Parigi sotto attacco!

Aperto da Monsieur Opale, 13 Nov 2015, 22:59

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white-blu

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Lazionetter
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La Bild riporta che oltre allo stadio ad #Hannover  è stata evacuata anche la TUI-Arena dove era in programma un concerto
19:54 - 17 Nov 2015

La polizia aveva avuto indicazioni su un possibile attentato dinamitardo di matrice islamica. "C'era l'intenzione di innescare una carica esplosiva nello stadio - ha rivelato il capo della polizia di Hannover - L'indicazione decisiva l'abbiamo avuta circa 15 minuti dopo l'apertura dei cancelli". Chiuse, su richiesta della polizia, le stazioni di metropolitana del centro della città. Le linee funzionano, ma solo nelle aree periferiche.

emi-grato

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Secondo ARD anche un treno IC nella stazione di Hannover viene passato al setaccio per una segnalazione di un bagaglio sospetto.
È chiaro che adesso la fobia fa presa...

zorba

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Si parla anche questa mattina di diversi agenti feriti in una non meglio definita sparatoria, nel quartiere di Saint Denis, sempre a Parigi...
Sent from Sardinia using my launeddasphone

white-blu

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* 17.087
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Blitz anti terrorismo , braccata la mente della strage, Abbaoud.

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Monsieur Opale

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Lazionetter
* 8.681
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...aldilà di tutte le strategie a medio e lungo termine, il nodo dolente da risolvere in fretta è questo qui....



Casson: Servizi europei - zero coordinamento

INTERVISTA Felice Casson, segretario del Copasir, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, organo di controllo dei servizi segreti, è negli Stati Uniti insieme al presidente Stucchi per incontrare gli omologhi americani e i responsabili delle agenzie di intelligence Usa. «Noi come Copasir siamo impegnati sin dall'inizio della legislatura con organismi analoghi e servizi di intelligence di tutta Europa e non solo, per migliorare le relazioni e la collaborazione».

Dopo gli attentati di Parigi una domanda è d'obbligo: come funziona il coordinamento tra i servizi di intelligence europei, possiamo stare tranquilli?
Siamo all'anno zero. Zero coordinamento. Si osserva una carenza drammatica di relazioni e di scambio se non a livello di rapporti personali, ma nulla di realmente organizzato. Ognuno viaggia per conto proprio.

Mi scusi ma si fa fatica a crederci.
È esattamente il contrario invece, è il frutto di riserve mentali e gelosie dei singoli apparati che fanno fatica scambiarsi informazioni. E non è così strano, perché l'Unione Europea è importante e funziona dal punto di vista economico e finanziario, ma non politico, non c'è una politica comune sulla sicurezza, ognuno la vive in modo autonomo.

Gli attentati di Parigi segneranno un prima e un dopo, immagino, rispetto ad un'esigenza di politiche di sicurezza e di intelligence comuni.
La sfida, dopo un'escalation come quella segnata dall'attentato di Parigi, è cominciare a capire che non se ne può fare a meno. Ma non c'è solo un problema di intelligence. Per quanto riguarda l'Italia c'è anche una questione relativa alle forze di polizia: bisogna dare strumenti e strutture adeguate alle nuove minacce.

Il ministro Alfano ha rassicurato sull'adeguatezza delle nostre strutture.
Non sono d'accordo, basta andare in giro a parlare con i diversi corpi di pubblica sicurezza per capire quali sono le carenze.

Quali rischi corriamo in Italia, dobbiamo avere paura?
Il rischio c'è, Isis cambia strategia e per quanto l'attacco sulla Francia fosse mirato è facile immaginare che la minaccia si estenderà.

Secondo le segnalazioni che vi arrivano dai servizi, i flussi di migranti costituiscono un pericolo?
In Francia non sono stati i migranti, il problema non viene da lì.

