Citazione di: Aquila1979 il 21 Nov 2023, 09:58
il discorso è molto centrato.
però non possiamo escludere la realtà dal nostro agire quotidiano.
nonostante non sia giusto che qualcuno violi la nostra casa, la porta a chiave la chiudiamo tutti. e magari il portone è blindato.
in attesa che il patriarcato e la violenza di genere siano escluse dal nostro quotidiano cosa dobbiamo consigliare alle nostre figlie (dobbiamo = io e la mia compagna)? di non curarsi di camminare in strade buie la notte? che non importa se tornano a casa da sole perché nessuno ha il diritto di toccarle, infastidirle, avvicinarsi senza il loro consenso?
oppure cerchiamo di indirizzarle verso la prudenza, pur ritenendola ingiusta?
e se dovessero fare un corso di autodifesa, dobbiamo augurarci che il maestro abbia il piglio di jack reacher o che consigli adeguatamente di colpire e scappare?
La mia opinione (non pretendo che sia giusta, ma è condivisa da gente che di queste cose se ne intende) è che se il DISCORSO PUBBLICO si concentra su queste cose finisce per dare al problema linfa vitale e i potenziali stupratori assassini si masturbano di gioia. Proprio perché sposta l'attenzione dalle cause del problema ad una possibile (a mio avviso ridicola, considerati i suoi effetti e il suo impatto sul problema in generale) riduzione dei rischi.
Fa male fare un corso di autodifesa? Non credo, magari è utile e pure divertente.
La responsabilità del dibattito pubblico non è assicurarsi che coloro che vogliono aumentare le loro linee di difesa possono farlo, ma assicurarsi che COME SOCIETÀ attacchiamo la RADICE del problema, e cioè i maschi.
Se fossi donna farei un corso di autodifesa? Credo di sì, e magari porterei anche dello spray nella borsetta. Ma NON VORREI DOVERLO FARE.
E lo farei fra le lacrime di una persona sconfitta e condannata, perché vuol dire che la società ha deciso che ho perso e che sono cazzi miei come uscirne viva.
È un alibi agli assassini.