La Cosa 2

Aperto da Monsieur Opale, 06 Ott 2015, 19:09

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FatDanny

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Citazione di: Zanzalf il 15 Ott 2015, 16:32
Il non-voto è un altro mito: non è un bacino elettorale, non ha nessuna coerenza.

Quando ci sono le politiche ed i leader si impegnano in TV e si fa tanta pubblicità, il non voto è basso. E i non-votanti, diventando votanti, si distribuiscono tra i partiti preesistenti secondo i rapporti di forza preesistenti.

Quando ci sono le regionali in un paio di regioni il non voto è altissimo: ma non è un'espressione politica, è solo assenza di propaganda.

Non ha una coerenza, ma non è un mito.
L'aumento dell'astensione è un dato che non spieghi unicamente con la poca propaganda, perché è un dato che ritrovi strutturalmente a tutti i livelli elettorali e comparando non le nazionali con le regionali ma elezioni analoghe.

Allo stesso tempo, proprio perché non ha una coerenza interna, sono d'accordo che non è attribuibile a nessuno, men che mai alla sinistra radicale.
Ma questo non significa per per transizione è attribuibile a tutti secondo proporzioni.

A sinistra del PD non c'è nulla, né al momento è possibile nulla, perché manca la proposta.
E, anche qui sono d'accordo, non può bastare una proposta che sia la semplice contrapposizione al PD.
La cosa in parte paradossale è che manca la proposta anche alla minoranza di sinistra del PD.
La quale infatti si ritrova ad assecondare la deriva liberista del PD stesso.
Perché la "regola della bussola" vale per tutti, dentro o fuori le organizzazioni.

Se non c'è un modello di riferimento, un obiettivo a cui tendere, o resti in mezzo al mare come i naufraghi o vieni tirato da chi la bussola ce l'ha. E oggi la bussola ce l'hanno solo i poteri forti, mentre è del tutto assente una bussola "di Classe", che va completamente ripensata.

Nella misura in cui questa venisse definita avresti attorno ad essa una condensazione derivante tanto dal non voto tanto dall'elettorato degli attuali soggetti esistenti (PD e grillo).
Come ridefinire la bussola è dunque il tema. E su questo io ribadisco quanto già espresso: non si tratta di fare "astrazioni culturali" ma riprendere il tessuto sociale lacerato per farne una nuova tela, che al 99% non avrà i connotati della vecchia.
Mutuo soccorso, solidarietà sociale, capacità dal basso di rispondere ai bisogni materiali.
Ha più potenzialità una rete di ambulatori gratuiti, di sostegno alle condizioni precarie, di scambio fuori mercato che qualsiasi ricomposizione di leader ormai segnati dalle loro sconfitte.
Le persone devono percepire questa cosa come utile materialmente, qui e ora, non su un piano politico astratto.

Le forme propriamente politiche si costituiranno da questo. Ma senza tela non si può fare nessun vestito.

Monsieur Opale

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Citazione di: Zanzalf il 15 Ott 2015, 16:32
Il non-voto è un altro mito: non è un bacino elettorale, non ha nessuna coerenza.


esatto, il resto sono fesserie
nel non voto c'è molta sinistra orfana di riferimenti, come altri. il non voto è trasversale

@E77 se ti riferisci a me, non accosto Landini al PD...dico altro

Monsieur Opale

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Per concludere
Non troviamo, nell'elettorato astensionista, un deposito di voti mobilitabile da parte del centro-sinistra
o del centro-destra. Il grosso della disaffezione è diffuso su tutto l'elettorato e investe categorie socialmente
marginali, lontane dalla politica e poco informate. All'origine della crescita di questo astensionismo non ci
sono tanto trasformazioni culturali degli elettori e della società, quanto soprattutto la crisi dei partiti e la loro
indebolita capacità di mobilitazione dell'elettorato


http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/AnalisiCattaneo-AstensionsimoDiDestraODiSinistra.pdf

siamo nel 2004...

anderz

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Citazione di: Monsieur Opale il 15 Ott 2015, 18:03
Per concludere
Non troviamo, nell'elettorato astensionista, un deposito di voti mobilitabile da parte del centro-sinistra
o del centro-destra. Il grosso della disaffezione è diffuso su tutto l'elettorato e investe categorie socialmente
marginali, lontane dalla politica e poco informate. All'origine della crescita di questo astensionismo non ci
sono tanto trasformazioni culturali degli elettori e della società, quanto soprattutto la crisi dei partiti e la loro
indebolita capacità di mobilitazione dell'elettorato


http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/AnalisiCattaneo-AstensionsimoDiDestraODiSinistra.pdf

siamo nel 2004...