I servizi francesi hanno sbagliato qualcosa?
Non so, ci sono state delle inefficienze. Le forze di polizia e i servizi segreti non sono stati in grado di far fronte a migliaia e migliaia di persone attenzionate. Per noi è diverso, per ragioni culturali e storiche siamo meno esposti, però abbiamo degli obiettivi interessanti, tra Roma e le città d'arte.

I nostri servizi sono più efficienti?
Sono in grado di sapere e di segnalare, lo hanno sempre fatto. Anche se possono essere utilizzati più razionalmente con più risorse. Ma in questo momento, ripeto meritano più attenzione le forze di polizia, che vanno rafforzate.

white-blu

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* 17.087
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Nel blitz 3 morti tutti e 3 terroristi  tra cui una donna kamikaze.
Altri 3 arrestati.

emi-grato

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* 1.884
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Cit. da Ansa
... Molenbeek, il quartiere di Bruxelles culla del jihadismo belga...
... Ragazzi più o meno tranquilli, come possono essere quelli cresciuti in un quartiere decentrato che sfugge al controllo della città e dove il modello multiculturale ha fallito il suo obiettivo di integrazione. A Molenbeek, dove la maggior parte delle donne porta il velo e dopo le cinque di pomeriggio non scende più in strada, i tre giovani hanno condiviso anche il debutto nella criminalità...

Forse questo Molenbeek è il quartiere di cui parlava Chaltron?

Auparayo

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Lazionetter
* 813
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Ma il problema non è l'Islam...

Noooooo...


E la Turchia, dovevamo integrarla nell'Unione Europea...


Ehhhhh...


Ed Erdogan, partner nella lotta all'ISIS...


Mahhhhhhh...


http://video.corriere.it/turchia-fischi-buu-minuto-silenzio-spalti-l-urlo-allahu-akbar/dd451296-8d6f-11e5-a51e-5844305cc7f9

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Monsieur Opale

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turchia, israele e arabia saudita sono tre problemi

FatDanny

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* 41.056
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Citazione di: Auparayo il 18 Nov 2015, 10:04
Ma il problema non è l'Islam...

Noooooo...


E la Turchia, dovevamo integrarla nell'Unione Europea...


Ehhhhh...


Ed Erdogan, partner nella lotta all'ISIS...


Mahhhhhhh...


http://video.corriere.it/turchia-fischi-buu-minuto-silenzio-spalti-l-urlo-allahu-akbar/dd451296-8d6f-11e5-a51e-5844305cc7f9


Islamici sono la stragrande maggioranza delle vittime dell'IS
Islamici sono gran parte dei combattenti curdi che all'IS si oppongono molto più efficacemente di noi


Vicina all'IS è quell'Arabia Saudita nostra alleata e partner commerciale.
Vicina all'IS è la Turchia (in chiave anticurda e antisiriana) nostra alleata e partner commerciale e politica (per altro stessa scena di ieri sera si era vista per il minuto di silenzio dopo l'attentato durante il corteo pacista in Turchia).
Vicini all'IS sono tutti quegli stati che dallo Stato Islamico comprano il petrolio o gli vendono le armi.

Chi favorisce l'IS viene dall'Occidente considerato come alleato.
Chi combatte l'IS viene dall'Occidente considerato organizzazione terrorista (PKK-YPG)


No il problema evidentemente non è l'Islam.
L'Islam radicale è solo il fenomeno attraverso cui si condensa l'indentità e si manifesta il problema.
Il quale però antecede il fenomeno.

