Appunto. La filosofia della Costituzione era ed è esattamente quella di garantire la necessità di una mediazione tra le parti politiche, scongiurando le "alzate d'ingegno" della maggioranza.
grazie a questa impostazione, nonostante sia stato sempre in minoranza, il PCI ha avuto un indiscutibile ruolo legislativo durante 40 anni di governo DC-PSI. Un ruolo senza dubbio positivo, proprio perchè su una serie di temi fondamentali (lavoro, istruzione, sanità, difesa, opere pubbliche, ecc) era necessario convergere o comunque tener conto delle istanze rappresentative del popolo italiano e non procedere come dei tiranni.
Dire come fa Gio "decide la maggioranza, poi dopo 5 anni si cambia" è molto pericoloso. Ma se la maggioranza resta sempre tale per svariati motivi, tra cui il fatto che esercitando il governo può manipolare il consenso? Come la mettiamo co sto "piccolo" particolare? La minoranza (intendo i rappresentati non i rappresentanti) resta sotto il tacco in eterno? E chi je lo fa fa?
Questo principio di bilanciamento democratico del '48 era valido solo nel secondo dopoguerra, era un principio contingente o è un principio democratico inviolabile in termini più generali?
Per me, per la mia idea di democrazia e soprattutto per la costituzione italiana è la seconda.
Questa riforma va invece nella direzione opposta quindi non vedo come tu possa vedere una continuità laddove è l'esatto opposto.
Non c'entra nulla la legge elettorale che continui a tirare fuori, io parlo proprio di prassi parlamentare. E non c'entra nulla ridurre le camere da due a una, visto che il Senato resta in piedi.
Il problema è proprio di prassi parlamentare e di ruolo del Parlamento, con una o due camere.
Ormai la vulgata che avanza è di un governismo sfrenato, anche se non ve n'è ragione.
Si ripete a pappardella il leit motiv spinto a reti unificate senza alcuna evidenza in merito.
Non è vero che il Parlamento blocca le leggi, non è vero che non si legifera.
Purtroppo ben pochi hanno piena conoscenza di come funziona il parlamento oggi, visto che al massimo sentono i resoconti dei tg su quanto è approvato o respinto.
Il VERO problema del potere legislativo attuale è che GIA' OGGI è divenuto mero certificatore del potere esecutivo. La maggioranza ormai manco studia più i provvedimenti, li approva e basta. Le proposte di legge parlamentari sono ridotte al lumicino rispetto al passato, si viaggia unicamente sulle proposte del governo.
In realtà, visti i tempi, se proprio stessimo alle esigenze democratiche contemporanee servirebbe una riforma esattamente contraria, che limiti il governo e aumenti il potere del Parlamento, ma mi rendo conto che sta cosa che dico è pura fantascienza viste le convinzioni prodotte dalla propaganda giornalistica.
il punto è che ste convinzioni non hanno alcuna attinenza con la reale prassi parlamentare, servono solo a creare consenso attorno al "governo" largamente inteso.
Da qualche tempo il Parlamento e la mediazione democratica sono viste con fastidio.
Viste le stringenti necessità del Profitto in tempi di crisi si vuole un'architettura che offra la minor mediazione politica e sociale possibile. Meno ostacoli per le necessarie correzioni in corsa del capitalismo allo sbando.
Governare è divenuto sinonimo di Comandare, ma i due termini dovrebbero essere tutt'altro che sovrapponibili. Comandare è decidere d'imperio una direzione, governare è invece tener conto della complessità del contesto in cui operi.
Questo dovrebbe essere il dibattito politico, non le microcazzate di contorno che spostano l'attenzione dal problema vero, che, e su questo hai ragione, non si limita a questa riforma, ma ad una deriva generale che sta prendendo la "democrazia liberale".
Una deriva autoritaria che va ben oltre i populismi di qualche formazione politica, perché riguarda l'intero sistema politico e le sue modalità di funzionamento.