E si vede che è del 2004, visto che siamo passati dall'81% del 2001 e 2006 al 72% del 2013.

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Monsieur Opale

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Citazione di: anderz il 15 Ott 2015, 19:11
E si vede che è del 2004, visto che siamo passati dall'81% del 2001 e 2006 al 72% del 2013.

si parlava che dal lontano 1994...

il dato resta sempre trasversale, non è che si astengono solo quelli di una parte...eh!

ripeto, una nuova sinistra avrebbe uno spazio, che va da parte del non voto, da parte del pd se le defezioni non si chiamano Civati ma Bersani o Barca a parte di un elettorato che magari in assenza di meglio vota pentastellato
Per me uno spazio c'è.

da qualche parte c'è un sondaggio che dava una sinistra di questa natura attorno alla doppia cifra...

Monsieur Opale

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Citazione di: Eagles77 il 15 Ott 2015, 16:45
OT
Non ho capito Landini accostato al PD, nel senso che con la sua Coalizione Sociale non ha assolutamente nulla del PD attuale.

Se devi pescare nella CGIL, ne trovi di Piddini, dalla camusso a di bernardino ecc...
EOT
Infatti quando si citava Landini si parlava di una sinistra possibile e capace di governare, o quantomeno pragmatica, non del PD.
Poi per me la speranza è che questa coincida con un PD possibile, ma questo è solo un mio pensiero,...

Rugiule

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Citazione di: FatDanny il 15 Ott 2015, 16:56
Non ha una coerenza, ma non è un mito.
L'aumento dell'astensione è un dato che non spieghi unicamente con la poca propaganda, perché è un dato che ritrovi strutturalmente a tutti i livelli elettorali e comparando non le nazionali con le regionali ma elezioni analoghe.

Allo stesso tempo, proprio perché non ha una coerenza interna, sono d'accordo che non è attribuibile a nessuno, men che mai alla sinistra radicale.
Ma questo non significa per per transizione è attribuibile a tutti secondo proporzioni.

A sinistra del PD non c'è nulla, né al momento è possibile nulla, perché manca la proposta.
E, anche qui sono d'accordo, non può bastare una proposta che sia la semplice contrapposizione al PD.
La cosa in parte paradossale è che manca la proposta anche alla minoranza di sinistra del PD.
La quale infatti si ritrova ad assecondare la deriva liberista del PD stesso.
Perché la "regola della bussola" vale per tutti, dentro o fuori le organizzazioni.

Se non c'è un modello di riferimento, un obiettivo a cui tendere, o resti in mezzo al mare come i naufraghi o vieni tirato da chi la bussola ce l'ha. E oggi la bussola ce l'hanno solo i poteri forti, mentre è del tutto assente una bussola "di Classe", che va completamente ripensata.

Nella misura in cui questa venisse definita avresti attorno ad essa una condensazione derivante tanto dal non voto tanto dall'elettorato degli attuali soggetti esistenti (PD e grillo).
Come ridefinire la bussola è dunque il tema. E su questo io ribadisco quanto già espresso: non si tratta di fare "astrazioni culturali" ma riprendere il tessuto sociale lacerato per farne una nuova tela, che al 99% non avrà i connotati della vecchia.
Mutuo soccorso, solidarietà sociale, capacità dal basso di rispondere ai bisogni materiali.
Ha più potenzialità una rete di ambulatori gratuiti, di sostegno alle condizioni precarie, di scambio fuori mercato che qualsiasi ricomposizione di leader ormai segnati dalle loro sconfitte.
Le persone devono percepire questa cosa come utile materialmente, qui e ora, non su un piano politico astratto.