Riprendendo l'intervista che ho postato qualche pagina fa:

"A voi manca un elemento chiave per capire la situazione: il discorso sociale. La matrice religiosa è forte, di sicuro orienta la leadership. Ma state sicuri che è la questione sociale quella che riesce, più di tutto, ad affascinare una generazione intera. Perché di redistribuir ricchezze, nazionalizzare i proventi della vendita delle risorse, dare servizi di base alla popolazione civile parlano solo loro. I discorsi che io, da giovane di sinistra, facevo all'università sono adesso diventata un'agenda in mano ad altri, per il nostro fallimento e per la vostra incapacità di sostenere le forze progressiste, in Siria come altrove. Guardo il mio Paese morire, attraverso una finestra di Malmoe, mi piove dentro. Sento che si prepara la 'normalizzazione' di Assad, ponendo l'eterna trappola a quelli come me: o accetti di vivere in una dittatura o sarai in balia del caos, del fondamentalismo e della violenza. Non doveva andare così, non è possibile che sia stata questa l'unica vita possibile"


No, non è l'Islam il problema. Decisamente no.

Maremma Laziale

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Citazione di: Auparayo il 18 Nov 2015, 10:04
Ma il problema non è l'Islam...

Noooooo...


E la Turchia, dovevamo integrarla nell'Unione Europea...


Ehhhhh...


Ed Erdogan, partner nella lotta all'ISIS...


Mahhhhhhh...


http://video.corriere.it/turchia-fischi-buu-minuto-silenzio-spalti-l-urlo-allahu-akbar/dd451296-8d6f-11e5-a51e-5844305cc7f9

Giusto un mese fa...

http://video.gazzetta.it/turchia-islanda-fischi-il-minuto-silenzio-le-vittime-ankara/306e8630-727e-11e5-abd0-c07881e5f760

Fischi di serie A e fischi di serie B...benintesi, gli si seccasse la gola ai fischi di serie A e ai fischi di serie B, 'sti pezzi di merda!!!

anderz

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* 8.271
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I fischi turchi ai morti di Ankara e Parigi sono una vittoria di certo Islam radicale (ma anche del nazionalismo turco);, però sempre di stronzate da stadio parliamo, e non lo dico per sottovalutare il problema,  ma davvero negli stadi d'Europa abbiamo visto di tutto: cori sull'olocausto, insulti ai morti dell'avversario, tributi a noti criminali, boia e assassini.
Questa [...]a di Ankara non mi sembra tanto diversa.

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FatDanny

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* 41.056
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Citazione di: Davy_Jones il 18 Nov 2015, 11:10

infatti...

http://www.independent.co.uk/voices/comment/francois-hollandes-war-with-isis-wont-stand-in-the-way-of-frances-arms-deals-with-saudi-arabia-a6738546.html

Ecco, QUESTO è il problema, molto più dell'Islam.
La risposta di Hollande al momento è molto simile a quella di Bush jr (patrioct act e bombardamenti).
La proposta di modifica costituzionale è di una gravità inaudita. Non solo per lo specifico che determina, ma anche per il segnale che lancia: per difendere la democrazia sospendiamo la democrazia.
A questo si unisce una strategia bellica che conferma tutta l'ipocrisia degli ultimi 20 anni.
Per non toccare gli equilibri e gli interessi economici di parte non si mette in campo una strategia bellica che coinvolge i soggetti locali, che quindi non sia vista come l'ennesima aggressione a suon di bombe lanciate dal cielo.
ENNO'.
Fare una roba del genere scontenterebbe la Turchia, probabilmetne scontenterebbe Israele e sicuramente scontenterebbe i Sauditi. Oltre a lasciare delle vittime proprie sul campo.
Molto più facile condurre la guerra che abbiamo conosciuto negli ultimi vent'anni.
Bombardo e poi ci si pensa. ma le macerie che restano non sono soltanto quelle degli edifici.
Il contesto odierno è esattamente il prodotto di macerie da bombardamento.


Altro articolo di riflessione molto interessante, dal manifesto, Balibar

Siamo dentro la guerra

Non è semplice definirla, perché è fatta di diversi tipi, stratificatisi con il tempo e che paiono ormai inestricabili. Guerre fra Stato e Stato (o meglio, pseudo-Stato, come «Daesh»). Guerre civili nazionali e transnazionali.

