Citazione di: italicbold il 23 Nov 2023, 11:39
Questo che usi è uno strumento dialettico che secondo me è fuorviante. Soprattutto nel momento in cui, statistiche alla mano, i numeri ci dicono che queste violenze si esprimono in percentuale spaventosa all'interno del nucleo sociale ristretto. togliendolo dall'analisi, riprendendosi come dici tu, si elude una parte fondamentale della questione. Io non penso di dovermi riprendere perché sono arciconvinto che una delle grosse chiavi di lettura sia nella sacralizzazione della forma sociale consolidata della famiglia, con la sua ancestrale (quindi culturale) suddivisione dei ruoli. Dove il maschio alfa assume il ruolo di difensore dai pericoli esterni e interni utilizzando, anzi giustificandone, la violenza. Violenza istituzionale all'interno del nucleo familiare. Come una forza di polizia all'interno dello stato.
No Italic, questo è un carpiato con avvitamento triplo. Non era di questo che si parlava, non era questo su cui stavate discutendo, altrimenti avrei risposto in tutt'altro modo e tale contestazione sì che sarebbe offensiva, se una femminista potesse ancora permettersi il lusso di offendersi e non avesse sviluppato i calli al culo. Si parlava di reazione del maschio a una violenza, non del maschio che usa violenza contro la sua famiglia. Si parlava di reazione dei padri, dando per scontata una violenza ipotetica alla quale è troppo tardi per dare una risposta che sia più razionale. Ma sai cosa gliene frega a una figlia stuprata che il padre vada con la mazza da baseball a massacrare di botte i suoi aguzzini? Niente. Non le restituisce niente. E non restituisce niente nemmeno ai padri. Quindi ci si ostina a parlare del dopo, non del prima. A me interessa il prima, la prevenzione. Mi interessa vedere i maschi in piazza, mi interessa vederli adesso, mi interessa che una volta, se una donna vi dice che state spostando il problema, perché è una cosa che ha vissuto sul proprio corpo e sulla propria identità tutta la vita, abbiate i lumi di ascoltarla senza offendervi. Perché se mi ostino ancora a parlare qui sopra (dopo aver letto cose di una violenza indicibile a danno delle donne, per delle stramaledette partite di calcio), lo faccio perché vi stimo (alcuni di voi).
Non è con i massimi sistemi che si può rispondere: quella sarebbe rivoluzione, mi dici dove la vedi? Che vuoi fare? Smonti la sacralità della famiglia? Quando, tra tremila anni? E dove poi? In uno Stato con a capo una donna (pezzo di merda, vergogna delle donne) in cui in un anno si tagliano il 70% dei fondi per i centri antiviolenza? Una che si astiene dal ratificare la Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica e poi mette una foto in posa con mamma, nonna, e figlia?
Mi spiace ti sia offeso, ma non posso ritrattare una cosa nella quale credo fermamente e per la quale combatto da quando avevo dodici anni. Non lo farò mai. Noi abbiamo bisogno di risposte oggi, abbiamo bisogno di evitare il prossimo femminicidio, il prossimo stupro, la prossima violenza. Per cui, mi scuso fin d'ora per i prossimi che si offenderanno, ma non aspettatevi scuse, perché da me non ne avrete.
Scendete in piazza con noi. Di questo abbiamo bisogno.