Le forme propriamente politiche si costituiranno da questo. Ma senza tela non si può fare nessun vestito.
Mi piace tutto il pensiero ma non credo nella ricetta che fornisci. Secondo me non fa scattare la scintilla.

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FatDanny

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quanto ho detto non è DI PER SE' qualcosa utile a far scattare la scintilla, ma a ricostruire relazioni necessarie affinché quella scintilla non sia un mero slancio intellettuale o il residuo degli sconfitti.

E' chiaro che accanto alla ricostruzione ci vuole anche un idea fondante sul piano politico generale.
Ma non è che il socialismo nell'800 è nato nei circoli frequentati da Marx, Proudhon, Blanqui, ecc ecc
Questi pensatori hanno sviluppato una teoria della trasformazione sociale a partire da soggetti e lotte esistenti, guardando ad esse e traendone delle traiettorie.
Non c'è comunismo senza la Comune. Non c'è socialismo senza le lotte operaie in Francia, Germania e Inghilterra a metà '800. E queste lotte non è che si ponessero il problema di cambiare il mondo. Volevano semplicemente il pane (e le rose). Ma esattamente nel concreto dispiegarsi di questi bisogni si sono relazionati l'uno all'altro, non hanno studiato una teoria politica ma hanno concretamente sperimentato la forza dell'azione collettiva.
E da questa forza sono state prima teorizzate e quindi legittimate le varie teorie della trasformazione sociale.

Solo da qui si può ripartire. Altre scorciatoie sono destinate a rimanere minoritarie, confinate nell'angusto spazio del 5% (quando dice bene) dentro cui nessun cambiamento è davvero possibile.
Oggi non è vero che viviamo in un contesto deconflittualizzato. I conflitti ci sono eccome, ma sono slegati e rarefatti.
La precarietà diffusa, la condizione migrante, l'attacco perenne ai diritti sul lavoro, la disillusione del benessere diffuso post-muro di berlino, producono conflitti eccome: da occupy alle primavere arabe, dalla logistica alle rivolte delle seconde generazioni la critica radicale allo stato di cose presenti esiste eccome.
Ma questi non entrano in relazione tra loro e quindi non producono quell'eccedenza (sociale e politica) che oggi sarebbe necessaria e dunque non producono soggettività.
Farli entrare in relazione è necessario per ridare significato all'azione collettiva, all'uscita dall'impotenza in cui è relegato l'individuo isolato dinanzi a forze molto più grandi di lui.
Ma oggi, con la sconfitta storica che abbiamo vissuto, non possiamo pensare che questa relazione si produca sul piano politico. Deve dunque prodursi, come in passato, sul piano pratico-materiale, sul bisogno concreto, non sull'ideologia.

Da questo punto di vista anche parlare di Sinistra è inopportuno.
Bisogna tornare a parlare di Basso vs l'Alto. Poveri vs Ricchi.
Occorre un nuovo inizio, non aggiustare i pezzi di un vaso ormai in frantumi.





Rugiule

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Tutto questo discorso non lo trovo applicabile all'orticello Italia, forse va esteso parlando di sud del mondo Vs mondo occidentale, ma qui il contesto diventa davvero variabile e dispersivo. Per come la vedo io, ma si tratta di una visione zoppa perché astratta e non propriamente competente, e soprattutto poco pragmatica, penso che un altro modello sia possibile, e penso che l'attuale abbia esaurito la sua spinta e ora si stia manifestando in tutta la sua iniquità. Il comunismo resta comunque un'opzione secondo me, spero che siamo più pronti.

FatDanny

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Ad ogni modo nel tornare all'analisi del rapporto tra partiti e e società a me pare che nella fissa  di ridurre tutte le tesi a teorie complottiste o "pseudo-grilline" qualcuno abbia dimenticato Gramsci e il concetto di egemonia.