Guerre fra «civiltà», o che comunque si ritengono tali. Guerre di interessi e di clientele imperialiste. Guerre di religione e settarie, o giustificate come tali. È la grande stasis del XXI secolo, che in futuro — ammesso che se ne esca vivi — sarà paragonata a modelli antichi, la Guerra del Peloponneso, la Guerra dei Trent'anni, o più recenti: la «guerra civile europea» fra il 1914 e il 1945.

Questa guerra, in parte provocata dagli interventi militari statunitensi in Medioriente, prima e dopo l'11 settembre 2001, si è intensificata con gli interventi successivi, ai quali partecipano ormai Russia e Francia, ciascun paese con i propri obiettivi. Ma le sue radici affondano anche nella feroce rivalità fra Stati che aspirano tutti all'egemonia regionale: Iran, Arabia saudita, Turchia, Egitto, e in un certo senso Israele — finora l'unica potenza nucleare.

In una violenta reazione collettiva, la guerra precipita tutti i conti non saldati delle colonizzazioni e degli imperi: minoranze oppresse, frontiere tracciate arbitrariamente, risorse minerarie espropriate, zone di influenza oggetto di disputa, giganteschi contratti di fornitura di armamenti. La guerra cerca e trova all'occorrenza appoggi fra le popolazioni avverse.

Il peggio, forse, è che essa riattiva «odi teologici» millenari: gli scismi dell'Islam, lo scontro fra i monoteismi e i loro succedanei laici. Nessuna guerra di religione, diciamolo chiaramente, ha le sue cause nella religione stessa: c'è sempre un «substrato» di oppressioni, conflitti di potere, strategie economiche. E ricchezze troppo grandi, e troppo grandi miserie. Ma quando il «codice» della religione (o della «controreligione») se ne appropria, la crudeltà può eccedere ogni limite, perché il nemico diventa anatema. Sono nati mostri di barbarie, che si rafforzano con la follia della loro stessa violenza – come Daesh con le decapitazioni, gli stupri delle donne ridotte in schiavitù, le distruzioni di tesori culturali dell'umanità.

Ma proliferano ugualmente altre barbarie, apparentemente più «razionali», come la «guerra dei droni» del presidente Obama (premio Nobel per la pace) la quale, ormai è assodato, uccide nove civili per ogni terrorista eliminato.

In questa guerra nomade, indefinita, polimorfa, dissimmetrica, le popolazioni delle «due sponde» del Mediterraneo diventano ostaggi. Le vittime degli attentati di Parigi, dopo Madrid, Londra, Mosca, Tunisi, Ankara ecc., con i loro vicini, sono ostaggi.

I rifugiati che cercano asilo o trovano la morte a migliaia a poca distanza dalle coste dell'Europa sono ostaggi. I kurdi presi di mira dall'esercito turco sono ostaggi. Tutti i cittadini dei paesi arabi sono ostaggi, nella tenaglia di ferro forgiata con questi elementi: terrore di Stato, jihadismo fanatico, bombardamenti di potenze straniere.

Che fare, dunque? Prima di tutto, e assolutamente, riflettere, resistere alla paura, alle generalizzazioni, alle pulsioni di vendetta. Naturalmente, prendere tutte le misure di protezione civile e militare, di intelligence e di sicurezza, necessarie per prevenire le azioni terroristiche o contrastarle, e se possibile anche giudicare e punire i loro autori e complici. Ma, ciò facendo, esigere dagli Stati «democratici» la vigilanza massima contro gli atti di odio nei confronti dei cittadini e dei residenti che, a causa della loro origine, religione o anche abitudini di vita, sono indicati come il «nemico interno» dagli autoproclamatisi patrioti. E poi: esigere dagli stessi Stati che, nel momento in cui rafforzano i propri dispositivi di sicurezza, rispettino i diritti individuali e collettivi che fondano la loro legittimità. Gli esempi del «Patriot Act» e di Guantanamo mostrano che non è scontato.

