dagli USA per danneggiare la Russia (anzi Putin, nel senso che una crisi economica in Russia avvantaggerebbe le opposizioni e ne minerebbe il consenso).
:pp a sta cosa non ci crederei manco io...
Citazione di: fabichan il 11 Mag 2016, 14:35
Secondo me non e' orchestrato da nessuno; semplicemente, tra i produttori, chi ha meno differenziato l'economia paga il prezzo maggiore. Poi c'e' il discorso su chi ha in mano il mercato degli idrocarburi nei singol ipaesi produttori: in AS il settore e' tutto in mano allo Stato, in Russia in parte, negli USA per niente (e infatti, anche qui il settore soffre, mentre altri settori hanno vantaggi).
e' molto ragionevole che sia cosi'. (sono serio, non so scriverlo senza sembrare sarcastico...)
Citazione di: Davy_Jones il 11 Mag 2016, 14:42
:pp a sta cosa non ci crederei manco io...
e' molto ragionevole che sia cosi'. (sono serio, non so scriverlo senza sembrare sarcastico...)
http://www.bbc.com/news/blogs-echochambers-29651742
Il primo articolo che ho trovato; non lo dice esplicitamente (ma e' BBC) pero' lo suggerisce.
Sempre sul controllo dello stato sul settore degli idrocarburi, l'esempio dell'AS negli anni 80 era pertinente: pero' come detto in quel caso il settore era controllato al 100% dallo stato, Oggi, nella Russia di Putin questo non sarebbe possibile.
Intanto sono accadute due/tre cose sul campo che mostrano come, forse, si stia muovendo qualcosa nella lotta contro l'ISIS, soprattutto relativamente all"impegno USA.
Innanzitutto c'è stato l'attacco in grande stile dei jihadisti contro obiettivi governativi siriani e russi a Tartus e a Palmira, dove è stata addirittura colpita una base aerea russa e sono stati distrutti diversi elicotteri (i russi smentiscono ma le prove satellitari sembrano abbastanza evidenti).
A Falluja, invece, è iniziato finalmente l'attacco dell'esercito iracheno per riprendere la roccaforte sunnita, mentre sono uscite fuori delle foto che mostrano come i consulenti militari americani nel Rojava curdo (a 30 km dalla "capitale" dell'IS Raqqa) forse non sono solamente dei consulenti; in particolare ha destato grande rabbia nel governo turco il fatto che i soldati delle forze speciali USA avessero cucito sull'uniforme lo stemma dei guerriglieri curdi YPG, gli stessi colpiti diverse volte dai raid turchi nei mesi scorsi.
A Raqqa, tra l'altro, gli aerei della coalizione hanno sganciato migliaia di volantini che chiedono ai civili di lasciare la città in vista di un imminente attacco (?). Per quanti riguarda i russi e le forze di Assad sembrerebbe che adesso la priorità sia quella di rompere l'assedio della città governativa di Deir Ezzor, base militare strategica nell'est del Paese, circondata da due anni dal Califfato.
Comunque vada credo che, senza un accordo serio, uno in cui tutte le parti accettino di cedere su cose ritenute incedibili, la situazione del Paese rimanga ingestibile anche dopo la fine dell'IS.
Citazione di: anderz il 29 Mag 2016, 17:47
Intanto sono accadute due/tre cose sul campo che mostrano come, forse, si stia muovendo qualcosa nella lotta contro l'ISIS, soprattutto relativamente all"impegno USA.
Innanzitutto c'è stato l'attacco in grande stile dei jihadisti contro obiettivi governativi siriani e russi a Tartus e a Palmira, dove è stata addirittura colpita una base aerea russa e sono stati distrutti diversi elicotteri (i russi smentiscono ma le prove satellitari sembrano abbastanza evidenti).
A Falluja, invece, è iniziato finalmente l'attacco dell'esercito iracheno per riprendere la roccaforte sunnita, mentre sono uscite fuori delle foto che mostrano come i consulenti militari americani nel Rojava curdo (a 30 km dalla "capitale" dell'IS Raqqa) forse non sono solamente dei consulenti; in particolare ha destato grande rabbia nel governo turco il fatto che i soldati delle forze speciali USA avessero cucito sull'uniforme lo stemma dei guerriglieri curdi YPG, gli stessi colpiti diverse volte dai raid turchi nei mesi scorsi.
A Raqqa, tra l'altro, gli aerei della coalizione hanno sganciato migliaia di volantini che chiedono ai civili di lasciare la città in vista di un imminente attacco (?). Per quanti riguarda i russi e le forze di Assad sembrerebbe che adesso la priorità sia quella di rompere l'assedio della città governativa di Deir Ezzor, base militare strategica nell'est del Paese, circondata da due anni dal Califfato.
Comunque vada credo che, senza un accordo serio, uno in cui tutte le parti accettino di cedere su cose ritenute incedibili, la situazione del Paese rimanga ingestibile anche dopo la fine dell'IS.
aggiungo:
http://www.washingtonpost.com/opinions/the-new-coalition-to-destroy-the-islamic-state/2016/05/22/54d9b466-2036-11e6-aa84-42391ba52c91_story.html (http://www.washingtonpost.com/opinions/the-new-coalition-to-destroy-the-islamic-state/2016/05/22/54d9b466-2036-11e6-aa84-42391ba52c91_story.html)
"We do, absolutely, have to go with what we've got," says Gen. Joseph Votel, the Centcom commander who oversees the war here, at the end of a long Saturday spent touring SDF bases.