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Monsieur Opale

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Citazione di: FatDanny il 17 Ott 2015, 11:58
Ad ogni modo nel tornare all'analisi del rapporto tra partiti e e società a me pare che nella fissa  di ridurre tutte le tesi a teorie complottiste o "pseudo-grilline" qualcuno abbia dimenticato Gramsci e il concetto di egemonia.

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FatDanny

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Dimostrazione che Renzi convince le persone di destra

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Monsieur Opale

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Citazione di: FatDanny il 17 Ott 2015, 18:04
Dimostrazione che Renzi convince le persone di destra

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dimostrazione che quel che dico qui da mesi è giusto: vince facile contro questi avversari

(il ragionamento è più semplice)

Monsieur Opale

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http://www.repubblica.it/politica/2015/10/18/news/cuperlo_finanziaria_pd-125343473/?ref=HREC1-1

secondo me presto o tardi arriva la resa dei conti nel pd, sto contenitore fa acqua

Rugiule

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Citazione di: Monsieur Opale il 19 Ott 2015, 08:36
http://www.repubblica.it/politica/2015/10/18/news/cuperlo_finanziaria_pd-125343473/?ref=HREC1-1

secondo me presto o tardi arriva la resa dei conti nel pd, sto contenitore fa acqua
Tocca decidere se cambiare contenitore o rattoppare da dentro quello che si ha.
Bersani e Cuperlo stanno lottando dall'interno, io li ammiro per questo, Barca ha voluto entrare nel contenitore e non capisco bene cosa voglia fare, Renzi è arrivato lì per fare ciò che i poteri lobbistici gli chiedono di fare, in totale contrapposizione con il precedente segretario, lo credo che fa acqua...

Giako77

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Ecco a voi la COSA ROSSA:

Nuova sinistra, «ora si parte»

Cose rosse. Vendola annuncia: un evento a dicembre, subito prima l'unificazione dei gruppi parlamentari. «Una carta dei valori e un programma minimo per stare insieme. Stavolta non partiremo male». No all'alleanza con Renzi, nelle città scelte innovative. Milano e Cagliari in coalizione. Stefàno: o centrosinistra o non ci sto



Renzi «ha fran­tu­mato il cen­tro­si­ni­stra» e «inglo­bato pezzi di destra» ed ora costrui­sce «un grande cen­tro che cerca di capi­ta­liz­zare gli effetti della caduta del ber­lu­sco­ni­smo». Ber­sani lo cri­tica dura­mente «salvo non trarne le con­se­guenze» rischiando così di «abba­iare alla luna». Dun­que una sini­stra «popo­lare, plu­rale, inno­va­tiva e di governo è una neces­sità «dell'Italia e dell'Europa». Ora «final­mente si parte»: parte «un nuovo ine­dito pro­cesso». Ai Fren­tani, al con­si­glio nazio­nale di Sel, ieri a Roma, Nichi Ven­dola ras­si­cura i suoi; ma soprat­tutto tutti gli altri, quelli che guar­dano con malu­more e appren­sione alle future scelte del suo partito.

A dispetto degli stop and go delle ultime ore, la nuova crea­tura poli­tica nascerà, giura lui. C'è già una road map. Pre­vede «un grande evento entro dicem­bre», ma prima — cioè pre­sto, fra poche set­ti­mane — «un passo fon­da­men­tale, l'unificazione dei gruppi par­la­men­tari». «Sel non frena», riven­dica il suo pre­si­dente, «anzi si assume la respon­sa­bi­lità prin­ci­pale di avviare un per­corso vir­tuoso per la costi­tu­zione di un nuovo sog­getto della sini­stra». E però — c'è un però — visto che «altre volte siamo par­titi, ma siamo par­titi male» — l'allusione è all'infelice esito del post-elezioni euro­pee — «sta­volta ci assi­cu­riamo che il bina­rio su cui ci met­tiamo sia vivo, non morto», ovvero «sta­volta affron­te­remo il tema della cul­tura poli­tica che non è una discus­sione astratta ma deter­mina la natura del sog­getto, del cam­mino e della qua­lità degli inter­lo­cu­tori». Per farlo, si sti­lerà «una carta dei valori comuni e un pro­gramma minimo» a cui sono chia­mate a con­tri­buire «tutte le per­so­na­lità e le realtà della sini­stra». Evi­tando così «gli errori del pas­sato, il mino­ri­ta­ri­smo, il mec­ca­ni­ci­smo e la ripro­po­si­zione di una equa­zione che accom­pa­gna, da una decina di anni, i fal­li­men­tari ten­ta­tivi di riag­gre­ga­zione a sini­stra», quelli basati sulle «vici­nanze o lon­ta­nanze dal Pd, come se, per bat­tere la voca­zione mag­gio­ri­ta­ria bastasse enun­ciare una sorta di pre­di­spo­si­zione minoritaria».