Ma soprattutto: rimettere la pace al centro dell'agenda, anche se raggiungerla sembra così difficile. Dico la pace, non la «vittoria»: la pace duratura, giusta, fatta non di vigliaccheria e compromessi, o di controterrore, ma di coraggio e intransigenza. La pace per tutti coloro i quali vi hanno interesse, sulle due sponde di questo mare comune che ha visto nascere la nostra civiltà, ma anche i nostri conflitti nazionali, religiosi, coloniali, neocoloniali e postcoloniali. Non mi faccio illusioni circa le probabilità di realizzazione di quest'obiettivo. Ma non vedo in quale altro modo, al di là dello slancio morale che può ispirare, le iniziative politiche di resistenza alla catastrofe possano precisarsi e articolarsi. Farò tre esempi.

Da una parte, il ripristino dell'effettività del diritto internazionale, e dunque dell'autorità delle Nazioni unite, ridotte al nulla dalle pretese di sovranità unilaterale, dalla confusione fra umanitario e securitario, dall'assoggettamento alla «governance» del capitalismo globalizzato, dalla politica delle clientele che si è sostituita a quella dei blocchi. Occorre dunque resuscitare le idee di sicurezza collettiva e di prevenzione dei conflitti, il che presuppone una rifondazione dell'Organizzazione – certamente a partire dall'Assemblea generale e dalle «coalizioni regionali» di Stati, invece della dittatura di alcune potenze che si neutralizzano reciprocamente o si alleano solo per il peggio.

Dall'altra parte, l'iniziativa dei cittadini di attraversare le frontiere, superare le contrapposizioni fra le fedi e quelle fra gli interessi delle comunità, il che presuppone in primo luogo poterle esprimere pubblicamente. Niente deve essere tabù, niente deve essere imposto come punto di vista unico, perché per definizione la verità non preesiste all'argomentazione e al conflitto.

Occorre dunque che gli europei di cultura laica e cristiana sappiano quel che i musulmani pensano circa l'uso della jihad per legittimare avventure totalitarie e azioni terroristiche, e quali mezzi hanno per resistervi dall'interno. Allo stesso modo, i musulmani (e i non musulmani) del Sud del Mediterraneo devono sapere a che punto sono le nazioni del «Nord», un tempo dominanti, rispetto al razzismo, all'islamofobia, al neocolonialismo. E soprattutto, occorre che gli «occidentali» e gli «orientali» costruiscano insieme il linguaggio di un nuovo universalismo, assumendosi il rischio di parlare gli uni per gli altri. La chiusura delle frontiere, la loro imposizione a scapito del multiculturalismo delle società di tutta la regione, questa è già la guerra civile.

Ma in questa prospettiva, l'Europa ha virtualmente una funzione insostituibile, che deve onorare malgrado tutti i sintomi della sua attuale decomposizione, o piuttosto per porvi rimedio, nell'urgenza. Ogni paese ha la capacità di trascinare tutti gli altri nell'impasse, ma tutti insieme i paesi potrebbero costruire vie d'uscita e costruire argini.

Dopo la «crisi finanziaria» e la «crisi dei rifugiati», la guerra potrebbe uccidere l'Europa, a meno che l'Europa non dia segno di esistere, di fronte alla guerra.

E' questo continente che può lavorare alla rifondazione del diritto internazionale, vegliare affinché la sicurezza delle democrazie non sia pagata con la fine dello Stato di diritto, e cercare nella diversità delle comunità presenti sul proprio territorio la materia per una nuova forma di opinione pubblica.