Qui sta il nodo delle alleanze alle ammi­ni­stra­tive, l'oscuro oggetto che rischia di rom­pere il tavolo della 'cosa rossa' riu­ni­tosi ripe­tu­ta­mente nelle scorse set­ti­mane, e che è arri­vato a un passo dallo stallo. A quel tavolo si riu­ni­scono anche par­titi e asso­cia­zioni (per esem­pio il Prc, L'Altra Europa con Tsi­pras, la civa­tiana Pos­si­bile) che vogliono «cor­rere soli ovun­que», nel senso fuori da qual­siasi alleanza con il Pd. Invece Sel, nel dispo­si­tivo finale votato quasi all'unanimità (due aste­nuti) pro­pone un metodo di deci­sione diverso, non «mec­ca­nico»: «Non si tratta di sta­bi­lire regole astratte che da Roma calino sui ter­ri­tori in modo auto­ma­tico», è neces­sa­rio «dare con­ti­nuità a quelle espe­rienze che nel governo con­creto delle città hanno saputo gua­da­gnare le carat­te­ri­sti­che di labo­ra­tori poli­tici e ammi­ni­stra­tivi». Al con­tra­rio «ovun­que non si veri­fi­chino que­ste con­di­zioni», ci si impe­gnerà «nella costru­zione di per­corsi inno­va­tivi e autonomi».

Tra­du­zione pra­tica: a Bolo­gna e a Torino, per fare due esempi di due grandi città, la coa­li­zione con il Pd potrebbe essere archi­viata. A Cagliari invece giù le mani dal sin­daco Mas­simo Zedda (Sel), che pure sarà con­fer­mato da tutto il cen­tro­si­ni­stra; e a Milano, dove governa Pisa­pia, Sel farà le pri­ma­rie con il Pd; almeno per ora.
E qui nascono i pro­blemi, non pochi, fuori ma anche den­tro Sel. Nel docu­mento dell'unanimità le stesse parole — scelte infatti cum grano salis — pos­sono con­te­nere aspi­ra­zioni molto diverse. E pure dubbi. Per esem­pio sul caso di Milano: «Qual­siasi can­di­dato vin­cesse le pri­ma­rie potrebbe pro­se­guire l'esperienza di Pisa­pia? E se vin­cesse Sala (il com­mis­sa­rio di Expo, ndr), Sel reste­rebbe vin­co­lata alla coa­li­zione?», chiede Ste­fano Cic­cone. Il tema si è posto già alle pri­ma­rie liguri: dove Sel sostenne Cof­fe­rati dall'esterno della coa­li­zione; salvo riti­rarsi alla vit­to­ria della ren­ziana Lella Paita. Più in gene­rale gli accordi non si fanno «né sem­pre né mai», come spiega il romano Gian­carlo Tor­ri­celli, né sono con­di­vi­si­bili «le alleanze piom­bate di Civati», come spiega Fabio Mussi; ma par­tendo «dall'analisi con­creta della situa­zione con­creta» — la cita­zione è di Lenin — «oggi non si può che essere alter­na­tivi al Pd di Renzi», è la sua conclusione.