Esigere dai cittadini, cioè tutti noi, di essere all'altezza dei loro compiti, è chiedere l'impossibile? Forse; ma è anche affermare che abbiamo la responsabilità di far accadere quel che è ancora possibile, o che può tornare a esserlo.

white-blu

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Lazionetter
* 17.087
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Bombardare serve a poco se non ad aumentare i seguaci dell'is.
Serve dare supporto a chi oggi in quelle terre li combatte e gli tiene testa e serve come a detto bene FD
lasciar da parte gli interessi economici.

sweeper77

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Lazionetter
* 14.227
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evidentemente è uscito di senno pure putin una volta informato della bomba in aereo.
Strano però, perché la russia è sempre così attendista, che questo intervento sia solo la risposta al disastro aereo?

pentiux

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Lazionetter
* 18.718
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L'obiettivo del terrorismo è proprio quello di innalzare lo scontro, di generare odio e contrapposizione, di provocare reazioni violente e di guerra che a loro volta causano vittime innocenti e nuovi adepti.
Ma i catastrofici risultati della follia di Bush dopo l'11 settembre proprio non ci hanno insegnato nulla, eh?

Bambino

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Lazionetter
* 5.103
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spettacolo a wembley, in 70 mila a cantare la marsigliese, con molte bandiere francesi anche tra gli inglesi, veramente una grande prova di solidarietà che non so in quanti avrebbero saputo fare in quel modo...

per quanto riguarda quello che è successo in turchia, ad essere sincero non sono molto meravigliato, me lo aspettavo, succede anche da noi, ricordo i fischi dei napoletani a chinaglia, dei livornesi alla morte del papa mentre su i tebelloni scorrevano le sue immagini, senza parlare di quello che continuano a fare i romanisti su paparelli, o i juventini su superga o ancora i fiorentini sull'haysel.. essere imbecilli è un diritto di tutti, poi c'è chi se ne approfitta..

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Thunder

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* 7.208
Registrato
A quanto pare i fischi in Turchia, per quanto schifosi ed intollerabili, siano dovuti a questo doppiopesismo(se cosi si può chiamare) nell'indignazione del mondo occidentale.


Forse questo servizio di Paolo Pagliaro potrebbe chiarire un po meglio la situazione.


FatDanny

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Lazionetter
* 41.056
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Citazione di: Thunder il 18 Nov 2015, 14:36
A quanto pare i fischi in Turchia, per quanto schifosi ed intollerabili, siano dovuti a questo doppiopesismo(se cosi si può chiamare) nell'indignazione del mondo occidentale.


E quelli del mese prima per il minuto di silenzio dedicato alle vittime di Ankara a cosa erano dovute?

Problema n.1) Turchia

e invece questi qui nel video di questo link a cosa fanno riferimento?
http://www.facebook.com/video.php?v=491496711053162
Queste sono le forze speciali che Erdogan manda nelle zone a maggioranza curda.
Questo è il nostro alleato. Questo è il paese che ospita il G20.
Questo è il governo che massacra chi si oppone allo Stato Islamico.

Si bombarda Raqqa ma al governo turco non si pone nemmeno il minimo disturbo?


Problema n.2) Israele



Il re era già talmente nudo da esserne rimasto solo lo scheletro, ora voglio vedere cosa ci inventiamo.
Report di Amnesty International: gli attacchi su Gaza avevano lo scopo deliberato di colpire i civili.
Ripeto: scopo deliberato di colpire la popolazione civile.
Israele è uno Stato terrorista, è dimostrabile e dimostrato.
Si bombarda Raqqa ma ai terroristi amici nostri lasciamo mano libera?


Problema n.3) Arabia Saudita

Sta rimbalzando in questi giorni la notizia, già nota, secondo cui i sauditi sono il nostro principale cliente nella vendita di armi.
Questo governo fondamentalista che condivide la comune appartenenza al wahhabismo con Daesh evidentemente non rappresenta un nemico, ma un alleato. Tutto apposto?
Quindi il fondamentalismo è da combattere a targhe alterne?

Cosa ha da dire Renzi che in questi giorni è stato proprio prima dai sauditi e ora in turchia (je mancava Gerusalemme e aveva fatto bingo)?

Doppia morale ipocrita, meschina, velenosa, subdola, mossa solo dai propri biechi interessi.
Con questi presupposti dinanzi alle popolazioni arabe abbiamo la credibilità di silvestro che accarezza titti.


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