Non la pensa così però il sena­tore pugliese Dario Ste­fàno, unica voce radi­cal­mente con­tra­ria alla nascita di una 'cosa rossa' (c'è anche quella scet­tica del sena­tore Luciano Uras che annun­cia la pro­po­sta di una fede­ra­zione auto­noma sarda). Per Ste­fàno sem­pli­ce­mente «non esi­ste uno spa­zio per un quarto polo». Annun­cia: «Una Rifon­da­zione 2.0 (qui sta per: un sog­getto mino­ri­ta­rio, ndr) non sarà il mio campo», in tutta Ita­lia «esi­ste uno spa­zio per il rilan­cio del cen­tro­si­ni­stra locale dove cor­reg­gere la rotta del governo Renzi». Certo nella 'cosa rossa' il rischio «di costruire una ridotta com­ple­men­tare al ren­zi­smo» c'è, avverte Franco Gior­dano. Quel rischio «non si com­batte nei tavoli», replica Nicola Fra­to­ianni, coor­di­na­tore di Sel, il più lan­ciato in dire­zione 'cosa rossa', «ma fra la gente, nelle assem­blee in cui tutti ci chie­dono di par­tire anzi­ché stare fermi in un tempo sospeso che non è più e non è ancora».

Ma pro­prio per­ché «bat­tere il governo Renzi è l'obiettivo di oggi e di domani, non si può lasciare il rifor­mi­smo tutto nel campo del Pd», dice Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio, vice­pre­si­dente del Lazio. Ed è un altro punto diri­mente per Sel: la nuova forza dovrà essere l'approdo natu­rale per mili­tanti e diri­genti in caduta libera dal par­tito della nazione. Per que­sto Sel (con Ste­fano Fas­sina ed altri ex Pd) punta anche sui nuovi gruppi par­la­men­tari che «potranno fare da cala­mita», spiega Arturo Scotto (Joseph Sti­glitz sarà il con­su­lente eco­no­mico). Gli ex Pd hanno com­bat­tuto la voca­zione mag­gio­ri­ta­ria ma ora temono quella «mino­ri­ta­ria» della sini­stra radi­cale. Alcuni per­sino riven­di­cano con orgo­glio le coa­li­zioni dell'epoca di Prodi: indi­ge­ste però all'altra metà della 'cosa rossa'.

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Ma perché la Cosa 2 se non c'è mai stata nemmeno la 1?  :=))

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Citazione di: FatDanny il 07 Ott 2015, 10:47
Io dico no, non ce la faranno.
Perché partono proprio da un'ipotesi completamente sbagliata.
Non puoi rappresentare politicamente quel che non c'è (più) nella società.

Oggi se si vuole ricostruire un qualcosa che organizzi le istanze dei poveri contro quelle dei ricchi (la categoria della Sinistra è fuorviante, si addiceva ad un quadro parlamentare che rimandava ad un quadro sociale già definito) devi costruire nuovi legami sociali.

Tra '800 e '900 ci hanno pensato le camere del lavoro, le casse di resistenza, le società di mutuo soccorso.
All'epoca lo Stato non era un'entità che si occupava anche di distribuire la ricchezza, faceva solo gli interessi di una classe (e pian piano, senza la pressione dei poveri in forma organizzata, ci sta tornando).
Ossia se un operaio o un contadino avevano un problema - di salute, di lavoro, abitativo, ecc - potevano rivolgersi solo ad altri operai, perché non c'era "welfare di stato". Solo nella solidarietà orizzontale potevano trovare una risposta, l'alternativa era la morte in solitudine.

Bene, quella solidarietà ha prodotto delle relazioni, delle forze, delle possibilità.
E' stata quell'azione soggettiva a produrre la Classe. Una Classe che nel fare questo si è data ANCHE un'espressione politica (i partiti socialisti e comunisti, le formazioni anarchiche, il movimento cooperativo, ecc).

Cosa oggi può avere lo stesso ruolo e ricostituire il "mondo di mezzo" tra individuo e istituzioni, scartando la solitudine in cui ci si trova e che rappresenta di per sé il principale motivo di sconfitta?
Questa oggi è LA domanda.
Finché invece ci si domanda solo quale alleanza può produrre un risultato elettorale si ribadisce la coazione a ripetere. Errore dopo errore.

perfetto. infatti il congresso di ieri di SEL nazionale è stato disarmante, mai come quello del PD romano, ma comunque disarmante

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